Una Questione di Atteggiamento

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Ormai è estate e per me, come credo per molti, c’è un rallentamento della frenesia del lavoro e degli impegni. Ci si permette qualche pausa, si pensa alla vacanza, si sospendono quasi tutte le attività “collezionate” durante l’autunno e l’inverno: corsi di attività fisica, di lingua, cineforum, ecc. Si torna cosi a gestire il proprio tempo da soli, senza aiuti dall’esterno, a volte con un po’ di dispiacere si terminano queste attività, perché si lasciano anche alcune sicurezze, come quella di soddisfare il bisogno di fare movimento e di mantenere una forma fisica adeguata. Farlo da soli è un po’ più difficile, serve motivazione e tempo per pensare e decidere quando, dove e che cosa fare.

Pensavo così di scrivere qualcosa che potesse essere utile a voi che mi leggete, a non sentirsi soli e continuare a prendersi cura del corpo. Inoltre mi piacerebbe incidere sulle vostre abitudini giornaliere, in modo tale da farvi iniziare, o da rafforzare, o per contribuire ad arricchire le vostre pratiche di cura del corpo e di contatto con la natura.

Per cominciare quindi, riporto uno scritto di Osho perché mi sembra un buon inizio:

Il corpo dev’essere amato, devi essergli intimamente amico. È la tua dimora, lo devi ripulire da ogni pattume, e devi ricordarti che è continuamente al tuo servizio, ogni giorno, ininterrottamente. Perfino mentre dormi, non smette di lavorare per te, digerendo o trasformando il cibo in sangue, asportando le cellule morte, introducendo nell’organismo ossigeno nuovo, aria fresca…”.

Mi piacciono queste parole, non tanto per i consigli che da, ma quanto per l’atteggiamento che vuole trasmettere. Non parla di forma fisica, di prestazione, di dimagrimento e forse non parla neanche di salute, ma invece parla di amore e di consapevolezza e credo che questo debba essere l’inizio. Noi esistiamo nel corpo, ma spesso le cose che facciamo e i ritmi che abbiamo, sono poco rispettose e rischiamo di ritrovarci a fine giornata, doloranti e tesi. Ascoltiamo il corpo solamente quando le tensioni si trasformano in dolori e, anche in questo caso, il nostro atteggiamento rischia di essere superficiale, senza un’assunzione di responsabilità. La massima responsabilità che ci prendiamo è quella di delegare qualcun altro ad occuparsi di noi. Ritengo invece che molti dei problemi fisici con i quali tante persone convivono, dalle problematiche di tipo metabolico, a quelle dei tipo muscolo scheletrico, o cardiocircolatorio, o psicologico come stress ed ansia, potrebbero trovare una via di risoluzione solamente con un atteggiamento diverso nei confronti del corpo.

Non credo sia necessario fare delle scelte che impongano dei cambiamenti totali al nostro modo di vivere. Trovare sintonia con il corpo e con la natura, è sicuramente un modo per stare bene e per godere maggiormente della vita e credo che questo sia possibile migliorando le nostre abitudini quotidiane, cominciando con piccole cose, giorno per giorno, che piano piano, nel tempo, diventeranno grandi momenti di consapevolezza.

Ho pensato di raccontarvi cosa faccio io al mattino, mi sveglio dedico qualche minuto, ancora disteso nel letto, a muovere le articolazioni una per una, comincio dalle dita dei piedi e poi salgo via via, caviglia, ginocchio, anca e passo tutto il corpo in rassegna. Un ceck completo, giusto per tornare a “sentirlo” dopo la notte. Poi mi prendo un momento per ascoltare e vedo che sensazioni e informazioni raccolgo. Poi mi massaggio la pancia, sento le diverse parti del ventre, ascolto se vi sono tensioni e se ne trovo, cerco di scioglierle piano piano, sento anche il petto, le braccia, una sorta di auto-massaggio con l’idea di ascoltare e sentire come và. In questo modo scopro dove il mio corpo accumula tensione, dove invece è rilassato, dove trovo del vuoto e dove trovo del pieno, dove è freddo e dove è caldo. Poi mi stiracchio un po’, piedi, gambe, braccia, tutta la parte destra del corpo, tutta la sinistra, la parte alta, la parte bassa, mi strizzo torcendomi a destra e a sinistra e infine mi metto seduto sul letto. Mi sfrego un po’ le mani, le passo sul viso e sulla testa e poi mi alzo in piedi.

Quando sono in piedi subito sento il peso del corpo, ritorna la gravità e qua con piacere dedico del tempo a questa cosa, a sentire l’appoggio dei piedi sul pavimento, il sostegno delle gambe, cerco di ritrovare i limiti del mio equilibrio. Torno a sentire il contatto con la terra, con il suolo, fino a provare un’unione con la madre terra, poi piano, ascolto il respiro e immagino un’unione con il cielo.

Pochi minuti forse 7/8 in tutto, non è molto, provate! Dopo questo sono già pronto ad affrontare la giornata.

Spesso però dopo essermi lavato e prima di fare colazione, dedico altri 7/8 minuti ad una progressione di Qi Gong che serve a riattivare il flusso di energia nel corpo. Però tempo indietro facevo il “Saluto al Sole” (vedi post di febbraio) oppure per un periodo ho seguito le fasi lunari (vedi i post relativi alla “Luna e il corpo” ). Sono molte le cose che si possono fare e potete prendere spunto dai post “Movimento e Immobilità”, o “Attenzioni Quotidiane” o “Stare come un albero”, potete fare degli esercizi di ginnastica che vi piacciono e che vi fanno sentire bene, fatti con attenzione e consapevolezza. Se avete del tempo potete uscire e fare una sana passeggiata nei campi o una corsetta leggera ad ossigenare l’organismo, non però un camminare per distrarsi o per sudare, ma un camminare “nostro”, fatto solamente per noi.

Credo che 15/20 minuti non sia troppo, però vi assicuro che è sufficiente, non a risolvere i problemi, ma a cambiare l’atteggiamento nei confronti del corpo, che è il primo passo. Proverete il piacere di sentirvi puliti dentro, di sentire che le vostre articolazioni stanno bene, che i vostri muscoli ci sono e funzionano, sentirete dentro di voi l’energia che scorre e questo vi predisporrà bene alla giornata e all’incontro con gli altri. Nello stesso modo avrete la possibilità di capire che il vostro collo o la vostra schiena, per esempio, quel giorno avranno bisogno di maggior attenzione da parte vostra, oppure che la vostra risorsa di energia disponibile, non è al massimo e quindi avrete la necessita di proteggervi un po’. Questo sarà solo l’inizio perché poi potreste addirittura sentire il bisogno nel pomeriggio di avere un ulteriore momento da dedicare a voi, facendo una passeggiata e respirare aria pura, con l’idea di ritrovare e riconoscere il vostro respiro e di ascoltare il vostro cuore, oppure prendendo una stuoia e facendo quei 3 o 5 movimenti che conoscete ed assaporare nuovamente la sensazione di un corpo che vibra. Continuando così, potrebbe venirvi addirittura voglia di fare attività sportiva, di misurarvi con l’ambiente naturale, di prendere la bicicletta o i pattini o infilare le scarpe da running o andare in piscina e sperimentare sensazioni ed emozioni di efficacia nuove Queste sensazioni andranno ad aumentare la fiducia in voi stessi e quindi a poco a poco anche la fiducia nell’esistenza, permettendovi di godere maggiormente di voi stessi e del mondo.

Il corpo ha questo potere di sorprendere ed è solo questione di viverlo, con amore e consapevolezza e se avete bisogno di qualche consiglio su cosa fare, potete rileggere alcuni post o scrivere sul blog ed io proverò a rispondere, le vostre domande potrebbero essere le stesse di molti.

Diversi ritmi

IMG_0295[1]Sono a Crus de Esprito Santo, nel Nord-est del Brasile, província di Joao Pessoa una cittá sulle rive dell’oceano.
Sono qua per giocare con i bambini e utilizzare il gioco come strumento educativo, ho anche voglia che questa esperienza possa essere un’occasione per fare e condividere alcune riflessioni con chi mi legge sul blog. Credo che il mio sia un tentativo di portare ad unitá le cose che faccio, cercando il collegamento con quanto vivo in questi giorni e quello di cui mi occupo quando sono i Italia e quindi anche la ginnastica naturale e la sua filosofia.
La prima cosa che ho sentito, quando sono arrivato in questa parte del mondo é il ritmo, il ritmo della gente, della natura, della terra. È diverso dal mio, da quello al quale sono abituato ed é ogni volta una sorpresa scoprire che ci sono ritmi diversi, perché spesso penso che tutto il mondo sia rapportato alla mia dimensione, al mio modo di vivere il tempo e gli eventi, spesso sono autocentrato e questo mi porta a pensare di essere al centro delle cose e che tutto si muove secondo quello é il mio modo di misurare…invece per fortuna non é cosí.
Il corpo lo sente prima della mente, quando cambia il ritmo. La mente é abituata ad una determinata velocitá e solamente a quella velocitá si sente efficace, il corpo invece sente altro. La mente é prepotente e continua a rimarcare il fatto che l’efficacia é una sola, é quella a cui sono solito, é quella che conosco ogni giorno, quella che nel tempo mi há sempre dato la conferma che va bene cosí. Quá il clima é caldo, 30/35 gradi, molta umiditá e per la fretta non c’é spazio e il corpo sente questo, sente che c’é bisogno di tempo per adeguarsi a questo nuovo clima, bisogna ritrovare i propri cicli, sconvolti dalle ore di viaggio, bisogna ricostruire un equilibrio e una sintonia con la natura attorno…e c’é bisogno di tempo.

I bambini della scuola. Bimbi che devono imparare a scrivere, bimbi per i quali la scuola é IMG_0320[1]un pó stretta, bimbi che con fatica stanno dietro il banco, con fatica riescono a concentrarsi, e ad apprendere. I maschietti ,in modo particolare, hanno difficoltá a rispettare le regole, a rispettare l’altro e tra maschi spesso la forza, l’aggressivitá prende il sopravvento e questo é un problema… i bambini sono cosí, risponde prima il corpo, la natura, della mente, prima l’istinto della razionalitá. Bisogna trovare il modo di portare a consapevolezza questo, avere la pazienza giusta e trovare le chiavi per inserirsi in questa dinamica.
Anche qua é una questione di ritmi. Credo che dobbiamo capire il ritmo di ogni bambino, il ritmo dei bambini, provare a sintonizzarci con questo ritmo e solamente quando questo é avvenuto provare a comunicare, con l’intento di essere un elemento di cambiamento possibilmente…oggi e in questi giorno proveró, perché questo é ció che mi aspetta, tentare di essere un elemento di cambiamento.

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Saluto al Sole

tramontoNegli scorsi post abbiamo parlato di stagioni quindi di ritmi e al centro di tutti i ritmi biologici sulla terra troviamo il sole. Il sole è il centro del sistema solare, è l’origine della materia, rappresenta la vita, è il centro in termini assoluti. Il sole sorge ogni giorno e nel sorgere rinnova la vita, noi torniamo in vita con il sole, riprendiamo la nostra attività, assorbiamo vitalità dal sole, abbiamo bisogno della sua luce per vivere.

Si potrebbe continuare per molto a parlare del sole, ma quello che intendo fare in questo post è descrivere una sequenza di movimenti dello yoga, molto famosa: ”Il saluto al sole” che in sanscrito è Surya Namaskara.

Stiamo per entrare nella primavera, quest’anno, come non mai, i segni primaverili si stanno mostrando, per il calendario cinese già dal 31 di gennaio siamo entrati nella primavera e le ore di luce solare sono via via sempre ad aumentare. In questo momento quindi, questa sequenza è molto indicata, perché Il saluto al sole è innanzitutto una pratica efficace ed interessante per entrare in sintonia con il sole, rappresenta il risveglio, la primavera, la mattina.

La prima posizione è in piedi, con il corpo bene allineato, rivolti nella direzione del sole, i piedi alla larghezza delle spalle, portiamo le mani giunte all’altezza del cuore e ad occhi chiusi dedichiamo un minuto alla presa di consapevolezza del nostro corpo e del nostro respiro, allentando le tensioni del corpo. Questo è l’inizio del saluto al sole. Le mani giunte nelle diverse culture hanno molti significati, un gesto di raccoglimento, di preghiera, di ringraziamento, di saluto, di rispetto, rappresenta inoltre simbolicamente l’unione degli opposti, lo yin e lo yang, la creatività e la razionalità, la conoscenza e la contemplazione. Nell’iniziare questa sequenza con questo gesto, portiamo la consapevolezza al centro del nostro cuore. 1° e 12° posizione Pranamasana (posizione della preghiera).

Inspiriamo e portiamo le mani in alto-indietro, incurvando la schiena e seguendo con lo sguardo. Eseguiamo un movimento fluido e cosciente. 2° e 11° posizione: Hasta Uttanasana  (posizione delle braccia levate).

Espiriamo ed facciamo una flessione in avanti del tronco, cercando di andare a toccare con le mani a terra o comunque si arriva fino a dove si può. L’espirazione deve essere profonda. 3° e 10° posizione: Padahastasana (posizione del piegamento in avanti).

Poi inspirando iniziamo a scaricare il peso sulle mani e portiamo la gamba destra verso dietro mentre contemporaneamente la sinistra si piega. Dita e ginocchio della gamba destra sono a contatto con il suolo, la testa va piegata all’indietro inarcando la spina dorsale ma senza forzature Inspirando poi si piega una gamba e si stende l’altra all’indietro. 4° e 9° posizione : Ashwa Sanchalanasana (posizione equestre).

 Portiamo poi il piede sinistro allineato al destro, abbassiamo la testa verso il pavimento e portiamo il bacino verso l’alto a braccia distese, la testa in linea con il tronco, pianta dei piedi a contatto con il suolo. Durante l’esecuzione del movimento facciamo un’espirazione profonda ma non forzata. 5° e 8° posizione: Parvatasana (posizione della montagna).

Poi si piegano le gambe appoggiamo le ginocchia per terra, si avvicina tutto il corpo al pavimento, si piegano le braccia e si porta anche la testa e il tronco in basso. Al termine di questa fase in corpo tocca con otto punti a terra: il mento, il torace, i palmi delle mani, le ginocchia e le dita dei piedi. Rimaniamo in questa posizione per qualche secondo, a polmoni vuoti, ma senza forzare. 6° posizione Ashtanga Namasdara (adorazione con gli otto punti).

Successivamente abbassiamo le anche a terra, distendiamo braccia e gambe e spingendo le mani al suolo inarchiamo la schiena e la testa verso alto-dietro. Durante questo movimento inspiriamo profondamente. 7° posizione : Bhujangasana (posizione del cobra).

Da qua inizia il ciclo di ritorno con l’8° posizione per poi passare alla 9° fino alla 12°. Nel passaggio dall’8° alla 9° è importante che la gamba che sale in avanti e si allinea con le mani in appoggio al suolo, sia la destra ( nella 4° posizione la destra si distendeva indietro).

Possiamo ripetere la sequenza almeno due volte e quando riteniamo di avere abbastanza pratica aumentare fino a 6 volte e poi 12, facendo attenzione ad alternare, ad ogni esecuzione completa dei 12 movimenti, la gamba che va verso dietro nella 4° posizione e che ritorna nella 9° posizione. Nella prima esecuzione sarà la destra come descritto sopra, nella seconda sarà la sinistra e così via.

saluto al sole

Concentratevi le prime volte sulla fluidità sull’armonia del movimento e sul respiro. Se vi risulta difficile inizialmente potete evitare i momenti di apnea ed inserirli appena vi sentite pronti.

Eseguite il “saluto al sole” al mattino prima della colazione, (oppure se non riuscite potete farlo alla sera o comunque in qualsiasi momento della giornata) in questo modo l’energia del sole diventerà la nostra energia vitale e saremo pronti per la giornata. I benefici al corpo di questa pratica sono innumerevoli e percepibili sin da subito.

Siamo abituati alla potenza del sole, a tal punto che ci risulta normale e la dimentichiamo. Come l’arcobaleno, anche il sole ha grande un potere terapeutico sia per il corpo che per l’anima…però forse di questo parlerò in futuro.

L’autunno e l’inverno

malga belfioreEro un po’ indeciso se inserire anche le altre due stagioni di seguito, perché era meglio farlo ad agosto, alle porte dell’autunno, però poi mi sembrava di lasciare la cosa a metà (che, vedi “Luna e Corpo”, non sarebbe la prima volta) e quindi proseguo con le altre due stagioni: Autunno e Inverno.

Come per le precedenti, cercherò di descrivere un po’ quello che è il movimento energetico globale di queste due stagioni, nel tentativo di darvi uno strumento di interpretazione, per poter così operare delle scelte consapevoli che riguardano il vostro benessere.

 

L’autunno rappresenta il raccoglimento, la sera, l’età adulta avanzata. In questa stagione l’energia Yang, la luce, va a scomparire e comincia a rendersi evidente l’energia Yin, che avrà il suo massimo nella stagione successiva. Nel nostro corpo se in primavera la direzione dell’energia era verso l’esterno, in apertura, ora la direzione sarà appunto verso l’interno, comincerà a ripiegarsi verso il centro del nostro corpo.

autunno

Piano piano, dalle pratiche di movimento, andremo a  preferire le pratiche che portano alla quiete e quindi il tempo dedicato del tempo alla meditazione, via via aumenterà. Anche in questa stagione, come nella primavera sono indicati esercizi e attività che portano alla purificazione, per abbandonare ciò che non serve

più, l’autunno è il momento in cui si effettuano i tagli sui rami delle piante, si fa la potatura e gli alberi perdono le foglie, quindi anche nel nostro corpo alcune cose vanno eliminate.  Questa necessità di pulizia serve per preparasi alla stagione invernale, all’arrivo del freddo.

Un aspetto importante su cui lavorare in questa stagione, è il respiro. In autunno abbiamo bisogno di ossigenarci proprio per purificarci, ma anche perché il respiro ci porta piano piano dentro di noi, in profondità. Quindi esercizi di respirazione vanno benissimo, così come l’esecuzione di movimenti seguendo il nostro ritmo respiratorio. Può essere indicato fare esercizi di Qi Gong, praticare tai chi, possiamo dire che in genere vanno bene tutti i movimenti, ma però questi non hanno più il dinamismo dell’estate, sono più moderati, più attenti, più precisi nel gesto, più puri. Un’ottima pulizia all’interno del nostro corpo può essere fatto con delle tecniche di automassaggio con delle palline da tennis sotto i piedi, sotto la schiena, sotto il sedere, ecc.

invernoLinverno invece rappresenta la vecchiaia, il termine della giornata e la notte.  In questa stagione l’energia Yin è al massimo e nasce l’energia Yang, con il solstizio d’inverno, la luce infatti riprende ad aumentare. In inverno l’energia va protetta e custodita in profondità.

Gli esercizi di rilassamento, di meditazione e gli stiramenti sono buoni da fare in questa stagione.

Diminuiscono quindi le attività dinamiche, in continuazione con quello che abbiamo iniziato in autunno, e tutto ciò che facciamo deve essere finalizzato a mantenere flessibile e mobile il nostro corpo, per tenere calde, umide e sciolte le articolazioni. L’attività deve essere svolta senza sforzi eccessivi e in questa stagione è bene praticare spesso ma senza forzare.

L’attività quindi deve diventar un rito, un momento dove ritroviamo noi stessi, cercando in questo modo di conservare l’energia, di non sprecarla, con l’obiettivo di trovare la quiete e mantenere elasticità in modo tale da conservare l’energia. La respirazione, già ampiamente iniziata nell’autunno, ancora di più in inverno sarà centrale nel nostro lavoro, il respiro sarà il nostro ritmo e dovrà essere lungo, profondo e sottile. Le attività da svolgere sono sicuramente lo yoga, il Qi Gong, il tai chi, perché comunque alla base di queste vi è una filosofia di lavoro che contempla gli aspetti energetici. La natura poi ci suggerisce altro, le ciaspole, le camminate con gli sci, attività dove la concentrazione e il portare l’attenzione sul proprio respiro, dove il movimento è misurato, non è sprecato. In questo periodo poi trova spazio la meditazione e le pratiche di Zan Zhuan di posture meditative sono molto indicate.

Ecco quindi descritte un po’ il carattere delle stagioni, nella speranza che possa esservi utile a dirigere le vostre intenzioni, la natura, le piante e gli animali sono continuamente da osservare perché saranno i vostri maestri.

La filosofia della ginnastica naturale è tornare a riprendersi quel sapere, fatto anche di istinto ed intuizione perché questi sono qualità e capacità che abbiamo e che poco sappiamo utilizzare, spesso le releghiamo solo agli aspetti creativi, o comunque vengono accolte e valorizzate, solamente se alla base vi sono solide formazioni specifiche. La natura è istinto e intuizione e sintonizzarsi con essa significa riscoprire queste qualità, per imparare così a regolare le nostre abitudini, in sintonia con i ritmi del cosmo.

La primavera e l’estate

chiocciolaDicevo che vi avrei parlato del movimento energetico globale delle singole stagioni. Mi piace questo insieme di tre parole “Movimento-Energetico-Globale”, mi pare che rendano proprio. Dire stagione significa mettere insieme una diversità di aspetti molto ampia, con queste tre parole si intende che è importante cogliere un centro di attenzione, un “cuore”, dal quale poi, grazie anche alle intuizioni, si possono sviluppare tanti aspetti. Provo a spiegarmi meglio, le stagioni possono essere prese in considerazione quando si parla agricoltura, di animali, di malattie, di alimentazione, di vestiti, di lavori casalinghi, ecc. Molti aspetti della nostra vita sono legati a questa parola, con movimento energetico globale, s’intende individuare e cogliere un denominatore comune, che possa fungere da guida e ispirazione, ai diversi aspetti che vogliamo prendere in considerazione. Individuare questo centro, significa quindi sapere quale direzione prendere per creare sintonia, armonia con la stagione del momento.

orimaveraLa Primavera rappresenta il risveglio, la giovinezza, il mattino. In questa stagione compare l’energia Yang che troviamo nel sole, nella luce, che si dirige verso fuori, verso l’apertura. Scompare invece l’energia Yin che è quella pesante, quella della notte e quella delle profondità, quella che porta al ripiegamento su sé stessi. Quindi, nel nostro corpo con la primavera, l’energia comincia a ritornare verso l’esterno, si era rifugiata dentro di noi, nel nostro addome in inverno, ed ora riprende un movimento verso fuori. Noi possiamo facilitare questo movimento energetico globale, con delle attività fisiche che possono magari aiutarci a superare quei fastidi stagionali dovuto al passaggio di stagione, quando accusiamo sintomi fisici come cefalea, stanchezza, sonnolenza mattutina, crampi muscolari e sintomi psichici  di irritabilità, nervosismo, (ne ho già parlato un pò nel post dello scorso marzo “Ritmi e Stagioni”).

Il lavoro con il corpo, che possiamo fare durante la primavera è quello adottare quelle tecniche che promuovono il risveglio, la ripresa del movimento e l’apertura. Un po’ come si fa per la casa, si deve andare un pochino a ripulire per rinnovare. Lo scopo quindi, sarà quello di aprire e sciogliere le nostre articolazioni, per andare a rimuovere le “ruggine” che si è creata in inverno, saranno tecniche che faciliteranno l’allungamento e l’allentamento dei muscoli, proprio per ritornare alla capacità di esprimere quella forza e quello slancio che ci suggerisce la primavera. In questo modo andremo a risvegliare l’energia che abbiamo conservato in profondità, dentro di noi per riportarla in superficie.

Questo lavoro di riattivazione delle energie, permetterà di sostenere il rinnovamento dell’organismo che si avvia con la primavera e che richiede una grande energia.

Le tecniche che vanno bene in questo periodo e che si sintonizzano con questo movimento energetico globale della primavera sono: il saluto al sole, lo stiramento dei meridiani; il do-in, lo stretching.

estateL’estate rappresenta invece la maturità, la pienezza degli anni, il mezzogiorno. In questa stagione l’energia Yang è al suo massimo e proprio qui nasce quella Yin, l’energia della notte. Con il solstizio d’estate infatti, la luce comincia a calare e aumentano le ore di buio. L’energia del corpo, fino a questo momento, continua a spostarsi verso la superficie del corpo, verso l’esterno e dopo quella data torna a ripiegare verso l’interno.

Questo è il momento per esprimere il massimo del dinamismo che però non significa, essere esplosivi, anzi l’esplosività che è una manifestazione di aggressività è caratteristica della primavera, in estate predomina la gioia, lo splendore. Possiamo quindi permetterci di esprimere liberamente il nostro movimento, alla ricerca della gioia e del piacere. Si praticherà attività fisica più volentieri al mattino e alla sera, evitando le ore più calde e gli sforzi eccessivi, si farà meno la meditazione tenendola per l’ora del tramonto o alla tarda sera, in favore appunto del movimento. In questa stagione dobbiamo privilegiare la pratica all’aperto, in mezzo alla natura dedicandoci anche ad attività che possono essere gioiose, di gioco, di piacere estetico come la danza e il ballo, l’arrampicata, il nuoto, lunghe passeggiate nei boschi, giri in bicicletta, nordic walking, jogging al mattino presto, così come anche posture immobili come “stare come un albero” (vedi post di luglio).

Questo permetterà al nostro corpo di ringiovanire, attraverso il lavoro muscolare non troppo intenso, ma comunque che può essere consistente e che offra la possibilità di far uscire l’energia all’esterno. L’estate è il momento di massima apertura, di maggior comunicazione, di maggior disponibilità, l’energia è al massimo livello e ha bisogno di uscire fuori, di essere espressa nella sua totalità. La natura in estate è nel suo massimo splendore, ringiovanita e su questo dobbiamo sintonizzarci.

Queste cose che ho scritto possono naturalmente essere arricchite con il vostro intuito. Dentro di noi, nel nostro profondo, abbiamo una capacità innata nel metterci in sintonia con la natura che ci circonda e i suoi movimenti, dobbiamo solamente andare a risvegliare questa capacità, questa antica conoscenza. La ginnastica naturale, ha questo ultimo intento nella sua filosofia, quello appunto di risvegliare quelle capacità e quelle competenze, che guidano il nostro istinto alla ricerca di equilibrio.

Ginnastica e Stagioni

valle sfingiCome dicevo nello scorso post, uno dei principi ispiratori della ginnastica naturale sono state le stagioni, quindi i ritmi della natura e i ritmi dell’uomo, la relazione tra i ritmi del nostro corpo (microcosmo) con i ritmi della natura (macrocosmo). Abbiamo bisogno di mangiare, dormire, bere, ecc. e tutte queste, e altre attività, hanno una scadenza temporale, devono rispettare un determinato tempo, per non incorrere in disequilibri o disagi. La ricerca del benessere passa anche da questo, cioè dalla capacità di conoscere e rispettare il nostro ritmo biologico e sintonizzarlo con quello della natura.

Parlare di ritmo significa parlare di tempo. La successione di un fenomeno che si ripete nel tempo, è il significato della parola ritmo, quindi la misurazione del tempo è fondamentale. L’elemento da cui l’uomo è partito in origine per misurar e il tempo, e che ancor oggi è alla base di tutta la nostra vita e di tutti i nostri ritmi, è il sole.

Il primo strumento che l’uomo ha creato per misurare il tempo è il calendario, che serviva anticamente per sapere in anticipo il passaggio da una stagione all’altra, che era di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell’uomo nei tempi passati.

Oggi noi adottiamo un calendario solare, ma esistono calendari lunari e anche calendari lunisolari, quest’ultimo incorpora elementi sia dell’uno che dell’altro. Il calendario cinese, ad esempio, è un calendario lunisolare e quindi le stagioni iniziano in altri periodi dell’anno, di quelli che comunemente conosciamo, e cambiano da un anno all’altro. In questi giorni si è celebrato il capodanno cinese, il 31 gennaio (ed è iniziato l’anno del cavallo) e questo giorno, per i cinesi, coincide con l’inizio della primavera. Quest’anno la primavera cinese termina il 30 di aprile e da quel giorno inizia l’estate. Quindi, per il calendario cinese le stagioni sono un po’ a cavallo degli equinozi e dei solstizi.

Le stagioni che conosciamo sono 4: la primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno. Però   cambiando latitudine, cambiano anche le stagioni, nelle terre vicino ai poli vi sono due stagioni, quella fredda e quella calda e anche nelle zone equatoriali ne troviamo due, quella secca e quella delle piogge. Per la medicina cinese invece sono 5 con la tarda estate (vedi post “La quinta stagione”) che si aggiunge alle 4 che conosciamo. L’Ayurveda invece divide l’anno in 3 stagioni secondo il principio dei doshaKhapa, Vata, Pitta con i segni distintivi di ciascun dosha riferito al periodo dell’anno. I nativi Americani invece, consideravano più stagioni a seconda di quello che osservavano: il germogliare, il fiorire, il cadere delle foglie e il dare frutti della vegetazione; il nascere, crescere e decadere dell’anno; il mutare, le migrazioni e l’accoppiarsi degli animali e degli uccelli…mi piace molto questo modo di misurare il tempo che passa.

Ogni stagione rappresenta, e porta dentro di sé, dei segni distintivi ed unici, che permettono all’uomo di individuare e prevedere ciò che succederà in natura, e quindi la possibilità di armonizzarsi con questo cambiamento.

Il nostro corpo sente e vive questo, sente e vive il passaggio da una stagione all’altra e reagisce a questo sentire, modifica il suo funzionamento in ordine di questo, come del resto fanno tutti gli esseri viventi sulla terra. Non sempre noi ne siamo consapevoli, perché il nostro mondo spesso è fatto di artificialità, viviamo in case riscaldate, illuminate, in ambienti che ci proteggono e ci tengono il più possibile lontano  dalla natura esterna e questo scombina un po’ i nostri ritmi.

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Ogni stagione ha un movimento energetico globale, che è per alcuni aspetti è anche facilmente intuibile, perché basta cogliere i segnali che la natura ci offre, basta saper osservare quello che nella natura succede. Questo movimento energetico globale, diventa la nostra guida, nella ricerca del benessere, ci indica la strada di cosa può essere bene fare e cosa e meglio evitare o limitare.

Nel prossimo post parlerò di questo, cercando di descrivere quali sono le caratteristiche della primavera e dell’estate che sono le prossime stagioni che andremo ad incontrare.

Osservando il calicanto

IMG_20131213_184601Subito dopo Natale la pianta di calicanto del vicino è fiorita e mi sono chiesto se questo evento, coraggioso e pioniere di questa pianta, coincidesse con il passaggio del solstizio d’inverno, quindi, con l’aumentare delle ore di luce. Credo proprio di sì, anche se in realtà il 21 di dicembre comincia l’inverno e quindi il riposo vegetativo, il letargo…ma forse il calicanto non lo sa!

Nell’emisfero boreale, nel tropico del Cancro, dove siamo noi, durante l’inverno il sole è “spostato” dalla parte opposta, verso il polo sud e nel giorno del solstizio d’inverno, è esattamente allo zenit sulla linea del tropico del Capricorno (dove è estate).Nel nostro emisfero quindi i raggi del sole colpiscono la terra in modo obliquo, perciò il terreno accumula poco calore e questo determina la stagione fredda. Dopo il solstizio d’inverno, il sole comincia a ritornare verso di noi, verso il Polo Nord nell’emisfero Boreale e così le ore di luce aumentano, fino al solstizio d’estate quando sole è allo zenit del tropico del Cancro.stagioni

Forse il calicanto questo sa! Che dal solstizio d’inverno le ore di luce aumentano, è il momento del ritorno della luce, avviene il passaggio da yin a yangcomincia un lento ma continuo e inesorabile risveglio, dal quel giorno in avanti verso la primavera. Quindi forse sono io che solstiziomi meraviglio del calicanto, che vivo le stagioni come un’informazione, una nozione e non come non un’esperienza. Ci sono poche volte che mi soffermo a pensare e a prendere coscienza di questo e di quanto il rapporto tra il sole e la terra determini la vita. E’ straordinaria questa relazione, una fitta rete di cambiamenti dipende da questo, una rete che lega tutta la vita sulla terra, dal più piccolo al più grande essere vivente.

Le stagioni sono state uno dei principi ispiratori della ginnastica naturale. L’idea è fare delle proposte di attività fisica, in sintonia con il carattere delle stagioni, nella convinzione che anche il nostro organismo, essendo vivo, è inserito in questa rete di cambiamenti continui in funzione delle stagioni. Spesso mi domando quale sarebbe la nostra naturale predisposizione, quali sarebbero i nostri ritmi, se potessimo ascoltarli, cosa verrebbe istintivo fare nelle diverse stagioni. Credo che la ricerca del nostro benessere non possa prescindere da questo, sarebbe superficiale non considerare la natura che ci circonda con i suoi cambiamenti.

Quando cambia stagione, noi modifichiamo il modo di alimentarci, il tipo di alimenti il nostro modo di bere, di vestirci, di passare le ore del nostro tempo libero, abbiamo percezioni e sensazioni completamente diverse da una stagione all’altra. Però oggi, l’idea che abbiamo di corpo e di movimento, non è esattamente costruita in relazione a questi concetti, abbiamo perso questo sapere, considerandolo superato, troppo semplice, vago, magico, non scientifico. Nella nostra società corpo e movimento sono spesso dominio della scienza e non dell’esperienza, nonostante il corpo sia il mezzo attraverso il quale tutti noi, facciamo tutte le esperienze della nostra vita.

Le antiche medicine, nate qualche millennio prima di cristo, (la medicina dell’antica Grecia, quella Ayurvedica e quella dell’antica Cina), considerano la malattia come una mancanza di armonia, un disequilibrio. L’armonia che ci deve essere tra il microcosmo del nostro organismo e il macrocosmo. Il nostro benessere, è la ricerca di quest’armonia che è in continua evoluzione, che ha un ritmo, che ha dei cicli, delle stagioni.

L’idea della ginnastica naturale è quella di ricercare il benessere nel modo più sintonico possibile con la natura, che è dominata da stagioni, da ritmi, in modo da risvegliare la nostra capacità interiore, di fare esperienza del corpo e della natura, per riappropriarci di un sapere che abbiamo perso.

Attenzioni Quotidiane

IMG_20131023_125702In questo ultimo periodo una delle cose che sto facendo, è quella di fermarmi quando posso. Fermare dentro di me quel continuo lavorio della mente, quella lunga lista di propositi di cose da fare, di doveri che mi addosso ogni giorno, per fermare in ultima quella mia necessità di identificarmi con le cose che faccio e tornare un po’ all’origine di me.

Quando questo succede mi rendo conto che non sono solo le cose che faccio, le preoccupazioni che vivo, i doveri a quali devo rispondere, ma anche (e forse soprattutto) un corpo che vive il presente e che si muove e che respira.

Quando mi fermo, cerco di portare l’attenzione dentro di me, di ristabilire una connessione con il mio corpo, di stare attento a come respiro e a come mi muovo. Cerco, nell’inventario delle mie parti del corpo, le zone di tensione, le zone di dolore e vado li con il pensiero, con il respiro e…rilasso e questo mi fa molto bene.

È diventato un gioco, che faccio con me stesso, con le mie percezioni, con il mio corpo, un gioco che alla fine mi dona attimi di pace, che mi aiutano a sostenere il giorno.

 In questo post (e forse anche in quello dopo) volevo proprio trattare e sviluppare questa cosa, consigli e/o strategie per concederci, in qualsiasi situazione, 2, 3 o 5 minuti di benessere, senza dover rimandare ad un momento specifico, dedicato, che a volte non riusciamo a concederci.

La cosa più difficile è fermarsi, perché richiede una grossa forza di volontà e spesso non ci concediamo questo lusso. Ci sono sempre molte valide giustificazioni a non farlo, la deontologia professionale, i colleghi che ci guardano, la mancanza di tempo per farlo e una cosa da fare che viene sempre prima di questa. Su questo aspetto non posso dire molto, perché ognuno deve trovare dentro di sé la motivazione e una strategia da mettere in atto. Io alcune volte decido prima che inizi la frenesia del giorno alcuni momenti che mi posso concedere, altre volte mi sono messo dei promemoria sul cellulare…adesso, come scrivevo prima, è un giochetto che faccio con me stesso.

A volte durante il giorno mi ritrovo a camminare, per andare alla macchina nel parcheggio o per fare della strada e allora passo in rassegna la mia postura, vedo dove cade lo sguardo, sento come è messa la testa, sento se le spalle sono tese e se così è vado li con il pensiero e cerco di rilassare e inizio a giocare dicendo “spalla destra rilassati, te lo ordino!”. Portare il pensiero in una zona del corpo è di per sé benefico, se a questo aggiungiamo un’intenzione (rilassarsi) espressa in modo assertivo lo è ancora di più. Ma a volte faccio altro, porto anche una mano alla spalla dolente o tesa e questo aumenta ancora di più il beneficio.

Poi scendo ancora e ascolto il mio respiro, ne ascolto la qualità, registro il ritmo, vedo quanto scende nella pancia o quanto è bloccato in alto. Allora cerco di approfondire un po’ l’inspirazione, ma soprattutto mi concentro sull’espirazione, cerco di sgonfiare il ventre di vedere che rientra per poi vedere che ritorna a gonfiarsi, allora il respiro si allunga, diventa più profondo e aumenta ancora il mio benessere. A volte, aggiungo le mani sul ventre, in basso e il respiro diventa più profondo.

Poi scendo ancora e presto attenzione alle mie gambe, ascolto il ritmo dei passi, sento se ho tensione da qualche parte, sento i piedi e il loro appoggio. Mi ritrovo quindi a rallentare, ad accorciare il passo, ad appoggiare bene entrambi i piedi distribuendo il peso, ad andare con il pensiero nell’articolazione dell’anca, piuttosto che del ginocchio, per rendere il movimento fluido, sciolto. Il mio benessere continua ad aumentare.

E così quando sono seduto, allineo la mia postura, abbasso il respiro, lo porto nel ventre. Quando sono fermo da tempo mi “stiro”, braccia e gambe nelle diverse direzioni, apro la bocca il più possibile, mi strofino le orecchie, mi massaggio attorno gli occhi.

Se sono fermo in piedi, metto le mani in tasca e rilasso le spalle, piego un po’ le gambe, abbasso il respiro, passo il peso da un piede all’altro, dalle punte dei piedi al tallone, gioco un po’.

Se devo portare dei pesi cerco di distribuirli a destra e a sinistra oppure, porto il peso un po’ da una parte e poi un po’ dall’altra, magari con l’idea di fare un po’ di allenamento e quindi imposto la mia postura in modo attento e efficace.

Se ho tempo, più di cinque minuti e posso andare in uno spazio naturale allora tutto questo viene aumentato dai colori della natura dalle forme e dagli odori. Tutto questo modifica il nostro stato d’animo, i ricordi che emergono, le emozioni che salgono amplificano il valore di trascorrere del tempo in natura.

Buon compleanno

sferaQuesta settimana il blog ginnastica naturale ha compiuto un anno ed ho pensato così di scrivere qualcosa in merito a questo. Quindi niente di ginnastica naturale, ma qualcosa sul blog, su come è fatto e sul perché di questo blog…devo dire anche che spero, con questo post, che qualcuno di voi lasci qualche commento in più del solito non essendo un post tecnico.

Le visite che il blog ha ricevuto in un anno di vita sono 4.200, per circa una media di quasi 12 visite giornaliere, molte delle quali sono anche arrivate dall’estero.

Il blog ospita una sessione che riguarda “Motus Mundi”, l’associazione sportiva che promuove questa attività e altre iniziative. Inoltre da poco ho inserito l’opportunità di tradurre i testi proprio per dare la possibilità ai curiosi fuori Italia di leggerlo.

Il blog è nato dall’idea e anche dalla richiesta, di mettere per iscritto gli argomenti trattati nei gruppi di attività di ginnastica naturale, ancora oggi mantiene questo intento, però altri se ne sono aggiunti.

Uno è quello di far si che chi legge, trovi degli stimoli per sviluppare un dialogo fruttuoso ed efficace con il proprio corpo e con la natura. Questo nella convinzione che dentro di noi vi sono risposte, e che il nostro benessere e la nostra felicità vanno ricercate nel profondo di noi stessi. La natura è il contesto privilegiato dentro il quale il nostro corpo dolcemente trova modo di esprimersi con libertà, purezza e onestà.

Un altro intento è cercare di trasmettere confidenza e fiducia sempre nei confronti del corpo e della natura, che a volte ci risultano estranei, sconosciuti e lontani.  Invece dovrebbe essere naturale essere in contatto con noi stessi e dovremmo sentire la natura come un luogo dove ci sentiamo al sicuro.

Come vedete parlo di “intenti” perché non sono sicuro della riuscita. Con un po’ di presunzione mi viene da dire forse qualcosa di più riesco a fare con le persone che lavorano con me nei gruppi di ginnastica naturale…però anche di questo non sono certo.

Un vecchio capo spirituale Oglala Lakota, Charmain White Face diceva:

“Ogni passo che fate su questa terra dovrebbe essere una preghiera.

Il potere di un’anima pura e buona è nel cuore di ognuno. Crescerà come la semente se voi avanzerete nella consapevolezza del sacro.

E se ogni passo fatto sulla terra sarà una preghiera. Allora voi progredirete costantemente nel rispetto del sacro. Allora il vostro passo sarà sacro.”

 

Nicola

La quinta stagione

500 fiatDopo una seconda pausa estiva del blog riprendo a scrivere.

L’estate del resto rappresenta una pausa, che permette di riprendere fiato, di riposare, di dedicare un po’ di tempo a noi stessi e alle nostre cose e poi arriva anche il momento di riprendere. Si riprende il lavoro, la scuola e ritornano tutti i ritmi a cui siamo abituati e che riteniamo normali, anche se in realtà ci stancano spesso e ci consumano.

Io ho vissuto sempre questo momento di ripresa, con sentimenti a volte anche contrastanti, sono felice da un lato perché riprendo, ma dentro avverto anche della nostalgia a volte anche della tristezza. Oppure sento dell’energia nuova, dovuta proprio al fatto di ricominciare delle cose, però nello stesso tempo sento anche lo stress e la fatica del ricominciarle.

E’ un periodo particolare, non solo per i motivi legati alla ripresa del lavoro o della scuola, ma anche per altri aspetti.

Nella Medicina Tradizionale Cinese si trovano alcuni scritti a riguardo, infatti questo periodo  viene chiamata “quinta stagione” o “tarda estate”. Tale periodo coincide con la fine dell’estate, alcuni testi però identificano la “quinta stagione” con il termine di ogni stagione, anzi precisamente con gli ultimi 18 giorni della stagione.

L’estate termina il 21 di settembre con l’equinozio d’autunno. E’ il momento in cui il sole ritorna sulla linea dell’equatore così come succede nell’equinozio di primavera. Dal quel momento il sole ha cominciato a salire verso l’emisfero nord e raggiuge il punto massimo nel solstizio d’estate, poi cominciare a ridiscendere e arriva all’equatore appunto il 21 di settembre. Quindi siamo a metà anno solare e anche a metà dello zodiaco.

Possiamo dire che se l’equinozio di primavera rappresenta l’alba, il sorgere del sole, quello d’autunno rappresenta il tramonto. Sono due momenti particolari questi, momenti di equilibrio, sono due punti di equilibrio, le ore del giorno, di luce, corrispondo alle ore della notte, di buio, è anche il momento del passaggio tra lo yang e lo yin. Yang che la forza che esprime espansione, dilatazione, “energia” ed è perciò identificabile con il calore, la luce, l’attività. Ying che è la forza che esprime contrazione, concentrazione, “materia”, ed è identificabile con il freddo, il buio, la passività.

Credo quindi che se succede tutto questo a livelli così grandi, il sole che si allinea in modo diverso rispetto alla terra, le ore di luce che cambiano, la temperatura di conseguenza che cambia, sicuramente dei cambiamenti vi sono anche nell’uomo, dentro di me.

Ecco mi piace pensare alla possibilità di fermarmi ad ascoltare questi cambiamenti. Mi piace avere la possibilità di essere consapevole di questo passaggio, di essere nel passaggio, e di viverlo in piena sintonia con il ritmo che ha.

La “quinta stagione” è quindi un momento di equilibrio e anche noi e il nostro corpo sente questo. In genere in questo periodo viene bene riflettere, valutare, si fanno considerazioni su quanto impegnarsi nelle cose, su quali sono le priorità da dare. In genere, (almeno io faccio così), s’imposta un po’ la stagione, che durerà fino all’arrivo di una nuova estate, ci si fa i buoni propositi e tutto questo risponde a una logica, che è quella di trovare un buon equilibrio per ripartire.

Questa è proprio una fase di “centratura” che è bene che rispettiamo, anche il nostro corpo ha bisogno di essere centrato, è un periodo importante di connessione e unificazione con noi stessi. Dobbiamo darci il tempo di riposizionare tutte le cose, anche i nostri ritmi biologici sentono questa necessità.

Allora è importante in questi momenti critici, dove lo stress potrebbe essere maggiore per i continui cambiamenti e le preoccupazioni diventare molte, ritrovare le proprie basi, le proprie radici, trovare il nostro centro.

Riporto una frase scritta da un capo Apache, Diablo, che mi piace molto e credo che sia adatta a quello che sto cercando di scrivere, dice: “Prova ad aspettare un giorno prima di occuparti dei tuoi problemi”, è proprio un invito a trovare il centro di se stessi per prima cosa.

Ecco, un po’ come questa frase ci suggerisce, in questo periodo è importante trovare un equilibrio e allora possiamo praticare la meditazione, che è proprio giusta per la quinta stagione, ci può aiutare molto a rimanere con noi stessi e con la nostra profondità.  Possiamo prenderci cura, con degli esercizi, della nostra respirazione, che è collegata alla capacità di gestire lo stress e della nostra postura, fondamentale per essere centrati e per ritrovare un equilibrio posturale che ci aiuta a stare meglio. Quindi se avete voglia potete andare a rileggere i post che ho scritto sulla meditazione della respirazione, sulla camminata meditativa, sul grounding o il post dal titolo “Stare come un albero”.

Io in questo periodo, provo un gran piacere e beneficio andare a camminare nei campi sulle colline, mi piace il silenzio e mi piace osservare il mutare della natura. Tante cose sono in mutamento in questo periodo nella natura, i colori delle foglie in alcune piante in modo più veloce di altre, le abitudini degli animali che cominciano ad esser più indaffarati, la temperatura comincia a modificarsi così come la luce del sole. Quando trovo un posto tranquillo in mezzo al verde mi fermo, mi metto con le spalle al sole, metto le mani sul ventre, il pollice destro sull’ombelico e poi la mano sinistra sopra la destra, ascolto la mia respirazione. Poi con naturalezza pongo attenzione all’espirazione, cerco di espirare spingendo in dentro il ventre aiutandomi con le mani delicatamente, continuo così per un po’, le mie gambe sono leggermente piegate, il mio corpo tutto allineato. Poi tolgo le mani dal ventre, lascio le braccia lungo il corpo e rimango immobile per alcuni minuti, lo sguardo va oltre ciò che vedono gli occhi, ascolto l’aria, i piccoli rumori della campagna…mi piace e mi fa sentire bene.