Andare ad un Altro Passo.

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È un buon esercizio da fare in un’epoca in cui la velocità impera. Oggi i passi sono veloci e il ritmo è serrato, l’affanno e l’angoscia di non rgruppoiuscire a stare al passo domina. Di questi tempi, sperimentare un passo che può essere seguito da tutti, bambini e non più bambini, un passo lento, naturale, adeguato, che permette di guardarsi intorno con uno sguardo esploratore, che lascia spazio alla parola tra le persone e che porta così a
socializzare, che permette di sintonizzarsi con la natura, è una grossa opportunità di ricarica.

E’ quello che abbiamo fatto io Elena con due amici la scorsa domenica, abbiamo partecipato ad un trekking con l’asino sulle rive del fiume Po. Al mattino abbiamo raggiunto gli amici a Viadana sul lato mantovano del fiume, all’ostello Bortolino, una struttura molto accogliente inserita nell’ambiente di golene del fiume. Una vecchia casa dell’ottocento ristrutturata che fa da punto di appoggio a chi percorre la rete di ciclabili che contorna il fiume.

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Lì, avevano passato la notte i nostri amici, Marco e Claudia, con tutto il gruppo di viandanti, circa 30 persone, accompagnati da 5 asini, che al nostro arrivo stava partendo per ritornare verso Guastalla. 8 km di cammino, risalendo la riva del fiume Po al passo degli asini, il gruppo era composto da camminatori, appassionati del camminare, amanti del girovagare a piedi, molti camminatori del tempo libero ma molti anche per professione. Il titolo di questo evento era: “ Arditi e Poderosi. Gente di Argine e Margine: due giorni a piedi con gli asini tra golene e pioppete” organizzato nell’ambito della festa “Georgica” di Emilia.

golene

Abbiamo camminato lpausa letturaungo l’argine del fiume tra le golene, ammirando il territorio disegnato dalle acque del Po, andando alla scoperta delle isole che i diversi rami d’acqua creano, isole che si trasformano cambiando forma e dimensioni a secondo dell’umore del fiume. Durante il tragitto abbiamo avuto la possibilità di ascoltare scrittori e giornalisti che hanno presentato il loro lavoro: primo fra tutti Luca Gianotti, camminatore da sempre, di cui ho letto il libro che vi consiglio L’arte di camminare, fondatore della “Compagnia dei Cammini” un’associazione che propone trekking in tutta Italia e all’estero. Oppure Luigi Nacci, anche lui scrittore, camminatore, poeta e guida della Compagnia dei Cammini, che ha presentato il suo libro “Alzati e cammina”, uno dei fondatori dei “Rolling Claps“, anch2015-04-19 12.29.34e loro un gruppo di viandanti friulani, che vi consiglio di andare a guardare. Poi Simone Sacco di “Letteratura Rinnovabile” associazione che promuove il libro come oggetto e organizza iniziative come il “Giro d’Italia in 80 librerie”. Accompagnavano il gruppo anche l’artista, scrittore, Claudio Jaccarino che faceva delle “istantanee” con i suoi acquerelli e Tomas Pirano dell’associazione “Camminando con il cane”, che promuove camminate con i cani liberi.

acquerello

La carovana poi 2015-04-19 11.43.05era condotta ed animata da Massimo Montanari e i suoi asini. Massimo asinaro di professione e guida della compagnia dei cammini, lavora con gli asini da tempo, ne ha 15 e accompagna le scuole lungo il fiume. Massimo è racconta storie, scrive libri per bambini e lungo il tragitto ci ha intrattenuto con racconti di strani animali che popolano il fiume e del Lambrusco.

Il gruppo è stato seguito, per buona parte del cammino, da una troupe di RAI 2 che ha ripreso l’evento che sarà trasmesso nella trasmissione “Cronache Animali”.

Verso ora di pranzo siamo arrivati alla Garzaia di Pomponesco, un’interessante area protetta , frequentata da un gran numero di uccelli. Il sindaco in persona ci ha accolto alle porte della Garzaia e presentato questa area protetta, raccontandoci che nei giorni precedenti erano stati avvistati alcuni caprioli che girovagavano per i boschi di salice e pioppi.garzaia

Siamo arrivati quindi al luogo chiamato Montecitorio sulle sponde del fiume, famoso nella zona come luogo di chiacchere e di decisioni da parte degli anziani del paese. Abbiamo pranzato tutti insieme in un lungo tavolo, gustando gnocchi di farina con fagioli e salsiccia e luvadel, un fagottino di sfoglia tipico della zona, mangiato accompagnato con salumi o formaggio e bevuto del Lambrusco naturalmente. Un servizio di barche poi ci ha portato sulla sponda emiliana del fiume, alla festa “Georgica” in un clima di festa popolare che a tratti pareva di vivere in un’atmosfera da film Felliniano con tanto di circo familiare in pioppeta e ragazza che pedala tra gli alberi.2015-04-19 17.24.26-1

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Un clima di tranquillità ha pervaso tutta la giornata, un camminare senza la preoccupazione di arrivare, con l’unico obiettivo di camminare li, in quel momento, senza pensare ad altro se non essere nel presente. Gli asini hanno fatto la sua parte nel creare questo clima di serenità.

Credo che noi uomini siamo facilmente (chi più chi meno) “contaminabili”. Assorbiamo da tutto ciò che ci circonda, in modo non sempre consapevole, e questo ci trasforma. Io, dopo questa domenica passata sul Po, e per tutta la settimana, sono stato contaminato da “storie” di vita e di natura che mi hanno fatto stare bene, da sogni raccontati e realizzati, da persone semplici ma appassionate, che hanno il coraggio di dar vita ai loro sogni e dalla natura e dalla sua forza rigenerante. Credo che sia difficile restare immuni dalle contaminazioni, però credo che sia possibile scegliere da chi e da cosa farsi contaminare ed io vi invito a farvi contaminare dalle belle persone e dai loro sogni e dalla meraviglia della natura.

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Breathwalk

breathOggi volevo parlare del Breathwalk. Una tecnica interessante e articolata che raccoglie, e mette insieme, la camminata consapevole, con la respirazione consapevole e la meditazione.

Da sempre il camminare, il ritmo del camminare è legato al ritmo del respiro e, avendo alcune conoscenze di movimento, di meditazione e di respirazione, diventa anche abbastanza facile lasciarsi ispirare e collegare queste conoscenze, giocando a mettere insieme le cose per creare varie situazioni che a poco a poco possono modificare il nostro stato di quel momento.

Quanto il respiro possa modificare il nostro stato d’animo e viceversa, è una cosa risaputa, tutte le tecniche di meditazione, di presa di consapevolezza del corpo, di concentrazione, di rilassamento, di connessione con il mondo introno a noi, nelle arti marziali e in tutto ciò che concerne il movimento, ha come centro il respiro. Del resto respirare è vita, chi non respira muore.

Il camminare, è forse l’attività motoria per eccellenza nell’uomo, è il modo di spostarsi da un punto ad un altro, camminando andiamo incontro alle cose del mondo, incontro agli altri e in ultima anche incontro a noi stessi.

La meditazione è la via possibile per elevare lo spirito ed essere pienamente nel presente. Meditare è il modo per fermare la nostra mente che è in continua attività frenetica e spesso comanda a noi stessi, determinando il nostro modo di vivere senza però farci ascoltare ciò che sta nel profondo di noi stessi. La meditazione, uno stato dell’essere che si raggiunge grazie a delle tecniche, che però a volte rischiano di essere considerate troppo spirituali da alcune persone o a volte, semplicemente, troppo lontane per chi non è in grado di fermarsi e vive in continuo movimento, con una necessità impellente di muoversi. Ecco credo che per tutto questo, possa essere interessante parlare di Breathwalk, (descritta nel libro di yogi Bhajan e G. Singkhalsa dal titolo “Breathwalk” edito da ASTROLABIO) perché spiega e approfondisce questo rapporto “passo – respiro – meditazione” in modo molto interessante.

A me piace e mi intriga questa connessione tra il ritmo del camminare, il ritmo del respiro e l’attenzione a quest’ultimi, che permette di entrare in uno stato meditativo. Allora diventa interessante sapere e capire anche, che i guerrieri indiani del centro e sud America, quando si spostavano a piedi, usavano andare in fila indiana, sincronizzando il ritmo dei passi con il ritmo del respiro, con il ritmo dei compagni. Per quegli indiani nel camminare in questo modo in gruppo, in fila indiana, non esisteva più una distanza da percorrere, un punto dal quale ci si era allontanati e un punto al quale ci si doveva avvicinare, ma esisteva solo il momento presente ed era l’unica cosa che contava. Questo permetteva loro di compiere lunghe distanze, senza affaticarsi troppo e arrivare ancora con energia, molto probabilmente questa modalità e questa ricerca di sintonia di ritmi, ha dei legami profondi con il nostro essere, arcaici, in grado di attivare energie nascoste alle quali attingere. A differenza di quegli indiani noi spesso ci sentiamo sopraffatti dall’ansia per ciò che abbiamo lasciato indietro, oppure dall’ansia di arrivare e ci perdiamo così il presente, ciò che stà in mezzo tra i due punti, forse la parte più reale della nostra vita. I popoli che camminano da secoli conoscono questo e sanno che una camminata per lunga che sia, è fatta di un passo alla volta.

Il breathwalk ha una tecnica precisa, fatta di diverse fasi e diverse possibilità, con esercizi preparatori e viene usato anche come pratica di complemento, alla cura di alcune sofferenze di tipo psico-emotivo.

Nel breathwalk si parla di 4 benefici:

  • miglioramento dei livelli di energia in quanto permette di generare energia dentro di noi e di conseguenza ci sentiamo corroborati, rinnovati.
  • controllo degli stati d’animo, quindi si calmano gli stati d’ansia, la depressione si trasforma in speranza e dalla preoccupazione passiamo alla fiducia.
  • migliora la qualità della mente, quindi riusciamo a focalizzare meglio diventando meno dispersivi diventiamo più lucidi. Intuitivi, migliora la concentrazione e l’attenzione e siamo più creativi e in grado di apprendere.
  • migliora il nostro senso di collegamento. Mi piace questo beneficio perché è abbastanza poco trattato e si intende l’appartenenza a qualcosa di più grande del normale io personale. Mi piace questo quarto beneficio, perché è molto Ginnastica Naturale, infatti in questo “senso di collegamento” è implicita la connessione con la natura.

Naturalmente la respirazione e tutte le sue componenti sono centrali in questa pratica e sono elementi sui quali agire. Non voglio entrare troppo nello specifico e dettagliato, in quanto credo che se vi interessa potete acquistare il libro che a mio parere è istruttivo, però vi dico quello che potreste sperimentare praticamente.

Scegliete un percorso all’aria aperta, meglio se in mezzo alla natura, possibilmente in piano, cominciate a camminare, cercate di farlo in modo corretto, con il corpo e la mente allineati, naturali e privi di tensioni, eventualmente rileggete i post che ho scritto relativi al cammino. Poi ponete l’attenzione al ritmo dei vostri passi e al ritmo della vostra respirazione, prendetene consapevolezza, osservatene i rapporti, osservate il vostro corpo, il vostro stato d’animo. Poi decidete di tenere un ritmo di 4 passi ogni movimento espiratorio e 4 passi ogni movimento inspiratorio, proseguite in questo modo per un tempo che a voi sembra significativo, secondo me almeno 15 minuti sperimentate questo ritmo e poi datevi un tempo di ascolto e , di ritorno senso-motorio di questa esperienza e vedrete che ritroverete almeno in parte qualcuno dei 4 benefici che sono scritti sopra.

Sperimentate e godete di questo.

Attenzioni Quotidiane

IMG_20131023_125702In questo ultimo periodo una delle cose che sto facendo, è quella di fermarmi quando posso. Fermare dentro di me quel continuo lavorio della mente, quella lunga lista di propositi di cose da fare, di doveri che mi addosso ogni giorno, per fermare in ultima quella mia necessità di identificarmi con le cose che faccio e tornare un po’ all’origine di me.

Quando questo succede mi rendo conto che non sono solo le cose che faccio, le preoccupazioni che vivo, i doveri a quali devo rispondere, ma anche (e forse soprattutto) un corpo che vive il presente e che si muove e che respira.

Quando mi fermo, cerco di portare l’attenzione dentro di me, di ristabilire una connessione con il mio corpo, di stare attento a come respiro e a come mi muovo. Cerco, nell’inventario delle mie parti del corpo, le zone di tensione, le zone di dolore e vado li con il pensiero, con il respiro e…rilasso e questo mi fa molto bene.

È diventato un gioco, che faccio con me stesso, con le mie percezioni, con il mio corpo, un gioco che alla fine mi dona attimi di pace, che mi aiutano a sostenere il giorno.

 In questo post (e forse anche in quello dopo) volevo proprio trattare e sviluppare questa cosa, consigli e/o strategie per concederci, in qualsiasi situazione, 2, 3 o 5 minuti di benessere, senza dover rimandare ad un momento specifico, dedicato, che a volte non riusciamo a concederci.

La cosa più difficile è fermarsi, perché richiede una grossa forza di volontà e spesso non ci concediamo questo lusso. Ci sono sempre molte valide giustificazioni a non farlo, la deontologia professionale, i colleghi che ci guardano, la mancanza di tempo per farlo e una cosa da fare che viene sempre prima di questa. Su questo aspetto non posso dire molto, perché ognuno deve trovare dentro di sé la motivazione e una strategia da mettere in atto. Io alcune volte decido prima che inizi la frenesia del giorno alcuni momenti che mi posso concedere, altre volte mi sono messo dei promemoria sul cellulare…adesso, come scrivevo prima, è un giochetto che faccio con me stesso.

A volte durante il giorno mi ritrovo a camminare, per andare alla macchina nel parcheggio o per fare della strada e allora passo in rassegna la mia postura, vedo dove cade lo sguardo, sento come è messa la testa, sento se le spalle sono tese e se così è vado li con il pensiero e cerco di rilassare e inizio a giocare dicendo “spalla destra rilassati, te lo ordino!”. Portare il pensiero in una zona del corpo è di per sé benefico, se a questo aggiungiamo un’intenzione (rilassarsi) espressa in modo assertivo lo è ancora di più. Ma a volte faccio altro, porto anche una mano alla spalla dolente o tesa e questo aumenta ancora di più il beneficio.

Poi scendo ancora e ascolto il mio respiro, ne ascolto la qualità, registro il ritmo, vedo quanto scende nella pancia o quanto è bloccato in alto. Allora cerco di approfondire un po’ l’inspirazione, ma soprattutto mi concentro sull’espirazione, cerco di sgonfiare il ventre di vedere che rientra per poi vedere che ritorna a gonfiarsi, allora il respiro si allunga, diventa più profondo e aumenta ancora il mio benessere. A volte, aggiungo le mani sul ventre, in basso e il respiro diventa più profondo.

Poi scendo ancora e presto attenzione alle mie gambe, ascolto il ritmo dei passi, sento se ho tensione da qualche parte, sento i piedi e il loro appoggio. Mi ritrovo quindi a rallentare, ad accorciare il passo, ad appoggiare bene entrambi i piedi distribuendo il peso, ad andare con il pensiero nell’articolazione dell’anca, piuttosto che del ginocchio, per rendere il movimento fluido, sciolto. Il mio benessere continua ad aumentare.

E così quando sono seduto, allineo la mia postura, abbasso il respiro, lo porto nel ventre. Quando sono fermo da tempo mi “stiro”, braccia e gambe nelle diverse direzioni, apro la bocca il più possibile, mi strofino le orecchie, mi massaggio attorno gli occhi.

Se sono fermo in piedi, metto le mani in tasca e rilasso le spalle, piego un po’ le gambe, abbasso il respiro, passo il peso da un piede all’altro, dalle punte dei piedi al tallone, gioco un po’.

Se devo portare dei pesi cerco di distribuirli a destra e a sinistra oppure, porto il peso un po’ da una parte e poi un po’ dall’altra, magari con l’idea di fare un po’ di allenamento e quindi imposto la mia postura in modo attento e efficace.

Se ho tempo, più di cinque minuti e posso andare in uno spazio naturale allora tutto questo viene aumentato dai colori della natura dalle forme e dagli odori. Tutto questo modifica il nostro stato d’animo, i ricordi che emergono, le emozioni che salgono amplificano il valore di trascorrere del tempo in natura.

Di passo in passo

tracceÈ da qualche giorno ormai, forse da un paio di settimane subito dopo aver scritto il post sulla luna, che mi ritrovo a pensare al “passo”, anzi, questa questione mi capita proprio “tra i piedi”. Sono un po’ dubbioso nello sviluppare questo tema, perché da poco ho scritto delle cose sul cammino e poi comunque sul camminare ho scritto più di un post. Però questa cosa del passo si ripresenta, in modi diversi, ci inciampo contro, gli ho dato qualche calcio per buttarla in la, ma niente da fare, devo provare a scriverci qualcosa.

Nel mia testa ci sono due parole, “cammino” e “passo”, che mi sembrano quasi uguali ma tanto diverse. La parola “camminare” viene utilizzata per l’azione che facciamo di spostarci da un luogo all’altro, utilizzando i piedi (altra parola che in questi giorni mi si ripresenta davanti). Mentre invece il “passo” è il movimento che eseguiamo noi, e anche gli animali, per camminare. Due concetti vicini, che si rincorrono l’un l’altro, legati tra loro, senza di uno non esiste l’altro, non si può camminare se non si fanno dei passi.

Io vorrei però oggi occuparmi più del passo, cioè di quel movimento fatto con gli arti inferiori che facciamo quando camminiamo. Quando camminiamo le nostre gambe ripetono una sequenza di movimenti, tale sequenza è chiamata anche “ciclo del passo”, una complessa sequenza di eventi che intercorrono tra un passo e l’altro, che noi svolgiamo in modo automatico.

Quando eseguiamo un passo, una gamba serve da supporto e l’altra avanza verso il nuovo punto di appoggio, per diventare poi a sua volta il successivo supporto. Le gambe invertono i ruoli continuamente.

Mi piace e mi interessa questa cosa perché quando camminiamo per una parte del tempo stiamo su di una gamba sola. Non ci si pensa spesso, eppure nel cammino solamente una parte di tempo stiamo su due piedi, ma per la maggior parte siamo su un piede solo, in equilibrio quindi. Se ricordate nel post “essere in equilibrio” scrivevo di una continua ricerca di equilibrio, il passaggio continuo dal dis-equilibrio all’equilibrio. Eccolo qua! Il passo è proprio questo. Pensate che camminando solamente il 20-30% del tempo siamo su due appoggi, il resto del tempo siamo su un piede solo, e più la nostra velocità aumenta e più questo tempo di doppio appoggio si riduce, fino ad arrivare alla corsa dove passiamo da un piede all’altro senza il momento dei due piedi in appoggio.

Non vi pare strano che la maggior parte del tempo che camminiamo siamo su un piede solo? Sapere che in una camminata di un’ora, per ben 40 minuti di questa si è su un piede solo? Io quando ci penso mi sorprendo sempre un po’.

Pensate a quando ci ritroviamo a camminare su terreni sconnessi, in salita, sulle scale, pensate a quanto impegno è richiesto al nostro corpo per mantenere la stabilità e progredire in una situazione dove una buona parte del controllo deve essere fatta stando su di un piede solo.

Se a questo aggiungiamo che l’appoggio del piede in realtà non è con tutta la pianta ma nella dinamica del passo comincia prima il tallone, poi pianta, poi la punta delle dita del piede, quindi la superficie dì appoggio è ridotta e sempre in cambiamento. Anche questo è sorprendente.

Un’altra cosa che mi piace e intriga del “passo” è il carattere del passo stesso. Quando osserviamo una persona camminare veniamo colpiti dal modo in cui cammina, dal modo in cui esegue un passo dopo l’altro e questo modo denota un carattere, una personalità, un modo di stare al mondo forse.

Ci sono persone nelle quali distinguiamo un passo sicuro, in altre lo troviamo elegante, in altre incerto, osservando notiamo persone con il passo svelto, un passo deciso, un passo signorile, un passo svaccato, ecc. credo che gli aggettivi sul passo potrebbero essere infiniti e tutti nello stesso modo adeguati. Perché il passo è sicuramente un elemento di espressione della nostra personalità, del nostro modo di affrontare la vita, del modo di procedere nelle situazioni. Sicuramente nella nostra vita abbiamo sperimentato passi decisi, passi entusiasti, passi gioiosi, passi pesanti ecc..

Quando camminate in un sentiero, provate  a pensare ai vostri passi e alla sensazione che avete mentre camminate, e chiedetevi come sono i vostri passi, quale qualità esprimono, e quando avete  individuato la qualità, provate  a cambiarla, facendolo  in modo leggero, solamente per il gusto di giocare con il vostro corpo e con il movimento, e osservate cosa succede nel vostro animo, nel vostro profondo.

A volte spostare l’attenzione della nostra mente sul corpo può essere terapeutico e a questo proposito vi trascrivo un pezzo del libro di Kuki Gallmann “Sognavo l’Africa”. La storia di questa donna Italiana traferitasi in Kenia e innamorata della natura africana, prima di compiere 40 anni perde il marito che amava moltissimo in un incidente vicino a Nairobi. Dopo 3 anni da questa perdita, nel tentativo di ricostruirsi una vita equilibrata, perde il figlio diciassettenne, per un  morso di una vipera dal corno e nel dolore di questa ultima perdita scrive:

Nel profondo della mia sofferenza ebbi il buon senso di riconoscere il potere risanatore degli spazi imperturbati che mi circondavano.

Se prima del serpente avevo amato camminare nelle boscaglie e sentirmene parte, scoprire gradualmente il suo linguaggio segreto e antico come la stessa Terra, dopo il serpente presi l’abitudine di camminare in Laikipia giorno dopo giorno, percorrendo tutti i sentieri che riuscivo a trovare, come una forma di terapia, come se stancando il mio corpo potessi guarire la mia anima.

All’inizio, con i seni offuscati dal dolore, mi muovevo come in un vuoto. Non parlavo mai; la mia mente era piena di ricordi, di voci e di grida, e procedevo brancolando nel labirinto tortuoso dei miei interrogativi irrisolti. Poi, a poco a poco, un silenzio discese, e la mia mente divenne quieta e rilassata; i suoni esterni e l’essenza della natura la raggiunsero di nuovo e io diventai più vigile e percettiva di quanto non fossi mai stata.”.

 Per concludere un testo che mi piace molto di Erri del Luca su quella parte del corpo che ci permette di camminare e che poggia sulla nostra terra. “Elogio dei piedi”.

Camminare con i bastoncini

imm089Camminare è forse il movimento che pratichiamo maggiormente nei nostri incontri di ginnastica naturale, è la base sulla quale inseriamo la maggior parte del lavoro, e oggi pensavo di scrivere qualcosa sul camminare con i bastoncini.

Il bastone è sempre stato un compagno per l’uomo che cammina, un amico quasi. Io ricordo quando andavo a funghi con mio papà, da piccolo, ognuno di noi doveva avere un bastone per aiutarsi nel cammino, appoggiarsi nei punti più ripidi da salire e per sostenersi in quelli più scoscesi, inoltre serviva a spostare le foglie e trovare i finferli e nel caso trovassi una vipera serviva a difenderti. Mi piaceva scegliere il mio bastone e intagliarlo, toglievo la corteccia in modo preciso, cercando di dare delle forme e lo stesso facevo con gli intagli nel legno, era un modo per legarsi al bastone, per lasciare una storia e quando lo perdevo, o si rompeva, era sempre un dispiacere.

I camminatori con il tempo si sono resi conto che il bastone aiuta a scaricare il peso e facilita il cammino e questo ha portato all’adozione dei bastoncini come aiuto nei trekking. Inizialmente quelli da sci poi, con il tempo, sono nati quelli telescopici nello sci alpinismo e subito adottati anche dai camminatori. Oggi, anche in questo campo, la tecnologia fa sfoggio di meraviglia e quindi i bastoncini sono telescopici e modernissimi, con impugnature ergonomiche, puntali e rondelle intercambiabili, alcuni sono ammortizzati e altri hanno una piccola piccozza incorporata…veramente sono diventati uno strumento molto tecnico.

 Sono stati fatti diversi studi sull’uso dei bastoncini nei trekking e si è scoperto che contribuiscono notevolmente ad alleggerire il carico alle ginocchia, fino al 25%, quindi sicuramente sono un ottimo aiuto per chi cammina, in modo particolare dovendo affrontare ripide salite e discese. Questo aspetto è veramente importante nel caso in cui si affrontino trekking con zaini importanti, inoltre i bastoncini diventano importanti, per mantenere e migliorare l’equilibrio, in discesa e in salita e in terreni molto sconnessi.

Credo che tutti quelli che abbiano provato a camminare con i bastoncini ne abbiano trovato un beneficio.

Come vanno usati i bastoncini? Cominciamo dalle regolazioni, l’altezza è variabile in funzione del terreno, però la regola generale è la seguente: tenendo il bastoncino perpendicolare al terreno, l’impugnatura deve essere ad un’altezza tale da permettere  al gomito di avere un angolo di 90°. Però a questa regola vanno apportate varianti in funzione appunto del terreno: se siamo in salita vanno più corti, mentre invece in discesa li possiamo allungare, con le ciaspole sulla neve in genere li teniamo più lunghi.

I bastoncini hanno il lacciolo, che è fondamentale per l’utilizzo del bastoncino stesso in modo efficace. S’infila il lacciolo con la mano da sotto e poi s’impugna lo stesso lacciolo nell’impugnatura che solitamente è sagomata.  In questo modo, se la lunghezza del lacciolo è giusta,  potremmo sentire come il peso e la forza di spinta si scarichi sul lacciolo stesso.

Camminando il bastoncino non viene mai generalmente portato davanti al piede, ed avanza quello opposto al piede: quindi piede destro avanti bastoncino sinistro avanti. L’aiuto dato dai bastoncini deriva soprattutto dal movimento di spinta che riusciamo ad effettuare con gli arti superiori, per intenderci i bastoncini non servono per appoggiare le braccia, ma per spingere con le braccia stesse.

 In questi ultimi anni è nata una nuova moda sportiva il Nordik Walking che consiste appunto nel camminare con i bastoncini. Questa attività è nata per svolgere dell’attività fisica finalizzata al miglioramento dello stato di salute delle persone.

Fare del trekking e fare nordic walking sono due cose diverse e potremmo dire che anche l’utilizzo del bastoncino è diverso, infatti nel trekking è un aiuto nel cammino, un supporto per alleggerire le ginocchia, sopportare il peso dello zaino e mantenere l’equilibrio. Nel nordic walking invece viene l’obiettivo è quello di aumentare lo sforzo fisico, il consumo di calorie e mettere in moto più gruppi muscolari. E’ un’ottima attività da fare per tenersi in forma, per mantenere un buon livello di fitness ed essendo molto semplice, non richiede particolari abilità e quindi è una proposta adatta a tutti.

Nell’esecuzione della tecnica del N.W. alcuni studi riportano un aumento del consumo calorico, rispetto al normale camminare, del 45% e un coinvolgimento del 90% della muscolatura del nostro corpo.

Una cosa che mi sembra importante sottolineare è che a volte alcune persone, che sperimentano per la prima volta l’uso dei bastoncini, si trovano un po’ impacciati e quindi preferiscono non utilizzarli. In realtà è solamente una questione di abitudine, di allenamento e di uso corretto del bastoncino. Dico questo perché consiglio vivamente l’uso dei bastoncini nelle escursioni, per le motivazioni che ho riportato sopra.

Invece chi intende utilizzare la camminata come un esercizio fisico per migliorare la propria forma fisica, prenda in considerazione l’uso del bastoncino poiché questo permette sicuramente di raggiungere dei risultati migliori.

 A me piace molto il bastone trovato nel bosco con una sua forma unica diversa da tutte le altre che accompagna il camminatore nelle sue escursioni, per questo vi allego il filmato di questo artista

Buone camminate.

Essere in equilibrio

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Ultimamente negli incontri abbiamo trattato un po’ l’equilibrio e quindi ho pensato di parlarne.

Equilibrio è una parola e un concetto trasversale a diversi saperi, dalla fisica, alla meccanica, alle scienze del movimento, alla psicologia, alla filosofia e altro. E’ un concetto forse semplice da intuire, ma poi se viene approfondito in ogni ambito si aprono mondi complessi ma interessanti.

Ho guardato un po’ il vocabolario per alcune definizioni e, prendendo in considerazione il mio ambito quello del movimento, ho trovato che “l’equilibrio è la capacità di un corpo, di rimanere stabile sia da fermo che in moto”…non mi ha molto soddisfatto questa definizione.

Quando penso alla parola equilibrio mi vengono subito alla mente immagini di immobilità, di qualcosa di fermo, di silenzioso, di qualcosa che anche mi meraviglia. Avete presente quelle libellule fatte di bambù? Fatte in modo tale che rimangono in equilibrio solamente appoggiando l’inizio della testa e tutto il resto è fuori? Ecco, più o meno l’immagine iniziale che ho è quella, e la sensazione è di stupore, per questo gioco che apparente sconvolge le regole della fisica.

Mi ci vuole sempre qualche secondo, per concepire anche immagini che riguardano situazioni dinamiche, e in quel caso provo sempre meraviglia in quanto le immagini sono spesso relative ai giochi di equilibrismo che si vedono al circo. I miei pensieri sull’equilibrio quindi sono sempre accompagnati da un sentimento di meraviglia e sorpresa, quasi fosse una capacità “speciale” quella dell’equilibrio.

L’equilibrio è una cosa ci accompagna sempre, perché noi siamo costantemente in una situazione di equilibrio con il nostro corpo, meglio siamo costantemente alla ricerca di situazioni di equilibrio passando da situazioni di dis-equilibrio. I nostri centri nervosi sensoriali sono sempre al  lavoro per assicurare l’equilibrio del corpo. Questo continuo gioco di ricerca dell’equilibrio è fatto esclusivamente per resistere alla forza di gravità. L’unico momento in cui non dobbiamo resistere alla forza di gravità è quando siamo distesi a terra…ed è l’unico momento in cui non possiamo neanche perdere l’equilibrio.

Il cammino stesso è un continuo passare da situazioni di dis-equilibrio a situazioni di equilibrio riconquistato. Per camminare e procedere avanti, abbiamo la necessità di perdere l’equilibrio, di porre il nostro corpo in situazione di dis-equilibrio.

A me piace molto questo, pensare che per procedere avanti dobbiamo necessariamente perdere l’equilibrio e poi riconquistarlo. Simbolicamente mi pare che abbia molto da dire questa dinamica. Non solo, mi piace anche perché il dis-equilibrio necessità solitamente di risposte spesso immediate, e nonostante noi siamo fatti di circuiti automatici che mirano a preservarci, in questo breve tempo a volte c’è spazio anche per la creatività. Quindi spesso, quando si gioca con l’equilibrio, mettendolo alla prova, si trovano soluzioni motorie creative, risposte nuove, inoltre in questi giochi dobbiamo necessariamente fare i conti con il rischio, perché potremmo riuscire o non riuscire. Anche questo mi piace, il rapporto che esiste tra il nuovo, quindi la creatività, il rischio e gli orizzonti sconosciuti che si scoprono.

L’altra cosa che mi piace, di questa questione dell’equilibrio è il baricentro. Il baricentro è un punto del nostro corpo, definito come la risultante delle forze di gravità che agiscono nei diversi punti del corpo. Etimologicamente significa “centro del peso” ed è identificato come il centro di massa di un corpo. È bello sapere che abbiamo un “centro”, che si trova un po’ sotto l’ombelico, 4 dita sotto.

Per le arti marziali e quindi per il mondo orientale, questo punto del corpo è un punto speciale non è considerato solamente “la risultante delle forze ecc…” ma bensì il centro psico-fisico e spirituale dell’uomo, il centro dell’energia del corpo, l’energia vitale universale, chiamato anche Ki e Hara, e forse in altri modi ancora che non conosco. Un punto dal quale scaturisce la nostra energia vitale e che, se controllata a dovere, permette di esprimere al massimo la potenza delle capacità di chi pratica arti marziali.

Quindi per concludere questo, spero non troppo confuso, post sull’equilibrio, per la ginnastica naturale è importante lavorare sull’equilibrio con la consapevolezza del nostro centro corporeo, cercando di spostare gli occhi della mente nel nostro ventre, dove si trova il centro energetico, il Ki. Allora molto probabilmente il lavoro sull’equilibrio non avrà solo una corrispondenza nel corpo, ma anche nella mente, nello spirito e nella nostra energia vitale.

Ritmi e stagioni

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È un po’ che non scrivo, ma la primavera, e gli impegni mi portano a fare altro. Scrivere, devo dire mi pare che sia un’attività che forse viene meglio in inverno, sarà che io scrivo in taverna, quindi devo accendere la luce, mettermi un maglione in più, mi piace, però adesso ho anche voglia di primavera, ho voglia di sole, di luce e di un po’ di caldo.

La primavera è una stagione impegnativa per la natura, tutto accade in tempi stretti, regolato da forze profonde della terra, dalla luce, dalla temperatura, dall’umidità. Gli animali e le piante riprendono vita dopo il letargo invernale, con un frenetico lavorio.

L’equinozio è il momento che segna l’inizio della primavera, nelle cultura umana è un momento dove ancora la scienza e la magia si intrecciano. Durante l’equinozio, il giorno è lungo quanto la notte, così accade anche nell’equinozio di settembre che segna l’inizio dell’autunno e i raggi del sole sono perpendicolari all’asse di rotazione terrestre e all’equatore.

Gli equinozi sono ritenuti momenti simbolo di equilibrio per eccellenza, dove le forze antagoniste si equilibrano, sono il momento che intercorre tra l’inspirazione e l’espirazione, tra la veglia e il sonno, tra il buio e la luce, tra il freddo e il caldo. Ed è proprio la primavera la stagione del risveglio, della rinascita, della riproduzione, la stagione che riattiva tutte le energie.

Mi piace la primavera, perché è potente, si fa sentire.

Io sono una di quelle persone che, credo, soffre della “sindrome della primavera”. Non è un bel dire “sindrome di primavera”, sembra una malattia, un problema, in realtà è la risposta del mio corpo, del mio organismo a questo nuovo momento.

La primavera richiede energia, è un momento delicato che ha bisogno di misura, di attenzione. Anche la nostra mente e il nostro cuore sono in cambiamento, aumenta il desiderio di uscire, di muoversi, di aprirsi all’esterno, di incontrare persone, di viaggiare e tutto questo richiede molta energia.

Molti dicono che il nostro corpo è carico di tossine dall’inverno e che abbiamo bisogno di disintossicarsi, anche questo non mi piace molto, pensare che l’inverno è tossico. Non credo che “l’inverno ci intossichi”, però forse siamo meno attenti all’alimentazione, le nostre abitudini probabilmente non corrispondono con i ritmi che dovrebbero essere invernali e quindi accumuliamo qualche tossina.

Mi viene in mente una poesia, dei nativi americani che sento in sintonia con quanto voglio dire:

Accanto alle montagne,

spianato

dai nostri passi, il terreno del campo risuona.

Ti dice: la terra è un tamburo,

pensaci.

Noi, per seguirne il ritmo,

dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.

Mi piace molto questa poesia. Descrive un gioco tra l’uomo e la terra, fatto di ritmo, di sensazioni, di passi e di attenzione. Dobbiamo essere capaci di giocare in primavera, giocare ad ascoltare le sensazioni del nostro corpo, giocare ad ascoltare le sensazioni che ci arrivano dalla terra senza giudicarle, proprio come un gioco e poi giocare a mettere insieme le cose.

In questo periodo in natura tutti i ritmi e le abitudini dell’inverno vengono sconvolti, cambiati, rovesciati e noi dobbiamo giocare a capire cosa dobbiamo fare per seguirne il ritmo.

Io ad esempio sento che ho un bisogno maggiore di riposare durante l’arco della giornata e allora se posso, anche nei luoghi più impensati e nelle posizioni più strane, provo a dormire un pochino, anche qualche minuto e mi diverto a fare questa cosa. Sto individuando quali sono i momenti critici della mia giornata e cerco allora di trovare delle soluzioni bevo dell’acqua, un te oppure un caffè al momento giusto. Ho scoperto l’effetto benefico della doccia calda e poi di colpo fredda nel pomeriggio. Poi naturalmente la cosa che faccio più frequentemente è quella di respirare, quando esco, ogni giorno a camminare un po’, respiro cercando di trovare il ritmo giusto, cercando di trovare la sintonia, con le cose e la natura che sono intorno a me. Adesso, voglio trovare qualche integratore naturale, (ginseng o altro) che mi possa fare bene e voglio anche raccogliere le cime delle ortiche per una tisana depurativa, anche se ho già cominciato a raccogliere le “sparasine” che anche quelle sono depurative, quello che nasce ora e che viene raccolto e preparato è depurativo.

Riassumendo credo che ognuno di noi deve cercare e sperimentare situazioni, attività, con l’intento di capire qual è il proprio ritmo, deve essere attento ed ascoltare il ritmo della terra e poi cercare una sintonia con la natura che possiamo trovare solamente uscendo di casa.

Il consiglio che vi voglio dare è quindi quello di uscire di casa almeno 30 minuti ogni giorno e camminare nei campi, in collina, osservatevi finché camminate, ascoltatevi, ascoltate il respiro, ascoltate il vostro cuore, aprite le orecchie e ascoltate i rumori della natura, aprite bene gli occhi. Provate a camminare veloci, provate a rallentare e notate cosa cambia, muovete le braccia prima veloce e poi piano e osservate ancora, provate a correre improvvisamente e vedere l’effetto che fa. In questi 30 minuti cercate di guardare la natura attorno a voi, cercate di scoprire cosa vedete di nuovo, che il giorno prima non c’era e giocate con voi.

Concludo inserendo un’altra citazione che ho trovato e che mi piace di Bernardo da Chiaravalle:

“Ci sono più insegnamenti nei boschi di quanti mai potrai trovarne nei libri”.

Andar per neve

P1030523Nella mia testa, ci sono due cose da scrivere la prima è sul tatto e la seconda è sul camminare con le ciaspole. Due argomenti molto diversi tra loro e che non possono stare insieme, però siamo in inverno, la neve è caduta da poco, domenica abbiamo fatto un’uscita con i gruppi di ginnastica e quindi…

Le ciaspole, o racchette da neve, sono nate per camminare sulla neve fresca, senza sprofondare. Il principio è molto semplice, aumentano la superficie calpestata e quindi il “galleggiamento”, un po’ come le rondelle sui bastoncini per camminare, più la superficie è ampia e meno sprofondiamo.

ciaspe canadesi

Le ciaspole, come gli sci, hanno origini molto lontane e i modelli e i modi di costruzione sono veramente tanti, un tempo si utilizzava legno e corda o budello oggi invece va per la maggiore la plastica, l’alluminio e tutti materiali leggeri. Anche le forme sono molto varie, soprattutto nelle ciaspole moderne, quando non erano una moda,prima di questo ultimo decennio, la forma era a “fagiolo” fatte di corda e legno, oppure si trovavano qualche paio di racchette da neve canadesi…come quelle dell’immagine a fianco.

Oggi questa moda ha favorito l’avvicinamento alla montagna di molte persone, basta un po’ di neve e la gente parte subito a camminare, a volte anche solo per infilarle ai piedi, ma senza una reale necessità di indossarle.

Quando la neve cade in montagna copre tutto e nasconde i sentieri, i muretti, le strade bianche, nasconde le tracce dell’uomo e la montagna sembra nuova. Le ciaspole permettono di avventurarsi facilmente in questa “nuova montagna” ed andare in posti dove altrimenti non si andrebbe. Con la neve tutto è più morbido e le asperità diventano più gentili, così le piccole valli, inaccessibili senza neve, diventano possibili, e discese, cambi di pendenza, sono occasioni di divertimento motorio. Si scelgono direzioni e traiettorie che in condizioni di assenza di neve non si farebbero, questo a me piace molto, in qualche modo è come esplorare un territorio nuovo, così anche una semplice escursione con le ciaspole ai piedi si trasforma in una piccola avventura.

Per camminare con le racchette ci vuole solamente un po’ di pratica, l’andatura è a piedi un po’ allargati, proprio perché altrimenti le racchette si sormontano tra loro. E’ bene utilizzare i bastoncini, tenuti con le braccia leggermente aperte, così si ha un maggior equilibrio e nello stesso tempo ci permettono di avere maggior spinta e distribuire l’impegno fisico.

In genere quando si mettono le ciaspole per la prima volta, la tendenza è quella di partire veloci, assumendo posture sbagliate e quindi ritrovandoci poi con il mal di schiena. Un buon modo è quello di partire con calma e, dopo 10/15 minuti che camminiamo, prendere consapevolezza della nostra postura e correggerla cercando di allineare bene tutto il corpo.

In genere, con le ciaspole, le salite e le discese non sono un problema se la neve è soffice, presentano delle difficoltà e richiedono attenzione se la neve è ghiacciata. In questo caso la salita è bene affrontarla sulla linea di massima pendenza, in quanto così possiamo far lavorare bene il rampone sul puntale utilizzando anche gli alzatacchi.  Se invece siamo costretti ad affrontarla in diagonale è necessario lavorare in modo coordinato con bastoncini e racchette per evitare di scivolare a valle; su pendii ripidi e ghiacciati, ad ogni passo è bene fare delle torsioni con i piedi, per rivolgere così il puntale con il rampone verso monte, aumentando così la presa. Per la discesa, anche questa va fatta sulla linea di massima pendenza, con passi piccoli e, se necessario, baricentro abbassato piegando le gambe.

Un’attenzione particolare deve essere dedicata all’abbigliamento, che deve, necessariamente, essere adeguato, sia nella calzatura, sia negli abiti. Dobbiamo essere protetti dal vento, dal freddo e dall’acqua.

Mi sento di dare alcuni semplici consigli perché è importante che un’escursione con le ciaspole fatta per divertirsi non diventi una giornata pesante e piena di tensione.

  • Le ciaspole, nonostante agevolino la camminata sulla neve, non sono proprio adatte per affrontare pendii molto ripidi e nevi ghiacciate, in questi casi sarebbe bene essere muniti di ramponi, e quindi corda, imbrago, ARVA, pala ecc. ma allora è altra cosa.
  • Non sottovalutate mai le condizioni atmosferiche e l’orientamento, anche nelle semplici escursioni. Se si alza la nebbia all’improvviso, è facile perdere la nostra posizione, perché la nebbia sulla neve richiede veramente molta attenzione. Cercate quindi di essere sempre a conoscenza della vostra posizione e della direzione verso la quale dovete andare.
  • In ultima credo che quando andiamo in montagna una delle cose che dobbiamo imparare è “saper rinunciare”. Quando capiamo che le condizioni atmosferiche non sono proprio adeguate, quando il percorso che ci troviamo a fare richiede prestazioni limite alle nostre e noi non siamo proprio in forma, quando emergono imprevisti di qualsiasi tipo dobbiamo fermarci e chiederci quello che stiamo facendo, calcolare il rischio e capire se ne vale la pena. In merito a questo punto, io mi fido molto anche del mio “sentire” e cioè se al mattino quando arrivo sul posto, ho mi trovo di fronte ad un punto difficile, sento dentro di me, nel profondo se ci sono sensazioni di dubbio, e se le trovo resto all’erta o valuto alternative oppure rinuncio.

Walter Bonatti, alpinista ed esploratore, nei suoi racconti parla abbondantemente di queste capacità di fidarsi del proprio “sentire”. Capacità che è nascosta nel profondo del nostro essere e che in alcuni casi ritorna viva. Quando andiamo in natura, quando viviamo alcune esperienze che ci permettono un contatto profondo con noi stessi, dentro di noi si aprono delle percezioni nuove, che ampliano il nostro sapere e che ci possono essere d’aiuto.

Le ciaspole sono anche questo, vivere delle avventure dentro di noi, di scoperta e conoscenza e questo è lo spirito della ginnastica naturale, quello di fare delle esperienze con il corpo e con la natura.

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P.S. da piccolo leggevo il “Manuale del Trapper”, spiegava come farsi delle racchette da neve canadesi, disegnate sulla copertina. Questa cosa mi piaceva e mi piace ancora molto, e la “sento” molto ginnastica naturale…non so, magari un giorno ci incontreremo per costruirci ognuno le nostre ciaspole.

racchette da neve canadesi

Il respiro

 

laghetto modificato

Il respiro è uno degli argomenti che mi propongo di trattare dall’inizio del blog. E’ un aspetto molto importante e ampio da trattare e non so bene da dove cominciare. Molte sono le cose che si possono dire e quindi credo che questo sarà solamente un post introduttivo, al quale ne seguiranno altri, come altri ne seguiranno, per la forza e per la postura.

Nelle tradizioni antiche il respiro è chiamato “il grande integratore” per la sua trasversalità e funzione di connessione dei diversi livelli costitutivi dell’essere umano.

La respirazione è strettamente legata ai processi vegetativi del nostro corpo e alla vita di relazione. Il nostro organismo è in grado di rimanere poco tempo senza respirare, quindi potremmo dire che è il nostro principale nutrimento, il respiro sostiene la vita. Nello stesso tempo, il tipo di respirazione che abbiamo nei diversi momenti della giornata, esprime lo stato emotivo di quel momento, una persona rilassata avrà un respiro tranquillo, mentre se siamo agitati o ancor di più ci spaventiamo, il respiro sarà breve e frequente.

 Spesso respiriamo senza pensare, e quindi, siamo poco consapevoli di quanto cambia la nostra respirazione, in funzione di come ci sentiamo o di come stiamo. La consapevolezza del respiro è un aspetto importante, perché, come lo stato emotivo influenza il ritmo e la qualità respiratoria, così succede anche il contrario, cioè, cambiare il ritmo e qualità del respiro, può cambiare il nostro stato d’animo. Tantissime pratiche meditative sono fondate sul focalizzare l’attenzione sul respiro, come via attraverso la quale entrare in uno stato di meditazione profonda.

Nella ginnastica naturale il respiro ci interessa per molti aspetti. Spesso negli incontri vi chiedo di coordinare la respirazione con il movimento, cercando di sentire che vi sia un tutt’uno armonico che unisce movimento e respirazione, trovando il giusto momento in cui è bene inspirare ed espirare. L’effetto di tutto questo è l’attenzione, che a quel punto, la nostra mente pone sul corpo, il respiro diventa così la via per muoversi con attenzione, più siamo attenti al respiro e più siamo in grado di percepire le minime variazioni, che avvengono nel nostro corpo.

Nello stesso tempo, il ritmo respiratorio diventa una guida nell’esecuzione dei diversi movimenti e pian piano nella nostra mente, questo ritmo assume una dimensione circolare. E così abbiamo un tempo di carica, di inspirazione, di contrazione, di riempimento, seguito da un tempo di scarica, di rilassamento, di svuotamento. Questa circolarità entra dentro di noi come un ritmo quasi automatico, che ci aiuta e ci sostiene, riducendo la fatica e migliorando la performance. In questa situazione, guidati dal respiro, aumenta la consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre possibilità di movimento, in termini di intensità, di frequenza e di qualità, troviamo così la giusta misura per noi e percepiamo più chiaramente quando andiamo oltre. Se avete fatto dei trekking in gruppo, spesso si sente dire che ognuno deve seguire il suo ritmo perché fa meno fatica, ecco la stessa cosa.

Vi propongo un esercizio, un giochetto, per esercitare l’attenzione sulla respirazione, quindi, per un respiro più consapevole.

Quando avete occasione di andare nei boschi, fuori dai sentieri e quindi costretti a camminare con passo non regolare, alternando passi, a salti e ad allunghi, un po’ in salita e un po’ in discesa, ecco, in queste occasioni osservate il vostro respiro. Noterete come influisce sull’espressione del vostro movimento, prima di fare un salto, quando “caricate” i muscoli, vedrete che sarà automatico “caricare” anche il respiro, inspirare, e poi ci saranno attimi di apnea e momenti di scarica e noterete quanto varia la respirazione. Imparate a osservare dove respirate, in quale parte del corpo respirate, nella pancia o nel torace o in gola, con il tempo e con l’esercizio vedrete che diventerà naturale, nel vostro muovervi, essere attenti al respiro e diventerete più padroni del vostro corpo.

Vi allego anche una meditazione sulla respirazione che ho tratto da un libro.

Meditazione della respirazione

Cammino (terza parte)

Pensavo di chiudere per il momento il capitolo “camminata”, non perché non vi siano altre cose da dire, anzi, ma perché per il momento ho voglia anche di affrontare altri temi, che durante gli incontri sono emersi o abbiamo trattato.

Intendo, a conclusione, darvi alcune indicazioni che credo vadano a completare quanto detto fino ad ora.

La camminata è un modo di fare attività fisica molto semplice ed efficace.

Camminare aumenta la produzione di endorfine abbassando del nostro livello di stress, riducendo ansia e depressione, quindi, quando siete un po’ giù, concedetevi una mezz’ora di camminata. Come abbiamo visto nel precedente post, camminare ferma il dialogo interno, quel continuo “chiacchierio” dentro di noi, in questo modo i nostri pensieri si rischiarano e sentiamo immediatamente il beneficio.Tutto il nostro corpo trae benefico da questo movimento, l’apparato cardiocircolatorio si attiva in modo positivo, i muscoli si tonificano e consumiamo calorie.

Alcune indicazioni pratiche per affrontare una camminata in modo corretto in autonomia:

  • La prima cosa da fare è quella di preparasi psicologicamente ad affrontare la camminata. Camminare richiede una certa attenzione al movimento, in questo modo possiamo trarne il massimo del beneficio.
  • Dopo l’allineamento mentale c’è quello corporeo, quindi trovate un assetto posturale corretto, prendete consapevolezza del vostro corpo, della posizione delle braccia della testa e del loro movimento nello spazio; sentite se trovate tensioni nel vostro corpo e in tal caso prendetene coscienza.
  • Ascoltate la respirazione e notate se è toracica o diaframmatica, se camminando vi accorgete che il respiro è troppo “in alto”, per tre volte soffiate fuori molto lentamente tutta l’aria che avete nei polmoni e lasciate poi che sia il vostro corpo a riprendere spontaneamente aria. La respirazione in questo modo migliorerà.
  • Durante i primi minuti di cammino fate degli esercizi di riscaldamento, sollevatevi sulle punte camminando, fate dei piccoli saltelli, muovete gli arti superiori in modo tale da attivare la muscolatura e rendere più morbide le articolazioni.
  • Quando camminate cercate di utilizzare le braccia in modo corretto, gomiti piegati a 90° e fate un buon contro-movimento, in questo modo aumenta il consumo di calorie del 5 – 10 per cento.
  • La velocità della camminata è soggettiva, possiamo darci comunque la regola di tenere un ritmo tale che ci permetta di parlare, altrimenti è meglio rallentare.
  • Sempre, in ogni momento tenete sotto controllo la postura e la respirazione.
  • Tre o più volte alla settimana per 30 minuti, per chi vuole mantenere un buon livello di efficienza fisica.

Camminate ogni volta che potete, anche per dieci minuti, quando ne sentite il bisogno, a volte basta poco, basta prendere coscienza del proprio corpo e ritrovare se stessi nel cammino, per sentirsi meglio…naturalmente se avete la possibilità di farlo in natura,gli effetti della camminata vengono potenziati.