Osservando il calicanto

IMG_20131213_184601Subito dopo Natale la pianta di calicanto del vicino è fiorita e mi sono chiesto se questo evento, coraggioso e pioniere di questa pianta, coincidesse con il passaggio del solstizio d’inverno, quindi, con l’aumentare delle ore di luce. Credo proprio di sì, anche se in realtà il 21 di dicembre comincia l’inverno e quindi il riposo vegetativo, il letargo…ma forse il calicanto non lo sa!

Nell’emisfero boreale, nel tropico del Cancro, dove siamo noi, durante l’inverno il sole è “spostato” dalla parte opposta, verso il polo sud e nel giorno del solstizio d’inverno, è esattamente allo zenit sulla linea del tropico del Capricorno (dove è estate).Nel nostro emisfero quindi i raggi del sole colpiscono la terra in modo obliquo, perciò il terreno accumula poco calore e questo determina la stagione fredda. Dopo il solstizio d’inverno, il sole comincia a ritornare verso di noi, verso il Polo Nord nell’emisfero Boreale e così le ore di luce aumentano, fino al solstizio d’estate quando sole è allo zenit del tropico del Cancro.stagioni

Forse il calicanto questo sa! Che dal solstizio d’inverno le ore di luce aumentano, è il momento del ritorno della luce, avviene il passaggio da yin a yangcomincia un lento ma continuo e inesorabile risveglio, dal quel giorno in avanti verso la primavera. Quindi forse sono io che solstiziomi meraviglio del calicanto, che vivo le stagioni come un’informazione, una nozione e non come non un’esperienza. Ci sono poche volte che mi soffermo a pensare e a prendere coscienza di questo e di quanto il rapporto tra il sole e la terra determini la vita. E’ straordinaria questa relazione, una fitta rete di cambiamenti dipende da questo, una rete che lega tutta la vita sulla terra, dal più piccolo al più grande essere vivente.

Le stagioni sono state uno dei principi ispiratori della ginnastica naturale. L’idea è fare delle proposte di attività fisica, in sintonia con il carattere delle stagioni, nella convinzione che anche il nostro organismo, essendo vivo, è inserito in questa rete di cambiamenti continui in funzione delle stagioni. Spesso mi domando quale sarebbe la nostra naturale predisposizione, quali sarebbero i nostri ritmi, se potessimo ascoltarli, cosa verrebbe istintivo fare nelle diverse stagioni. Credo che la ricerca del nostro benessere non possa prescindere da questo, sarebbe superficiale non considerare la natura che ci circonda con i suoi cambiamenti.

Quando cambia stagione, noi modifichiamo il modo di alimentarci, il tipo di alimenti il nostro modo di bere, di vestirci, di passare le ore del nostro tempo libero, abbiamo percezioni e sensazioni completamente diverse da una stagione all’altra. Però oggi, l’idea che abbiamo di corpo e di movimento, non è esattamente costruita in relazione a questi concetti, abbiamo perso questo sapere, considerandolo superato, troppo semplice, vago, magico, non scientifico. Nella nostra società corpo e movimento sono spesso dominio della scienza e non dell’esperienza, nonostante il corpo sia il mezzo attraverso il quale tutti noi, facciamo tutte le esperienze della nostra vita.

Le antiche medicine, nate qualche millennio prima di cristo, (la medicina dell’antica Grecia, quella Ayurvedica e quella dell’antica Cina), considerano la malattia come una mancanza di armonia, un disequilibrio. L’armonia che ci deve essere tra il microcosmo del nostro organismo e il macrocosmo. Il nostro benessere, è la ricerca di quest’armonia che è in continua evoluzione, che ha un ritmo, che ha dei cicli, delle stagioni.

L’idea della ginnastica naturale è quella di ricercare il benessere nel modo più sintonico possibile con la natura, che è dominata da stagioni, da ritmi, in modo da risvegliare la nostra capacità interiore, di fare esperienza del corpo e della natura, per riappropriarci di un sapere che abbiamo perso.