Cos’è la Ginnastica Naturale

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Già proprio così, dopo un po’ di anni che è iniziata questa esperienza di Ginnastica Naturale sono pronto a riscrivere cos’è. Sì, credo sia giusto perché in questi anni ho sperimentato diverse modalità di lavoro, incuriosito e stimolato sia dalle persone che partecipavano che dal contesto che si creava. Inoltre, in questo lasso di tempo, ho continuato ad apprendere, ho approfondito con testi e nel confronto con altri professionisti, mi sono formato e continuo a farlo, avendo così l’opportunità di conoscere nuove persone che mi aprono a vedute nuove sulle pratiche corporee e mi offrono nuovi strumenti di lavoro.

Quindi ritornando alla domanda iniziale: cos’è la Ginnastica Naturale?

Pensavo di rispondere a questa domanda facendomi un’altra domanda: a chi si rivolge la ginnastica naturale? A chi può interessare?

Proverò a rispondere.

☐    Interessa e si rivolge a tutte quelle persone che si rendono conto di avere la necessità di “riprendere in mano il proprio corpo”. Forse qualcuno potrebbe criticare l’espressione che uso, ma rende l’idea in quanto molte persone si trascurano e trascurano il proprio corpo facendo poco o niente movimento, mangiando male e sostenendo ritmi impossibili. Ecco se sei arrivato a questa consapevolezza, significa che è arrivato il momento di prenderti in mano sul serio e puoi mettere una crocetta su Ginnastica Naturale.

 

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☐    Interessa e si rivolge inoltre a quelle persone che tengono alla propria forma fisica e praticano movimento in modo costante perché lo ritengono un aspetto importante per il proprio benessere e per la propria vita. Però sono stanche delle solite attività che si svolgono in palestra e soprattutto di quelle attività di fitness che tanto vanno di moda e che sono impersonali. Sono stanchi di quei contesti dove non si può parlare con nessuno o perché c’è la musica a tutto volume o perché regna un silenzio assoluto. Quindi se sei stanco delle palestre e credi che la relazione con chi propone l’attività, la conoscenza e il confronto con gli altri partecipanti del gruppo siano importanti, puoi mettere un’altra crocetta alla Ginnastica Naturale.

 

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    Interessa e si rivolge a quelle persone che hanno capito che la natura è uno dei beni più preziosi che abbiamo. Perché lo spazio naturale è il nostro ambiente di vita, siamo strutturati per stare in natura, in natura abbiamo la possibilità di crescere come uomini e donne e di elevare la nostra vita e migliorarla. Non solamente questo, ma aggiungo anche che vivere in natura contribuisce al nostro benessere (naturalmente questo vale per la proposta di ginnastica naturale, se vi proponessi di fare speleo-sub forse questo contribuirebbe ad aumentare il rischio di farvi del male).Quindi se hai il desiderio di riprendere contatto con l’ambiente naturale anche con un atteggiamento di scoperta e novità, metti un’altra crocetta a Ginnastica Naturale.

 

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Ecco direi che per il momento ti ho detto alcune cose e cioè che la ginnastica naturale è una pratica di movimento finalizzata al benessere psico-fisico, che si svolge all’aria aperta con l’obiettivo di risintonizzarsi con il nostro vero mondo di sempre e fatta in gruppo per crescere e divertirsi anche nel confronto e nella relazione con gli altri.

Se hai messo 3 crocette: Ginnastica Naturale fa per te! Nei prossimi post ti dirò cosa si fa e chi la fa…e se hai bisogno di altre informazioni scrivimi pure che ti risponderò.

Mangiare, nutrirsi, cibarsi, alimentarsi, sfamarsi, rifocillarsi…

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Capo Corso

…sono tutti sinonimi e ce ne sono molti altri a riguardo, ma non potevo fare un titolo lunghissimo. Però nonostante questi parole sinonimi intendo riferirsi ad una stessa cosa, ognuno di loro contiene una sfumature diversa, amplifica un aspetto particolare oppure si addice ad una situazione particolare. Allora adesso vi propongo un giochetto, quello di prendere consapevolezza del vostro sinonimo. Semplicemente basta dare una letta a tutte queste parole e trovare la particolare sfumatura che intendono amplificare e poi chiedervi quale di queste parole vi appartiene? Quale di queste parole rappresenta voi stessi? Quale delle situazioni rappresentate vi appartiene maggiormente.

Moltissimo tempo fa l’uomo doveva procurarsi il cibo in natura e a seconda che vivesse in montagna, piuttosto che sulla costa marina, ai tropici oppure nelle regioni antartiche, trovava cibo molto diverso, quindi la dieta variava moltissimo in funzione della posizione geografica e della conformazione fisica del territorio.

Oggi invece si va a fare la spesa e si può scegliere ciò che si vuole, si può far finta di abitare sulla costa adriatica a Chioggia piuttosto che sentirsi pescatori di mare aperto dei Mari del Nord, oppure abitanti limitrofi alla foresta tropicale con ogni sorta di frutta, o cacciatori delle foreste boreali. Diciamo che oggi più o meno si riesce a procurarsi qualsiasi tipo di alimento, quindi il detto “sei quello che mangi” non è più molto vero, ma oggi sarebbe meglio dire “sei quello che scegli di mangiare”.

Questo verbo “scegli” fa la differenza e trasforma (almeno per noi occidentali) la questione cibo in una questione estremamente complessa.

Qualche mese fa è stato pubblicato uno studio della IARC, un’agenzia dell’Organismo Mondiale della Sanità che ha classificato la potenzialità cancerogena della carne rossa. Da questo studio emerge una classificazione che vede appartenere al gruppo 1 (cancerogeni certi) le carni rosse processate (lavorate e insaccate) mentre nel gruppo 2 (probabilmente cancerogene) le carni rosse. Le carni processate sono carni che hanno subito un processo di lavorazione che ne prolunga la conservazione o ne altera il gusto, come affumicatura, salatura, stagionatura, aggiunta di conservanti. Sono questi procedimenti, così come alcuni tipi di cottura, come quella alla brace, ad aumentarne il rischio cancerogeno.

Ho sentito giornalisti di telegiornali televisivi e persone banalizzare questa studio giocando con frasi del tipo: “mio nonno mangiava salame ogni giorno ed è scampato 90 anni”. Il consumo di carne è aumentato rispetto all’epoca dei nostri nonni, in Francia si è triplicato rispetto a quello dei bisnonni e quindi forse il nonno che mangiava il salame ogni giorno poi non mangiava altra carne e magari non aveva a disposizione tutti le proteine che abbiamo a disposizione noi e forse faceva 12 ore di lavoro fisico nei campi quindi uno stile di vita completamente diverso dal nostro.

Però sul cibo si è studiato e scritto tanto ma la verità non c’è. o quantomeno non ce ne una sola. Sulla salute e l’alimentazione le indicazioni di tipo generale sono molte, i pro e i contro un determinato tipo di alimentazione sono tante, i modelli alimentari sono molti e quindi è difficile capire la giusta via.

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R.D. Congo si prepara da mangiare all’aperto

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata alla salute .

La nostra salute è in stretta relazione con il cibo che assumiamo. L’Italia è la patria della ”dieta mediterranea” noi (ma anche i giapponesi) abbiamo inventato l’alimentazione sana! Però bisogna che fare un po’ di attenzione perché dieta mediterranea non è sinonimo di cucina italiana. Il dott. Ancel Keys, negli anni 60, coniò questo termine “dieta mediterranea” riferendosi ad una serie di principi e regole alimentari condivise da popolazioni ed etnie diverse che si affacciavano sul Mar Mediterraneo: abbondanti prodotti di origine vegetale, frutta, pane, pasta, pesce e poca carne, alimenti consumati freschi, al naturale, di stagione, di produzione locale. In quegli anni i popoli che si alimentavano in questo modo avevano un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo.

La cosa che mi colpisce in questo, è la sottolineatura di prodotti freschi, di stagione, di produzione locale. Oggi con le pratiche di coltivazione forzata, di conservazione e l’esportazione, possiamo trovare qualsiasi ortaggio o frutto in qualsiasi momento.

Credo che oggi dovremmo, ogni volta che scegliamo un alimento, farci delle domande su come e dove è stato prodotto, su come è stato conservato e quali tecniche di coltivazione o allevamento sono state utilizzate. Ed ecco quindi che emergono altri aspetti legati al cibo, oltre alla salute.

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Ecuador, Foresta Amazzonica, Fausto mi offre dei semi di cacao da succhiare.

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata anche all’etica.

Oggi l’accordo commerciale che l’UE sta negoziando con gli Stati Uniti, il Ttip, riguarda anche il cibo. In questo accordo vengono definite le norme per rendere più agevole esportare ed importare prodotti, con la conseguente riduzione degli oneri amministrativi. Però i consumatori sono preoccupati e anche alcuni commercianti, perché gli standard di qualità utilizzati in Unione Europea sono molto diversi da quelli utilizzati negli USA. Questa cosa riguarda in modo particolare la produzione e la conservazione degli alimenti.

Dall’etica con cui si produce e si conserva un cibo, ne deriva anche la qualità del cibo stesso.

Nel 2012 una direttiva Europea abolisce gli allevamenti delle galline ovaiole in batteria, che significa che hanno a disposizione (per tutta la loro vita) una gabbia grande all’incirca quanto un foglio A4. Non credo che le uova di quelle galline siano paragonabili a quelle dei nostri nonni, inoltre mi fa molta pena pensare alla vita di quelle galline costrette in gabbia. stavano meglio le galline ai tempi dei nostri nonni.

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata alla salute, è legata all’etica di come viene prodotto il cibo ed è legata alla considerazione della vita sulla terra.

Ci sono altre cose che vorrei dire ma per il momento mi fermo qua, perché devo fare uno spot pubblicitario :).

Ginnastica Naturale ha avviato una collaborazione con Naturalmente Cuoca e propone un percorso di 5 incontri sull’alimentazione e l’attività fisica. Questi 5 incontri hanno l’obiettivo di promuovere un equilibrio consapevole che aiuti a migliorare le abitudini di vita, dall’alimentazione al movimento, in sintonia con i ritmi delle stagioni. Per avere informazioni su questa serie di incontri cliccate qui: In Armonia con la Natura …e siete interessati fatevi avanti e scrivetemi.

In Armonia con la Natura

Prima di concludere vorrei aggiungere un altro pensiero, oggi vanno di moda modelli alimentari diversi e si creano lotte tra chi vuole abolire un determinato alimento e chi invece ne porta alta la bandiera. Io non sono molto per le bandiere, preferisco la consapevolezza e l’equilibrio, entrambe queste parole partono da una prospettiva individuale e così è il cibo deve partire da ognuno di noi, da quello che sentiamo, dalle domande e dalle risposte che ci diamo.

Quindi rifate il giochetto dell’inizio e poi provate a pensare al cibo che mettete sulla vostra tavola e vedete se è proprio quello che volete e se è quello che il vostro equilibrio e la vostra consapevolezza vi suggerisce.

Vi lascio con queste parole del professor Franco Berrino, oncologo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano per 25 anni.

Quando andate al supermercato andateci sempre accompagnati dalla vostra bisnonna (se non l’avete più immaginatela) e tutto quello che la vostra bisnonna non riconosce come cibo… non compratelo.

Leggendo l’etichetta se ci sono sostanze che lei non capisce cosa sono… non compratelo.

Se ci sono più di 5 ingredienti… non compratelo.

Se c’è scritto che fa bene alla salute… non compratelo!!!

Sulla Lentezza

imm034Circa una decina d’anni fa sono stato in Ecuador per una spedizione naturalistica, ero il fotografo di questa spedizione. Siamo stati ospiti per circa una decina di giorni di una famiglia di indigeni nella foresta amazzonica, ai margini della foresta primaria. Questa famiglia apparteneva al gruppo indigeno che parla il Kichwa, che è una delle lingua appartenenti alle lingue Quechua, lingue dei Nativi Americani. Abbiamo vissuto nella loro casa, una palafitta, seguendo un po’ i loro ritmi.

La cosa che mi è rimasta impressa di quell’esperienza, era che facevamo solamente una cosa al giorno. Un giorno si andava a fare la spesa, oppure si andava a procurare del cibo al fiume, piuttosto che all’interno della foresta. A quelle latitudini quando si fa qualcosa ciò che è bene evitare è la fretta, la fretta e la velocità sono pericolose e quindi chi vi abita ha imparato a limitare le cose da fare ad una al giorno o poco più, proprio per non incorrere nel pericolo di avere fretta.

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Questo aveva il grande vantaggio di poter disporre di molto tempo con la possibilità quindi di lasciarsi “distrarre” da qualsiasi cosa appariva o si infrapponeva con quello che stavi facendo. Per andare a fare la spesa dovevamo percorrere circa 30 km e l’unico modo per andare era raggiungere a piedi una sterrata e poi aspettare che passasse un carro alla quale chiedere un passaggio. C’era la possibilità di impiegare la mattinata e buona parte del pomeriggio perché il carro doveva passare a casa di qualcuno, oppure trovava qualcuno da portare prima in altri posti e così ti ritrovavi a mangiare o bere qualcosa a casa di sconosciuti per poi riprendere il cammino magari anche avendo comperato da loro un pollo o delle uova.

sez viaggi e culture

Ho un ricordo molto bello di quel tempo passato. Un tempo leggero, un tempo di risate da far male le guance, ma soprattutto un tempo lungo, enormemente lungo. Anni più tardi la stessa sensazione l’ho vissuta in Africa, le volte che ci sono stato, poche cose da fare durante la giornata, una o due, che occupavano realmente una piccola parte del tempo, ma poi il resto era un tempo da vivere, fatto di incontri, distrazioni e meraviglie, ed era un tempo lungo, molto lungo.

Mi ritrovo più volte nelle mie giornate, a pianificare il mio tempo, cercando di definire tutto in modo tale da essere molto efficace e riuscire così, a fare molte cose nella minor quantità di tempo. Il tutto finalizzato ad un’illusione, quella di avere più tempo libero. Questa efficacia, questa abilità di incastrare le cose da fare e sbrigare gli impegni è dominata spesso dalla velocità, la quale però non lascia spazio alla distrazione, non lascia spazio per osservare i particolari o le piccole variazioni che sfuggono ad uno sguardo veloce. Non solo, ma poi, la sensazione ultima, a fine giornata, quando mi guardo indietro e faccio il resoconto vedo che ho fatto molte cose però la giornata è passata in un lampo, velocissima, senza quasi che me ne renda conto. Mi rimane un punta di amarezza e un dubbio. L’amarezza è data questa sensazione di velocità, dell’idea del tempo che passa senza rendermene conto e quindi mi sfugga quasi e il dubbio è quello di essermi perso delle cose, di non aver vissuto pienamente.

Credo che vi sia qualcosa di magico nella lentezza. Associo la lentezza alla pace, al silenzio, alla quiete, all’ascolto, al respiro, al rilassamento, alla contemplazione, alla meditazione. Mentre invece associo la velocità alla frenesia, al rumore, alla confusione, al frastuono, all’ansia, alla tensione. Su un libro di Qi Gong, leggevo che un maestro, 1000 anni prima Cristo, sosteneva che le situazioni simili tendono ad influenzarsi a vicenda, una sorta di simpatia. Se andiamo lenti quindi di conseguenza avremo rilassamento quiete, pace, e così via, mentre se la nostra vita è solamente veloce avremo tensione, frenesia, frastuono, agitazione.

Sono molte le culture nelle quali possiamo trovare traccia della lentezza, di movimento lento sempre associato ad una ricerca di ricerca di pace, di quiete, di meditazione e non ultimo di spiritualità. Oggi anche nella cultura occidentale, la scienza comincia a dar credito a quelle pratiche di quiete e di meditazione che influiscono sulla qualità di vita di ognuno di noi. Pratiche che possono aiutarci a preservare la nostra salute o addirittura a controllare fenomeni di aggravamento e peggioramento della malattia.

Credo che sia bene una buona abitudine dedicare del tempo della nostra giornata alla lentezza e così, ti suggerisco una semplice tecnica di camminata lenta che si può definire anche meditazione camminata o meditazione in cammino. La puoi praticare all’aperto in mezzo alla natura, le prime volte meglio se lungo un percorso pianeggiante, questa tecnica attinge e la puoi trovare nelle conoscenze degli indiani Toltechi, ma anche dei monaci zen, delle tecniche di yoga, del qi gong.

Se vuoi praticare la meditazione camminata non devi avere l’obiettivo di raggiungere un luogo, ma semplicemente di camminare, lo scopo è quello di radicarti nel presente e gustare ogni passo, consapevole di respirare. Prima di cominciare abbandona le ansie e le preoccupazioni della giornata, non pensare al futuro, a quello che ti aspetta, non pensare al passato, a quello che è stato, ma gustati l’attimo presente.

Inizia a camminare e cerca di coordinare la respirazione con i passi, (puoi riprendere anche la tecnica del Brethwalking nel post relativo) e quindi comincia a contare tre passi in inspirazione e tre passi in espirazione (la durata dell’inspirazione non deve necessariamente essere identica alla durata dell’espirazione) regola il numero dei passi a piacere, finché non trovi il tuo ritmo. Mentre cammini cerca di essere consapevole del contatto tra i piedi e la terra, fai questo con cura e attenzione, continua a seguire il tuo respiro però concediti anche di guardarti attorno e gustare la natura che vedi, senza farti risucchiare dai tuoi pensieri.

Sperimenta così la lentezza e tutto ciò che per simpatia l’accompagna, come il silenzio, la pace, il rilassamento. Pratica questo semplice esercizio per 10 minuti ogni giorno e noterai dei cambiamenti nella qualità della tua vita…e quei 10 minuti diventeranno i più importanti della tua giornata.

Buon Cammino

sez natura