Di sopra e di sotto

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Foto di A. Ongaro 

Immagina…

….sei su una parete rocciosa, stai arrampicando e ti trovi in un passaggio impegnativo, ti blocchi, non sai bene come fare per proseguire, decidi di provare a cambiare appoggio con il piede, ma niente da fare. Ritorni nella posizione di prima e cerchi un appiglio con la mano, vai in alto cominci a cercare, non vedi niente, vorresti che i tuoi occhi fossero là, al posto delle dita a vedere cosa c’è sopra…ma ancora niente non trovi l’appiglio che ti faccia convinto che ti puoi fidare. Ritorni ancora in posizione, ti prendi un attimo e ascolti il tuo respiro, però passa qualche secondo e così appeso alla parete con mani e piedi, la fatica comincia a farsi sentire. Da sotto il tuo compagno prova a darti qualche indicazione ma tu hai le idee un po’ confuse, provi a ragionare, capisci che non puoi permetterti di restare molto lì a pensare, allora cerchi di prendere un po’ forza, qualche parola dentro di te di incoraggiamento, provi a riprendere la calma e il controllo e ci ritenti. Ripeti i gesti di prima, perché ti sembravano giusti, ma c’è qualcosa che non va, ti sembra di non avere la forza sufficiente, ma ti pare impossibile, niente, non riesci a salire! Nella tua testa cominci a sentire una voce che ti dice “Dai su forza! Prova ancora!”, ma un altra invece “No. Non ce la fai scendi!” e continuano queste voci, ti sbattono in testa di qua e di là, fino a che….prendi una decisione.

Ti è mai capitato? Sei mai arrivato al limite?

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Il limite è quella linea un po’ sfumata che separa uno spazio: sopra e sotto. Sotto ci sono le cose note, che conosci e sopra quelle che non conosci, il mistero. Arrivare al limite vuol dire arrivare a questa linea e permettersi di guardare sopra per vedere cosa c’è di sconosciuto, di misterioso, ma non solo, significa anche scoprire le tue reazioni a questa novità, quali emozioni nasceranno che potrebbero prendere il sopravvento e farti fare delle cose inaspettate, comportamenti assolutamente irriconoscibili per te…un mistero quello che c’è oltre la linea, che nessuno solamente te puoi scoprire.

Mi piace questo aspetto del limite, questa possibilità che offre, perché lascia spazio alla “sorpresa”. Un amico e maestro dice: “Coltiva la sorpresa, coltiva l’inaspettato, perché porta con se una grande energia”.

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E’ su questo che abbiamo lavorato con i ragazzi di “Itinerari di Crescita” nelle uscite centrali del progetto. Siamo andati ad arrampicare, abbiamo fatto dei percorsi di avventura nei vaj, superando gli ostacoli incontrati arrampicando o calandoci con la corda, abbiamo camminato tra le guglie delle Odle con lo zaino a spalle, salito una cima con fatica, pernottato in rifugio guardando il cielo stellato della notte. Abbiamo fatto questo con l’idea di conoscere se stessi un po’ di più, confrontandoci ognuno con i nostri limiti, per capire quali meccanismi adottiamo per compiere delle scelte, come prendiamo le nostre decisioni, per scoprire se di fronte alle difficoltà ci chiudiamo in noi stessi oppure chiediamo aiuto, per capire quanto forza può darci un gruppo, quanto sollievo possiamo avere dal condividere una paura, quanta sorpresa si trova nelle meraviglie della natura e molto altro ancora. Questo abbiamo fatto, nella convinzione che vivere attimi e momenti positivi fa bene a tutti e se questi durano ore o giorni lasciano il segno nella vita delle persone. Quando scopri con gioia che hai superato la noia, il disinteresse, la fatica, la non volontà, la non perseveranza, oppure diventi consapevole che non sei riuscito a superare il tuo limite ma hai la possibilità di condividere con qualcuno lo stesso sentimento e magari progettare insieme un percorso che ti porti piano piano ad andare oltre, questo è positivo e aggiunge dentro di te un altro mattone al tuo divenire.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALe parole dei ragazzi sulle giornate trascorse diventano via via più profonde e il tempo passato a rovistare nella mente alla ricerca della parola, diventa sempre più lungo e intenso. I minuti scorrono nel silenzio e lo spazio attorno si carica d’attesa. Poi prende posto il tono della voce, l’espressione del viso, lo sguardo rivolto ai compagni, la postura e i movimenti, quasi a voler andare oltre la parola per comunicare profondamente il senso…sfumature, gradazioni, dettagli, piccole cose che a volte passano inosservate, ma che sono diventate un arricchimento nei nostri momenti di condivisione.

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Sulla Lentezza

imm034Circa una decina d’anni fa sono stato in Ecuador per una spedizione naturalistica, ero il fotografo di questa spedizione. Siamo stati ospiti per circa una decina di giorni di una famiglia di indigeni nella foresta amazzonica, ai margini della foresta primaria. Questa famiglia apparteneva al gruppo indigeno che parla il Kichwa, che è una delle lingua appartenenti alle lingue Quechua, lingue dei Nativi Americani. Abbiamo vissuto nella loro casa, una palafitta, seguendo un po’ i loro ritmi.

La cosa che mi è rimasta impressa di quell’esperienza, era che facevamo solamente una cosa al giorno. Un giorno si andava a fare la spesa, oppure si andava a procurare del cibo al fiume, piuttosto che all’interno della foresta. A quelle latitudini quando si fa qualcosa ciò che è bene evitare è la fretta, la fretta e la velocità sono pericolose e quindi chi vi abita ha imparato a limitare le cose da fare ad una al giorno o poco più, proprio per non incorrere nel pericolo di avere fretta.

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Questo aveva il grande vantaggio di poter disporre di molto tempo con la possibilità quindi di lasciarsi “distrarre” da qualsiasi cosa appariva o si infrapponeva con quello che stavi facendo. Per andare a fare la spesa dovevamo percorrere circa 30 km e l’unico modo per andare era raggiungere a piedi una sterrata e poi aspettare che passasse un carro alla quale chiedere un passaggio. C’era la possibilità di impiegare la mattinata e buona parte del pomeriggio perché il carro doveva passare a casa di qualcuno, oppure trovava qualcuno da portare prima in altri posti e così ti ritrovavi a mangiare o bere qualcosa a casa di sconosciuti per poi riprendere il cammino magari anche avendo comperato da loro un pollo o delle uova.

sez viaggi e culture

Ho un ricordo molto bello di quel tempo passato. Un tempo leggero, un tempo di risate da far male le guance, ma soprattutto un tempo lungo, enormemente lungo. Anni più tardi la stessa sensazione l’ho vissuta in Africa, le volte che ci sono stato, poche cose da fare durante la giornata, una o due, che occupavano realmente una piccola parte del tempo, ma poi il resto era un tempo da vivere, fatto di incontri, distrazioni e meraviglie, ed era un tempo lungo, molto lungo.

Mi ritrovo più volte nelle mie giornate, a pianificare il mio tempo, cercando di definire tutto in modo tale da essere molto efficace e riuscire così, a fare molte cose nella minor quantità di tempo. Il tutto finalizzato ad un’illusione, quella di avere più tempo libero. Questa efficacia, questa abilità di incastrare le cose da fare e sbrigare gli impegni è dominata spesso dalla velocità, la quale però non lascia spazio alla distrazione, non lascia spazio per osservare i particolari o le piccole variazioni che sfuggono ad uno sguardo veloce. Non solo, ma poi, la sensazione ultima, a fine giornata, quando mi guardo indietro e faccio il resoconto vedo che ho fatto molte cose però la giornata è passata in un lampo, velocissima, senza quasi che me ne renda conto. Mi rimane un punta di amarezza e un dubbio. L’amarezza è data questa sensazione di velocità, dell’idea del tempo che passa senza rendermene conto e quindi mi sfugga quasi e il dubbio è quello di essermi perso delle cose, di non aver vissuto pienamente.

Credo che vi sia qualcosa di magico nella lentezza. Associo la lentezza alla pace, al silenzio, alla quiete, all’ascolto, al respiro, al rilassamento, alla contemplazione, alla meditazione. Mentre invece associo la velocità alla frenesia, al rumore, alla confusione, al frastuono, all’ansia, alla tensione. Su un libro di Qi Gong, leggevo che un maestro, 1000 anni prima Cristo, sosteneva che le situazioni simili tendono ad influenzarsi a vicenda, una sorta di simpatia. Se andiamo lenti quindi di conseguenza avremo rilassamento quiete, pace, e così via, mentre se la nostra vita è solamente veloce avremo tensione, frenesia, frastuono, agitazione.

Sono molte le culture nelle quali possiamo trovare traccia della lentezza, di movimento lento sempre associato ad una ricerca di ricerca di pace, di quiete, di meditazione e non ultimo di spiritualità. Oggi anche nella cultura occidentale, la scienza comincia a dar credito a quelle pratiche di quiete e di meditazione che influiscono sulla qualità di vita di ognuno di noi. Pratiche che possono aiutarci a preservare la nostra salute o addirittura a controllare fenomeni di aggravamento e peggioramento della malattia.

Credo che sia bene una buona abitudine dedicare del tempo della nostra giornata alla lentezza e così, ti suggerisco una semplice tecnica di camminata lenta che si può definire anche meditazione camminata o meditazione in cammino. La puoi praticare all’aperto in mezzo alla natura, le prime volte meglio se lungo un percorso pianeggiante, questa tecnica attinge e la puoi trovare nelle conoscenze degli indiani Toltechi, ma anche dei monaci zen, delle tecniche di yoga, del qi gong.

Se vuoi praticare la meditazione camminata non devi avere l’obiettivo di raggiungere un luogo, ma semplicemente di camminare, lo scopo è quello di radicarti nel presente e gustare ogni passo, consapevole di respirare. Prima di cominciare abbandona le ansie e le preoccupazioni della giornata, non pensare al futuro, a quello che ti aspetta, non pensare al passato, a quello che è stato, ma gustati l’attimo presente.

Inizia a camminare e cerca di coordinare la respirazione con i passi, (puoi riprendere anche la tecnica del Brethwalking nel post relativo) e quindi comincia a contare tre passi in inspirazione e tre passi in espirazione (la durata dell’inspirazione non deve necessariamente essere identica alla durata dell’espirazione) regola il numero dei passi a piacere, finché non trovi il tuo ritmo. Mentre cammini cerca di essere consapevole del contatto tra i piedi e la terra, fai questo con cura e attenzione, continua a seguire il tuo respiro però concediti anche di guardarti attorno e gustare la natura che vedi, senza farti risucchiare dai tuoi pensieri.

Sperimenta così la lentezza e tutto ciò che per simpatia l’accompagna, come il silenzio, la pace, il rilassamento. Pratica questo semplice esercizio per 10 minuti ogni giorno e noterai dei cambiamenti nella qualità della tua vita…e quei 10 minuti diventeranno i più importanti della tua giornata.

Buon Cammino

sez natura

L’autunno e l’inverno

malga belfioreEro un po’ indeciso se inserire anche le altre due stagioni di seguito, perché era meglio farlo ad agosto, alle porte dell’autunno, però poi mi sembrava di lasciare la cosa a metà (che, vedi “Luna e Corpo”, non sarebbe la prima volta) e quindi proseguo con le altre due stagioni: Autunno e Inverno.

Come per le precedenti, cercherò di descrivere un po’ quello che è il movimento energetico globale di queste due stagioni, nel tentativo di darvi uno strumento di interpretazione, per poter così operare delle scelte consapevoli che riguardano il vostro benessere.

 

L’autunno rappresenta il raccoglimento, la sera, l’età adulta avanzata. In questa stagione l’energia Yang, la luce, va a scomparire e comincia a rendersi evidente l’energia Yin, che avrà il suo massimo nella stagione successiva. Nel nostro corpo se in primavera la direzione dell’energia era verso l’esterno, in apertura, ora la direzione sarà appunto verso l’interno, comincerà a ripiegarsi verso il centro del nostro corpo.

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Piano piano, dalle pratiche di movimento, andremo a  preferire le pratiche che portano alla quiete e quindi il tempo dedicato del tempo alla meditazione, via via aumenterà. Anche in questa stagione, come nella primavera sono indicati esercizi e attività che portano alla purificazione, per abbandonare ciò che non serve

più, l’autunno è il momento in cui si effettuano i tagli sui rami delle piante, si fa la potatura e gli alberi perdono le foglie, quindi anche nel nostro corpo alcune cose vanno eliminate.  Questa necessità di pulizia serve per preparasi alla stagione invernale, all’arrivo del freddo.

Un aspetto importante su cui lavorare in questa stagione, è il respiro. In autunno abbiamo bisogno di ossigenarci proprio per purificarci, ma anche perché il respiro ci porta piano piano dentro di noi, in profondità. Quindi esercizi di respirazione vanno benissimo, così come l’esecuzione di movimenti seguendo il nostro ritmo respiratorio. Può essere indicato fare esercizi di Qi Gong, praticare tai chi, possiamo dire che in genere vanno bene tutti i movimenti, ma però questi non hanno più il dinamismo dell’estate, sono più moderati, più attenti, più precisi nel gesto, più puri. Un’ottima pulizia all’interno del nostro corpo può essere fatto con delle tecniche di automassaggio con delle palline da tennis sotto i piedi, sotto la schiena, sotto il sedere, ecc.

invernoLinverno invece rappresenta la vecchiaia, il termine della giornata e la notte.  In questa stagione l’energia Yin è al massimo e nasce l’energia Yang, con il solstizio d’inverno, la luce infatti riprende ad aumentare. In inverno l’energia va protetta e custodita in profondità.

Gli esercizi di rilassamento, di meditazione e gli stiramenti sono buoni da fare in questa stagione.

Diminuiscono quindi le attività dinamiche, in continuazione con quello che abbiamo iniziato in autunno, e tutto ciò che facciamo deve essere finalizzato a mantenere flessibile e mobile il nostro corpo, per tenere calde, umide e sciolte le articolazioni. L’attività deve essere svolta senza sforzi eccessivi e in questa stagione è bene praticare spesso ma senza forzare.

L’attività quindi deve diventar un rito, un momento dove ritroviamo noi stessi, cercando in questo modo di conservare l’energia, di non sprecarla, con l’obiettivo di trovare la quiete e mantenere elasticità in modo tale da conservare l’energia. La respirazione, già ampiamente iniziata nell’autunno, ancora di più in inverno sarà centrale nel nostro lavoro, il respiro sarà il nostro ritmo e dovrà essere lungo, profondo e sottile. Le attività da svolgere sono sicuramente lo yoga, il Qi Gong, il tai chi, perché comunque alla base di queste vi è una filosofia di lavoro che contempla gli aspetti energetici. La natura poi ci suggerisce altro, le ciaspole, le camminate con gli sci, attività dove la concentrazione e il portare l’attenzione sul proprio respiro, dove il movimento è misurato, non è sprecato. In questo periodo poi trova spazio la meditazione e le pratiche di Zan Zhuan di posture meditative sono molto indicate.

Ecco quindi descritte un po’ il carattere delle stagioni, nella speranza che possa esservi utile a dirigere le vostre intenzioni, la natura, le piante e gli animali sono continuamente da osservare perché saranno i vostri maestri.

La filosofia della ginnastica naturale è tornare a riprendersi quel sapere, fatto anche di istinto ed intuizione perché questi sono qualità e capacità che abbiamo e che poco sappiamo utilizzare, spesso le releghiamo solo agli aspetti creativi, o comunque vengono accolte e valorizzate, solamente se alla base vi sono solide formazioni specifiche. La natura è istinto e intuizione e sintonizzarsi con essa significa riscoprire queste qualità, per imparare così a regolare le nostre abitudini, in sintonia con i ritmi del cosmo.

Attenzioni Quotidiane

IMG_20131023_125702In questo ultimo periodo una delle cose che sto facendo, è quella di fermarmi quando posso. Fermare dentro di me quel continuo lavorio della mente, quella lunga lista di propositi di cose da fare, di doveri che mi addosso ogni giorno, per fermare in ultima quella mia necessità di identificarmi con le cose che faccio e tornare un po’ all’origine di me.

Quando questo succede mi rendo conto che non sono solo le cose che faccio, le preoccupazioni che vivo, i doveri a quali devo rispondere, ma anche (e forse soprattutto) un corpo che vive il presente e che si muove e che respira.

Quando mi fermo, cerco di portare l’attenzione dentro di me, di ristabilire una connessione con il mio corpo, di stare attento a come respiro e a come mi muovo. Cerco, nell’inventario delle mie parti del corpo, le zone di tensione, le zone di dolore e vado li con il pensiero, con il respiro e…rilasso e questo mi fa molto bene.

È diventato un gioco, che faccio con me stesso, con le mie percezioni, con il mio corpo, un gioco che alla fine mi dona attimi di pace, che mi aiutano a sostenere il giorno.

 In questo post (e forse anche in quello dopo) volevo proprio trattare e sviluppare questa cosa, consigli e/o strategie per concederci, in qualsiasi situazione, 2, 3 o 5 minuti di benessere, senza dover rimandare ad un momento specifico, dedicato, che a volte non riusciamo a concederci.

La cosa più difficile è fermarsi, perché richiede una grossa forza di volontà e spesso non ci concediamo questo lusso. Ci sono sempre molte valide giustificazioni a non farlo, la deontologia professionale, i colleghi che ci guardano, la mancanza di tempo per farlo e una cosa da fare che viene sempre prima di questa. Su questo aspetto non posso dire molto, perché ognuno deve trovare dentro di sé la motivazione e una strategia da mettere in atto. Io alcune volte decido prima che inizi la frenesia del giorno alcuni momenti che mi posso concedere, altre volte mi sono messo dei promemoria sul cellulare…adesso, come scrivevo prima, è un giochetto che faccio con me stesso.

A volte durante il giorno mi ritrovo a camminare, per andare alla macchina nel parcheggio o per fare della strada e allora passo in rassegna la mia postura, vedo dove cade lo sguardo, sento come è messa la testa, sento se le spalle sono tese e se così è vado li con il pensiero e cerco di rilassare e inizio a giocare dicendo “spalla destra rilassati, te lo ordino!”. Portare il pensiero in una zona del corpo è di per sé benefico, se a questo aggiungiamo un’intenzione (rilassarsi) espressa in modo assertivo lo è ancora di più. Ma a volte faccio altro, porto anche una mano alla spalla dolente o tesa e questo aumenta ancora di più il beneficio.

Poi scendo ancora e ascolto il mio respiro, ne ascolto la qualità, registro il ritmo, vedo quanto scende nella pancia o quanto è bloccato in alto. Allora cerco di approfondire un po’ l’inspirazione, ma soprattutto mi concentro sull’espirazione, cerco di sgonfiare il ventre di vedere che rientra per poi vedere che ritorna a gonfiarsi, allora il respiro si allunga, diventa più profondo e aumenta ancora il mio benessere. A volte, aggiungo le mani sul ventre, in basso e il respiro diventa più profondo.

Poi scendo ancora e presto attenzione alle mie gambe, ascolto il ritmo dei passi, sento se ho tensione da qualche parte, sento i piedi e il loro appoggio. Mi ritrovo quindi a rallentare, ad accorciare il passo, ad appoggiare bene entrambi i piedi distribuendo il peso, ad andare con il pensiero nell’articolazione dell’anca, piuttosto che del ginocchio, per rendere il movimento fluido, sciolto. Il mio benessere continua ad aumentare.

E così quando sono seduto, allineo la mia postura, abbasso il respiro, lo porto nel ventre. Quando sono fermo da tempo mi “stiro”, braccia e gambe nelle diverse direzioni, apro la bocca il più possibile, mi strofino le orecchie, mi massaggio attorno gli occhi.

Se sono fermo in piedi, metto le mani in tasca e rilasso le spalle, piego un po’ le gambe, abbasso il respiro, passo il peso da un piede all’altro, dalle punte dei piedi al tallone, gioco un po’.

Se devo portare dei pesi cerco di distribuirli a destra e a sinistra oppure, porto il peso un po’ da una parte e poi un po’ dall’altra, magari con l’idea di fare un po’ di allenamento e quindi imposto la mia postura in modo attento e efficace.

Se ho tempo, più di cinque minuti e posso andare in uno spazio naturale allora tutto questo viene aumentato dai colori della natura dalle forme e dagli odori. Tutto questo modifica il nostro stato d’animo, i ricordi che emergono, le emozioni che salgono amplificano il valore di trascorrere del tempo in natura.

La luna e il corpo (Toro e Gemelli)

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Nello scorso post abbiamo visto l’influenza della luna quando transita nella costellazione dell’ariete. La luna rimane all’interno di una determinata costellazione solamente per 2 o 3 giorni per poi passare al segno successivo. A volte potremmo trovare delle differenze tra diversi calendari lunari, potrebbe non esservi corrispondenza sui giorni, questo dipende da chi pubblica il calendario, in questa caso potete sperimentare per conto vostro e verificare se effettivamente sentite o meno un maggior effetto su quella determinata parte del corpo.

toroDopo l’ariete viene il toro, e quando la luna si trova a transitare per questa costellazione, le parti del corpo interessate sono: la parte inferiore del capo, quindi la mandibola e il collo. Questa è una zona del corpo che spesso interessata da tensioni muscolari, quando siamo preoccupati serriamo la mandibola e se siamo tesi spesso il nostro collo è doloranti insieme alle spalle. Prendersi cura di questa parte del corpo, quando la luna transita in toro, significa rendersi consapevoli di questa zona importante, in particolar modo del nostro collo, parte tanto delicata che spesso crea problemi con i dolori cervicali molto comuni tra le persone. Il collo è una zona delicata da muovere con attenzione, è il collegamento tra la mente e il corpo per la medicina cinese nel collo passano tutti i meridiani e si trova il quinto chakra quello relativo alla comunicazione, al suono, all’espressione di sé.

Il primo esercizio che potete fare consiste nell’appoggiare le mani sulla nucca in modo che le dita delle mani si tocchino, a quel punto, facendo pressione con le dita, fate scivolare avanti le mani. Ripetete per sette volte questo movimento

Nel secondo dovete appoggiare la mano destra sul lato destro del capo (nella zona della tempia e della mandibola) e cercate di spingere con la mano, con il capo invece opponete resistenza. Non ci deve essere movimento ma solamente contrazione. Contate 3 secondi e poi cambiate mano e lato. Lo ripetete per 3 volte

Nel terzo esercizio abbandonate il capo verso dietro e con le mani bene aperte fate scorrere sulla parte anteriore del collo, facendo un movimento dall’alto verso il basso. Finche fate questo esercizio potete anche emettere dei suoni.

Come ultimo vi riporto l’esercizio già descritto nella newsletter N°0 per il tratto cervicale:

es cervicale

Le altre cose che potete fare è aprire la bocca e fare delle smorfie, spingendo avanti il mento oppure a destra e a sinistra, allargando le guance, ridendo in modo esagerato e poi tirare fuori la lingua portarla in alto, in basso a destra a sinistra. Un esercizio per rilassare le corde vocali se a volte arrivate a sera che sentite la gola stanca, è quello di fare un “U” prolungata con la voce da cantante lirico, quindi il suono molto in gola, per la lunghezza di un respiro, quasi simile ad uno sbadiglio.

gemelliDopo il toro troviamo i gemelli e tutto ciò che faremo per le nostre spalle, per le braccia e per le mani avrà un effetto potenziato dalla presenza della luna in questa costellazione. Durante questi giorni anche i polmoni rientrano nell’influenza della luna.

Anche questa parte del corpo è importante, le nostre spalle rappresentano la nostra capacità di portare e sostenere i carichi, le responsabilità, i pesi della nostra vita. Spesso il dolore alle spalle rappresenta situazioni di carico di responsabilità eccessivo. Le braccia invece sono la parte del nostro corpo, che agisce, che ci permette di prendere, di eseguire delle attività, spesso il nostro fare, le nostre azioni sono svolte da braccia e mani. Un’altra cosa che facciamo con le braccia è abbracciare, con questo gesto accogliamo le persone e quindi sono anche un’espressione della nostra capacità di amare.

Ciò che possiamo fare con le braccia in questi giorni sono alcuni semplici esercizi.

Il primo è un esercizio che a me piace molto, e consiste nel ruotare abbastanza velocemente prima un braccio e poi l’altro. Dobbiamo ruotarli come fossero le pale di un mulino a vento, quindi con una certa velocità, non ci deve essere un intenso lavoro muscolare. Fate sette rotazioni verso dietro e sette verso avanti, primo il braccio destro e poi il sinistro. Potete ripeterlo ancora, fino a quando sentite le mani un po’ tese, allora potete fermarmi e sollevare le braccia tese in alto per un po’.

Successivamente potete aprire le braccia orizzontali, cercate di essere precisi in questo, poi aprite le mani con le dita tese espirando per sette secondi, poi chiudete la mani forte a pugno inspirando per altri sette secondi e continuate fino a  che sentite un flusso di energia che vi attraversa le braccia. A quel punto smette e rilassatevi un po’.

Questo è un esercizio che potete fare anche quando vi sentite un po’ troppo carichi, un po’ tesi, e si tratta semplicemente di sbattere verso il basso le braccia con dei movimenti di “frustata”, prima partite con movimenti solamente delle mani, poi aggiungete anche avambracci e infine tutto l’arto superiore partendo dall’alto. Potete anche aggiungere un po’ di movimento coordinato degli arti inferiori, dei saltelli e anche può essere utile accompagnare il movimento di frustata con un suono della voce. È un movimento che rilassa.

Potete poi fare delle rotazioni della spalle, piegate l’avambraccio sul braccio, gomito ad angolo retto, il pugno chiuso ma morbido, ed eseguite delle circonduzioni delle spalle…sette volte avanti e sette volte indietro.

Un ultimo esercizio che mi piace, è il seguente. Questo esercizio richiede un po’ di tempo, circa 15 minuti, quindi se avete tempo lo fate all’inizio, altrimenti tenetelo come unico esercizio da fare. Distendetevi sul fianco con le gambe leggermente flesse, il braccio a contato con il pavimento è disteso e rilassato oppure può sostenere la testa. Portate l’altro braccio verso l’alto, in direzione del soffitto, perpendicolarmente al corpo, cercate il punto di minor fatica, di equilibrio, chiudete gli occhi e sentite come l’allineamento dei segmenti ossei sia piacevole. Poi cominciate a descrivere dei piccoli cerchi sul soffitto con le dita e lasciate che i cerchi si allarghino progressivamente. Muovetevi lentamente e immaginate di non usare muscoli o comunque usarli il meno possibile. Quando vi pare che le circonduzioni siano sufficientemente ampie, invertite il senso di rotazione fino a disegnare progressivamente cerchi sempre più piccoli. Ritrovata la verticale del braccio passate all’altro.

Altre cose che possiamo fare per questa parte del corpo sono dei massaggi che ci possiamo fare per andare a stimolare tutto gli arti superiori. Poi visto che anche i nostri polmoni sono interessati dalla luna in questi giorni, possiamo fare delle passeggiate in natura e respirare aria pura, ponendo attenzione alla nostra inspirazione ed espirazione, magari facendo la “meditazione della respirazione” che trovate nel post sul “respiro”.

Il respiro

 

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Il respiro è uno degli argomenti che mi propongo di trattare dall’inizio del blog. E’ un aspetto molto importante e ampio da trattare e non so bene da dove cominciare. Molte sono le cose che si possono dire e quindi credo che questo sarà solamente un post introduttivo, al quale ne seguiranno altri, come altri ne seguiranno, per la forza e per la postura.

Nelle tradizioni antiche il respiro è chiamato “il grande integratore” per la sua trasversalità e funzione di connessione dei diversi livelli costitutivi dell’essere umano.

La respirazione è strettamente legata ai processi vegetativi del nostro corpo e alla vita di relazione. Il nostro organismo è in grado di rimanere poco tempo senza respirare, quindi potremmo dire che è il nostro principale nutrimento, il respiro sostiene la vita. Nello stesso tempo, il tipo di respirazione che abbiamo nei diversi momenti della giornata, esprime lo stato emotivo di quel momento, una persona rilassata avrà un respiro tranquillo, mentre se siamo agitati o ancor di più ci spaventiamo, il respiro sarà breve e frequente.

 Spesso respiriamo senza pensare, e quindi, siamo poco consapevoli di quanto cambia la nostra respirazione, in funzione di come ci sentiamo o di come stiamo. La consapevolezza del respiro è un aspetto importante, perché, come lo stato emotivo influenza il ritmo e la qualità respiratoria, così succede anche il contrario, cioè, cambiare il ritmo e qualità del respiro, può cambiare il nostro stato d’animo. Tantissime pratiche meditative sono fondate sul focalizzare l’attenzione sul respiro, come via attraverso la quale entrare in uno stato di meditazione profonda.

Nella ginnastica naturale il respiro ci interessa per molti aspetti. Spesso negli incontri vi chiedo di coordinare la respirazione con il movimento, cercando di sentire che vi sia un tutt’uno armonico che unisce movimento e respirazione, trovando il giusto momento in cui è bene inspirare ed espirare. L’effetto di tutto questo è l’attenzione, che a quel punto, la nostra mente pone sul corpo, il respiro diventa così la via per muoversi con attenzione, più siamo attenti al respiro e più siamo in grado di percepire le minime variazioni, che avvengono nel nostro corpo.

Nello stesso tempo, il ritmo respiratorio diventa una guida nell’esecuzione dei diversi movimenti e pian piano nella nostra mente, questo ritmo assume una dimensione circolare. E così abbiamo un tempo di carica, di inspirazione, di contrazione, di riempimento, seguito da un tempo di scarica, di rilassamento, di svuotamento. Questa circolarità entra dentro di noi come un ritmo quasi automatico, che ci aiuta e ci sostiene, riducendo la fatica e migliorando la performance. In questa situazione, guidati dal respiro, aumenta la consapevolezza dei nostri limiti e delle nostre possibilità di movimento, in termini di intensità, di frequenza e di qualità, troviamo così la giusta misura per noi e percepiamo più chiaramente quando andiamo oltre. Se avete fatto dei trekking in gruppo, spesso si sente dire che ognuno deve seguire il suo ritmo perché fa meno fatica, ecco la stessa cosa.

Vi propongo un esercizio, un giochetto, per esercitare l’attenzione sulla respirazione, quindi, per un respiro più consapevole.

Quando avete occasione di andare nei boschi, fuori dai sentieri e quindi costretti a camminare con passo non regolare, alternando passi, a salti e ad allunghi, un po’ in salita e un po’ in discesa, ecco, in queste occasioni osservate il vostro respiro. Noterete come influisce sull’espressione del vostro movimento, prima di fare un salto, quando “caricate” i muscoli, vedrete che sarà automatico “caricare” anche il respiro, inspirare, e poi ci saranno attimi di apnea e momenti di scarica e noterete quanto varia la respirazione. Imparate a osservare dove respirate, in quale parte del corpo respirate, nella pancia o nel torace o in gola, con il tempo e con l’esercizio vedrete che diventerà naturale, nel vostro muovervi, essere attenti al respiro e diventerete più padroni del vostro corpo.

Vi allego anche una meditazione sulla respirazione che ho tratto da un libro.

Meditazione della respirazione