Essere forti per essere utili

IMG_1596Esco fuori vado nel campo, l’erba è ancora umida, cammino e respiro, poi comincio a correre, faccio uno scatto per superare una balza, corro ancora, passo in mezzo al vigneto, mi abbasso per superare i cavi di sostegno delle viti, faccio un salto in basso da un argine e riprendo a correre. E’ così, credo che capiti anche a voi a volte, adesso che è primavera, sento un’innata energia dentro di me, che ha un moto di apertura e mi porta a voler uscire e a muovermi. Un po’ come la linfa delle piante che, ritiratasi in inverno, riprende a scorrere verso l’esterno, verso l’alto e riporta la vita fino alle estremità della pianta con foglie nuove e fiori. Credo che sia questa energia che fa nascere dentro di me la voglia di uscire di sentirsi più efficaci con il corpo e nel movimento.

A questo riguardo volevo parlarvi dell’Hebertismo, del quale avevo scritto un articolo di apertura nella newsletter n°0, che poi però ho tolto dal blog…credo invece di dover onorare maggiormente Georges Hébert, il fondatore del Méthode Naturelle, perché è stato un fondamentale sfondo ispiratore nel nome ma soprattutto nella filosofia di ginnastica naturale e quindi anche di questo blog e delle attività che propongo.

Lo slogan dell’Hebertismo è “essere forti per essere utili”, che ne racchiude l’intera filosofia.

Mi piace molto questo slogan, perché lo sento chiaro, comprensibile, mi pare che non ci sia apparenza, al contrario trovo sostanza e senso. Per questi motivi lo sento molto attuale, in questo mondo dove la forma e l’apparenza spesso prevalgono sulla sostanza, dove, come scrivevo nel post precedente, c’è un mercato di attività motorie dai nomi incomprensibili, che propongono movimenti senza senso, che hanno l’unico scopo di far consumare calorie, di bruciare grassi, di sviluppare massa muscolare, ma niente di più.

L’Hebertismo si fa all’aria aperta, a contatto con la natura, svolgendo esercizi naturali, che sviluppano schemi motori di base e abilità fondamentali: la marcia, la corsa, i salti, l’arrampicarsi, le andature in quadrupedia, i lanci, il sollevamento e il trasporto, la lotta e la difesa, l’equilibrio, il nuoto…tutte cose che servono. Servono nella nostra vita, per svolgere le nostre attività quotidiane, quando dobbiamo fare le scale, quando dobbiamo coprire una determinata distanza, quando dobbiamo svolgere dei lavori, oppure in caso di emergenza, o per aiutare qualcuno che ne ha bisogno. Questo ha senso!

L’Hebertismo fin dall’inizio non ha avuto finalità sportiva, ma una profonda vocazione educativa. Lo sport spesso è fine a se stesso, oppure è solamente l’occasione di sviluppare se stessi, in una logica di performance senza limite, che spesso va oltre il consentito, in nome di un risultato, a tal punto da farsi male; oppure prevale l’idea che la cosa più importante è vincere, vincere sugli altri. Il Méthode Naturelle, a differenza dello sport, possiede tre caratteristiche essenziali: l’utilità, la misura e l’altruismo. Hebert concepisce l’attività fisica come un mezzo per preparare l’individuo ed affrontare eventuali prove che si può trovare di fronte nel corso della vita. La misura, proprio in opposizione allo sport senza risparmi, dando senso invece alla moderazione e progressione. L’altruismo come elemento essenziale per lo sviluppo armonioso di una società.

“Essere forti per essere utili”, Hebert dice “La vera forza, nel suo concetto più ampio, è una sintesi fisica e morale. Risiede non solamente nei muscoli, nella potenza cardiaca, nella destrezza…, ma prima di tutto nell’energia che l’utilizza, nella volontà che la dirige, nel sentimento che la guida”

 All’interno di questa filosofia di movimento ritroviamo anche il concetto di salute, perché, è in questa logica di senso di efficacia e di presenza nella vita, che un corpo sano è un corpo in grado di compiere delle azioni per sé e per gli altri. Ancora in questa prospettiva troviamo inscritto anche uno sviluppo di crescita personale, di scoperta di se stessi e di promozione di un equilibrio tra mente, corpo e spirito. Svolgere le attività in natura, come propone Hebert è oggi assolutamente attuale, in un epoca in cui la nostra società vive cosi distante dagli elementi naturali, l’occasione di fare del movimento immersi nella natura ha un effetto rigenerante molto potente, di cui siamo poco consapevoli.

Muoversi e allenarsi deve avere senso, deve incontrare un disegno credibile nella nostra vita, ed essere utili a se stessi e agli altri, come propone il moto dell’Hebertismo, è credibile.

A volte bisognerebbe mettersi un po’ alla prova, fare una corsa per prendere l’autobus, scendere le scale il più velocemente possibile, saltare una sbarra e vedere come siamo in grado di rispondere e chiedersi se saremmo pronti nel momento in cui qualcuno può servire veramente, perché qualcuno ci chiede aiuto o nel momento in cui dobbiamo aiutare noi stessi, allora forse potremmo renderci conto di quanto siamo in sintonia con il nostro corpo e le nostre possibilità e capire così quanto potremmo essere utili a noi e al mondo.

E’ sempre difficile allenarsi da soli e per me l’allenamento deve avere senso, altrimenti dura poco. Questa energia di primavera che sento dentro è finalizzata a destare il mio corpo, a risvegliarlo dal sonno invernale. Non è voglia di allenarsi, ma sono i miei sensi che ritornano curiosi a voler vedere e odorare e sentire il mondo fuori e la natura che si sta risvegliando. Sono i miei muscoli e le mie articolazioni che riprendono forte il desiderio di movimento e di azioni, con le quali esprimersi ed andare incontro al mondo e al risveglio della natura. Tutto il mio essere è coinvolto in questa tensione, che è la ripresa della vita e vita è movimento, è tornare a respirare profondamente.

Tutto questo ha senso, trova uno spazio di significato dentro di me molto più che pensare di dover riprendere un tono muscolare, piuttosto che consumare qualche caloria. Uscire in natura è un’esperienza ogni volta, un’occasione per ascoltare il mio corpo, i piedi che appoggiano al suolo, i muscoli che si tendono, le articolazioni che si muovono e assorbono i contraccolpi, il cuore che pompa il sangue che scorre nelle vene ingrossate, questo è Ginnastica Naturale uscire ed andare in natura e muoversi, perché è nella nostra natura, nella natura umana, muoversi all’aria aperta.

Saluto al Sole

tramontoNegli scorsi post abbiamo parlato di stagioni quindi di ritmi e al centro di tutti i ritmi biologici sulla terra troviamo il sole. Il sole è il centro del sistema solare, è l’origine della materia, rappresenta la vita, è il centro in termini assoluti. Il sole sorge ogni giorno e nel sorgere rinnova la vita, noi torniamo in vita con il sole, riprendiamo la nostra attività, assorbiamo vitalità dal sole, abbiamo bisogno della sua luce per vivere.

Si potrebbe continuare per molto a parlare del sole, ma quello che intendo fare in questo post è descrivere una sequenza di movimenti dello yoga, molto famosa: ”Il saluto al sole” che in sanscrito è Surya Namaskara.

Stiamo per entrare nella primavera, quest’anno, come non mai, i segni primaverili si stanno mostrando, per il calendario cinese già dal 31 di gennaio siamo entrati nella primavera e le ore di luce solare sono via via sempre ad aumentare. In questo momento quindi, questa sequenza è molto indicata, perché Il saluto al sole è innanzitutto una pratica efficace ed interessante per entrare in sintonia con il sole, rappresenta il risveglio, la primavera, la mattina.

La prima posizione è in piedi, con il corpo bene allineato, rivolti nella direzione del sole, i piedi alla larghezza delle spalle, portiamo le mani giunte all’altezza del cuore e ad occhi chiusi dedichiamo un minuto alla presa di consapevolezza del nostro corpo e del nostro respiro, allentando le tensioni del corpo. Questo è l’inizio del saluto al sole. Le mani giunte nelle diverse culture hanno molti significati, un gesto di raccoglimento, di preghiera, di ringraziamento, di saluto, di rispetto, rappresenta inoltre simbolicamente l’unione degli opposti, lo yin e lo yang, la creatività e la razionalità, la conoscenza e la contemplazione. Nell’iniziare questa sequenza con questo gesto, portiamo la consapevolezza al centro del nostro cuore. 1° e 12° posizione Pranamasana (posizione della preghiera).

Inspiriamo e portiamo le mani in alto-indietro, incurvando la schiena e seguendo con lo sguardo. Eseguiamo un movimento fluido e cosciente. 2° e 11° posizione: Hasta Uttanasana  (posizione delle braccia levate).

Espiriamo ed facciamo una flessione in avanti del tronco, cercando di andare a toccare con le mani a terra o comunque si arriva fino a dove si può. L’espirazione deve essere profonda. 3° e 10° posizione: Padahastasana (posizione del piegamento in avanti).

Poi inspirando iniziamo a scaricare il peso sulle mani e portiamo la gamba destra verso dietro mentre contemporaneamente la sinistra si piega. Dita e ginocchio della gamba destra sono a contatto con il suolo, la testa va piegata all’indietro inarcando la spina dorsale ma senza forzature Inspirando poi si piega una gamba e si stende l’altra all’indietro. 4° e 9° posizione : Ashwa Sanchalanasana (posizione equestre).

 Portiamo poi il piede sinistro allineato al destro, abbassiamo la testa verso il pavimento e portiamo il bacino verso l’alto a braccia distese, la testa in linea con il tronco, pianta dei piedi a contatto con il suolo. Durante l’esecuzione del movimento facciamo un’espirazione profonda ma non forzata. 5° e 8° posizione: Parvatasana (posizione della montagna).

Poi si piegano le gambe appoggiamo le ginocchia per terra, si avvicina tutto il corpo al pavimento, si piegano le braccia e si porta anche la testa e il tronco in basso. Al termine di questa fase in corpo tocca con otto punti a terra: il mento, il torace, i palmi delle mani, le ginocchia e le dita dei piedi. Rimaniamo in questa posizione per qualche secondo, a polmoni vuoti, ma senza forzare. 6° posizione Ashtanga Namasdara (adorazione con gli otto punti).

Successivamente abbassiamo le anche a terra, distendiamo braccia e gambe e spingendo le mani al suolo inarchiamo la schiena e la testa verso alto-dietro. Durante questo movimento inspiriamo profondamente. 7° posizione : Bhujangasana (posizione del cobra).

Da qua inizia il ciclo di ritorno con l’8° posizione per poi passare alla 9° fino alla 12°. Nel passaggio dall’8° alla 9° è importante che la gamba che sale in avanti e si allinea con le mani in appoggio al suolo, sia la destra ( nella 4° posizione la destra si distendeva indietro).

Possiamo ripetere la sequenza almeno due volte e quando riteniamo di avere abbastanza pratica aumentare fino a 6 volte e poi 12, facendo attenzione ad alternare, ad ogni esecuzione completa dei 12 movimenti, la gamba che va verso dietro nella 4° posizione e che ritorna nella 9° posizione. Nella prima esecuzione sarà la destra come descritto sopra, nella seconda sarà la sinistra e così via.

saluto al sole

Concentratevi le prime volte sulla fluidità sull’armonia del movimento e sul respiro. Se vi risulta difficile inizialmente potete evitare i momenti di apnea ed inserirli appena vi sentite pronti.

Eseguite il “saluto al sole” al mattino prima della colazione, (oppure se non riuscite potete farlo alla sera o comunque in qualsiasi momento della giornata) in questo modo l’energia del sole diventerà la nostra energia vitale e saremo pronti per la giornata. I benefici al corpo di questa pratica sono innumerevoli e percepibili sin da subito.

Siamo abituati alla potenza del sole, a tal punto che ci risulta normale e la dimentichiamo. Come l’arcobaleno, anche il sole ha grande un potere terapeutico sia per il corpo che per l’anima…però forse di questo parlerò in futuro.

La primavera e l’estate

chiocciolaDicevo che vi avrei parlato del movimento energetico globale delle singole stagioni. Mi piace questo insieme di tre parole “Movimento-Energetico-Globale”, mi pare che rendano proprio. Dire stagione significa mettere insieme una diversità di aspetti molto ampia, con queste tre parole si intende che è importante cogliere un centro di attenzione, un “cuore”, dal quale poi, grazie anche alle intuizioni, si possono sviluppare tanti aspetti. Provo a spiegarmi meglio, le stagioni possono essere prese in considerazione quando si parla agricoltura, di animali, di malattie, di alimentazione, di vestiti, di lavori casalinghi, ecc. Molti aspetti della nostra vita sono legati a questa parola, con movimento energetico globale, s’intende individuare e cogliere un denominatore comune, che possa fungere da guida e ispirazione, ai diversi aspetti che vogliamo prendere in considerazione. Individuare questo centro, significa quindi sapere quale direzione prendere per creare sintonia, armonia con la stagione del momento.

orimaveraLa Primavera rappresenta il risveglio, la giovinezza, il mattino. In questa stagione compare l’energia Yang che troviamo nel sole, nella luce, che si dirige verso fuori, verso l’apertura. Scompare invece l’energia Yin che è quella pesante, quella della notte e quella delle profondità, quella che porta al ripiegamento su sé stessi. Quindi, nel nostro corpo con la primavera, l’energia comincia a ritornare verso l’esterno, si era rifugiata dentro di noi, nel nostro addome in inverno, ed ora riprende un movimento verso fuori. Noi possiamo facilitare questo movimento energetico globale, con delle attività fisiche che possono magari aiutarci a superare quei fastidi stagionali dovuto al passaggio di stagione, quando accusiamo sintomi fisici come cefalea, stanchezza, sonnolenza mattutina, crampi muscolari e sintomi psichici  di irritabilità, nervosismo, (ne ho già parlato un pò nel post dello scorso marzo “Ritmi e Stagioni”).

Il lavoro con il corpo, che possiamo fare durante la primavera è quello adottare quelle tecniche che promuovono il risveglio, la ripresa del movimento e l’apertura. Un po’ come si fa per la casa, si deve andare un pochino a ripulire per rinnovare. Lo scopo quindi, sarà quello di aprire e sciogliere le nostre articolazioni, per andare a rimuovere le “ruggine” che si è creata in inverno, saranno tecniche che faciliteranno l’allungamento e l’allentamento dei muscoli, proprio per ritornare alla capacità di esprimere quella forza e quello slancio che ci suggerisce la primavera. In questo modo andremo a risvegliare l’energia che abbiamo conservato in profondità, dentro di noi per riportarla in superficie.

Questo lavoro di riattivazione delle energie, permetterà di sostenere il rinnovamento dell’organismo che si avvia con la primavera e che richiede una grande energia.

Le tecniche che vanno bene in questo periodo e che si sintonizzano con questo movimento energetico globale della primavera sono: il saluto al sole, lo stiramento dei meridiani; il do-in, lo stretching.

estateL’estate rappresenta invece la maturità, la pienezza degli anni, il mezzogiorno. In questa stagione l’energia Yang è al suo massimo e proprio qui nasce quella Yin, l’energia della notte. Con il solstizio d’estate infatti, la luce comincia a calare e aumentano le ore di buio. L’energia del corpo, fino a questo momento, continua a spostarsi verso la superficie del corpo, verso l’esterno e dopo quella data torna a ripiegare verso l’interno.

Questo è il momento per esprimere il massimo del dinamismo che però non significa, essere esplosivi, anzi l’esplosività che è una manifestazione di aggressività è caratteristica della primavera, in estate predomina la gioia, lo splendore. Possiamo quindi permetterci di esprimere liberamente il nostro movimento, alla ricerca della gioia e del piacere. Si praticherà attività fisica più volentieri al mattino e alla sera, evitando le ore più calde e gli sforzi eccessivi, si farà meno la meditazione tenendola per l’ora del tramonto o alla tarda sera, in favore appunto del movimento. In questa stagione dobbiamo privilegiare la pratica all’aperto, in mezzo alla natura dedicandoci anche ad attività che possono essere gioiose, di gioco, di piacere estetico come la danza e il ballo, l’arrampicata, il nuoto, lunghe passeggiate nei boschi, giri in bicicletta, nordic walking, jogging al mattino presto, così come anche posture immobili come “stare come un albero” (vedi post di luglio).

Questo permetterà al nostro corpo di ringiovanire, attraverso il lavoro muscolare non troppo intenso, ma comunque che può essere consistente e che offra la possibilità di far uscire l’energia all’esterno. L’estate è il momento di massima apertura, di maggior comunicazione, di maggior disponibilità, l’energia è al massimo livello e ha bisogno di uscire fuori, di essere espressa nella sua totalità. La natura in estate è nel suo massimo splendore, ringiovanita e su questo dobbiamo sintonizzarci.

Queste cose che ho scritto possono naturalmente essere arricchite con il vostro intuito. Dentro di noi, nel nostro profondo, abbiamo una capacità innata nel metterci in sintonia con la natura che ci circonda e i suoi movimenti, dobbiamo solamente andare a risvegliare questa capacità, questa antica conoscenza. La ginnastica naturale, ha questo ultimo intento nella sua filosofia, quello appunto di risvegliare quelle capacità e quelle competenze, che guidano il nostro istinto alla ricerca di equilibrio.

Osservando il calicanto

IMG_20131213_184601Subito dopo Natale la pianta di calicanto del vicino è fiorita e mi sono chiesto se questo evento, coraggioso e pioniere di questa pianta, coincidesse con il passaggio del solstizio d’inverno, quindi, con l’aumentare delle ore di luce. Credo proprio di sì, anche se in realtà il 21 di dicembre comincia l’inverno e quindi il riposo vegetativo, il letargo…ma forse il calicanto non lo sa!

Nell’emisfero boreale, nel tropico del Cancro, dove siamo noi, durante l’inverno il sole è “spostato” dalla parte opposta, verso il polo sud e nel giorno del solstizio d’inverno, è esattamente allo zenit sulla linea del tropico del Capricorno (dove è estate).Nel nostro emisfero quindi i raggi del sole colpiscono la terra in modo obliquo, perciò il terreno accumula poco calore e questo determina la stagione fredda. Dopo il solstizio d’inverno, il sole comincia a ritornare verso di noi, verso il Polo Nord nell’emisfero Boreale e così le ore di luce aumentano, fino al solstizio d’estate quando sole è allo zenit del tropico del Cancro.stagioni

Forse il calicanto questo sa! Che dal solstizio d’inverno le ore di luce aumentano, è il momento del ritorno della luce, avviene il passaggio da yin a yangcomincia un lento ma continuo e inesorabile risveglio, dal quel giorno in avanti verso la primavera. Quindi forse sono io che solstiziomi meraviglio del calicanto, che vivo le stagioni come un’informazione, una nozione e non come non un’esperienza. Ci sono poche volte che mi soffermo a pensare e a prendere coscienza di questo e di quanto il rapporto tra il sole e la terra determini la vita. E’ straordinaria questa relazione, una fitta rete di cambiamenti dipende da questo, una rete che lega tutta la vita sulla terra, dal più piccolo al più grande essere vivente.

Le stagioni sono state uno dei principi ispiratori della ginnastica naturale. L’idea è fare delle proposte di attività fisica, in sintonia con il carattere delle stagioni, nella convinzione che anche il nostro organismo, essendo vivo, è inserito in questa rete di cambiamenti continui in funzione delle stagioni. Spesso mi domando quale sarebbe la nostra naturale predisposizione, quali sarebbero i nostri ritmi, se potessimo ascoltarli, cosa verrebbe istintivo fare nelle diverse stagioni. Credo che la ricerca del nostro benessere non possa prescindere da questo, sarebbe superficiale non considerare la natura che ci circonda con i suoi cambiamenti.

Quando cambia stagione, noi modifichiamo il modo di alimentarci, il tipo di alimenti il nostro modo di bere, di vestirci, di passare le ore del nostro tempo libero, abbiamo percezioni e sensazioni completamente diverse da una stagione all’altra. Però oggi, l’idea che abbiamo di corpo e di movimento, non è esattamente costruita in relazione a questi concetti, abbiamo perso questo sapere, considerandolo superato, troppo semplice, vago, magico, non scientifico. Nella nostra società corpo e movimento sono spesso dominio della scienza e non dell’esperienza, nonostante il corpo sia il mezzo attraverso il quale tutti noi, facciamo tutte le esperienze della nostra vita.

Le antiche medicine, nate qualche millennio prima di cristo, (la medicina dell’antica Grecia, quella Ayurvedica e quella dell’antica Cina), considerano la malattia come una mancanza di armonia, un disequilibrio. L’armonia che ci deve essere tra il microcosmo del nostro organismo e il macrocosmo. Il nostro benessere, è la ricerca di quest’armonia che è in continua evoluzione, che ha un ritmo, che ha dei cicli, delle stagioni.

L’idea della ginnastica naturale è quella di ricercare il benessere nel modo più sintonico possibile con la natura, che è dominata da stagioni, da ritmi, in modo da risvegliare la nostra capacità interiore, di fare esperienza del corpo e della natura, per riappropriarci di un sapere che abbiamo perso.