Andare ad un Altro Passo.

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È un buon esercizio da fare in un’epoca in cui la velocità impera. Oggi i passi sono veloci e il ritmo è serrato, l’affanno e l’angoscia di non rgruppoiuscire a stare al passo domina. Di questi tempi, sperimentare un passo che può essere seguito da tutti, bambini e non più bambini, un passo lento, naturale, adeguato, che permette di guardarsi intorno con uno sguardo esploratore, che lascia spazio alla parola tra le persone e che porta così a
socializzare, che permette di sintonizzarsi con la natura, è una grossa opportunità di ricarica.

E’ quello che abbiamo fatto io Elena con due amici la scorsa domenica, abbiamo partecipato ad un trekking con l’asino sulle rive del fiume Po. Al mattino abbiamo raggiunto gli amici a Viadana sul lato mantovano del fiume, all’ostello Bortolino, una struttura molto accogliente inserita nell’ambiente di golene del fiume. Una vecchia casa dell’ottocento ristrutturata che fa da punto di appoggio a chi percorre la rete di ciclabili che contorna il fiume.

terra

Lì, avevano passato la notte i nostri amici, Marco e Claudia, con tutto il gruppo di viandanti, circa 30 persone, accompagnati da 5 asini, che al nostro arrivo stava partendo per ritornare verso Guastalla. 8 km di cammino, risalendo la riva del fiume Po al passo degli asini, il gruppo era composto da camminatori, appassionati del camminare, amanti del girovagare a piedi, molti camminatori del tempo libero ma molti anche per professione. Il titolo di questo evento era: “ Arditi e Poderosi. Gente di Argine e Margine: due giorni a piedi con gli asini tra golene e pioppete” organizzato nell’ambito della festa “Georgica” di Emilia.

golene

Abbiamo camminato lpausa letturaungo l’argine del fiume tra le golene, ammirando il territorio disegnato dalle acque del Po, andando alla scoperta delle isole che i diversi rami d’acqua creano, isole che si trasformano cambiando forma e dimensioni a secondo dell’umore del fiume. Durante il tragitto abbiamo avuto la possibilità di ascoltare scrittori e giornalisti che hanno presentato il loro lavoro: primo fra tutti Luca Gianotti, camminatore da sempre, di cui ho letto il libro che vi consiglio L’arte di camminare, fondatore della “Compagnia dei Cammini” un’associazione che propone trekking in tutta Italia e all’estero. Oppure Luigi Nacci, anche lui scrittore, camminatore, poeta e guida della Compagnia dei Cammini, che ha presentato il suo libro “Alzati e cammina”, uno dei fondatori dei “Rolling Claps“, anch2015-04-19 12.29.34e loro un gruppo di viandanti friulani, che vi consiglio di andare a guardare. Poi Simone Sacco di “Letteratura Rinnovabile” associazione che promuove il libro come oggetto e organizza iniziative come il “Giro d’Italia in 80 librerie”. Accompagnavano il gruppo anche l’artista, scrittore, Claudio Jaccarino che faceva delle “istantanee” con i suoi acquerelli e Tomas Pirano dell’associazione “Camminando con il cane”, che promuove camminate con i cani liberi.

acquerello

La carovana poi 2015-04-19 11.43.05era condotta ed animata da Massimo Montanari e i suoi asini. Massimo asinaro di professione e guida della compagnia dei cammini, lavora con gli asini da tempo, ne ha 15 e accompagna le scuole lungo il fiume. Massimo è racconta storie, scrive libri per bambini e lungo il tragitto ci ha intrattenuto con racconti di strani animali che popolano il fiume e del Lambrusco.

Il gruppo è stato seguito, per buona parte del cammino, da una troupe di RAI 2 che ha ripreso l’evento che sarà trasmesso nella trasmissione “Cronache Animali”.

Verso ora di pranzo siamo arrivati alla Garzaia di Pomponesco, un’interessante area protetta , frequentata da un gran numero di uccelli. Il sindaco in persona ci ha accolto alle porte della Garzaia e presentato questa area protetta, raccontandoci che nei giorni precedenti erano stati avvistati alcuni caprioli che girovagavano per i boschi di salice e pioppi.garzaia

Siamo arrivati quindi al luogo chiamato Montecitorio sulle sponde del fiume, famoso nella zona come luogo di chiacchere e di decisioni da parte degli anziani del paese. Abbiamo pranzato tutti insieme in un lungo tavolo, gustando gnocchi di farina con fagioli e salsiccia e luvadel, un fagottino di sfoglia tipico della zona, mangiato accompagnato con salumi o formaggio e bevuto del Lambrusco naturalmente. Un servizio di barche poi ci ha portato sulla sponda emiliana del fiume, alla festa “Georgica” in un clima di festa popolare che a tratti pareva di vivere in un’atmosfera da film Felliniano con tanto di circo familiare in pioppeta e ragazza che pedala tra gli alberi.2015-04-19 17.24.26-1

bici

Un clima di tranquillità ha pervaso tutta la giornata, un camminare senza la preoccupazione di arrivare, con l’unico obiettivo di camminare li, in quel momento, senza pensare ad altro se non essere nel presente. Gli asini hanno fatto la sua parte nel creare questo clima di serenità.

Credo che noi uomini siamo facilmente (chi più chi meno) “contaminabili”. Assorbiamo da tutto ciò che ci circonda, in modo non sempre consapevole, e questo ci trasforma. Io, dopo questa domenica passata sul Po, e per tutta la settimana, sono stato contaminato da “storie” di vita e di natura che mi hanno fatto stare bene, da sogni raccontati e realizzati, da persone semplici ma appassionate, che hanno il coraggio di dar vita ai loro sogni e dalla natura e dalla sua forza rigenerante. Credo che sia difficile restare immuni dalle contaminazioni, però credo che sia possibile scegliere da chi e da cosa farsi contaminare ed io vi invito a farvi contaminare dalle belle persone e dai loro sogni e dalla meraviglia della natura.

asino

Di passo in passo

tracceÈ da qualche giorno ormai, forse da un paio di settimane subito dopo aver scritto il post sulla luna, che mi ritrovo a pensare al “passo”, anzi, questa questione mi capita proprio “tra i piedi”. Sono un po’ dubbioso nello sviluppare questo tema, perché da poco ho scritto delle cose sul cammino e poi comunque sul camminare ho scritto più di un post. Però questa cosa del passo si ripresenta, in modi diversi, ci inciampo contro, gli ho dato qualche calcio per buttarla in la, ma niente da fare, devo provare a scriverci qualcosa.

Nel mia testa ci sono due parole, “cammino” e “passo”, che mi sembrano quasi uguali ma tanto diverse. La parola “camminare” viene utilizzata per l’azione che facciamo di spostarci da un luogo all’altro, utilizzando i piedi (altra parola che in questi giorni mi si ripresenta davanti). Mentre invece il “passo” è il movimento che eseguiamo noi, e anche gli animali, per camminare. Due concetti vicini, che si rincorrono l’un l’altro, legati tra loro, senza di uno non esiste l’altro, non si può camminare se non si fanno dei passi.

Io vorrei però oggi occuparmi più del passo, cioè di quel movimento fatto con gli arti inferiori che facciamo quando camminiamo. Quando camminiamo le nostre gambe ripetono una sequenza di movimenti, tale sequenza è chiamata anche “ciclo del passo”, una complessa sequenza di eventi che intercorrono tra un passo e l’altro, che noi svolgiamo in modo automatico.

Quando eseguiamo un passo, una gamba serve da supporto e l’altra avanza verso il nuovo punto di appoggio, per diventare poi a sua volta il successivo supporto. Le gambe invertono i ruoli continuamente.

Mi piace e mi interessa questa cosa perché quando camminiamo per una parte del tempo stiamo su di una gamba sola. Non ci si pensa spesso, eppure nel cammino solamente una parte di tempo stiamo su due piedi, ma per la maggior parte siamo su un piede solo, in equilibrio quindi. Se ricordate nel post “essere in equilibrio” scrivevo di una continua ricerca di equilibrio, il passaggio continuo dal dis-equilibrio all’equilibrio. Eccolo qua! Il passo è proprio questo. Pensate che camminando solamente il 20-30% del tempo siamo su due appoggi, il resto del tempo siamo su un piede solo, e più la nostra velocità aumenta e più questo tempo di doppio appoggio si riduce, fino ad arrivare alla corsa dove passiamo da un piede all’altro senza il momento dei due piedi in appoggio.

Non vi pare strano che la maggior parte del tempo che camminiamo siamo su un piede solo? Sapere che in una camminata di un’ora, per ben 40 minuti di questa si è su un piede solo? Io quando ci penso mi sorprendo sempre un po’.

Pensate a quando ci ritroviamo a camminare su terreni sconnessi, in salita, sulle scale, pensate a quanto impegno è richiesto al nostro corpo per mantenere la stabilità e progredire in una situazione dove una buona parte del controllo deve essere fatta stando su di un piede solo.

Se a questo aggiungiamo che l’appoggio del piede in realtà non è con tutta la pianta ma nella dinamica del passo comincia prima il tallone, poi pianta, poi la punta delle dita del piede, quindi la superficie dì appoggio è ridotta e sempre in cambiamento. Anche questo è sorprendente.

Un’altra cosa che mi piace e intriga del “passo” è il carattere del passo stesso. Quando osserviamo una persona camminare veniamo colpiti dal modo in cui cammina, dal modo in cui esegue un passo dopo l’altro e questo modo denota un carattere, una personalità, un modo di stare al mondo forse.

Ci sono persone nelle quali distinguiamo un passo sicuro, in altre lo troviamo elegante, in altre incerto, osservando notiamo persone con il passo svelto, un passo deciso, un passo signorile, un passo svaccato, ecc. credo che gli aggettivi sul passo potrebbero essere infiniti e tutti nello stesso modo adeguati. Perché il passo è sicuramente un elemento di espressione della nostra personalità, del nostro modo di affrontare la vita, del modo di procedere nelle situazioni. Sicuramente nella nostra vita abbiamo sperimentato passi decisi, passi entusiasti, passi gioiosi, passi pesanti ecc..

Quando camminate in un sentiero, provate  a pensare ai vostri passi e alla sensazione che avete mentre camminate, e chiedetevi come sono i vostri passi, quale qualità esprimono, e quando avete  individuato la qualità, provate  a cambiarla, facendolo  in modo leggero, solamente per il gusto di giocare con il vostro corpo e con il movimento, e osservate cosa succede nel vostro animo, nel vostro profondo.

A volte spostare l’attenzione della nostra mente sul corpo può essere terapeutico e a questo proposito vi trascrivo un pezzo del libro di Kuki Gallmann “Sognavo l’Africa”. La storia di questa donna Italiana traferitasi in Kenia e innamorata della natura africana, prima di compiere 40 anni perde il marito che amava moltissimo in un incidente vicino a Nairobi. Dopo 3 anni da questa perdita, nel tentativo di ricostruirsi una vita equilibrata, perde il figlio diciassettenne, per un  morso di una vipera dal corno e nel dolore di questa ultima perdita scrive:

Nel profondo della mia sofferenza ebbi il buon senso di riconoscere il potere risanatore degli spazi imperturbati che mi circondavano.

Se prima del serpente avevo amato camminare nelle boscaglie e sentirmene parte, scoprire gradualmente il suo linguaggio segreto e antico come la stessa Terra, dopo il serpente presi l’abitudine di camminare in Laikipia giorno dopo giorno, percorrendo tutti i sentieri che riuscivo a trovare, come una forma di terapia, come se stancando il mio corpo potessi guarire la mia anima.

All’inizio, con i seni offuscati dal dolore, mi muovevo come in un vuoto. Non parlavo mai; la mia mente era piena di ricordi, di voci e di grida, e procedevo brancolando nel labirinto tortuoso dei miei interrogativi irrisolti. Poi, a poco a poco, un silenzio discese, e la mia mente divenne quieta e rilassata; i suoni esterni e l’essenza della natura la raggiunsero di nuovo e io diventai più vigile e percettiva di quanto non fossi mai stata.”.

 Per concludere un testo che mi piace molto di Erri del Luca su quella parte del corpo che ci permette di camminare e che poggia sulla nostra terra. “Elogio dei piedi”.