Chi sono: Nicola Rovetti

io piccoloQuando ero piccolo avrei voluto fare l’esploratore, mi appassionavano gli articoli su “Epoca” di Walter Bonatti e il primo posto dove avrei voluto andare era il Congo perché volevo vedere gli elefanti… non sono diventato un esploratore di terre selvagge, però l’ignoto, lo sconosciuto e il mistero mi attirano sempre. Sono sempre in ricerca e in continua esplorazione, mi piace esplorare le possibilità che ci sono nella vita, mi piace esplorare le mie capacità, le mie sensibilità, i miei confini.

La mia formazione comincia con un diploma ISEF e poi una laurea in Scienze Motorie ho lavorato, e continuo a farlo da 27 anni nel campo della disabilità mentale, fisica e sensoriale e in tutti questi anni c’è sempre stata un’incessante ricerca di adattamento, di creazione e invenzione di nuove situazioni motorie, di strutturazione di contesti esperienziali il più possibili adeguati alle persone con cui lavoravo.

Il mio è stato un continuo lavoro di creazione – sperimentazione – aggiustamento – messa in discussione e riprogettazione e questo mi porta a dire che sono lontano dai protocolli dati per certi, dalle pratiche troppo standardizzate da applicare come tali. Mi sento bene invece quando un nuovo apprendimento, una nuova tecnica, un nuovo sapere diventano parte di me così in profondità da trasformarmi, tanto da non aver bisogno di applicare ciò che non fa parte di me.

Ho lavorato tanto in ambiente naturale, mettendo a punto anche una metodologia di educazione attraverso tecniche di avventura, di cui è stato pubblicato anche un libro “Avventura in natura“; ho lavorato in Africa in Repubblica Democratica del Congo con “bambini-soldato” un progetto durato 4 anni dal titolo “War Game, No More“, utilizzando una metodologia particolare sulla strutturazione del “gioco” in funzione dello sviluppo delle abilità sociali; collaboro da diversi anni come docente con il mondo universitario ho avuto esperienze pluriennali all’università di Cassino e di Verona, in quest’ultima sono tutt’ora docente e uno dei miei insegnamenti è “Attività motoria in ambiente naturale” e diversi collaborazioni con altri atenei di altre città d’Italia.

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Sento una particolare affinità con due percorsi formativi ai quali ho preso parte (e stanno continuando ancora) in questi ultimi anni e che si integrano bene con il mio percorso.

Il primo è il metodo “Corpo e Coscienza” di George Courchinoux. Una metodologia nella quale sono fuse assieme tecniche di rieducazione che attingono alla cultura occidentale con tecniche e saperi che attingono alla medicina tradizionale cinese. Un metodo quindi che integra le conoscenze e pratiche sul piano muscolo-scheletrico, organico, ma anche emozionale ed energetico con l’obiettivo di equilibrazione dell’essere nella sua globalità.

Il secondo è il “Movimento Arcaico” di Massimo Mondini. Una pratica che permette di recuperare ed esprimere i gesti “archetipici” cioè quei movimenti innati nell’essere umano, come la camminata, la corsa, il salto, il lancio e molti altri. Attraverso il recupero del gesto archetipico si verificano degli immediati miglioramenti in diversi aspetti della vita, proprio perché l’archetipo motorio ha una corrispondenza anche sul piano esistenziale è all’origine del nostro “muoversi nella vita”. Praticare e recuperare il contatto con questi movimenti archetipici permette quindi di prendere coscienza e migliorare il nostro livello esistenziale.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAHo ideato la Ginnastica Naturale in questi ultimi anni perché mi interessava unire questi due grandi campi di interesse il movimento e la natura in un post di alcuni anni fa scrivo che  …sento la necessità di ritrovare delle cose certe, vere, oneste e così il “corpo” e cosi la “natura”. Sono due dimensioni semplici, che si comprendono facendo esperienza di entrambe.” E’ ancora questo che mi muove, l’onestà, la chiarezza, l’immediatezza, la sorpresa e la meraviglia.

Con un gruppo di amici abbiamo creato “Motus Mundi” un’associazione sportiva dilettantistica per poter promuovere esperienze di movimento in ambiente naturale. Abbiamo delle proposte di gruppo, con incontri settimanali che si svolgono all’aria aperta, abbiamo proposte di giornate intensive (riequilibrio stagionale), abbiamo un gruppo corsa che si trova settimanalmente, c’è la possibilità anche di incontri individuali per lavori specifici di riatletizzazione, proponiamo delle uscite in ambiente naturale, abbiamo una biblioteca, “La piccola biblioteca del bosco” che raccoglie libri di natura e movimento e progetti che si rivolgono a target specifici come “Itinerari di Crescita” e “In campeggio con papà”.

luna e corpoIo continuo a muovermi e ad andare in natura perché sono convinto che siano tra le cose più importanti che posso fare, a volte mi viene da pensare che a cinquant’anni, quella che è la mia età adesso, avrei voglia solamente di camminare e stare in natura.

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Cosa si fa – 1

lessina blogSe stai leggendo questo post è perché hai messo 3 crocette in quello precedente dove scrivo a chi può interessare e quindi vuoi saperne di più su cosa si fa.

Intanto si chiama Ginnastica Naturale, quindi già questo dà qualche indicazione. Cominciamo da “ginnastica” che è una parola ormai in disuso, potremo dire antica e antiquata, però porta con sé degli aspetti che mi piacciono.

Sul dizionario si trova definita come disciplina o attività fisica o tecnica, che mira a rendere il corpo agile e robusto mediante una serie di esercizi; che cura il benessere fisico e il rinvigorimento del corpo attraverso alcuni esercizi fisici; che tende attraverso un complesso di esercizi, a migliorare le condizioni generali dell’organismo dando forza e armonia al corpo. Ecco questa è la spiegazione da dizionario che condivido, però sento dover fare alcune specificazioni.

La prima è che la parola ginnastica richiama alla mia mente una pratica semplice, chiara, adatta a tutti, finalizzata a qualcosa, facilmente praticabile.

L’altra invece è che non amo molto il termine “esercizi” e difficilmente lo uso, preferisco utilizzare “movimento”, perché ha una dimensione più allargata, globale e sicuramente più in sintonia con il mio modo di fare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuindi diciamo che Ginnastica Naturale è una attività fisica fatta all’aperto, camminando e da fermi e a volte correndo, che prevede la pratica e la sperimentazione di diversi movimenti sia individualmente, che in coppia, che a gruppi, con la finalità del benessere della persona, del rinvigorimento fisico e mentale, che porti a migliorare le condizioni generali dell’organismo dando forza e armonia.

Però la cosa che ti interessa di più sapere sarà quali movimenti? Giusto?

I movimenti che vengono proposti sono tutti movimenti naturali e cerco di spiegarti nel modo più semplice possibile cosa intendo con questo.

Noi esseri umani, presenti sulla terra da almeno 200.000 anni ci siamo sviluppati e abbiamo sviluppato le nostre abilità e capacità, per rispondere a tutto ciò che la natura ci pone di fronte. In natura dobbiamo alzare le gambe per scavalcare qualcosa, abbassare la schiena per passare di la, saltare via un ostacolo, probabilmente per quasi 195.000 e più anni abbiamo dovuto anche correre per scappare da qualcosa, arrampicarci per metterci in salvo, e così via, questi sono i nostri movimenti naturali. I nostri arti hanno delle possibilità di movimento nello spazio, cosi come il tronco ed ogni appendice del corpo, quindi ciò che si fa è esplorare tutte queste possibilità di movimento, sperimentarle e allenarle.

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Su questo viene in aiuto lo spazio naturale che offre diverse possibilità di ispirazione, la salita la discesa e tutte le pendenze possibili con i diversi tipi di terreno incontrati erba, sassi, fango che ci impongono di muoverci con presenza a attenzione; poi tutti gli elementi presenti in natura, gli alberi, i torrenti, le pietre e i sassi e tutta la vegetazione con i quali avere a che fare e sui quali arrampicare, saltare, rimanere in equilibrio; infine i compagni di gruppo con i quali confrontarsi, giocare, collaborare…tutte queste variabili diventano uno spunto creativo per il movimento e vi assicuro che in palestra sul vostro tapirulan le cose hanno assolutamente un altro sapore.

Tutti i movimenti proposti sono quindi funzionali, cioè finalizzati ad uno scopo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERADa questa punto di vista posso assicurare che l’esperienza della ginnastica naturale offre sul piano motorio (con il termine motorio intendo riferirmi globalmente a tutto l’organismo, quindi con tutte le componenti coinvolte nel movimento, da quelle sensoriali, muscolari, articolari, neurologiche e psico-emotive) una ricchezza di stimoli molto, ma molto, più alta di qualsiasi attività di fitness e benessere svolta in palestra.

Questo è relativo alla parola ginnastica, nel prossimo post vi dirò qualcosa sulla parola “naturale” ….e poi vi dirò di me e delle mia formazione.

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Cos’è la Ginnastica Naturale

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Già proprio così, dopo un po’ di anni che è iniziata questa esperienza di Ginnastica Naturale sono pronto a riscrivere cos’è. Sì, credo sia giusto perché in questi anni ho sperimentato diverse modalità di lavoro, incuriosito e stimolato sia dalle persone che partecipavano che dal contesto che si creava. Inoltre, in questo lasso di tempo, ho continuato ad apprendere, ho approfondito con testi e nel confronto con altri professionisti, mi sono formato e continuo a farlo, avendo così l’opportunità di conoscere nuove persone che mi aprono a vedute nuove sulle pratiche corporee e mi offrono nuovi strumenti di lavoro.

Quindi ritornando alla domanda iniziale: cos’è la Ginnastica Naturale?

Pensavo di rispondere a questa domanda facendomi un’altra domanda: a chi si rivolge la ginnastica naturale? A chi può interessare?

Proverò a rispondere.

☐    Interessa e si rivolge a tutte quelle persone che si rendono conto di avere la necessità di “riprendere in mano il proprio corpo”. Forse qualcuno potrebbe criticare l’espressione che uso, ma rende l’idea in quanto molte persone si trascurano e trascurano il proprio corpo facendo poco o niente movimento, mangiando male e sostenendo ritmi impossibili. Ecco se sei arrivato a questa consapevolezza, significa che è arrivato il momento di prenderti in mano sul serio e puoi mettere una crocetta su Ginnastica Naturale.

 

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☐    Interessa e si rivolge inoltre a quelle persone che tengono alla propria forma fisica e praticano movimento in modo costante perché lo ritengono un aspetto importante per il proprio benessere e per la propria vita. Però sono stanche delle solite attività che si svolgono in palestra e soprattutto di quelle attività di fitness che tanto vanno di moda e che sono impersonali. Sono stanchi di quei contesti dove non si può parlare con nessuno o perché c’è la musica a tutto volume o perché regna un silenzio assoluto. Quindi se sei stanco delle palestre e credi che la relazione con chi propone l’attività, la conoscenza e il confronto con gli altri partecipanti del gruppo siano importanti, puoi mettere un’altra crocetta alla Ginnastica Naturale.

 

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    Interessa e si rivolge a quelle persone che hanno capito che la natura è uno dei beni più preziosi che abbiamo. Perché lo spazio naturale è il nostro ambiente di vita, siamo strutturati per stare in natura, in natura abbiamo la possibilità di crescere come uomini e donne e di elevare la nostra vita e migliorarla. Non solamente questo, ma aggiungo anche che vivere in natura contribuisce al nostro benessere (naturalmente questo vale per la proposta di ginnastica naturale, se vi proponessi di fare speleo-sub forse questo contribuirebbe ad aumentare il rischio di farvi del male).Quindi se hai il desiderio di riprendere contatto con l’ambiente naturale anche con un atteggiamento di scoperta e novità, metti un’altra crocetta a Ginnastica Naturale.

 

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Ecco direi che per il momento ti ho detto alcune cose e cioè che la ginnastica naturale è una pratica di movimento finalizzata al benessere psico-fisico, che si svolge all’aria aperta con l’obiettivo di risintonizzarsi con il nostro vero mondo di sempre e fatta in gruppo per crescere e divertirsi anche nel confronto e nella relazione con gli altri.

Se hai messo 3 crocette: Ginnastica Naturale fa per te! Nei prossimi post ti dirò cosa si fa e chi la fa…e se hai bisogno di altre informazioni scrivimi pure che ti risponderò.

Piccola Biblioteca del Bosco

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È nata la Piccola Biblioteca del Bosco, un spazio che ha come temi fondamentali la Natura e il Movimento.

Il cuore della biblioteca è costituito dai libri che trovate nel catalogo.

Sono i libri che erano nelle nostre mensole, che abbiamo letto e che per questo hanno costruito la nostra storia. Pensiamo che abbiano ancora molto da dire e che un libro che rimane chiuso su uno scaffale, non svolge completamente la sua funzione.

Per dirla con Umberto Ecoi libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare”.

 Attraverso l’esperienza della biblioteca quindi vorremmo ridare una voce a questi libri, in un’ottica di condivisione di un bene comune di valore, che riguarda essenzialmente i due temi di Natura e Movimento.

Per poter prendere in prestito o consultare un libro della Piccola Biblioteca del Bosco è necessario prendere un appuntamento scrivendo a  info@ginnasticanaturale.it oppure chiamare Elena (3400703008).

I libri possono essere presi in prestito per 30 gg e solo in alcuni casi (libri fuori edizione, edizioni rare,…) il prestito durerà 10 gg.

La Piccola Biblioteca del Bosco raccoglie libri sulla Natura e sul Movimento.

Se anche tu hai dei libri che riguardano questi temi e ai quali vuoi dare una nuova vita, puoi fare una donazione alla biblioteca.

Per facilitare la scelta tramite catalogo, i libri sono stati suddivisi in categorie per argomento:

Alla scoperta del mondo. Educare alla Natura: in questa categoria puoi trovare libri che hanno un valore pedagogico, libri che possono aiutare e facilitare il rapporto con la natura sia in riferimento ai bambini, ma anche in riferimento agli adulti, ormai così lontani dal mondo naturale.

Animali fantastici e dove trovarli: Se cerchi libri che parlino degli animali, del loro mondo, se cerchi una conoscenza maggiore, una maggiore comprensione, sia dal punto di vista scientifico ma anche attraverso la narrativa, puoi soffermarti sui  libri di questa categoria.

Connessioni all’universo pensante: qui puoi trovare quei libri che cercano di indagare il mondo, la natura e l’animo umano, trattati scientifici/filosofici, che pur creando nuove strade di esplorazione mantengono un carattere scientifico.

Esplorazioni: Perdersi e ritrovarsi: se cerchi di soddisfare il tuo desiderio di avventura, di conoscenza del mondo, puoi fermarti qui. Libri di viaggi, dove però il contatto con la natura, la sua esplorazione e il tentativo di superare i propri limiti diventavano un elemento fondamentale. Al momento puoi trovare qui anche un paio di guide.

Gli alberi e il bosco: ti affascinano questi grandi esseri viventi che da molto prima dell’uomo hanno abitato  la terra? Questa categoria comprende libri, narrativa e saggistica, che possono guidarci nell’incontro con gli alberi e con il loro mondo.

L’ABC della natura: hai bisogno di consultare un manuale scientifico per ampliare la tua conoscenza e imparare a riconoscere e dare un nome a quello che ci sta attorno? Qui trovi i manuali di riconoscimento  che possono aiutarti ad approfondire alcuni aspetti della natura.

Meditazioni in movimento: questa categoria è appena nata ma diventerà una super categoria che si suddividerà in altre più specifiche. Qui si parla di movimento, di tutto il movimento, dallo sport alle discipline che lavorano maggiormente su un aumento della consapevolezza.

Vita in natura: cerchi narrazioni incredibili? Vuoi scoprire come il rapporto con la natura abbia maturato in alcune esperienze un cambiamento profondo, modificando la vita di alcune donne e uomini? I racconti straordinari di questa vite potranno appassionarti ed emozionarti.

Se anche tu hai dei libri ai quali vuoi dare una nuova vita…

Di sopra e di sotto

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Foto di A. Ongaro 

Immagina…

….sei su una parete rocciosa, stai arrampicando e ti trovi in un passaggio impegnativo, ti blocchi, non sai bene come fare per proseguire, decidi di provare a cambiare appoggio con il piede, ma niente da fare. Ritorni nella posizione di prima e cerchi un appiglio con la mano, vai in alto cominci a cercare, non vedi niente, vorresti che i tuoi occhi fossero là, al posto delle dita a vedere cosa c’è sopra…ma ancora niente non trovi l’appiglio che ti faccia convinto che ti puoi fidare. Ritorni ancora in posizione, ti prendi un attimo e ascolti il tuo respiro, però passa qualche secondo e così appeso alla parete con mani e piedi, la fatica comincia a farsi sentire. Da sotto il tuo compagno prova a darti qualche indicazione ma tu hai le idee un po’ confuse, provi a ragionare, capisci che non puoi permetterti di restare molto lì a pensare, allora cerchi di prendere un po’ forza, qualche parola dentro di te di incoraggiamento, provi a riprendere la calma e il controllo e ci ritenti. Ripeti i gesti di prima, perché ti sembravano giusti, ma c’è qualcosa che non va, ti sembra di non avere la forza sufficiente, ma ti pare impossibile, niente, non riesci a salire! Nella tua testa cominci a sentire una voce che ti dice “Dai su forza! Prova ancora!”, ma un altra invece “No. Non ce la fai scendi!” e continuano queste voci, ti sbattono in testa di qua e di là, fino a che….prendi una decisione.

Ti è mai capitato? Sei mai arrivato al limite?

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Il limite è quella linea un po’ sfumata che separa uno spazio: sopra e sotto. Sotto ci sono le cose note, che conosci e sopra quelle che non conosci, il mistero. Arrivare al limite vuol dire arrivare a questa linea e permettersi di guardare sopra per vedere cosa c’è di sconosciuto, di misterioso, ma non solo, significa anche scoprire le tue reazioni a questa novità, quali emozioni nasceranno che potrebbero prendere il sopravvento e farti fare delle cose inaspettate, comportamenti assolutamente irriconoscibili per te…un mistero quello che c’è oltre la linea, che nessuno solamente te puoi scoprire.

Mi piace questo aspetto del limite, questa possibilità che offre, perché lascia spazio alla “sorpresa”. Un amico e maestro dice: “Coltiva la sorpresa, coltiva l’inaspettato, perché porta con se una grande energia”.

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E’ su questo che abbiamo lavorato con i ragazzi di “Itinerari di Crescita” nelle uscite centrali del progetto. Siamo andati ad arrampicare, abbiamo fatto dei percorsi di avventura nei vaj, superando gli ostacoli incontrati arrampicando o calandoci con la corda, abbiamo camminato tra le guglie delle Odle con lo zaino a spalle, salito una cima con fatica, pernottato in rifugio guardando il cielo stellato della notte. Abbiamo fatto questo con l’idea di conoscere se stessi un po’ di più, confrontandoci ognuno con i nostri limiti, per capire quali meccanismi adottiamo per compiere delle scelte, come prendiamo le nostre decisioni, per scoprire se di fronte alle difficoltà ci chiudiamo in noi stessi oppure chiediamo aiuto, per capire quanto forza può darci un gruppo, quanto sollievo possiamo avere dal condividere una paura, quanta sorpresa si trova nelle meraviglie della natura e molto altro ancora. Questo abbiamo fatto, nella convinzione che vivere attimi e momenti positivi fa bene a tutti e se questi durano ore o giorni lasciano il segno nella vita delle persone. Quando scopri con gioia che hai superato la noia, il disinteresse, la fatica, la non volontà, la non perseveranza, oppure diventi consapevole che non sei riuscito a superare il tuo limite ma hai la possibilità di condividere con qualcuno lo stesso sentimento e magari progettare insieme un percorso che ti porti piano piano ad andare oltre, questo è positivo e aggiunge dentro di te un altro mattone al tuo divenire.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALe parole dei ragazzi sulle giornate trascorse diventano via via più profonde e il tempo passato a rovistare nella mente alla ricerca della parola, diventa sempre più lungo e intenso. I minuti scorrono nel silenzio e lo spazio attorno si carica d’attesa. Poi prende posto il tono della voce, l’espressione del viso, lo sguardo rivolto ai compagni, la postura e i movimenti, quasi a voler andare oltre la parola per comunicare profondamente il senso…sfumature, gradazioni, dettagli, piccole cose che a volte passano inosservate, ma che sono diventate un arricchimento nei nostri momenti di condivisione.

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Quanto muoversi, Come muoversi.

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In questo momento sono seduto sullo sgabello sto scrivendo quello che state leggendo, contemporaneamente sto dolcemente dondolandomi da un ischio ad un altro, lo sgabello ha un cuscinetto arrotondato e questo dondolio ha un effetto così piacevole sulla parte bassa della mia schiena nella zona lombare. Respiro profondamente e piano piano riduco questo dondolio cercando di sentire quante vertebre si muovono. Ecco, le sento, saranno 5 o 6 tutte le lombari e l’osso sacro naturalmente. Riduco piano piano e si riduce anche il movimento delle mani sulla tastiera per simpatia, smetto di scrivere… muovo adesso 4, poi 3 poi mi pare che siano solamente 2 le vertebre che si muovono e cerco di visualizzare questo movimento. Adesso trasformo il movimento da laterale, a circolare, cerco di stringere sempre di più questo cerchio, di accorciare il raggio, un movimento millimetrico. Sono li con l’attenzione in questo “luogo” che è il luogo dell’energia primaria del nostro corpo, l’”hara”, il “dantien”, così viene chiamato in oriente. Comincio a sentire un calore interno, dopo questo piccolo movimento, che mi riscalda il ventre, il respiro è calmo lento e profondo il mio tono muscolare è rilassato…un piacere.

Spesso mi viene chiesto quanto tempo dedicare al movimento e spontaneamente mi viene da dire: “Ogni momento della tua giornata che puoi! Anche se sono solamente 10 minuti, non importa, fallo!” .

Ogni giorno più volte al giorno, cerco di osservare come mi muovo, come resto seduto, come resto in piedi e sperimento situazioni, posture, movimenti e provo a modificare la velocità, il carico, l’attenzione provo a sentire il rumore del mio movimento, a vedere l’effetto che ha sulla mia mente, sul mio stato d’animo, sulle mie relazioni…però la mia è una deformazione professionale.

Però un tempo quando il lavoro necessitava di forza fisica, di strategie di movimento, di risparmio energetico, di utilizzo consapevole della forza e della postura era così, c’era un’attenzione al movimento in ogni gesto. Oggi invece non abbiamo questa necessità, sono pochi i lavori che richiedono un’attenzione al corpo e allora bisogna inventarsela. Ogni possibilità è buona da sfruttare, salire le scale, attraversare un giardino, spostare delle carte, aspettare l’autobus, scendere dall’auto e così via. Sono convinto che dedicare pochi minuti, più volte al giorno della propria attenzione, energia, creatività, al movimento sia importantissimo, più di fare una mezz’ora di auto per arrivare in palestra e svolgere un programma aerobico di 45’ di top, di jog, di cyclette e poi sollevare per un’altra mezz’ora pesi per poi fare un’altra mezz’ora di auto per tornare a casa per due volte alla settimana.

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L’idea che molti hanno è che il movimento deve essere funzionale ad un risultato. Si fa movimento per dimagrire o per tornare in forma, per la salute, per sfogarsi e per la prestazione.

Però penso che sia un’idea riduttiva nei confronti del valore che ha il movimento per la nostra vita e nei confronti del corpo. Il movimento è vita e il corpo siamo noi, senza corpo non esistiamo, senza movimento siamo morti. In ogni nostro momento, in ogni istante del giorno ci muoviamo, anche quando dormiamo il nostro corpo è in continua attività e si muove, esplicando tutte le sue funzioni. Il movimento è un nutrimento per l’uomo, nutriamo il nostro organismo, agevola le funzioni vitali, viene favorita la circolazione dei liquidi ed energetica, gli scambi tra tessuti. Il movimento riequilibria il nostro “circuito energetico”, da modo alle tossine che si sono accumulate durante il giorno nel nostro corpo, di entrare in circolo ed essere eliminate, lasciando così spazio a nuova energia che ci rivitalizza. Ma non solo, fare movimento ci permette di ritrovare il nostro equilibrio psicologico e ancora di più , sono molte le pratiche di movimento che aiutano a coltivare lo spirito, che avvicinano l’uomo alla dimensione spirituale e lo fanno sentire completo, in pace con sé stesso.

Quindi non c’è solo una quantità, ma è necessario inserire il parametro qualità. Ho conosciuto molte persone che grazie allo sport si sono “rotte” e forse in molti casi è mancata la qualità e c’era troppa quantità, sovraccarico. Non conta solo la fatica, il sudare, il raggiungere un certo limite di tempo, il sollevare un certo quantitativo di peso o numero di ripetizioni, ma conta l’intenzionalità, il valore a cui si da al corpo e al muoversi, solo così si può esprimere il movimento in modo armonico e avere un effetto positivo su di noi.

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Naturalmente se poi possiamo dedicare un’ora al giorno, come consiglia l’OMS, a fare attività fisica tanto meglio, però non è in un’ora, 2 volte alla settimana che trasformiamo il nostro corpo, la nostra salute, come vorremmo

Avere sempre uno sguardo a: “come mi sto muovendo? Come sto respirando? In quanti modi posso fare questo movimento? …e cosi via. Allora diventa anche questo un gioco divertente, inoltre ci allontana dalle nostre solite preoccupazioni di tutti i giorni, dai nostri schemi di ansia e vi assicura vi aiuta ad avvicinarvi al movimento, all’attività fisica, al vostro corpo in modo dolce e duraturo e può rappresentare una buona base per una trasformazione.

Ho scritto tutto questo per segnalarvi un video di Charles Demelenne  un uomo ottantenne che svolge la sua attività fisica giornaliera. E’ un maestro di Hebertismo, del Metodo Naturale e ogni giorno dedica poco più di 20 minuti alla pratica del movimento, come “pratica di buona vita” potremmo dire. Mi piace questo video perché vedo il piacere di muoversi, vedo la concentrazione nell’eseguire il movimento, vedo il gusto di poter fare determinati movimenti e vedo la soddisfazione della riuscita e tutto acquista un senso profondo…e poi un giorno provate a fare tutto quello che fa questo signore e sentite il sapore che potrebbe avere a farlo ad 82 anni.

Vorrei adesso chiedere a te che leggi una cosa, mi piacerebbe avere un segno di vita da parte tua, le statistiche mi dicono che ci sono diverse persone che leggono quello che scrivo e a me piacerebbe sapere chi sei, mi piacerebbe avere suggerimenti, indicazioni, confronti. Quindi dammi un rimando scrivi un commento o anche solo un saluto mi faresti un gran bene.

N.

Essere forti per essere utili

IMG_1596Esco fuori vado nel campo, l’erba è ancora umida, cammino e respiro, poi comincio a correre, faccio uno scatto per superare una balza, corro ancora, passo in mezzo al vigneto, mi abbasso per superare i cavi di sostegno delle viti, faccio un salto in basso da un argine e riprendo a correre. E’ così, credo che capiti anche a voi a volte, adesso che è primavera, sento un’innata energia dentro di me, che ha un moto di apertura e mi porta a voler uscire e a muovermi. Un po’ come la linfa delle piante che, ritiratasi in inverno, riprende a scorrere verso l’esterno, verso l’alto e riporta la vita fino alle estremità della pianta con foglie nuove e fiori. Credo che sia questa energia che fa nascere dentro di me la voglia di uscire di sentirsi più efficaci con il corpo e nel movimento.

A questo riguardo volevo parlarvi dell’Hebertismo, del quale avevo scritto un articolo di apertura nella newsletter n°0, che poi però ho tolto dal blog…credo invece di dover onorare maggiormente Georges Hébert, il fondatore del Méthode Naturelle, perché è stato un fondamentale sfondo ispiratore nel nome ma soprattutto nella filosofia di ginnastica naturale e quindi anche di questo blog e delle attività che propongo.

Lo slogan dell’Hebertismo è “essere forti per essere utili”, che ne racchiude l’intera filosofia.

Mi piace molto questo slogan, perché lo sento chiaro, comprensibile, mi pare che non ci sia apparenza, al contrario trovo sostanza e senso. Per questi motivi lo sento molto attuale, in questo mondo dove la forma e l’apparenza spesso prevalgono sulla sostanza, dove, come scrivevo nel post precedente, c’è un mercato di attività motorie dai nomi incomprensibili, che propongono movimenti senza senso, che hanno l’unico scopo di far consumare calorie, di bruciare grassi, di sviluppare massa muscolare, ma niente di più.

L’Hebertismo si fa all’aria aperta, a contatto con la natura, svolgendo esercizi naturali, che sviluppano schemi motori di base e abilità fondamentali: la marcia, la corsa, i salti, l’arrampicarsi, le andature in quadrupedia, i lanci, il sollevamento e il trasporto, la lotta e la difesa, l’equilibrio, il nuoto…tutte cose che servono. Servono nella nostra vita, per svolgere le nostre attività quotidiane, quando dobbiamo fare le scale, quando dobbiamo coprire una determinata distanza, quando dobbiamo svolgere dei lavori, oppure in caso di emergenza, o per aiutare qualcuno che ne ha bisogno. Questo ha senso!

L’Hebertismo fin dall’inizio non ha avuto finalità sportiva, ma una profonda vocazione educativa. Lo sport spesso è fine a se stesso, oppure è solamente l’occasione di sviluppare se stessi, in una logica di performance senza limite, che spesso va oltre il consentito, in nome di un risultato, a tal punto da farsi male; oppure prevale l’idea che la cosa più importante è vincere, vincere sugli altri. Il Méthode Naturelle, a differenza dello sport, possiede tre caratteristiche essenziali: l’utilità, la misura e l’altruismo. Hebert concepisce l’attività fisica come un mezzo per preparare l’individuo ed affrontare eventuali prove che si può trovare di fronte nel corso della vita. La misura, proprio in opposizione allo sport senza risparmi, dando senso invece alla moderazione e progressione. L’altruismo come elemento essenziale per lo sviluppo armonioso di una società.

“Essere forti per essere utili”, Hebert dice “La vera forza, nel suo concetto più ampio, è una sintesi fisica e morale. Risiede non solamente nei muscoli, nella potenza cardiaca, nella destrezza…, ma prima di tutto nell’energia che l’utilizza, nella volontà che la dirige, nel sentimento che la guida”

 All’interno di questa filosofia di movimento ritroviamo anche il concetto di salute, perché, è in questa logica di senso di efficacia e di presenza nella vita, che un corpo sano è un corpo in grado di compiere delle azioni per sé e per gli altri. Ancora in questa prospettiva troviamo inscritto anche uno sviluppo di crescita personale, di scoperta di se stessi e di promozione di un equilibrio tra mente, corpo e spirito. Svolgere le attività in natura, come propone Hebert è oggi assolutamente attuale, in un epoca in cui la nostra società vive cosi distante dagli elementi naturali, l’occasione di fare del movimento immersi nella natura ha un effetto rigenerante molto potente, di cui siamo poco consapevoli.

Muoversi e allenarsi deve avere senso, deve incontrare un disegno credibile nella nostra vita, ed essere utili a se stessi e agli altri, come propone il moto dell’Hebertismo, è credibile.

A volte bisognerebbe mettersi un po’ alla prova, fare una corsa per prendere l’autobus, scendere le scale il più velocemente possibile, saltare una sbarra e vedere come siamo in grado di rispondere e chiedersi se saremmo pronti nel momento in cui qualcuno può servire veramente, perché qualcuno ci chiede aiuto o nel momento in cui dobbiamo aiutare noi stessi, allora forse potremmo renderci conto di quanto siamo in sintonia con il nostro corpo e le nostre possibilità e capire così quanto potremmo essere utili a noi e al mondo.

E’ sempre difficile allenarsi da soli e per me l’allenamento deve avere senso, altrimenti dura poco. Questa energia di primavera che sento dentro è finalizzata a destare il mio corpo, a risvegliarlo dal sonno invernale. Non è voglia di allenarsi, ma sono i miei sensi che ritornano curiosi a voler vedere e odorare e sentire il mondo fuori e la natura che si sta risvegliando. Sono i miei muscoli e le mie articolazioni che riprendono forte il desiderio di movimento e di azioni, con le quali esprimersi ed andare incontro al mondo e al risveglio della natura. Tutto il mio essere è coinvolto in questa tensione, che è la ripresa della vita e vita è movimento, è tornare a respirare profondamente.

Tutto questo ha senso, trova uno spazio di significato dentro di me molto più che pensare di dover riprendere un tono muscolare, piuttosto che consumare qualche caloria. Uscire in natura è un’esperienza ogni volta, un’occasione per ascoltare il mio corpo, i piedi che appoggiano al suolo, i muscoli che si tendono, le articolazioni che si muovono e assorbono i contraccolpi, il cuore che pompa il sangue che scorre nelle vene ingrossate, questo è Ginnastica Naturale uscire ed andare in natura e muoversi, perché è nella nostra natura, nella natura umana, muoversi all’aria aperta.

Una Questione di Atteggiamento

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Ormai è estate e per me, come credo per molti, c’è un rallentamento della frenesia del lavoro e degli impegni. Ci si permette qualche pausa, si pensa alla vacanza, si sospendono quasi tutte le attività “collezionate” durante l’autunno e l’inverno: corsi di attività fisica, di lingua, cineforum, ecc. Si torna cosi a gestire il proprio tempo da soli, senza aiuti dall’esterno, a volte con un po’ di dispiacere si terminano queste attività, perché si lasciano anche alcune sicurezze, come quella di soddisfare il bisogno di fare movimento e di mantenere una forma fisica adeguata. Farlo da soli è un po’ più difficile, serve motivazione e tempo per pensare e decidere quando, dove e che cosa fare.

Pensavo così di scrivere qualcosa che potesse essere utile a voi che mi leggete, a non sentirsi soli e continuare a prendersi cura del corpo. Inoltre mi piacerebbe incidere sulle vostre abitudini giornaliere, in modo tale da farvi iniziare, o da rafforzare, o per contribuire ad arricchire le vostre pratiche di cura del corpo e di contatto con la natura.

Per cominciare quindi, riporto uno scritto di Osho perché mi sembra un buon inizio:

Il corpo dev’essere amato, devi essergli intimamente amico. È la tua dimora, lo devi ripulire da ogni pattume, e devi ricordarti che è continuamente al tuo servizio, ogni giorno, ininterrottamente. Perfino mentre dormi, non smette di lavorare per te, digerendo o trasformando il cibo in sangue, asportando le cellule morte, introducendo nell’organismo ossigeno nuovo, aria fresca…”.

Mi piacciono queste parole, non tanto per i consigli che da, ma quanto per l’atteggiamento che vuole trasmettere. Non parla di forma fisica, di prestazione, di dimagrimento e forse non parla neanche di salute, ma invece parla di amore e di consapevolezza e credo che questo debba essere l’inizio. Noi esistiamo nel corpo, ma spesso le cose che facciamo e i ritmi che abbiamo, sono poco rispettose e rischiamo di ritrovarci a fine giornata, doloranti e tesi. Ascoltiamo il corpo solamente quando le tensioni si trasformano in dolori e, anche in questo caso, il nostro atteggiamento rischia di essere superficiale, senza un’assunzione di responsabilità. La massima responsabilità che ci prendiamo è quella di delegare qualcun altro ad occuparsi di noi. Ritengo invece che molti dei problemi fisici con i quali tante persone convivono, dalle problematiche di tipo metabolico, a quelle dei tipo muscolo scheletrico, o cardiocircolatorio, o psicologico come stress ed ansia, potrebbero trovare una via di risoluzione solamente con un atteggiamento diverso nei confronti del corpo.

Non credo sia necessario fare delle scelte che impongano dei cambiamenti totali al nostro modo di vivere. Trovare sintonia con il corpo e con la natura, è sicuramente un modo per stare bene e per godere maggiormente della vita e credo che questo sia possibile migliorando le nostre abitudini quotidiane, cominciando con piccole cose, giorno per giorno, che piano piano, nel tempo, diventeranno grandi momenti di consapevolezza.

Ho pensato di raccontarvi cosa faccio io al mattino, mi sveglio dedico qualche minuto, ancora disteso nel letto, a muovere le articolazioni una per una, comincio dalle dita dei piedi e poi salgo via via, caviglia, ginocchio, anca e passo tutto il corpo in rassegna. Un ceck completo, giusto per tornare a “sentirlo” dopo la notte. Poi mi prendo un momento per ascoltare e vedo che sensazioni e informazioni raccolgo. Poi mi massaggio la pancia, sento le diverse parti del ventre, ascolto se vi sono tensioni e se ne trovo, cerco di scioglierle piano piano, sento anche il petto, le braccia, una sorta di auto-massaggio con l’idea di ascoltare e sentire come và. In questo modo scopro dove il mio corpo accumula tensione, dove invece è rilassato, dove trovo del vuoto e dove trovo del pieno, dove è freddo e dove è caldo. Poi mi stiracchio un po’, piedi, gambe, braccia, tutta la parte destra del corpo, tutta la sinistra, la parte alta, la parte bassa, mi strizzo torcendomi a destra e a sinistra e infine mi metto seduto sul letto. Mi sfrego un po’ le mani, le passo sul viso e sulla testa e poi mi alzo in piedi.

Quando sono in piedi subito sento il peso del corpo, ritorna la gravità e qua con piacere dedico del tempo a questa cosa, a sentire l’appoggio dei piedi sul pavimento, il sostegno delle gambe, cerco di ritrovare i limiti del mio equilibrio. Torno a sentire il contatto con la terra, con il suolo, fino a provare un’unione con la madre terra, poi piano, ascolto il respiro e immagino un’unione con il cielo.

Pochi minuti forse 7/8 in tutto, non è molto, provate! Dopo questo sono già pronto ad affrontare la giornata.

Spesso però dopo essermi lavato e prima di fare colazione, dedico altri 7/8 minuti ad una progressione di Qi Gong che serve a riattivare il flusso di energia nel corpo. Però tempo indietro facevo il “Saluto al Sole” (vedi post di febbraio) oppure per un periodo ho seguito le fasi lunari (vedi i post relativi alla “Luna e il corpo” ). Sono molte le cose che si possono fare e potete prendere spunto dai post “Movimento e Immobilità”, o “Attenzioni Quotidiane” o “Stare come un albero”, potete fare degli esercizi di ginnastica che vi piacciono e che vi fanno sentire bene, fatti con attenzione e consapevolezza. Se avete del tempo potete uscire e fare una sana passeggiata nei campi o una corsetta leggera ad ossigenare l’organismo, non però un camminare per distrarsi o per sudare, ma un camminare “nostro”, fatto solamente per noi.

Credo che 15/20 minuti non sia troppo, però vi assicuro che è sufficiente, non a risolvere i problemi, ma a cambiare l’atteggiamento nei confronti del corpo, che è il primo passo. Proverete il piacere di sentirvi puliti dentro, di sentire che le vostre articolazioni stanno bene, che i vostri muscoli ci sono e funzionano, sentirete dentro di voi l’energia che scorre e questo vi predisporrà bene alla giornata e all’incontro con gli altri. Nello stesso modo avrete la possibilità di capire che il vostro collo o la vostra schiena, per esempio, quel giorno avranno bisogno di maggior attenzione da parte vostra, oppure che la vostra risorsa di energia disponibile, non è al massimo e quindi avrete la necessita di proteggervi un po’. Questo sarà solo l’inizio perché poi potreste addirittura sentire il bisogno nel pomeriggio di avere un ulteriore momento da dedicare a voi, facendo una passeggiata e respirare aria pura, con l’idea di ritrovare e riconoscere il vostro respiro e di ascoltare il vostro cuore, oppure prendendo una stuoia e facendo quei 3 o 5 movimenti che conoscete ed assaporare nuovamente la sensazione di un corpo che vibra. Continuando così, potrebbe venirvi addirittura voglia di fare attività sportiva, di misurarvi con l’ambiente naturale, di prendere la bicicletta o i pattini o infilare le scarpe da running o andare in piscina e sperimentare sensazioni ed emozioni di efficacia nuove Queste sensazioni andranno ad aumentare la fiducia in voi stessi e quindi a poco a poco anche la fiducia nell’esistenza, permettendovi di godere maggiormente di voi stessi e del mondo.

Il corpo ha questo potere di sorprendere ed è solo questione di viverlo, con amore e consapevolezza e se avete bisogno di qualche consiglio su cosa fare, potete rileggere alcuni post o scrivere sul blog ed io proverò a rispondere, le vostre domande potrebbero essere le stesse di molti.

Saluto al Sole

tramontoNegli scorsi post abbiamo parlato di stagioni quindi di ritmi e al centro di tutti i ritmi biologici sulla terra troviamo il sole. Il sole è il centro del sistema solare, è l’origine della materia, rappresenta la vita, è il centro in termini assoluti. Il sole sorge ogni giorno e nel sorgere rinnova la vita, noi torniamo in vita con il sole, riprendiamo la nostra attività, assorbiamo vitalità dal sole, abbiamo bisogno della sua luce per vivere.

Si potrebbe continuare per molto a parlare del sole, ma quello che intendo fare in questo post è descrivere una sequenza di movimenti dello yoga, molto famosa: ”Il saluto al sole” che in sanscrito è Surya Namaskara.

Stiamo per entrare nella primavera, quest’anno, come non mai, i segni primaverili si stanno mostrando, per il calendario cinese già dal 31 di gennaio siamo entrati nella primavera e le ore di luce solare sono via via sempre ad aumentare. In questo momento quindi, questa sequenza è molto indicata, perché Il saluto al sole è innanzitutto una pratica efficace ed interessante per entrare in sintonia con il sole, rappresenta il risveglio, la primavera, la mattina.

La prima posizione è in piedi, con il corpo bene allineato, rivolti nella direzione del sole, i piedi alla larghezza delle spalle, portiamo le mani giunte all’altezza del cuore e ad occhi chiusi dedichiamo un minuto alla presa di consapevolezza del nostro corpo e del nostro respiro, allentando le tensioni del corpo. Questo è l’inizio del saluto al sole. Le mani giunte nelle diverse culture hanno molti significati, un gesto di raccoglimento, di preghiera, di ringraziamento, di saluto, di rispetto, rappresenta inoltre simbolicamente l’unione degli opposti, lo yin e lo yang, la creatività e la razionalità, la conoscenza e la contemplazione. Nell’iniziare questa sequenza con questo gesto, portiamo la consapevolezza al centro del nostro cuore. 1° e 12° posizione Pranamasana (posizione della preghiera).

Inspiriamo e portiamo le mani in alto-indietro, incurvando la schiena e seguendo con lo sguardo. Eseguiamo un movimento fluido e cosciente. 2° e 11° posizione: Hasta Uttanasana  (posizione delle braccia levate).

Espiriamo ed facciamo una flessione in avanti del tronco, cercando di andare a toccare con le mani a terra o comunque si arriva fino a dove si può. L’espirazione deve essere profonda. 3° e 10° posizione: Padahastasana (posizione del piegamento in avanti).

Poi inspirando iniziamo a scaricare il peso sulle mani e portiamo la gamba destra verso dietro mentre contemporaneamente la sinistra si piega. Dita e ginocchio della gamba destra sono a contatto con il suolo, la testa va piegata all’indietro inarcando la spina dorsale ma senza forzature Inspirando poi si piega una gamba e si stende l’altra all’indietro. 4° e 9° posizione : Ashwa Sanchalanasana (posizione equestre).

 Portiamo poi il piede sinistro allineato al destro, abbassiamo la testa verso il pavimento e portiamo il bacino verso l’alto a braccia distese, la testa in linea con il tronco, pianta dei piedi a contatto con il suolo. Durante l’esecuzione del movimento facciamo un’espirazione profonda ma non forzata. 5° e 8° posizione: Parvatasana (posizione della montagna).

Poi si piegano le gambe appoggiamo le ginocchia per terra, si avvicina tutto il corpo al pavimento, si piegano le braccia e si porta anche la testa e il tronco in basso. Al termine di questa fase in corpo tocca con otto punti a terra: il mento, il torace, i palmi delle mani, le ginocchia e le dita dei piedi. Rimaniamo in questa posizione per qualche secondo, a polmoni vuoti, ma senza forzare. 6° posizione Ashtanga Namasdara (adorazione con gli otto punti).

Successivamente abbassiamo le anche a terra, distendiamo braccia e gambe e spingendo le mani al suolo inarchiamo la schiena e la testa verso alto-dietro. Durante questo movimento inspiriamo profondamente. 7° posizione : Bhujangasana (posizione del cobra).

Da qua inizia il ciclo di ritorno con l’8° posizione per poi passare alla 9° fino alla 12°. Nel passaggio dall’8° alla 9° è importante che la gamba che sale in avanti e si allinea con le mani in appoggio al suolo, sia la destra ( nella 4° posizione la destra si distendeva indietro).

Possiamo ripetere la sequenza almeno due volte e quando riteniamo di avere abbastanza pratica aumentare fino a 6 volte e poi 12, facendo attenzione ad alternare, ad ogni esecuzione completa dei 12 movimenti, la gamba che va verso dietro nella 4° posizione e che ritorna nella 9° posizione. Nella prima esecuzione sarà la destra come descritto sopra, nella seconda sarà la sinistra e così via.

saluto al sole

Concentratevi le prime volte sulla fluidità sull’armonia del movimento e sul respiro. Se vi risulta difficile inizialmente potete evitare i momenti di apnea ed inserirli appena vi sentite pronti.

Eseguite il “saluto al sole” al mattino prima della colazione, (oppure se non riuscite potete farlo alla sera o comunque in qualsiasi momento della giornata) in questo modo l’energia del sole diventerà la nostra energia vitale e saremo pronti per la giornata. I benefici al corpo di questa pratica sono innumerevoli e percepibili sin da subito.

Siamo abituati alla potenza del sole, a tal punto che ci risulta normale e la dimentichiamo. Come l’arcobaleno, anche il sole ha grande un potere terapeutico sia per il corpo che per l’anima…però forse di questo parlerò in futuro.

L’autunno e l’inverno

malga belfioreEro un po’ indeciso se inserire anche le altre due stagioni di seguito, perché era meglio farlo ad agosto, alle porte dell’autunno, però poi mi sembrava di lasciare la cosa a metà (che, vedi “Luna e Corpo”, non sarebbe la prima volta) e quindi proseguo con le altre due stagioni: Autunno e Inverno.

Come per le precedenti, cercherò di descrivere un po’ quello che è il movimento energetico globale di queste due stagioni, nel tentativo di darvi uno strumento di interpretazione, per poter così operare delle scelte consapevoli che riguardano il vostro benessere.

 

L’autunno rappresenta il raccoglimento, la sera, l’età adulta avanzata. In questa stagione l’energia Yang, la luce, va a scomparire e comincia a rendersi evidente l’energia Yin, che avrà il suo massimo nella stagione successiva. Nel nostro corpo se in primavera la direzione dell’energia era verso l’esterno, in apertura, ora la direzione sarà appunto verso l’interno, comincerà a ripiegarsi verso il centro del nostro corpo.

autunno

Piano piano, dalle pratiche di movimento, andremo a  preferire le pratiche che portano alla quiete e quindi il tempo dedicato del tempo alla meditazione, via via aumenterà. Anche in questa stagione, come nella primavera sono indicati esercizi e attività che portano alla purificazione, per abbandonare ciò che non serve

più, l’autunno è il momento in cui si effettuano i tagli sui rami delle piante, si fa la potatura e gli alberi perdono le foglie, quindi anche nel nostro corpo alcune cose vanno eliminate.  Questa necessità di pulizia serve per preparasi alla stagione invernale, all’arrivo del freddo.

Un aspetto importante su cui lavorare in questa stagione, è il respiro. In autunno abbiamo bisogno di ossigenarci proprio per purificarci, ma anche perché il respiro ci porta piano piano dentro di noi, in profondità. Quindi esercizi di respirazione vanno benissimo, così come l’esecuzione di movimenti seguendo il nostro ritmo respiratorio. Può essere indicato fare esercizi di Qi Gong, praticare tai chi, possiamo dire che in genere vanno bene tutti i movimenti, ma però questi non hanno più il dinamismo dell’estate, sono più moderati, più attenti, più precisi nel gesto, più puri. Un’ottima pulizia all’interno del nostro corpo può essere fatto con delle tecniche di automassaggio con delle palline da tennis sotto i piedi, sotto la schiena, sotto il sedere, ecc.

invernoLinverno invece rappresenta la vecchiaia, il termine della giornata e la notte.  In questa stagione l’energia Yin è al massimo e nasce l’energia Yang, con il solstizio d’inverno, la luce infatti riprende ad aumentare. In inverno l’energia va protetta e custodita in profondità.

Gli esercizi di rilassamento, di meditazione e gli stiramenti sono buoni da fare in questa stagione.

Diminuiscono quindi le attività dinamiche, in continuazione con quello che abbiamo iniziato in autunno, e tutto ciò che facciamo deve essere finalizzato a mantenere flessibile e mobile il nostro corpo, per tenere calde, umide e sciolte le articolazioni. L’attività deve essere svolta senza sforzi eccessivi e in questa stagione è bene praticare spesso ma senza forzare.

L’attività quindi deve diventar un rito, un momento dove ritroviamo noi stessi, cercando in questo modo di conservare l’energia, di non sprecarla, con l’obiettivo di trovare la quiete e mantenere elasticità in modo tale da conservare l’energia. La respirazione, già ampiamente iniziata nell’autunno, ancora di più in inverno sarà centrale nel nostro lavoro, il respiro sarà il nostro ritmo e dovrà essere lungo, profondo e sottile. Le attività da svolgere sono sicuramente lo yoga, il Qi Gong, il tai chi, perché comunque alla base di queste vi è una filosofia di lavoro che contempla gli aspetti energetici. La natura poi ci suggerisce altro, le ciaspole, le camminate con gli sci, attività dove la concentrazione e il portare l’attenzione sul proprio respiro, dove il movimento è misurato, non è sprecato. In questo periodo poi trova spazio la meditazione e le pratiche di Zan Zhuan di posture meditative sono molto indicate.

Ecco quindi descritte un po’ il carattere delle stagioni, nella speranza che possa esservi utile a dirigere le vostre intenzioni, la natura, le piante e gli animali sono continuamente da osservare perché saranno i vostri maestri.

La filosofia della ginnastica naturale è tornare a riprendersi quel sapere, fatto anche di istinto ed intuizione perché questi sono qualità e capacità che abbiamo e che poco sappiamo utilizzare, spesso le releghiamo solo agli aspetti creativi, o comunque vengono accolte e valorizzate, solamente se alla base vi sono solide formazioni specifiche. La natura è istinto e intuizione e sintonizzarsi con essa significa riscoprire queste qualità, per imparare così a regolare le nostre abitudini, in sintonia con i ritmi del cosmo.