Movimento e Immobilità

alessandrini4_6

È da un po’ che rifletto su questa cosa, soprattutto da quando mi sono avvicinato alla pratica di Zhan Zhuang una pratica di Qi Gong, di cui ho scritto un post a luglio (vedi “Stare come un albero”). Parlare di immobilità, mi intriga, mi attira, per tutto quello che dentro di me muove questa parola, perché mi salgono alla mente pensieri, situazioni, eventi che nel corso della mia vita mi hanno formato, cresciuto, fatto diventare ciò che sono e nel cercare un filo conduttore di tutto questo, non è certo immobilità la prima parola a cui penso, anzi forse esattamente l’opposto e cioè movimento. Questo, sia per le passioni che ho intrapreso, sviluppato e coltivato nel tempo, sia per il tipo di lavoro che svolgo e sia per il continuo evolversi e cambiamento che mi pare di individuare nel percorso della mia vita.

Queste sono le cose che mi muove dentro questa parola immobilità. Immobilità mi pare quasi un concetto contro la vita, l’ho sempre vissuta come un concetto non negativo ma in qualche modo da evitare, da tenere lontano. Nel mio campo lavorativo movimento è sinonimo di salute, non-movimento al contrario, è sinonimo di cattive abitudini, per questo è una cosa alla quale non ho mai guardato con interesse.

Siamo fatti per muoverci, tutto l’universo è in movimento, tutto ciò che è vivo si muove, il movimento è l’espressione della vita. Per noi esseri umani muoversi è tutto, ci permette di conoscere, di condividere, di sperimentare e non saprei quale altro aggettivo usare. La condizione di non-movimento, d’immobilità, è associata solitamente a malattia o handicap.

Ancora di più se penso all’efficienza del corpo, alla forma fisica come condizione fondamentale per una vita equilibrata, alla performance, all’allenamento, sicuramente l’immobilità è una parola che difficilmente si accomuna.

Ho sempre e solo accettato, credo in modo poco consapevole comunque, l’immobilità come stato fondamentale per la meditazione, però la mia attenzione si è sempre sintonizzata con lo stato del “meditare” e non con lo “stare immobili”, perché lo stare immobile io l’ho spesso vissuto come una condizione per raggiungere qualcosa di più alto.

Ancora di più. Il movimento, o comunque quello che comunemente siamo abituati ad intendere come movimento, è quello volontario, intenzionale, diretto e comandato da una mente consapevole, che dirige le nostre azioni e la nostra vita. Esiste una zona nella nostra corteccia cerebrale che è deputata all’anticipazione del movimento, adibita a sviluppare sequenze di movimenti con obiettivo di soddisfare la nostra intenzionalità.

Per questo dico che solitamente il movimento a cui siamo abituati a far riferimento, è quello che vediamo, perché è quello che esternamente si mostra ai nostri occhi. Esiste però anche un movimento innato, automatico, istintivo, profondo se vogliamo, involontario, che non è controllato dalla nostra mente consapevole, che è condizionato da altri fattori, dal nostro stato emotivo, dal clima esterno, da ciò che ci circonda, ed altro ancora. Il sangue nel nostro corpo continua a muoversi cosi come il nostro battito cardiaco, la nostra respirazione, il movimento dei nostri organi, perfino gli alberi che sono immobili hanno un continuo movimento vitale.

Quindi con il termine immobilità possiamo dire che si può intendere come fermare il movimento possibile, che il termine immobilità in senso assoluto significa morte e questo mi fa pensare che l’immobilità allora se non è  morte è una situazione di movimento, quindi rimane la scoperta, la conoscenza, l’apprendimento, la sperimentazione. Allora significa che la pratica dello Zhan Zhuang, come alcune pratiche di yoga o le pratiche meditative in genere, portano l’attenzione, le nostre percezioni, ad un altro livello di movimento, che ci permette di diventare consapevoli di un diverso fluire della vita.

Ancora di più. L’immobilità, al pari del movimento, può nello stesso modo promuovere la vita nei suoi diversi livelli e aspetti, non solamente per quello che pensiamo possa rappresentare la parte meditativa, contemplativa della nostra vita, ma anche nella forma fisica, anche nell’allenamento di una persona proprio perché corpo e mente sono una cosa sola.

Allora come consiglio o indicazione di ginnastica naturale è quello di fermarsi, fermare il movimento ogni tanto, rimanere immobili e ascoltare ciò che succede, ma non per qualche istante, ma per qualche minuto, 3-5 anche 10 minuti e poi vedete cosa succede dentro di voi, quale movimento scoprite dentro di voi che non conoscevate. Fatelo in natura, all’aria aperta, con le gambe leggermente piegate, le mani aperte, e le braccia lungo i fianchi, lo sguardo fermo davanti a voi, rilassati più che potete, respirando naturalmente, senza forzature e state ad ascoltare.

Vi lascio con due pensieri che mi hanno colpito sull’immobilità

 “L’immobilità per me evoca grandi spazi in cui si producono movimenti che non si arrestano, movimenti che non hanno fine. È, come diceva Kant, l’irruzione immediata dell’infinito nel finito. Un ciottolo, che è un oggetto finito e immobile, mi suggerisce non solo dei movimenti, ma movimenti infiniti che, nei miei quadri, si traducono in forme simili a scintille che erompono dalla cornice come da un vulcano”

Joan Mirò

“Bastava una sola, semplice cosa: il silenzio, il non parlare portava molto più tempo per pensare. Pensare portava più tempo ad ascoltare. Ascoltare portava amore per l’immobilità, e l’immobilità era la strada per la risposta…C’è un silenzio del cielo prima del temporale, delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera, di quelli che si amano, della nostra anima, poi c’è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.”.

Romano Battaglia.