Mangiare, nutrirsi, cibarsi, alimentarsi, sfamarsi, rifocillarsi…

tavola
Capo Corso

…sono tutti sinonimi e ce ne sono molti altri a riguardo, ma non potevo fare un titolo lunghissimo. Però nonostante questi parole sinonimi intendo riferirsi ad una stessa cosa, ognuno di loro contiene una sfumature diversa, amplifica un aspetto particolare oppure si addice ad una situazione particolare. Allora adesso vi propongo un giochetto, quello di prendere consapevolezza del vostro sinonimo. Semplicemente basta dare una letta a tutte queste parole e trovare la particolare sfumatura che intendono amplificare e poi chiedervi quale di queste parole vi appartiene? Quale di queste parole rappresenta voi stessi? Quale delle situazioni rappresentate vi appartiene maggiormente.

Moltissimo tempo fa l’uomo doveva procurarsi il cibo in natura e a seconda che vivesse in montagna, piuttosto che sulla costa marina, ai tropici oppure nelle regioni antartiche, trovava cibo molto diverso, quindi la dieta variava moltissimo in funzione della posizione geografica e della conformazione fisica del territorio.

Oggi invece si va a fare la spesa e si può scegliere ciò che si vuole, si può far finta di abitare sulla costa adriatica a Chioggia piuttosto che sentirsi pescatori di mare aperto dei Mari del Nord, oppure abitanti limitrofi alla foresta tropicale con ogni sorta di frutta, o cacciatori delle foreste boreali. Diciamo che oggi più o meno si riesce a procurarsi qualsiasi tipo di alimento, quindi il detto “sei quello che mangi” non è più molto vero, ma oggi sarebbe meglio dire “sei quello che scegli di mangiare”.

Questo verbo “scegli” fa la differenza e trasforma (almeno per noi occidentali) la questione cibo in una questione estremamente complessa.

Qualche mese fa è stato pubblicato uno studio della IARC, un’agenzia dell’Organismo Mondiale della Sanità che ha classificato la potenzialità cancerogena della carne rossa. Da questo studio emerge una classificazione che vede appartenere al gruppo 1 (cancerogeni certi) le carni rosse processate (lavorate e insaccate) mentre nel gruppo 2 (probabilmente cancerogene) le carni rosse. Le carni processate sono carni che hanno subito un processo di lavorazione che ne prolunga la conservazione o ne altera il gusto, come affumicatura, salatura, stagionatura, aggiunta di conservanti. Sono questi procedimenti, così come alcuni tipi di cottura, come quella alla brace, ad aumentarne il rischio cancerogeno.

Ho sentito giornalisti di telegiornali televisivi e persone banalizzare questa studio giocando con frasi del tipo: “mio nonno mangiava salame ogni giorno ed è scampato 90 anni”. Il consumo di carne è aumentato rispetto all’epoca dei nostri nonni, in Francia si è triplicato rispetto a quello dei bisnonni e quindi forse il nonno che mangiava il salame ogni giorno poi non mangiava altra carne e magari non aveva a disposizione tutti le proteine che abbiamo a disposizione noi e forse faceva 12 ore di lavoro fisico nei campi quindi uno stile di vita completamente diverso dal nostro.

Però sul cibo si è studiato e scritto tanto ma la verità non c’è. o quantomeno non ce ne una sola. Sulla salute e l’alimentazione le indicazioni di tipo generale sono molte, i pro e i contro un determinato tipo di alimentazione sono tante, i modelli alimentari sono molti e quindi è difficile capire la giusta via.

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R.D. Congo si prepara da mangiare all’aperto

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata alla salute .

La nostra salute è in stretta relazione con il cibo che assumiamo. L’Italia è la patria della ”dieta mediterranea” noi (ma anche i giapponesi) abbiamo inventato l’alimentazione sana! Però bisogna che fare un po’ di attenzione perché dieta mediterranea non è sinonimo di cucina italiana. Il dott. Ancel Keys, negli anni 60, coniò questo termine “dieta mediterranea” riferendosi ad una serie di principi e regole alimentari condivise da popolazioni ed etnie diverse che si affacciavano sul Mar Mediterraneo: abbondanti prodotti di origine vegetale, frutta, pane, pasta, pesce e poca carne, alimenti consumati freschi, al naturale, di stagione, di produzione locale. In quegli anni i popoli che si alimentavano in questo modo avevano un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo.

La cosa che mi colpisce in questo, è la sottolineatura di prodotti freschi, di stagione, di produzione locale. Oggi con le pratiche di coltivazione forzata, di conservazione e l’esportazione, possiamo trovare qualsiasi ortaggio o frutto in qualsiasi momento.

Credo che oggi dovremmo, ogni volta che scegliamo un alimento, farci delle domande su come e dove è stato prodotto, su come è stato conservato e quali tecniche di coltivazione o allevamento sono state utilizzate. Ed ecco quindi che emergono altri aspetti legati al cibo, oltre alla salute.

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Ecuador, Foresta Amazzonica, Fausto mi offre dei semi di cacao da succhiare.

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata anche all’etica.

Oggi l’accordo commerciale che l’UE sta negoziando con gli Stati Uniti, il Ttip, riguarda anche il cibo. In questo accordo vengono definite le norme per rendere più agevole esportare ed importare prodotti, con la conseguente riduzione degli oneri amministrativi. Però i consumatori sono preoccupati e anche alcuni commercianti, perché gli standard di qualità utilizzati in Unione Europea sono molto diversi da quelli utilizzati negli USA. Questa cosa riguarda in modo particolare la produzione e la conservazione degli alimenti.

Dall’etica con cui si produce e si conserva un cibo, ne deriva anche la qualità del cibo stesso.

Nel 2012 una direttiva Europea abolisce gli allevamenti delle galline ovaiole in batteria, che significa che hanno a disposizione (per tutta la loro vita) una gabbia grande all’incirca quanto un foglio A4. Non credo che le uova di quelle galline siano paragonabili a quelle dei nostri nonni, inoltre mi fa molta pena pensare alla vita di quelle galline costrette in gabbia. stavano meglio le galline ai tempi dei nostri nonni.

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata alla salute, è legata all’etica di come viene prodotto il cibo ed è legata alla considerazione della vita sulla terra.

Ci sono altre cose che vorrei dire ma per il momento mi fermo qua, perché devo fare uno spot pubblicitario :).

Ginnastica Naturale ha avviato una collaborazione con Naturalmente Cuoca e propone un percorso di 5 incontri sull’alimentazione e l’attività fisica. Questi 5 incontri hanno l’obiettivo di promuovere un equilibrio consapevole che aiuti a migliorare le abitudini di vita, dall’alimentazione al movimento, in sintonia con i ritmi delle stagioni. Per avere informazioni su questa serie di incontri cliccate qui: In Armonia con la Natura …e siete interessati fatevi avanti e scrivetemi.

In Armonia con la Natura

Prima di concludere vorrei aggiungere un altro pensiero, oggi vanno di moda modelli alimentari diversi e si creano lotte tra chi vuole abolire un determinato alimento e chi invece ne porta alta la bandiera. Io non sono molto per le bandiere, preferisco la consapevolezza e l’equilibrio, entrambe queste parole partono da una prospettiva individuale e così è il cibo deve partire da ognuno di noi, da quello che sentiamo, dalle domande e dalle risposte che ci diamo.

Quindi rifate il giochetto dell’inizio e poi provate a pensare al cibo che mettete sulla vostra tavola e vedete se è proprio quello che volete e se è quello che il vostro equilibrio e la vostra consapevolezza vi suggerisce.

Vi lascio con queste parole del professor Franco Berrino, oncologo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano per 25 anni.

Quando andate al supermercato andateci sempre accompagnati dalla vostra bisnonna (se non l’avete più immaginatela) e tutto quello che la vostra bisnonna non riconosce come cibo… non compratelo.

Leggendo l’etichetta se ci sono sostanze che lei non capisce cosa sono… non compratelo.

Se ci sono più di 5 ingredienti… non compratelo.

Se c’è scritto che fa bene alla salute… non compratelo!!!

Sulle tracce del lupo

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Cammino con due amici nella luce dell’alba in Lessinia, la giornata si preannuncia tersa e fredda. Ci guardiamo intorno a cercare movimento nella neve al limitare dei boschi, allunghiamo le orecchie a sentire rumori, guardiamo le tracce sulla neve degli animali passati cercando di coglierne la direzione, l’andatura, la velocità, il momento del passaggio, ma dentro di noi la speranza più grande è quella di dire “Ecco!! tracce di lupo”.

Quando ero piccolo fantasticavo sull’incontro in natura con gli animali selvaggi, sfogliavo la rivista “Epoca” dai miei zii e guardavo i reportage di Walter Bonatti che girava per il mondo a scovare animali selvatici. Le prime volte che sono andato in Lessinia, mi fermavo a guardare con il binocolo (uno Zeiss 8×30 regalato da mio padre, ancora oggi un ottimo strumento) le cornacchie, che in pianura non c’erano e mi sembrava già magico quello.

Oggi mi ritrovo a camminare sulle stesse montagne alla ricerca delle tracce di lupo. Mi sembra incredibile! Nella piccola Lessinia, una montagna fatta di colli rotondi e di dolci vallate, il lupo! Anzi i lupi. Perché questo branco è costituito da due adulti, che si sono insediati circa 3 anni fa, una prima cucciolata di due esemplari e poi lo scorso anno una cucciolata di 7.

Per molti questa presenza è un problema, per gli allevatori della Lessinia in modo particolare, in quanto il lupo, in questi anni, ha predato diversi animali domestici. Da tempo, quindi, sui giornali locali si parla del lupo quasi quotidianamente e la discussione centrale è sempre: deve o non deve stare il lupo in una montagna così piccola?

Naturalmente i pareri sono opposti, ma la voce più forte è sicuramente quella che dice, “via i lupi!!” si dice che non c’è spazio per loro, perché rischiano di annientare l’economia contadina locale, inoltre viene detto che sono un pericolo per la popolazione.

Il lupo muove sentimenti e emozioni dentro di noi che sono antichi e profondi, che provengono dai racconti, dalle storie, dalle favole. Il lupo è sempre stato la parte cattiva, quella che fa paura e che deve essere eliminata. Ma in natura non c’è buono e cattivo, ciò che regna è l’equilibrio, che è fatto di opposti. Anche noi, il nostro corpo, la nostra personalità è fatta di opposti, ma non è eliminando le parti che non ci piacciono che troviamo l’equilibrio, ma solamente attraverso un lento e continuo percorso di aggiustamento.

Il Lupo è un predatore, che si trova al vertice della catena alimentare di un ecosistema, questo significa che sotto di lui c’è tutta una natura che si è ripresa, significa che molti animali si sono ripopolati. In effetti le cornacchie ora ci sono anche in pianura e sono numerose, ma vicino a casa mia alla periferia della città, ci sono anche i germani reali nei fossi, così come le gallinelle d’acqua, gli aironi cinerini e qualche airone bianco e garzetta. Con un po’ di attenzione si vede anche il martin pescatore, che vola veloce sui corsi d’acqua. E tutto questo accade da alcuni anni, ma prima non c’era. In collina e in montagna i contadini devono fare i conti con i cinghiali che “arano” i prati, mentre in montagna, i cacciatori sono felici di poter nuovamente cacciare i caprioli, numerosi come non lo erano da tempo. Sono ritornati i camosci, le marmotte e pare che siano in ripresa pure i cervi, anche l’aquila è tornata a nidificare in alta Lessinia. Però ora c’è anche il lupo!

lessiniaCammino in silenzio sulla neve, in compagnia dei miei due amici e i pensieri sul lupo, sulla natura, sugli uomini, su quello che è giusto e sbagliato, mi annebbiano la mente. Mi guardo intorno e vedo queste montagne e sento la presenza della vita degli animali che la abitano. Mi sento un ospite di questo mondo e un osservatore, con curiosità sbircio cercando di comprendere il mistero e la potenza di questa natura che piano piano si riprende e si rinnova.

Mi chiedo quali sono i diritti sulla natura e chi deve godere di diritti sulla natura, perché stando qua a camminare, mi sembra che il lupo, che è venuto da solo, ne abbia pieno diritto.

Credo che ci possa essere una convivenza effettiva e benefica tra uomo e lupo di questi tempi, sicuramente sarà necessario cambiare qualche abitudine come uomini, sapendo che oggi ci sono anche i lupi. Però sono convinto che ne valga la pena quantomeno credo che dobbiamo tentare, lo dobbiamo alla natura, alla terra, che ci ospita da sempre e appena se ne presenta l’opportunità, si rinnova a nostro beneficio.

Una Questione di Atteggiamento

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Ormai è estate e per me, come credo per molti, c’è un rallentamento della frenesia del lavoro e degli impegni. Ci si permette qualche pausa, si pensa alla vacanza, si sospendono quasi tutte le attività “collezionate” durante l’autunno e l’inverno: corsi di attività fisica, di lingua, cineforum, ecc. Si torna cosi a gestire il proprio tempo da soli, senza aiuti dall’esterno, a volte con un po’ di dispiacere si terminano queste attività, perché si lasciano anche alcune sicurezze, come quella di soddisfare il bisogno di fare movimento e di mantenere una forma fisica adeguata. Farlo da soli è un po’ più difficile, serve motivazione e tempo per pensare e decidere quando, dove e che cosa fare.

Pensavo così di scrivere qualcosa che potesse essere utile a voi che mi leggete, a non sentirsi soli e continuare a prendersi cura del corpo. Inoltre mi piacerebbe incidere sulle vostre abitudini giornaliere, in modo tale da farvi iniziare, o da rafforzare, o per contribuire ad arricchire le vostre pratiche di cura del corpo e di contatto con la natura.

Per cominciare quindi, riporto uno scritto di Osho perché mi sembra un buon inizio:

Il corpo dev’essere amato, devi essergli intimamente amico. È la tua dimora, lo devi ripulire da ogni pattume, e devi ricordarti che è continuamente al tuo servizio, ogni giorno, ininterrottamente. Perfino mentre dormi, non smette di lavorare per te, digerendo o trasformando il cibo in sangue, asportando le cellule morte, introducendo nell’organismo ossigeno nuovo, aria fresca…”.

Mi piacciono queste parole, non tanto per i consigli che da, ma quanto per l’atteggiamento che vuole trasmettere. Non parla di forma fisica, di prestazione, di dimagrimento e forse non parla neanche di salute, ma invece parla di amore e di consapevolezza e credo che questo debba essere l’inizio. Noi esistiamo nel corpo, ma spesso le cose che facciamo e i ritmi che abbiamo, sono poco rispettose e rischiamo di ritrovarci a fine giornata, doloranti e tesi. Ascoltiamo il corpo solamente quando le tensioni si trasformano in dolori e, anche in questo caso, il nostro atteggiamento rischia di essere superficiale, senza un’assunzione di responsabilità. La massima responsabilità che ci prendiamo è quella di delegare qualcun altro ad occuparsi di noi. Ritengo invece che molti dei problemi fisici con i quali tante persone convivono, dalle problematiche di tipo metabolico, a quelle dei tipo muscolo scheletrico, o cardiocircolatorio, o psicologico come stress ed ansia, potrebbero trovare una via di risoluzione solamente con un atteggiamento diverso nei confronti del corpo.

Non credo sia necessario fare delle scelte che impongano dei cambiamenti totali al nostro modo di vivere. Trovare sintonia con il corpo e con la natura, è sicuramente un modo per stare bene e per godere maggiormente della vita e credo che questo sia possibile migliorando le nostre abitudini quotidiane, cominciando con piccole cose, giorno per giorno, che piano piano, nel tempo, diventeranno grandi momenti di consapevolezza.

Ho pensato di raccontarvi cosa faccio io al mattino, mi sveglio dedico qualche minuto, ancora disteso nel letto, a muovere le articolazioni una per una, comincio dalle dita dei piedi e poi salgo via via, caviglia, ginocchio, anca e passo tutto il corpo in rassegna. Un ceck completo, giusto per tornare a “sentirlo” dopo la notte. Poi mi prendo un momento per ascoltare e vedo che sensazioni e informazioni raccolgo. Poi mi massaggio la pancia, sento le diverse parti del ventre, ascolto se vi sono tensioni e se ne trovo, cerco di scioglierle piano piano, sento anche il petto, le braccia, una sorta di auto-massaggio con l’idea di ascoltare e sentire come và. In questo modo scopro dove il mio corpo accumula tensione, dove invece è rilassato, dove trovo del vuoto e dove trovo del pieno, dove è freddo e dove è caldo. Poi mi stiracchio un po’, piedi, gambe, braccia, tutta la parte destra del corpo, tutta la sinistra, la parte alta, la parte bassa, mi strizzo torcendomi a destra e a sinistra e infine mi metto seduto sul letto. Mi sfrego un po’ le mani, le passo sul viso e sulla testa e poi mi alzo in piedi.

Quando sono in piedi subito sento il peso del corpo, ritorna la gravità e qua con piacere dedico del tempo a questa cosa, a sentire l’appoggio dei piedi sul pavimento, il sostegno delle gambe, cerco di ritrovare i limiti del mio equilibrio. Torno a sentire il contatto con la terra, con il suolo, fino a provare un’unione con la madre terra, poi piano, ascolto il respiro e immagino un’unione con il cielo.

Pochi minuti forse 7/8 in tutto, non è molto, provate! Dopo questo sono già pronto ad affrontare la giornata.

Spesso però dopo essermi lavato e prima di fare colazione, dedico altri 7/8 minuti ad una progressione di Qi Gong che serve a riattivare il flusso di energia nel corpo. Però tempo indietro facevo il “Saluto al Sole” (vedi post di febbraio) oppure per un periodo ho seguito le fasi lunari (vedi i post relativi alla “Luna e il corpo” ). Sono molte le cose che si possono fare e potete prendere spunto dai post “Movimento e Immobilità”, o “Attenzioni Quotidiane” o “Stare come un albero”, potete fare degli esercizi di ginnastica che vi piacciono e che vi fanno sentire bene, fatti con attenzione e consapevolezza. Se avete del tempo potete uscire e fare una sana passeggiata nei campi o una corsetta leggera ad ossigenare l’organismo, non però un camminare per distrarsi o per sudare, ma un camminare “nostro”, fatto solamente per noi.

Credo che 15/20 minuti non sia troppo, però vi assicuro che è sufficiente, non a risolvere i problemi, ma a cambiare l’atteggiamento nei confronti del corpo, che è il primo passo. Proverete il piacere di sentirvi puliti dentro, di sentire che le vostre articolazioni stanno bene, che i vostri muscoli ci sono e funzionano, sentirete dentro di voi l’energia che scorre e questo vi predisporrà bene alla giornata e all’incontro con gli altri. Nello stesso modo avrete la possibilità di capire che il vostro collo o la vostra schiena, per esempio, quel giorno avranno bisogno di maggior attenzione da parte vostra, oppure che la vostra risorsa di energia disponibile, non è al massimo e quindi avrete la necessita di proteggervi un po’. Questo sarà solo l’inizio perché poi potreste addirittura sentire il bisogno nel pomeriggio di avere un ulteriore momento da dedicare a voi, facendo una passeggiata e respirare aria pura, con l’idea di ritrovare e riconoscere il vostro respiro e di ascoltare il vostro cuore, oppure prendendo una stuoia e facendo quei 3 o 5 movimenti che conoscete ed assaporare nuovamente la sensazione di un corpo che vibra. Continuando così, potrebbe venirvi addirittura voglia di fare attività sportiva, di misurarvi con l’ambiente naturale, di prendere la bicicletta o i pattini o infilare le scarpe da running o andare in piscina e sperimentare sensazioni ed emozioni di efficacia nuove Queste sensazioni andranno ad aumentare la fiducia in voi stessi e quindi a poco a poco anche la fiducia nell’esistenza, permettendovi di godere maggiormente di voi stessi e del mondo.

Il corpo ha questo potere di sorprendere ed è solo questione di viverlo, con amore e consapevolezza e se avete bisogno di qualche consiglio su cosa fare, potete rileggere alcuni post o scrivere sul blog ed io proverò a rispondere, le vostre domande potrebbero essere le stesse di molti.

Diversi ritmi

IMG_0295[1]Sono a Crus de Esprito Santo, nel Nord-est del Brasile, província di Joao Pessoa una cittá sulle rive dell’oceano.
Sono qua per giocare con i bambini e utilizzare il gioco come strumento educativo, ho anche voglia che questa esperienza possa essere un’occasione per fare e condividere alcune riflessioni con chi mi legge sul blog. Credo che il mio sia un tentativo di portare ad unitá le cose che faccio, cercando il collegamento con quanto vivo in questi giorni e quello di cui mi occupo quando sono i Italia e quindi anche la ginnastica naturale e la sua filosofia.
La prima cosa che ho sentito, quando sono arrivato in questa parte del mondo é il ritmo, il ritmo della gente, della natura, della terra. È diverso dal mio, da quello al quale sono abituato ed é ogni volta una sorpresa scoprire che ci sono ritmi diversi, perché spesso penso che tutto il mondo sia rapportato alla mia dimensione, al mio modo di vivere il tempo e gli eventi, spesso sono autocentrato e questo mi porta a pensare di essere al centro delle cose e che tutto si muove secondo quello é il mio modo di misurare…invece per fortuna non é cosí.
Il corpo lo sente prima della mente, quando cambia il ritmo. La mente é abituata ad una determinata velocitá e solamente a quella velocitá si sente efficace, il corpo invece sente altro. La mente é prepotente e continua a rimarcare il fatto che l’efficacia é una sola, é quella a cui sono solito, é quella che conosco ogni giorno, quella che nel tempo mi há sempre dato la conferma che va bene cosí. Quá il clima é caldo, 30/35 gradi, molta umiditá e per la fretta non c’é spazio e il corpo sente questo, sente che c’é bisogno di tempo per adeguarsi a questo nuovo clima, bisogna ritrovare i propri cicli, sconvolti dalle ore di viaggio, bisogna ricostruire un equilibrio e una sintonia con la natura attorno…e c’é bisogno di tempo.

I bambini della scuola. Bimbi che devono imparare a scrivere, bimbi per i quali la scuola é IMG_0320[1]un pó stretta, bimbi che con fatica stanno dietro il banco, con fatica riescono a concentrarsi, e ad apprendere. I maschietti ,in modo particolare, hanno difficoltá a rispettare le regole, a rispettare l’altro e tra maschi spesso la forza, l’aggressivitá prende il sopravvento e questo é un problema… i bambini sono cosí, risponde prima il corpo, la natura, della mente, prima l’istinto della razionalitá. Bisogna trovare il modo di portare a consapevolezza questo, avere la pazienza giusta e trovare le chiavi per inserirsi in questa dinamica.
Anche qua é una questione di ritmi. Credo che dobbiamo capire il ritmo di ogni bambino, il ritmo dei bambini, provare a sintonizzarci con questo ritmo e solamente quando questo é avvenuto provare a comunicare, con l’intento di essere un elemento di cambiamento possibilmente…oggi e in questi giorno proveró, perché questo é ció che mi aspetta, tentare di essere un elemento di cambiamento.

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La primavera e l’estate

chiocciolaDicevo che vi avrei parlato del movimento energetico globale delle singole stagioni. Mi piace questo insieme di tre parole “Movimento-Energetico-Globale”, mi pare che rendano proprio. Dire stagione significa mettere insieme una diversità di aspetti molto ampia, con queste tre parole si intende che è importante cogliere un centro di attenzione, un “cuore”, dal quale poi, grazie anche alle intuizioni, si possono sviluppare tanti aspetti. Provo a spiegarmi meglio, le stagioni possono essere prese in considerazione quando si parla agricoltura, di animali, di malattie, di alimentazione, di vestiti, di lavori casalinghi, ecc. Molti aspetti della nostra vita sono legati a questa parola, con movimento energetico globale, s’intende individuare e cogliere un denominatore comune, che possa fungere da guida e ispirazione, ai diversi aspetti che vogliamo prendere in considerazione. Individuare questo centro, significa quindi sapere quale direzione prendere per creare sintonia, armonia con la stagione del momento.

orimaveraLa Primavera rappresenta il risveglio, la giovinezza, il mattino. In questa stagione compare l’energia Yang che troviamo nel sole, nella luce, che si dirige verso fuori, verso l’apertura. Scompare invece l’energia Yin che è quella pesante, quella della notte e quella delle profondità, quella che porta al ripiegamento su sé stessi. Quindi, nel nostro corpo con la primavera, l’energia comincia a ritornare verso l’esterno, si era rifugiata dentro di noi, nel nostro addome in inverno, ed ora riprende un movimento verso fuori. Noi possiamo facilitare questo movimento energetico globale, con delle attività fisiche che possono magari aiutarci a superare quei fastidi stagionali dovuto al passaggio di stagione, quando accusiamo sintomi fisici come cefalea, stanchezza, sonnolenza mattutina, crampi muscolari e sintomi psichici  di irritabilità, nervosismo, (ne ho già parlato un pò nel post dello scorso marzo “Ritmi e Stagioni”).

Il lavoro con il corpo, che possiamo fare durante la primavera è quello adottare quelle tecniche che promuovono il risveglio, la ripresa del movimento e l’apertura. Un po’ come si fa per la casa, si deve andare un pochino a ripulire per rinnovare. Lo scopo quindi, sarà quello di aprire e sciogliere le nostre articolazioni, per andare a rimuovere le “ruggine” che si è creata in inverno, saranno tecniche che faciliteranno l’allungamento e l’allentamento dei muscoli, proprio per ritornare alla capacità di esprimere quella forza e quello slancio che ci suggerisce la primavera. In questo modo andremo a risvegliare l’energia che abbiamo conservato in profondità, dentro di noi per riportarla in superficie.

Questo lavoro di riattivazione delle energie, permetterà di sostenere il rinnovamento dell’organismo che si avvia con la primavera e che richiede una grande energia.

Le tecniche che vanno bene in questo periodo e che si sintonizzano con questo movimento energetico globale della primavera sono: il saluto al sole, lo stiramento dei meridiani; il do-in, lo stretching.

estateL’estate rappresenta invece la maturità, la pienezza degli anni, il mezzogiorno. In questa stagione l’energia Yang è al suo massimo e proprio qui nasce quella Yin, l’energia della notte. Con il solstizio d’estate infatti, la luce comincia a calare e aumentano le ore di buio. L’energia del corpo, fino a questo momento, continua a spostarsi verso la superficie del corpo, verso l’esterno e dopo quella data torna a ripiegare verso l’interno.

Questo è il momento per esprimere il massimo del dinamismo che però non significa, essere esplosivi, anzi l’esplosività che è una manifestazione di aggressività è caratteristica della primavera, in estate predomina la gioia, lo splendore. Possiamo quindi permetterci di esprimere liberamente il nostro movimento, alla ricerca della gioia e del piacere. Si praticherà attività fisica più volentieri al mattino e alla sera, evitando le ore più calde e gli sforzi eccessivi, si farà meno la meditazione tenendola per l’ora del tramonto o alla tarda sera, in favore appunto del movimento. In questa stagione dobbiamo privilegiare la pratica all’aperto, in mezzo alla natura dedicandoci anche ad attività che possono essere gioiose, di gioco, di piacere estetico come la danza e il ballo, l’arrampicata, il nuoto, lunghe passeggiate nei boschi, giri in bicicletta, nordic walking, jogging al mattino presto, così come anche posture immobili come “stare come un albero” (vedi post di luglio).

Questo permetterà al nostro corpo di ringiovanire, attraverso il lavoro muscolare non troppo intenso, ma comunque che può essere consistente e che offra la possibilità di far uscire l’energia all’esterno. L’estate è il momento di massima apertura, di maggior comunicazione, di maggior disponibilità, l’energia è al massimo livello e ha bisogno di uscire fuori, di essere espressa nella sua totalità. La natura in estate è nel suo massimo splendore, ringiovanita e su questo dobbiamo sintonizzarci.

Queste cose che ho scritto possono naturalmente essere arricchite con il vostro intuito. Dentro di noi, nel nostro profondo, abbiamo una capacità innata nel metterci in sintonia con la natura che ci circonda e i suoi movimenti, dobbiamo solamente andare a risvegliare questa capacità, questa antica conoscenza. La ginnastica naturale, ha questo ultimo intento nella sua filosofia, quello appunto di risvegliare quelle capacità e quelle competenze, che guidano il nostro istinto alla ricerca di equilibrio.

Fitness Quotidiano

instagram La quinta stagione è passata, l’equinozio d’autunno anche, siamo nel pieno della stagione autunnale e tutte le attività lavorative e scolastiche sono riprese. Abbiamo pianificato tutti i nostri impegni giornalieri e settimanali e ora siamo impegnati a mantenere il ritmo che ci siamo dati, nella ricerca di una dimensione di serenità e benessere.

Ritmo, questa parola entra spesso a far parte dei nostri atteggiamenti, dei nostri comportamenti e s’inserisce nelle nostre attività e nelle nostre azioni. Il ritmo è quell’organizzazione che ci diamo in funzione del tempo. Spesso, è una necessità che ci permette di trovare l’equilibrio che cerchiamo e la sintonia, tra il nostro mondo interno e il mondo esterno. Il ritmo ci dà quella regolarità che ci fa sentire sicuri.

Anche i nostri cicli biologici e quelli di tutti gli organismi viventi, sono definiti nel tempo da ritmi precisi, tutti i processi sono organizzati in funzione del tempo. L’organismo umano, nella regolazione delle funzioni fisiologiche, dipende da una sorta di orologio interno che con regolarità è impostato su un arco temporale di 24 ore, chiamato appunto ritmo circadiano, che significa “intorno al giorno”, ma ci sono anche ritmi settimanali, mensili e annuali.

ritmo circadiano

L’attività fisica è sicuramente una delle attività che dobbiamo inserire nella nostra pianificazione per equilibrare il nostro ritmo. Dare il giusto spazio al corpo, alla mente e all’anima è un ritmo da ricercare per godere della vita.

Per inserire nei nostri ritmi giornalieri o settimanali questo aspetto dobbiamo soddisfare tre domande: quando fare attività, quanto fare e come farla.

Quando fare” attività è un quesito importante, che in questo momento non intendo di trattare, anche perché molti di noi (io compreso) svolgiamo attività fisica quando possiamo, quando i nostri impegni lavorativi e familiari ce lo permettono, in realtà sarebbe buona cosa scegliere momenti della giornata diversi per fare attività diverse. Al momento, senza approfondire appunto, possiamo dire che indipendentemente dal momento della giornata in cui svolgiamo attitivtà fisica, se l’0esercizio fisico che facciamo fornisce più energia di quanta ne richiede, allora siamo sulla buona strada. Perché è importante ricorda che l’esercizio fisico ha l’obiettivo di portare equilibrio all’intero sistema, corpo e mente .

Per quanto riguarda il “quanto fare” vi rimando al post del mese di Novembre 2012 intitolato “attività fisica” dove trovate in allegato la “piramide dell’attività fisica”.

Un altro aspetto che invece tratterò in questo post, è il “come fare” attività fisica, anzi nello specifico ho pensato di scrivere alcune indicazioni su come svolgere correttamente gli esercizi, aspetto questo che in alcuni casi, risulta essere molto più importante dell’esercizio stesso.

In qualche modo il “come” coinvolge la dimensione della motivazione a fare attività fisica. Ad ogni spinta motivazionale corrispondono anche determinati livelli di attenzione, infatti diverso sarà l’atteggiamento di chi intende allenarsi per prepararsi ad una competizione a quella persona che fa attività fisica per distrarsi un po’ dal tran tran quotidiano.

La motivazione determina l’atteggiamento con cui affrontiamo il lavoro che ci accingiamo a fare con il nostro corpo e quindi i conseguenti livelli di attenzione che poi avremo nei confronti di questo lavoro. Quindi, la prima cosa che dovete fare è essere consapevoli della vostra motivazione, tenendo presente però, che quando si lavora con il corpo è bene dedicarsi solo a questo, lasciando problemi, preoccupazioni, ansie, desideri, ecc. ad altri momenti.

Nel prossimo post scriverò quali sono le attenzioni da avere quando si svolge esercizio fisico, e nello specifico parlerò della postura  quindi dell’allineamento del corpo, della coordinazione e velocità dei movimenti, del tono muscolare, dell’atteggiamento mentale, della respirazione e della frequenza cardiaca.

Alla prossima.

La quinta stagione

500 fiatDopo una seconda pausa estiva del blog riprendo a scrivere.

L’estate del resto rappresenta una pausa, che permette di riprendere fiato, di riposare, di dedicare un po’ di tempo a noi stessi e alle nostre cose e poi arriva anche il momento di riprendere. Si riprende il lavoro, la scuola e ritornano tutti i ritmi a cui siamo abituati e che riteniamo normali, anche se in realtà ci stancano spesso e ci consumano.

Io ho vissuto sempre questo momento di ripresa, con sentimenti a volte anche contrastanti, sono felice da un lato perché riprendo, ma dentro avverto anche della nostalgia a volte anche della tristezza. Oppure sento dell’energia nuova, dovuta proprio al fatto di ricominciare delle cose, però nello stesso tempo sento anche lo stress e la fatica del ricominciarle.

E’ un periodo particolare, non solo per i motivi legati alla ripresa del lavoro o della scuola, ma anche per altri aspetti.

Nella Medicina Tradizionale Cinese si trovano alcuni scritti a riguardo, infatti questo periodo  viene chiamata “quinta stagione” o “tarda estate”. Tale periodo coincide con la fine dell’estate, alcuni testi però identificano la “quinta stagione” con il termine di ogni stagione, anzi precisamente con gli ultimi 18 giorni della stagione.

L’estate termina il 21 di settembre con l’equinozio d’autunno. E’ il momento in cui il sole ritorna sulla linea dell’equatore così come succede nell’equinozio di primavera. Dal quel momento il sole ha cominciato a salire verso l’emisfero nord e raggiuge il punto massimo nel solstizio d’estate, poi cominciare a ridiscendere e arriva all’equatore appunto il 21 di settembre. Quindi siamo a metà anno solare e anche a metà dello zodiaco.

Possiamo dire che se l’equinozio di primavera rappresenta l’alba, il sorgere del sole, quello d’autunno rappresenta il tramonto. Sono due momenti particolari questi, momenti di equilibrio, sono due punti di equilibrio, le ore del giorno, di luce, corrispondo alle ore della notte, di buio, è anche il momento del passaggio tra lo yang e lo yin. Yang che la forza che esprime espansione, dilatazione, “energia” ed è perciò identificabile con il calore, la luce, l’attività. Ying che è la forza che esprime contrazione, concentrazione, “materia”, ed è identificabile con il freddo, il buio, la passività.

Credo quindi che se succede tutto questo a livelli così grandi, il sole che si allinea in modo diverso rispetto alla terra, le ore di luce che cambiano, la temperatura di conseguenza che cambia, sicuramente dei cambiamenti vi sono anche nell’uomo, dentro di me.

Ecco mi piace pensare alla possibilità di fermarmi ad ascoltare questi cambiamenti. Mi piace avere la possibilità di essere consapevole di questo passaggio, di essere nel passaggio, e di viverlo in piena sintonia con il ritmo che ha.

La “quinta stagione” è quindi un momento di equilibrio e anche noi e il nostro corpo sente questo. In genere in questo periodo viene bene riflettere, valutare, si fanno considerazioni su quanto impegnarsi nelle cose, su quali sono le priorità da dare. In genere, (almeno io faccio così), s’imposta un po’ la stagione, che durerà fino all’arrivo di una nuova estate, ci si fa i buoni propositi e tutto questo risponde a una logica, che è quella di trovare un buon equilibrio per ripartire.

Questa è proprio una fase di “centratura” che è bene che rispettiamo, anche il nostro corpo ha bisogno di essere centrato, è un periodo importante di connessione e unificazione con noi stessi. Dobbiamo darci il tempo di riposizionare tutte le cose, anche i nostri ritmi biologici sentono questa necessità.

Allora è importante in questi momenti critici, dove lo stress potrebbe essere maggiore per i continui cambiamenti e le preoccupazioni diventare molte, ritrovare le proprie basi, le proprie radici, trovare il nostro centro.

Riporto una frase scritta da un capo Apache, Diablo, che mi piace molto e credo che sia adatta a quello che sto cercando di scrivere, dice: “Prova ad aspettare un giorno prima di occuparti dei tuoi problemi”, è proprio un invito a trovare il centro di se stessi per prima cosa.

Ecco, un po’ come questa frase ci suggerisce, in questo periodo è importante trovare un equilibrio e allora possiamo praticare la meditazione, che è proprio giusta per la quinta stagione, ci può aiutare molto a rimanere con noi stessi e con la nostra profondità.  Possiamo prenderci cura, con degli esercizi, della nostra respirazione, che è collegata alla capacità di gestire lo stress e della nostra postura, fondamentale per essere centrati e per ritrovare un equilibrio posturale che ci aiuta a stare meglio. Quindi se avete voglia potete andare a rileggere i post che ho scritto sulla meditazione della respirazione, sulla camminata meditativa, sul grounding o il post dal titolo “Stare come un albero”.

Io in questo periodo, provo un gran piacere e beneficio andare a camminare nei campi sulle colline, mi piace il silenzio e mi piace osservare il mutare della natura. Tante cose sono in mutamento in questo periodo nella natura, i colori delle foglie in alcune piante in modo più veloce di altre, le abitudini degli animali che cominciano ad esser più indaffarati, la temperatura comincia a modificarsi così come la luce del sole. Quando trovo un posto tranquillo in mezzo al verde mi fermo, mi metto con le spalle al sole, metto le mani sul ventre, il pollice destro sull’ombelico e poi la mano sinistra sopra la destra, ascolto la mia respirazione. Poi con naturalezza pongo attenzione all’espirazione, cerco di espirare spingendo in dentro il ventre aiutandomi con le mani delicatamente, continuo così per un po’, le mie gambe sono leggermente piegate, il mio corpo tutto allineato. Poi tolgo le mani dal ventre, lascio le braccia lungo il corpo e rimango immobile per alcuni minuti, lo sguardo va oltre ciò che vedono gli occhi, ascolto l’aria, i piccoli rumori della campagna…mi piace e mi fa sentire bene.

Gli alberi parlano

grande faggio

Prima o poi sapevo che sarebbe venuto il momento di scrivere qualcosa sugli alberi…forse addirittura era nella mia testa sin dall’inizio e forse avrebbe dovuto essere uno dei primi post. La prima immagine che ho messo su questo blog e che ho nuovamente scelto per questo articolo è quella di un grande faggio, che ho fotografato diversi anni fa ormai. Non è un stato un caso credo, la scelta di iniziare il mio blog con questa immagine.

Mi piace molto questa foto è un grande albero della Lessinia, fotografato in una giornata di nebbia, è un albero davvero grande e non sono sicuro che la foto renda onore alle dimensioni, però mi pare che renda onore della sua maestosità, della sua importante presenza. Proprio così, è un albero che non si può fare a meno di notare, la sua “presenza” è molto forte, anche da distante.

 Un indiano d’America, Tatanga Mani (Bisonte che Cammina) scrive :

 “Sai che gli alberi parlano ? si parlano l’uno con l’altro, e parlano a te, se li stai ad ascoltare.

Ma gli uomini bianchi non ascoltano. Non hanno mai pensato che valga la pena di ascoltare noi indiani, e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della Natura.

Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta qualcosa sul tempo,

talvolta qualcosa sugli animali,

talvolta qualcosa sul Grande Spirito.”

Ecco, proprio così. Nell’avvicinarsi a quel grande faggio, se oltre a sentirne la presenza ci fermiamo un attimo per dar modo a noi stessi di percepirne la grandezza, allora il nostro modo di avvicinarci a lui cambia. Si avverte che c’è bisogno di una certa attenzione, di un certo rispetto, alla ricerca quasi di una sorta di approvazione.

Ci sono culture, che ritengono che avvicinarsi ad un albero sia un “incontro”, quindi che va fatto con consapevolezza, rispetto, intenzione.

Da piccolo amavo, come molti credo, arrampicarmi sugli alberi, anzi la cosa che mi entusiasmava maggiormente era passare da un albero ad un altro, avevo in mente Tarzan e la vita sugli alberi. Stavo bene e mi divertivo e nell’arrampicarmi ero molto spontaneo e non avevo certo in mente il rispetto e la consapevolezza, però ricordo la sensazione di naturalezza e di, non so come dire…“sentirmi a casa” che avevo quando ero sugli alberi.

In questo articolo mi piacerebbe sviluppare come “stare con un albero”. Ritengo che riguardi la ginnastica naturale, perché è da li che prendo spunto per queste riflessioni e il corpo e la natura sono il  suo centro.

Ritengo che ci siano di versi modi di stare con un albero, ed ognuno di questi va bene.

L’albero può essere un’occasione per appoggiare una mano e fare degli esercizi, come quando ci troviamo a fare ginnastica naturale e abbiamo bisogno di un sostegno per rimanere in equilibrio, oppure un qualcosa che opponga una certa resistenza, per fare degli esercizi che sviluppano la forza.

L’albero può essere anche l’occasione di gioco, da girarci attorno e rincorrersi, per nascondersi dietro il suo tronco, oppure, il massimo per un bambino, quello di arrampicarsi sui suoi rami.

L’arrampicata sugli alberi, in questi ultimi anni anche in Italia si è sviluppata molto, viene chiamata tree-climbing, e consiste nel portarsi sulla chioma degli alberi, muovendosi da un ramo all’altro. Nasce come tecnica per poter potare gli alberi in sicurezza, però oggi è diventato anche un modo per divertirsi che, nella sua espressione più organizzata, ha portato oggi alla costruzione dei park-avventura, dove vi sono una serie di installazioni sugli alberi che permettono di fare dei veri e propri percorsi aerei.

Vi sono diverse tecniche di arrampicata sugli alberi, che prevedono l’utilizzo di corde, imbragature, sagolino, e materiale specifico, per svolgere questa attività in completa sicurezza.

Io però preferisco parlare dell’arrampicata sugli alberi come una cosa completamente libera, senza tecnica appresa e materiale specifico, dico questo per diversi motivi; perché sono molto legato al mio trascorso da bambino; perché arrampicarsi è uno degli schemi motori di base che abbiamo e che poco pratichiamo, ma che possiamo in ogni momento riportare a memoria nel nostro corpo; infine perché credo che sia importante il contatto vero con l’albero, senza troppi elementi che si frappongono tra noi e lui.

Prima di salire su un albero possiamo prenderci un po’ di tempo per contemplarlo, cercando di entrare in contatto con l’albero stesso, in empatia con lui, quasi a chieder un permesso per arrampicarsi e un’indicazione sulla via migliore per farlo.

Julia “Butterfly” Hill ha vissuto per due anni sopra una sequoia gigante e nel suo libro “The legacy of Luna” che racconta questa esperienza, dice che dopo alcuni giorni che era sulla sequoia, chiamato Luna appunto, dovette togliere le scarpe per entrare meglio in contatto con lei, per sentirla meglio e sentire soprattutto le sue indicazioni, e scrive:

“I couldn’t feel Luna’s life force or take instruction from her about how to climb. So I took off my shoes after the first few days and hung from a branch, where they have stayed”.

 Una volta pronti a salire, bisogna cercare di utilizzare tutti i rami partendo da quelli più vicini al suolo e tenendo presente, per quanto possibile, la tecnica dei “tre punti” che consiste nel mantenere almeno tre, dei nostri quattro appoggi, ben fermi, mentre si muove il quarto alla ricerca di un nuovo appiglio.

Maggiore attenzione dovremo prestarla alla discesa perché bisogna lavorare molto bene con la vista, per individuare gli appoggi. Una buona cosa è cercare di ricordare i movimenti fatti durante la salita e gli appoggi utilizzati. Nella discesa si aggiunge la componente vertigine in modo più importante, in quanto siamo costretti a guardare verso il basso. In questo caso è importante fare le cose per gradi, salire un poco e poi ridiscendere, successivamente salire un pò di più e scendere ancora e vedere piano piano cosa succede, prendendo confidenza con la dimensione verticale.

Naturalmente sono convinto che tale attività vada svolta in totale sicurezza e quindi è bene attrezzarsi con corda, un’imbragatura, alcuni attrezzi per la sicurezza e un compagno che ci assicura.

Una volta saliti possiamo fermarci a contemplare il paesaggio, possiamo fermarci a riposare tra i rami,  imparando ad adattare il corpo alla forma dei rami, provando quasi a “fonderci” con l’albero stesso.

Arrampicarsi su un albero è un’esperienza unica, si sale veramente verso il cielo e le emozioni sono molto forti.

Provate!

Ritmi e stagioni

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È un po’ che non scrivo, ma la primavera, e gli impegni mi portano a fare altro. Scrivere, devo dire mi pare che sia un’attività che forse viene meglio in inverno, sarà che io scrivo in taverna, quindi devo accendere la luce, mettermi un maglione in più, mi piace, però adesso ho anche voglia di primavera, ho voglia di sole, di luce e di un po’ di caldo.

La primavera è una stagione impegnativa per la natura, tutto accade in tempi stretti, regolato da forze profonde della terra, dalla luce, dalla temperatura, dall’umidità. Gli animali e le piante riprendono vita dopo il letargo invernale, con un frenetico lavorio.

L’equinozio è il momento che segna l’inizio della primavera, nelle cultura umana è un momento dove ancora la scienza e la magia si intrecciano. Durante l’equinozio, il giorno è lungo quanto la notte, così accade anche nell’equinozio di settembre che segna l’inizio dell’autunno e i raggi del sole sono perpendicolari all’asse di rotazione terrestre e all’equatore.

Gli equinozi sono ritenuti momenti simbolo di equilibrio per eccellenza, dove le forze antagoniste si equilibrano, sono il momento che intercorre tra l’inspirazione e l’espirazione, tra la veglia e il sonno, tra il buio e la luce, tra il freddo e il caldo. Ed è proprio la primavera la stagione del risveglio, della rinascita, della riproduzione, la stagione che riattiva tutte le energie.

Mi piace la primavera, perché è potente, si fa sentire.

Io sono una di quelle persone che, credo, soffre della “sindrome della primavera”. Non è un bel dire “sindrome di primavera”, sembra una malattia, un problema, in realtà è la risposta del mio corpo, del mio organismo a questo nuovo momento.

La primavera richiede energia, è un momento delicato che ha bisogno di misura, di attenzione. Anche la nostra mente e il nostro cuore sono in cambiamento, aumenta il desiderio di uscire, di muoversi, di aprirsi all’esterno, di incontrare persone, di viaggiare e tutto questo richiede molta energia.

Molti dicono che il nostro corpo è carico di tossine dall’inverno e che abbiamo bisogno di disintossicarsi, anche questo non mi piace molto, pensare che l’inverno è tossico. Non credo che “l’inverno ci intossichi”, però forse siamo meno attenti all’alimentazione, le nostre abitudini probabilmente non corrispondono con i ritmi che dovrebbero essere invernali e quindi accumuliamo qualche tossina.

Mi viene in mente una poesia, dei nativi americani che sento in sintonia con quanto voglio dire:

Accanto alle montagne,

spianato

dai nostri passi, il terreno del campo risuona.

Ti dice: la terra è un tamburo,

pensaci.

Noi, per seguirne il ritmo,

dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.

Mi piace molto questa poesia. Descrive un gioco tra l’uomo e la terra, fatto di ritmo, di sensazioni, di passi e di attenzione. Dobbiamo essere capaci di giocare in primavera, giocare ad ascoltare le sensazioni del nostro corpo, giocare ad ascoltare le sensazioni che ci arrivano dalla terra senza giudicarle, proprio come un gioco e poi giocare a mettere insieme le cose.

In questo periodo in natura tutti i ritmi e le abitudini dell’inverno vengono sconvolti, cambiati, rovesciati e noi dobbiamo giocare a capire cosa dobbiamo fare per seguirne il ritmo.

Io ad esempio sento che ho un bisogno maggiore di riposare durante l’arco della giornata e allora se posso, anche nei luoghi più impensati e nelle posizioni più strane, provo a dormire un pochino, anche qualche minuto e mi diverto a fare questa cosa. Sto individuando quali sono i momenti critici della mia giornata e cerco allora di trovare delle soluzioni bevo dell’acqua, un te oppure un caffè al momento giusto. Ho scoperto l’effetto benefico della doccia calda e poi di colpo fredda nel pomeriggio. Poi naturalmente la cosa che faccio più frequentemente è quella di respirare, quando esco, ogni giorno a camminare un po’, respiro cercando di trovare il ritmo giusto, cercando di trovare la sintonia, con le cose e la natura che sono intorno a me. Adesso, voglio trovare qualche integratore naturale, (ginseng o altro) che mi possa fare bene e voglio anche raccogliere le cime delle ortiche per una tisana depurativa, anche se ho già cominciato a raccogliere le “sparasine” che anche quelle sono depurative, quello che nasce ora e che viene raccolto e preparato è depurativo.

Riassumendo credo che ognuno di noi deve cercare e sperimentare situazioni, attività, con l’intento di capire qual è il proprio ritmo, deve essere attento ed ascoltare il ritmo della terra e poi cercare una sintonia con la natura che possiamo trovare solamente uscendo di casa.

Il consiglio che vi voglio dare è quindi quello di uscire di casa almeno 30 minuti ogni giorno e camminare nei campi, in collina, osservatevi finché camminate, ascoltatevi, ascoltate il respiro, ascoltate il vostro cuore, aprite le orecchie e ascoltate i rumori della natura, aprite bene gli occhi. Provate a camminare veloci, provate a rallentare e notate cosa cambia, muovete le braccia prima veloce e poi piano e osservate ancora, provate a correre improvvisamente e vedere l’effetto che fa. In questi 30 minuti cercate di guardare la natura attorno a voi, cercate di scoprire cosa vedete di nuovo, che il giorno prima non c’era e giocate con voi.

Concludo inserendo un’altra citazione che ho trovato e che mi piace di Bernardo da Chiaravalle:

“Ci sono più insegnamenti nei boschi di quanti mai potrai trovarne nei libri”.