La luna e il corpo (Vergine e Bilancia)

deertoÈ estate e quindi è più difficile trovare il tempo da dedicare alla scrittura del blog. Avevo in mente un altro post da fare, ma si tratta di un argomento abbastanza complesso e quindi ho preferito andare avanti con i post relativi al corpo e alla luna.

 I segni che tratto oggi sono la Vergine e la Bilancia e quindi vedremo quali parti del corpo sono maggiormente sensibili durante l’attraversamento della luna di queste due costellazioni.

vergine

Nei giorni della Vergine, l’influenza si fa sentire in modo particolare su organiinterni interessati ai processi digestivi, come l’intestino tenue il crasso, milza e pancreas. Quindi come per gli altri segni tutto ciò che viene fatto in questi due o tre giorni ha un effetto potenziato.

Questi organi si trovano all’interno del ventre, protetti dalla muscolatura della parete addominale e quindi oggi vedremo alcuni esercizi di allungamento, rilassamento e rinforzo della parete addominale che se svolti durante i giorni della Luna in Vergine potranno dare beneficio a questi organi.

Cominciamo con un esercizio di respirazione che però ha un notevole effetto di massaggio anche sugli organi interni e comunque attiva la muscolatura addominale in modo diverso da altri esercizi. È un esercizio di respirazione che prendo dalla medicina tradizionale cinese e in modo particolare dal Qi Gong ed è la respirazione con il Tan Tien (o forse più comunemente chiamato DanTian). Questo particolare punto, che si trova circa 3 cm al di sotto dell’ombelico e nel primo terzo all’interno del ventre, è il luogo dove viene conservato il Ki, che viene definito nella medicina tradizionale cinese come il punto in cui si trova l’essenza vitale della persona. Anche dalla tradizione giapponese shiatsu è considerato il centro vitale dell’uomo e viene chiamata Hara. Nella cultura indiana è sede del secondo chakra che regole le emozioni, gli istinti e la sessualità. Sono concetti che andrebbero approfonditi molto di più di come sto facendo ora e probabilmente saranno argomento di qualche post futuro, però questo ci dà la misura di quanto la zona di cui stiamo parlando sia importante. Si dice “fare le scelte di pancia” quasi a significare un altro modo di relazionarci ed interpretare il mondo.

  • L’esercizio consiste semplicemente nel mettere il pollice della mano destra a toccare l’ombelico, (quindi il palmo della mano è sotto, nel basso ventre), la mano sinistra si appoggia sopra la mano destra e da questa posizione, in piedi, eseguiamo della respirazioni accompagnando il movimento del ventre con le mani. Durante l’esercizio dobbiamo concentrare la nostra attenzione sulla fase di espirazione e lasciar andare in modo autonomo la fase di inspirazione. Dobbiamo cercare di vuotare i polmoni con l’idea che spingiamo l’aria dal basso ventre fino in alto al torace per poi farla uscire.
  • Il secondo esercizio consiste nel mettersi accovacciati, seduti sui talloni, quindi in appoggio a terra sulle punte dei piedi, ad una distanza di circa 30 cm mani sulle ginocchia. A questo punto eseguite un’espirazione e portate il ginocchio sinistro a terra, ruotate il tronco e lo sguardo il più possibile a destra, mantenete la posizione per tre secondi, poi inspirando tornate nella posizione iniziale e ripetete sull’altro lato. Esegui telo per sette volte.
  • Il terzo esercizio consiste nel mettersi distesi con le gambe piegate e i piedi in appoggio a terra, le braccia sono sopra il capo disposte ad U, quindi gomiti all’altezza delle spalle e avambracci verso l’alto ad angolo retto.  Da questa posizione e spirando sollevate il capo le spalle da terra, senza sollevare tutto il busto. Mantenete la posizione per tre secondi e poi inspirando scendete e ripetete per 7 volte.
  • Il quarto esercizio parte sempre distesi a terra con le gambe piegate e i piedi in appoggio, sollevate il piede sinistro e portatelo sul ginocchio destro, portate le mano dx dietro la nuca a questo punto espirando, cercate di avvicinare lentamente la spalla destra al ginocchio sinistro. Mantenete la tensione per sette secondi, poi invertite la posizione e ripetete tre volte per ogni lato.

bilancia

Il segno della Bilancia invece, manifesta la sua forza influenzando soprattutto la zona della anche e organi quali i reni e la vescica.

L’anca, nel nostro corpo, rappresenta la determinazione ad andare avanti, quindi dei dolori all’anca possono essere dovuti ad indecisioni, al trovarsi di fronte a dei dilemmi senza sapere da che parte andare. I reni, per la medicina tradizionale cinese, sono la sede della paura, ma anche custodiscono la volontà intesa come voglia di vivere, di realizzare con coraggio e forza le nostre idee. I reni, insieme alla vescica, potremmo dire che rappresentano la nostra capacità di far fronte alle cose che ci possono mettere in pericolo. Quindi se abbiamo problemi in questa zona potrebbero essere riguardanti ad eventi che attentano alla nostra vita o che mancano di rispetto al nostro “territorio”.

  • Il primo esercizio che facciamo è questo, distesi a terra con le gambe piegate e i piedi in appoggio, braccia lungo i fianchi con i palmi delle mani rivolti verso l’alto. Sollevate la gamba destra fino a portare il femore perpendicolare al pavimento, con il ginocchio flesso rilassato. Cominciate lentamente a disegnare dei piccolissimi cerchi con il ginocchio in direzione del soffitto, fate inizialmente dei cerchi molto piccoli in modo da coinvolgere la muscolatura profonda e non i grandi muscoli. Via via andate ad ingrandire i cerchi e poi quando pensate che può andare bene cambiate senso al cerchio e ritornate piano piano a farli piccoli.
  • Nel secondo esercizio salite sopra ad uno scalino o su di un rialzo con la gamba destra, la gamba sinistra è libera, eseguite delle oscillazioni partendo con un movimento molto piccolo per poi ampliarlo. Cambiate gamba.
  • Il terzo esercizio invece, vi distendete per terra a pancia i su, con un asciugamano arrotolato sotto la zona lombare, gambe distese, spingete il tallone verso avanti come per allungare la gamba, mantenete la tensione per 7 secondi e poi cambiate gamba. Ripetete l’esercizio per tre volte.
  • Nel quarto esercizio, distesi vi girate sul fianco sx, distendete il braccio corrispondente sul pavimento verso l’alto e appoggiatevi sopra il capo, appoggiate a terra la mano dx davanti al petto, per mantenervi in equilibrio. A questo punto sollevate la gamba dx tesa verso l’alto, orientando il tallone verso il soffitto, espirate e mantenete la tensione per 7 secondi, ripetete il movimento altre due volte e poi cambiate fianco.

Concludo dicendovi che i prossimi giorni il 9 e il 10 la luna è nel segno della Vergine e l’11 e il 12 sarà nel segno della Bilancia, quindi è un’occasione per sperimentare gli esercizi che vi ho proposto.

Inoltre vi allego il calendario lunare del mese di agosto che ho trovato sul sito www.vitaesalute.org.

calendario_lunare_Agosto2013

Stare come un albero

albero1Continuo con questo post l’argomento sugli alberi, cercando stavolta di approfondire quello che la volta scorsa ho solamente accennato e cioè quello che ritengo si possa definire l’incontro con l’albero. Dicendo così intendo sottolineare che possiamo far si che l’avvicinarsi e lo stare con un albero diventi un’esperienza, un’occasione per trasformare momenti della nostra vita.

Gli alberi possiedono un’energia che possiamo percepire quando ci avviciniamo a loro e che addirittura possono donarci, se prendiamo contatto con loro. L’energia degli alberi è sempre  positiva e possiede la forza schiarirci la mente, di rilassarci e di infondere fiducia.

C’è una pratica antichissima di abbracciare un albero che è comune agli indiani, ai tibetani, agli africani, agli aborigeni, l’albero da sempre, nei popoli, ha avuto un posto d’onore e l’immagine di un grande albero simbolicamente rappresenta la forza, la saggezza, la fertilità.

Nella tribù degli indiani Creek del Nord America, c’era l’usanza di portare i giovani bendati a sedere di fronte ad un albero, dicendo loro di toccarlo e abbracciarlo, questo per un giorno e mezzo o più. Poi venivano riportati bendati nel villaggio e tolta la benda gli veniva chiesto di ritrovare il loro albero, per alcuni era necessario toccare molti alberi, ma altri puntavano dritto senza esitazione, verso il loro albero. Quasi a rispondere ad una chiamata, ad una corrente di energia. Questa pratica serviva per favorire il contatto con la natura dei giovani e per sviluppare il loro intuito.

Naturalmente fare un’esperienza d’incontro con un albero presuppone che vi sia una preparazione e una predisposizione a questo. A volte ci vergogniamo nello sperimentare situazioni pratiche che potrebbero risultare bizzarre. Don Juan nel preparare il suo allievo Castaneda alla pratica dello sciamanesimo, lo invita a parlare con gli alberi, a parlare a voce alta, chiedendo consigli e aiuto quando è assalito dall’irritazione. Credo che chiunque di noi si sentirebbe un po’ imbarazzato se fosse colto da qualcuno a parlare ad alta voce con un albero. Però comunque sia, nell’incontro con un albero è necessario mettere da parte un po’ della nostra serietà, uscire un po’ dai nostri pensieri abituali, lasciandoci andare a quello che sentiamo .

Tra alberi sono uomini vi è molto empatia, Romano Battaglia nel libro “Foglie” dice:

“Gli alberi non tradiscono, non odiano, irradiano solo felicità e amore. Ecco perché l’uomo stando vicino agli alberi, avverte una corrente positiva e rigeneratrice.”

E ancora: Gli alberi possono riconciliarci con noi stessi e con il mondo, ma bisogna lasciarsi andare e crederci fino in fondo: solo così si avvertirà questa forza magnetica che avvolge il nostro corpo. Una forza che gli indiani d’America conoscono da sempre e che accompagna la loro vita fin dall’inizio”.

Ecco per provare questo contatto empatico con l’albero, dobbiamo avvicinarci a lui con un sentimento di rispetto e di attenzione, possiamo dapprima girare attorno all’albero quasi a cercare una porta d’entrata. Individuato il lato giusto ci avviciniamo e ci sediamo, possiamo indifferentemente sederci guardando il tronco oppure voltando le spalle.  A questo puto non dobbiamo far altro che rilassarci e respirare, possiamo osservare il nostro respiro, e notare se vi sono cambiamenti e poi possiamo fare attenzione alle nostre sensazioni, a ciò che sentiamo e come ci sentiamo, siamo ansiosi, sereni, distesi nervosi, imbarazzati, ecc. Possiamo poi cambiare la posizione e sederci a contatto con la schiena. E nuovamente osserviamo il nostro respiro e le sensazioni che proviamo. Poi quando sentiamo che è il momento possiamo lasciare l’albero ringraziandolo con un abbraccio. Sta un po’ a noi, alla nostra capacità di lasciarci andare e di entrare in contatto profondo con la pianta. Io ho sempre avuto esperienze positive, a volte anche commoventi, dove naturalmente a me viene da parlare, come avere davanti a volte un amico a volte un grande saggio. Naturalmente a volte le esperienze sono più intense altre volte meno, in ogni caso varrà sempre la pena provare in ogni caso avrete passato alcuni bei momenti in natura e nei boschi.

C’è un pratica cinese  che rientra tra gli esercizi del Qi Gong che si chiama Ding Shu Qi Gong che consiste nel meditare con l’albero con lo scopo di rigenerarsi, di ricaricarsi e anche di rilassarsi. L’albero è il contatto tra la terra e il cielo, c’è un continuo scambio di energia, le radici scambiano energia con la TERRA mentre le fronde scambiano energia con il CIELO. Connettersi con gli alberi attraverso la meditazione permette di entrare in contatto con queste energie e beneficiarne.

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Una cosa che ho scoperto da poco e che sto sperimentando ogni giorno, è la pratica cinese chiamata Zhan Zhuang che letteralmente significa “Stare come un Albero”, detta anche la “Postura dell’Albero”. Tale pratica consiste nell’assumere una postura specifica e mantenerla per almeno 10 minuti. Vi sono diverse posture che possono essere eseguite e la pratica quotidiana fortifica il corpo e allenta le tensioni muscolari.

Vi do la descrizione di una delle posture di base così da sperimentare per conto vostro.

zhanzhuang

I piedi sono tenuti ad una larghezza che sta tra quella delle anche e quella delle spalle. Le ginocchia sono leggermente piegate non troppo però. Il bacino è libero, non è bloccato, mentre la schiena è normalmente eretta e distesa. Le spalle sono abbassate, le braccia piegate lievemente a livello dei gomiti e del polsi, nella posizione come di abbracciare una grossa palla. Le mani sono davanti a noi, all’altezza del torace con i palmi rivolti al petto e le dita ne serrate e ne troppo aperte. Dovete pensare anche che

la vostra sommità del capo tende verso il cielo, mentre i piedi sono nella terra. Il corpo è rilassato, il respiro è naturale e lento e siete assolutamente immobili.

Provatelo è molto bello e vi gioverà!

Ultima cosa che ho trovato e che mi pare interessante da condividere con è questa serie di diapositive che trovate qui sotto, cliccate per andare a vanti e leggete, è breve ma istruttivo..

Gli alberi parlano

grande faggio

Prima o poi sapevo che sarebbe venuto il momento di scrivere qualcosa sugli alberi…forse addirittura era nella mia testa sin dall’inizio e forse avrebbe dovuto essere uno dei primi post. La prima immagine che ho messo su questo blog e che ho nuovamente scelto per questo articolo è quella di un grande faggio, che ho fotografato diversi anni fa ormai. Non è un stato un caso credo, la scelta di iniziare il mio blog con questa immagine.

Mi piace molto questa foto è un grande albero della Lessinia, fotografato in una giornata di nebbia, è un albero davvero grande e non sono sicuro che la foto renda onore alle dimensioni, però mi pare che renda onore della sua maestosità, della sua importante presenza. Proprio così, è un albero che non si può fare a meno di notare, la sua “presenza” è molto forte, anche da distante.

 Un indiano d’America, Tatanga Mani (Bisonte che Cammina) scrive :

 “Sai che gli alberi parlano ? si parlano l’uno con l’altro, e parlano a te, se li stai ad ascoltare.

Ma gli uomini bianchi non ascoltano. Non hanno mai pensato che valga la pena di ascoltare noi indiani, e temo che non ascolteranno nemmeno le altre voci della Natura.

Io stesso ho imparato molto dagli alberi: talvolta qualcosa sul tempo,

talvolta qualcosa sugli animali,

talvolta qualcosa sul Grande Spirito.”

Ecco, proprio così. Nell’avvicinarsi a quel grande faggio, se oltre a sentirne la presenza ci fermiamo un attimo per dar modo a noi stessi di percepirne la grandezza, allora il nostro modo di avvicinarci a lui cambia. Si avverte che c’è bisogno di una certa attenzione, di un certo rispetto, alla ricerca quasi di una sorta di approvazione.

Ci sono culture, che ritengono che avvicinarsi ad un albero sia un “incontro”, quindi che va fatto con consapevolezza, rispetto, intenzione.

Da piccolo amavo, come molti credo, arrampicarmi sugli alberi, anzi la cosa che mi entusiasmava maggiormente era passare da un albero ad un altro, avevo in mente Tarzan e la vita sugli alberi. Stavo bene e mi divertivo e nell’arrampicarmi ero molto spontaneo e non avevo certo in mente il rispetto e la consapevolezza, però ricordo la sensazione di naturalezza e di, non so come dire…“sentirmi a casa” che avevo quando ero sugli alberi.

In questo articolo mi piacerebbe sviluppare come “stare con un albero”. Ritengo che riguardi la ginnastica naturale, perché è da li che prendo spunto per queste riflessioni e il corpo e la natura sono il  suo centro.

Ritengo che ci siano di versi modi di stare con un albero, ed ognuno di questi va bene.

L’albero può essere un’occasione per appoggiare una mano e fare degli esercizi, come quando ci troviamo a fare ginnastica naturale e abbiamo bisogno di un sostegno per rimanere in equilibrio, oppure un qualcosa che opponga una certa resistenza, per fare degli esercizi che sviluppano la forza.

L’albero può essere anche l’occasione di gioco, da girarci attorno e rincorrersi, per nascondersi dietro il suo tronco, oppure, il massimo per un bambino, quello di arrampicarsi sui suoi rami.

L’arrampicata sugli alberi, in questi ultimi anni anche in Italia si è sviluppata molto, viene chiamata tree-climbing, e consiste nel portarsi sulla chioma degli alberi, muovendosi da un ramo all’altro. Nasce come tecnica per poter potare gli alberi in sicurezza, però oggi è diventato anche un modo per divertirsi che, nella sua espressione più organizzata, ha portato oggi alla costruzione dei park-avventura, dove vi sono una serie di installazioni sugli alberi che permettono di fare dei veri e propri percorsi aerei.

Vi sono diverse tecniche di arrampicata sugli alberi, che prevedono l’utilizzo di corde, imbragature, sagolino, e materiale specifico, per svolgere questa attività in completa sicurezza.

Io però preferisco parlare dell’arrampicata sugli alberi come una cosa completamente libera, senza tecnica appresa e materiale specifico, dico questo per diversi motivi; perché sono molto legato al mio trascorso da bambino; perché arrampicarsi è uno degli schemi motori di base che abbiamo e che poco pratichiamo, ma che possiamo in ogni momento riportare a memoria nel nostro corpo; infine perché credo che sia importante il contatto vero con l’albero, senza troppi elementi che si frappongono tra noi e lui.

Prima di salire su un albero possiamo prenderci un po’ di tempo per contemplarlo, cercando di entrare in contatto con l’albero stesso, in empatia con lui, quasi a chieder un permesso per arrampicarsi e un’indicazione sulla via migliore per farlo.

Julia “Butterfly” Hill ha vissuto per due anni sopra una sequoia gigante e nel suo libro “The legacy of Luna” che racconta questa esperienza, dice che dopo alcuni giorni che era sulla sequoia, chiamato Luna appunto, dovette togliere le scarpe per entrare meglio in contatto con lei, per sentirla meglio e sentire soprattutto le sue indicazioni, e scrive:

“I couldn’t feel Luna’s life force or take instruction from her about how to climb. So I took off my shoes after the first few days and hung from a branch, where they have stayed”.

 Una volta pronti a salire, bisogna cercare di utilizzare tutti i rami partendo da quelli più vicini al suolo e tenendo presente, per quanto possibile, la tecnica dei “tre punti” che consiste nel mantenere almeno tre, dei nostri quattro appoggi, ben fermi, mentre si muove il quarto alla ricerca di un nuovo appiglio.

Maggiore attenzione dovremo prestarla alla discesa perché bisogna lavorare molto bene con la vista, per individuare gli appoggi. Una buona cosa è cercare di ricordare i movimenti fatti durante la salita e gli appoggi utilizzati. Nella discesa si aggiunge la componente vertigine in modo più importante, in quanto siamo costretti a guardare verso il basso. In questo caso è importante fare le cose per gradi, salire un poco e poi ridiscendere, successivamente salire un pò di più e scendere ancora e vedere piano piano cosa succede, prendendo confidenza con la dimensione verticale.

Naturalmente sono convinto che tale attività vada svolta in totale sicurezza e quindi è bene attrezzarsi con corda, un’imbragatura, alcuni attrezzi per la sicurezza e un compagno che ci assicura.

Una volta saliti possiamo fermarci a contemplare il paesaggio, possiamo fermarci a riposare tra i rami,  imparando ad adattare il corpo alla forma dei rami, provando quasi a “fonderci” con l’albero stesso.

Arrampicarsi su un albero è un’esperienza unica, si sale veramente verso il cielo e le emozioni sono molto forti.

Provate!

La luna e il corpo (Cancro e Leone)

luna e corpoHo fatto una pausa di vacanza e adesso riprendo a scrivere di ginnastica naturale e proseguo con il lavoro iniziato sulla luna e il corpo. I segni di questo post sono il cancro e il leone, due segni che coinvolgono parti del corpo molto importanti e legate fortemente alla vita.

cancro

Il Cancro interessa la zona del petto, dei polmoni, ma anche stomaco, fegato e cistifellea. Quindi, come per gli altri segni, tutto ciò che faremo nei giorni dominati dal Cancro sarà molto più efficace, sia in senso positivo che negativo, ricordatelo.

Il torace, il petto, sono la zona dell’affettività, la gabbia toracica protegge gli organi interni: il cuore (che viene trattato nel segno del Leone) e i polmoni che rappresentano la nostra capacità di assorbire ed emettere vita. Questa è una zona sensibile del corpo e se ci mettiamo in ascolto, possiamo raccogliere ed individuare le sensazioni del nostro corpo e cercare di capirle. Lo stomaco provvede alla nostra digestione e rappresenta anche la nostra capacità di accettazione, così come il fegato rappresenta la nostra capacità di adattamento, spesso le preoccupazioni, le inquietudini portano a problemi al fegato.

Quindi prendersi cura di queste parti del corpo, influenzate dalla luna, quando transita in Cancro, vuol dire fare attenzione al mangiare, eliminare cibi troppo pesanti, moderare il consumo di alcol e caffè. Durante questi giorni evitate motivi di conflitto e fate attenzione a non innervosirvi troppo. Passeggiate dopo pranzo e respirate, lasciate correre le cose difficili e respirate.

Gli esercizi che sono buoni in questi giorni sono questi:

  • Il primo è un esercizio di consapevolezza, sdraiati a pancia in su con le mani nella parte bassa della gabbia toracica, ascoltate l costole che si alzano mentre respirate. Sentite le ultime due costole che sono fluttuanti. Adesso, con i pollici, partendo dal lato della gabbia toracica, tracciate lo spazio fra ciascuna delle successive dieci paia di costole, fino a raggiungere il punto di attacco delle costole allo sterno. Potreste sentire un po’ d’indolenzimento, ma cercate di incoraggiare la formazione di una distanza tra le costole. Finito questo, cercate di sentire la profondità della gabbia toracica, ruotate su un fianco e sentite l’effetto della forza di gravità in questa pozione e fate delle piccole oscillazioni. Poi ruotate sul ventre e sentite il movimento delle costole in questa pozione continuate a ruotare passando sull’altro fianco e poi ancora di schiena. Mettetevi in pozione seduta e respirate.
  • Il secondo esercizio consiste nel sollevare le braccia all’altezza del petto e impugnare con la mano destra l’avambraccio sinistro e viceversa. A questo punto fate forza spingendo con le mani verso il gomito dell’altro braccio, nel contempo fate forza con le braccia per neutralizzare la pressione. In questo modo andrete a lavorare con i muscoli pettorali. Spingete contando fino al 3 soffiando fuori aria, rilassate e ripetete per 7 volte.
  • Il terzo esercizio consiste nel mettersi in posizione di quadrupedia e, cercando di flettere solamente il busto, eseguire un piegamento con le braccia tenendo lo sguardo fisso in avanti. Inspirate durante la flessione delle braccia ed espirate nel movimento di raddrizzamento delle stesse.

Altre cose che potete fare durante questi giorni sono esercizi di respirazione, meglio se fatti all’aria aperta naturalmente.

leone

Quando la luna transita nel segno del Leone invece, la sua azione è rivolta al cuore e allacircolazione, al dorso e al diaframma. Quindi anche qua tutto quello che fate di benefico per queste parti del corpo viene potenziato, così come tutto ciò che fate di non benefico.

Il cuore, come tutti i nostri muscoli, rappresenta gli sforzi, però questo muscolo è collegato alla vita, in modo particolare i problemi di cuore sono dovuti agli sforzi che facciamo a vivere e ad essere felici. L’apparato circolatorio rappresenta la circolazione di amore e di gioia dentro di noi, mentre il diaframma, anche lui un muscolo implicato nella respirazione, rappresenta lo sforzo, il dorso, la schiena, rappresenta il nostro sistema di sostegno. Quindi come dicevo all’inizio del post vedete che le zone coinvolte sono delicate, profonde e legate fortemente alla nostra vita, ancora più importante diventa allora l’attenzione da avere nei giorni del leone. Dobbiamo cercar e di evitare di fare faticacce sia fisiche che emotive, anche se in realtà potremmo sentirci in forma proprio come dei leoni.

Gli esercizi che potete fare in questi giorni sono i seguenti:

  • Il primo può essere fatto sia in piedi che da seduti, dovete aprire le braccia in fuori ricercando la perfetta orizzontalità dita devono essere tese come ad allungarsi il più possibile, mantenete questa posizione per 3 o 7 secondi e poi stringete le mani a pugno il più possibile, altri 3 o 7 secondi. Riaprite le mani al massimo e continuate così fino a quando non avvertite un flusso di energia percorrere gli avambracci, oppure fino a quando non vi sembra sufficiente. Inspirate quando chiudete le mani ed espirate quando le aprite.
  • Anche il secondo esercizio viene fatto in piedi, con il busto eretto ma non rigido, si inspira e si trattiene il respiro a polmoni pieni per 7 secondi; poi espirando lasciate che le braccia sbilancino il corpo un po’ in avanti e rimanete in questa posizione con il busto obliquo a polmoni vuoti per 7 secondi; successivamente inspirate, estendendo il corpo verso l’alto, lasciando che il peso delle vostre braccia producano un leggero sbilanciamento verso all’indietro; rimanete per 7 secondi in questa posizione a polmoni pieni; espirando tornate sulla verticale. Ripetetelo per sette volte.
  • L’ultimo esercizio consiste nel passare leggermente l’indice e il medio lungo il meridiano del cuore dell’altro arto superiore. Il meridiano del cuore inizia e percorre la parte interna dell’avambraccio e del braccio fino all’incavo dell’ascella. Espirate lentamente mentre seguite il meridiano, poi inspirate sempre lentamente e ripetete l’esercizio fino a quando ritenete voi.

Anche durante questi giorni è bene non esagerare con il cibo e con il bere.

E con questo sono cinque i segni che ho trattato. a dire la verità credevo di dedicare meno spazio a questo argomento, però poi al momento di affrontarlo rischiava di essere superficiale, quindi questa parte dal titolo La luna e il corpo, occuperà il suo spazio nel blog e spero che vi faccia piacere.

Di passo in passo

tracceÈ da qualche giorno ormai, forse da un paio di settimane subito dopo aver scritto il post sulla luna, che mi ritrovo a pensare al “passo”, anzi, questa questione mi capita proprio “tra i piedi”. Sono un po’ dubbioso nello sviluppare questo tema, perché da poco ho scritto delle cose sul cammino e poi comunque sul camminare ho scritto più di un post. Però questa cosa del passo si ripresenta, in modi diversi, ci inciampo contro, gli ho dato qualche calcio per buttarla in la, ma niente da fare, devo provare a scriverci qualcosa.

Nel mia testa ci sono due parole, “cammino” e “passo”, che mi sembrano quasi uguali ma tanto diverse. La parola “camminare” viene utilizzata per l’azione che facciamo di spostarci da un luogo all’altro, utilizzando i piedi (altra parola che in questi giorni mi si ripresenta davanti). Mentre invece il “passo” è il movimento che eseguiamo noi, e anche gli animali, per camminare. Due concetti vicini, che si rincorrono l’un l’altro, legati tra loro, senza di uno non esiste l’altro, non si può camminare se non si fanno dei passi.

Io vorrei però oggi occuparmi più del passo, cioè di quel movimento fatto con gli arti inferiori che facciamo quando camminiamo. Quando camminiamo le nostre gambe ripetono una sequenza di movimenti, tale sequenza è chiamata anche “ciclo del passo”, una complessa sequenza di eventi che intercorrono tra un passo e l’altro, che noi svolgiamo in modo automatico.

Quando eseguiamo un passo, una gamba serve da supporto e l’altra avanza verso il nuovo punto di appoggio, per diventare poi a sua volta il successivo supporto. Le gambe invertono i ruoli continuamente.

Mi piace e mi interessa questa cosa perché quando camminiamo per una parte del tempo stiamo su di una gamba sola. Non ci si pensa spesso, eppure nel cammino solamente una parte di tempo stiamo su due piedi, ma per la maggior parte siamo su un piede solo, in equilibrio quindi. Se ricordate nel post “essere in equilibrio” scrivevo di una continua ricerca di equilibrio, il passaggio continuo dal dis-equilibrio all’equilibrio. Eccolo qua! Il passo è proprio questo. Pensate che camminando solamente il 20-30% del tempo siamo su due appoggi, il resto del tempo siamo su un piede solo, e più la nostra velocità aumenta e più questo tempo di doppio appoggio si riduce, fino ad arrivare alla corsa dove passiamo da un piede all’altro senza il momento dei due piedi in appoggio.

Non vi pare strano che la maggior parte del tempo che camminiamo siamo su un piede solo? Sapere che in una camminata di un’ora, per ben 40 minuti di questa si è su un piede solo? Io quando ci penso mi sorprendo sempre un po’.

Pensate a quando ci ritroviamo a camminare su terreni sconnessi, in salita, sulle scale, pensate a quanto impegno è richiesto al nostro corpo per mantenere la stabilità e progredire in una situazione dove una buona parte del controllo deve essere fatta stando su di un piede solo.

Se a questo aggiungiamo che l’appoggio del piede in realtà non è con tutta la pianta ma nella dinamica del passo comincia prima il tallone, poi pianta, poi la punta delle dita del piede, quindi la superficie dì appoggio è ridotta e sempre in cambiamento. Anche questo è sorprendente.

Un’altra cosa che mi piace e intriga del “passo” è il carattere del passo stesso. Quando osserviamo una persona camminare veniamo colpiti dal modo in cui cammina, dal modo in cui esegue un passo dopo l’altro e questo modo denota un carattere, una personalità, un modo di stare al mondo forse.

Ci sono persone nelle quali distinguiamo un passo sicuro, in altre lo troviamo elegante, in altre incerto, osservando notiamo persone con il passo svelto, un passo deciso, un passo signorile, un passo svaccato, ecc. credo che gli aggettivi sul passo potrebbero essere infiniti e tutti nello stesso modo adeguati. Perché il passo è sicuramente un elemento di espressione della nostra personalità, del nostro modo di affrontare la vita, del modo di procedere nelle situazioni. Sicuramente nella nostra vita abbiamo sperimentato passi decisi, passi entusiasti, passi gioiosi, passi pesanti ecc..

Quando camminate in un sentiero, provate  a pensare ai vostri passi e alla sensazione che avete mentre camminate, e chiedetevi come sono i vostri passi, quale qualità esprimono, e quando avete  individuato la qualità, provate  a cambiarla, facendolo  in modo leggero, solamente per il gusto di giocare con il vostro corpo e con il movimento, e osservate cosa succede nel vostro animo, nel vostro profondo.

A volte spostare l’attenzione della nostra mente sul corpo può essere terapeutico e a questo proposito vi trascrivo un pezzo del libro di Kuki Gallmann “Sognavo l’Africa”. La storia di questa donna Italiana traferitasi in Kenia e innamorata della natura africana, prima di compiere 40 anni perde il marito che amava moltissimo in un incidente vicino a Nairobi. Dopo 3 anni da questa perdita, nel tentativo di ricostruirsi una vita equilibrata, perde il figlio diciassettenne, per un  morso di una vipera dal corno e nel dolore di questa ultima perdita scrive:

Nel profondo della mia sofferenza ebbi il buon senso di riconoscere il potere risanatore degli spazi imperturbati che mi circondavano.

Se prima del serpente avevo amato camminare nelle boscaglie e sentirmene parte, scoprire gradualmente il suo linguaggio segreto e antico come la stessa Terra, dopo il serpente presi l’abitudine di camminare in Laikipia giorno dopo giorno, percorrendo tutti i sentieri che riuscivo a trovare, come una forma di terapia, come se stancando il mio corpo potessi guarire la mia anima.

All’inizio, con i seni offuscati dal dolore, mi muovevo come in un vuoto. Non parlavo mai; la mia mente era piena di ricordi, di voci e di grida, e procedevo brancolando nel labirinto tortuoso dei miei interrogativi irrisolti. Poi, a poco a poco, un silenzio discese, e la mia mente divenne quieta e rilassata; i suoni esterni e l’essenza della natura la raggiunsero di nuovo e io diventai più vigile e percettiva di quanto non fossi mai stata.”.

 Per concludere un testo che mi piace molto di Erri del Luca su quella parte del corpo che ci permette di camminare e che poggia sulla nostra terra. “Elogio dei piedi”.

La luna e il corpo (Toro e Gemelli)

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Nello scorso post abbiamo visto l’influenza della luna quando transita nella costellazione dell’ariete. La luna rimane all’interno di una determinata costellazione solamente per 2 o 3 giorni per poi passare al segno successivo. A volte potremmo trovare delle differenze tra diversi calendari lunari, potrebbe non esservi corrispondenza sui giorni, questo dipende da chi pubblica il calendario, in questa caso potete sperimentare per conto vostro e verificare se effettivamente sentite o meno un maggior effetto su quella determinata parte del corpo.

toroDopo l’ariete viene il toro, e quando la luna si trova a transitare per questa costellazione, le parti del corpo interessate sono: la parte inferiore del capo, quindi la mandibola e il collo. Questa è una zona del corpo che spesso interessata da tensioni muscolari, quando siamo preoccupati serriamo la mandibola e se siamo tesi spesso il nostro collo è doloranti insieme alle spalle. Prendersi cura di questa parte del corpo, quando la luna transita in toro, significa rendersi consapevoli di questa zona importante, in particolar modo del nostro collo, parte tanto delicata che spesso crea problemi con i dolori cervicali molto comuni tra le persone. Il collo è una zona delicata da muovere con attenzione, è il collegamento tra la mente e il corpo per la medicina cinese nel collo passano tutti i meridiani e si trova il quinto chakra quello relativo alla comunicazione, al suono, all’espressione di sé.

Il primo esercizio che potete fare consiste nell’appoggiare le mani sulla nucca in modo che le dita delle mani si tocchino, a quel punto, facendo pressione con le dita, fate scivolare avanti le mani. Ripetete per sette volte questo movimento

Nel secondo dovete appoggiare la mano destra sul lato destro del capo (nella zona della tempia e della mandibola) e cercate di spingere con la mano, con il capo invece opponete resistenza. Non ci deve essere movimento ma solamente contrazione. Contate 3 secondi e poi cambiate mano e lato. Lo ripetete per 3 volte

Nel terzo esercizio abbandonate il capo verso dietro e con le mani bene aperte fate scorrere sulla parte anteriore del collo, facendo un movimento dall’alto verso il basso. Finche fate questo esercizio potete anche emettere dei suoni.

Come ultimo vi riporto l’esercizio già descritto nella newsletter N°0 per il tratto cervicale:

es cervicale

Le altre cose che potete fare è aprire la bocca e fare delle smorfie, spingendo avanti il mento oppure a destra e a sinistra, allargando le guance, ridendo in modo esagerato e poi tirare fuori la lingua portarla in alto, in basso a destra a sinistra. Un esercizio per rilassare le corde vocali se a volte arrivate a sera che sentite la gola stanca, è quello di fare un “U” prolungata con la voce da cantante lirico, quindi il suono molto in gola, per la lunghezza di un respiro, quasi simile ad uno sbadiglio.

gemelliDopo il toro troviamo i gemelli e tutto ciò che faremo per le nostre spalle, per le braccia e per le mani avrà un effetto potenziato dalla presenza della luna in questa costellazione. Durante questi giorni anche i polmoni rientrano nell’influenza della luna.

Anche questa parte del corpo è importante, le nostre spalle rappresentano la nostra capacità di portare e sostenere i carichi, le responsabilità, i pesi della nostra vita. Spesso il dolore alle spalle rappresenta situazioni di carico di responsabilità eccessivo. Le braccia invece sono la parte del nostro corpo, che agisce, che ci permette di prendere, di eseguire delle attività, spesso il nostro fare, le nostre azioni sono svolte da braccia e mani. Un’altra cosa che facciamo con le braccia è abbracciare, con questo gesto accogliamo le persone e quindi sono anche un’espressione della nostra capacità di amare.

Ciò che possiamo fare con le braccia in questi giorni sono alcuni semplici esercizi.

Il primo è un esercizio che a me piace molto, e consiste nel ruotare abbastanza velocemente prima un braccio e poi l’altro. Dobbiamo ruotarli come fossero le pale di un mulino a vento, quindi con una certa velocità, non ci deve essere un intenso lavoro muscolare. Fate sette rotazioni verso dietro e sette verso avanti, primo il braccio destro e poi il sinistro. Potete ripeterlo ancora, fino a quando sentite le mani un po’ tese, allora potete fermarmi e sollevare le braccia tese in alto per un po’.

Successivamente potete aprire le braccia orizzontali, cercate di essere precisi in questo, poi aprite le mani con le dita tese espirando per sette secondi, poi chiudete la mani forte a pugno inspirando per altri sette secondi e continuate fino a  che sentite un flusso di energia che vi attraversa le braccia. A quel punto smette e rilassatevi un po’.

Questo è un esercizio che potete fare anche quando vi sentite un po’ troppo carichi, un po’ tesi, e si tratta semplicemente di sbattere verso il basso le braccia con dei movimenti di “frustata”, prima partite con movimenti solamente delle mani, poi aggiungete anche avambracci e infine tutto l’arto superiore partendo dall’alto. Potete anche aggiungere un po’ di movimento coordinato degli arti inferiori, dei saltelli e anche può essere utile accompagnare il movimento di frustata con un suono della voce. È un movimento che rilassa.

Potete poi fare delle rotazioni della spalle, piegate l’avambraccio sul braccio, gomito ad angolo retto, il pugno chiuso ma morbido, ed eseguite delle circonduzioni delle spalle…sette volte avanti e sette volte indietro.

Un ultimo esercizio che mi piace, è il seguente. Questo esercizio richiede un po’ di tempo, circa 15 minuti, quindi se avete tempo lo fate all’inizio, altrimenti tenetelo come unico esercizio da fare. Distendetevi sul fianco con le gambe leggermente flesse, il braccio a contato con il pavimento è disteso e rilassato oppure può sostenere la testa. Portate l’altro braccio verso l’alto, in direzione del soffitto, perpendicolarmente al corpo, cercate il punto di minor fatica, di equilibrio, chiudete gli occhi e sentite come l’allineamento dei segmenti ossei sia piacevole. Poi cominciate a descrivere dei piccoli cerchi sul soffitto con le dita e lasciate che i cerchi si allarghino progressivamente. Muovetevi lentamente e immaginate di non usare muscoli o comunque usarli il meno possibile. Quando vi pare che le circonduzioni siano sufficientemente ampie, invertite il senso di rotazione fino a disegnare progressivamente cerchi sempre più piccoli. Ritrovata la verticale del braccio passate all’altro.

Altre cose che possiamo fare per questa parte del corpo sono dei massaggi che ci possiamo fare per andare a stimolare tutto gli arti superiori. Poi visto che anche i nostri polmoni sono interessati dalla luna in questi giorni, possiamo fare delle passeggiate in natura e respirare aria pura, ponendo attenzione alla nostra inspirazione ed espirazione, magari facendo la “meditazione della respirazione” che trovate nel post sul “respiro”.

Essere in equilibrio

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Ultimamente negli incontri abbiamo trattato un po’ l’equilibrio e quindi ho pensato di parlarne.

Equilibrio è una parola e un concetto trasversale a diversi saperi, dalla fisica, alla meccanica, alle scienze del movimento, alla psicologia, alla filosofia e altro. E’ un concetto forse semplice da intuire, ma poi se viene approfondito in ogni ambito si aprono mondi complessi ma interessanti.

Ho guardato un po’ il vocabolario per alcune definizioni e, prendendo in considerazione il mio ambito quello del movimento, ho trovato che “l’equilibrio è la capacità di un corpo, di rimanere stabile sia da fermo che in moto”…non mi ha molto soddisfatto questa definizione.

Quando penso alla parola equilibrio mi vengono subito alla mente immagini di immobilità, di qualcosa di fermo, di silenzioso, di qualcosa che anche mi meraviglia. Avete presente quelle libellule fatte di bambù? Fatte in modo tale che rimangono in equilibrio solamente appoggiando l’inizio della testa e tutto il resto è fuori? Ecco, più o meno l’immagine iniziale che ho è quella, e la sensazione è di stupore, per questo gioco che apparente sconvolge le regole della fisica.

Mi ci vuole sempre qualche secondo, per concepire anche immagini che riguardano situazioni dinamiche, e in quel caso provo sempre meraviglia in quanto le immagini sono spesso relative ai giochi di equilibrismo che si vedono al circo. I miei pensieri sull’equilibrio quindi sono sempre accompagnati da un sentimento di meraviglia e sorpresa, quasi fosse una capacità “speciale” quella dell’equilibrio.

L’equilibrio è una cosa ci accompagna sempre, perché noi siamo costantemente in una situazione di equilibrio con il nostro corpo, meglio siamo costantemente alla ricerca di situazioni di equilibrio passando da situazioni di dis-equilibrio. I nostri centri nervosi sensoriali sono sempre al  lavoro per assicurare l’equilibrio del corpo. Questo continuo gioco di ricerca dell’equilibrio è fatto esclusivamente per resistere alla forza di gravità. L’unico momento in cui non dobbiamo resistere alla forza di gravità è quando siamo distesi a terra…ed è l’unico momento in cui non possiamo neanche perdere l’equilibrio.

Il cammino stesso è un continuo passare da situazioni di dis-equilibrio a situazioni di equilibrio riconquistato. Per camminare e procedere avanti, abbiamo la necessità di perdere l’equilibrio, di porre il nostro corpo in situazione di dis-equilibrio.

A me piace molto questo, pensare che per procedere avanti dobbiamo necessariamente perdere l’equilibrio e poi riconquistarlo. Simbolicamente mi pare che abbia molto da dire questa dinamica. Non solo, mi piace anche perché il dis-equilibrio necessità solitamente di risposte spesso immediate, e nonostante noi siamo fatti di circuiti automatici che mirano a preservarci, in questo breve tempo a volte c’è spazio anche per la creatività. Quindi spesso, quando si gioca con l’equilibrio, mettendolo alla prova, si trovano soluzioni motorie creative, risposte nuove, inoltre in questi giochi dobbiamo necessariamente fare i conti con il rischio, perché potremmo riuscire o non riuscire. Anche questo mi piace, il rapporto che esiste tra il nuovo, quindi la creatività, il rischio e gli orizzonti sconosciuti che si scoprono.

L’altra cosa che mi piace, di questa questione dell’equilibrio è il baricentro. Il baricentro è un punto del nostro corpo, definito come la risultante delle forze di gravità che agiscono nei diversi punti del corpo. Etimologicamente significa “centro del peso” ed è identificato come il centro di massa di un corpo. È bello sapere che abbiamo un “centro”, che si trova un po’ sotto l’ombelico, 4 dita sotto.

Per le arti marziali e quindi per il mondo orientale, questo punto del corpo è un punto speciale non è considerato solamente “la risultante delle forze ecc…” ma bensì il centro psico-fisico e spirituale dell’uomo, il centro dell’energia del corpo, l’energia vitale universale, chiamato anche Ki e Hara, e forse in altri modi ancora che non conosco. Un punto dal quale scaturisce la nostra energia vitale e che, se controllata a dovere, permette di esprimere al massimo la potenza delle capacità di chi pratica arti marziali.

Quindi per concludere questo, spero non troppo confuso, post sull’equilibrio, per la ginnastica naturale è importante lavorare sull’equilibrio con la consapevolezza del nostro centro corporeo, cercando di spostare gli occhi della mente nel nostro ventre, dove si trova il centro energetico, il Ki. Allora molto probabilmente il lavoro sull’equilibrio non avrà solo una corrispondenza nel corpo, ma anche nella mente, nello spirito e nella nostra energia vitale.

Ritmi e stagioni

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È un po’ che non scrivo, ma la primavera, e gli impegni mi portano a fare altro. Scrivere, devo dire mi pare che sia un’attività che forse viene meglio in inverno, sarà che io scrivo in taverna, quindi devo accendere la luce, mettermi un maglione in più, mi piace, però adesso ho anche voglia di primavera, ho voglia di sole, di luce e di un po’ di caldo.

La primavera è una stagione impegnativa per la natura, tutto accade in tempi stretti, regolato da forze profonde della terra, dalla luce, dalla temperatura, dall’umidità. Gli animali e le piante riprendono vita dopo il letargo invernale, con un frenetico lavorio.

L’equinozio è il momento che segna l’inizio della primavera, nelle cultura umana è un momento dove ancora la scienza e la magia si intrecciano. Durante l’equinozio, il giorno è lungo quanto la notte, così accade anche nell’equinozio di settembre che segna l’inizio dell’autunno e i raggi del sole sono perpendicolari all’asse di rotazione terrestre e all’equatore.

Gli equinozi sono ritenuti momenti simbolo di equilibrio per eccellenza, dove le forze antagoniste si equilibrano, sono il momento che intercorre tra l’inspirazione e l’espirazione, tra la veglia e il sonno, tra il buio e la luce, tra il freddo e il caldo. Ed è proprio la primavera la stagione del risveglio, della rinascita, della riproduzione, la stagione che riattiva tutte le energie.

Mi piace la primavera, perché è potente, si fa sentire.

Io sono una di quelle persone che, credo, soffre della “sindrome della primavera”. Non è un bel dire “sindrome di primavera”, sembra una malattia, un problema, in realtà è la risposta del mio corpo, del mio organismo a questo nuovo momento.

La primavera richiede energia, è un momento delicato che ha bisogno di misura, di attenzione. Anche la nostra mente e il nostro cuore sono in cambiamento, aumenta il desiderio di uscire, di muoversi, di aprirsi all’esterno, di incontrare persone, di viaggiare e tutto questo richiede molta energia.

Molti dicono che il nostro corpo è carico di tossine dall’inverno e che abbiamo bisogno di disintossicarsi, anche questo non mi piace molto, pensare che l’inverno è tossico. Non credo che “l’inverno ci intossichi”, però forse siamo meno attenti all’alimentazione, le nostre abitudini probabilmente non corrispondono con i ritmi che dovrebbero essere invernali e quindi accumuliamo qualche tossina.

Mi viene in mente una poesia, dei nativi americani che sento in sintonia con quanto voglio dire:

Accanto alle montagne,

spianato

dai nostri passi, il terreno del campo risuona.

Ti dice: la terra è un tamburo,

pensaci.

Noi, per seguirne il ritmo,

dobbiamo fare attenzione ai nostri passi.

Mi piace molto questa poesia. Descrive un gioco tra l’uomo e la terra, fatto di ritmo, di sensazioni, di passi e di attenzione. Dobbiamo essere capaci di giocare in primavera, giocare ad ascoltare le sensazioni del nostro corpo, giocare ad ascoltare le sensazioni che ci arrivano dalla terra senza giudicarle, proprio come un gioco e poi giocare a mettere insieme le cose.

In questo periodo in natura tutti i ritmi e le abitudini dell’inverno vengono sconvolti, cambiati, rovesciati e noi dobbiamo giocare a capire cosa dobbiamo fare per seguirne il ritmo.

Io ad esempio sento che ho un bisogno maggiore di riposare durante l’arco della giornata e allora se posso, anche nei luoghi più impensati e nelle posizioni più strane, provo a dormire un pochino, anche qualche minuto e mi diverto a fare questa cosa. Sto individuando quali sono i momenti critici della mia giornata e cerco allora di trovare delle soluzioni bevo dell’acqua, un te oppure un caffè al momento giusto. Ho scoperto l’effetto benefico della doccia calda e poi di colpo fredda nel pomeriggio. Poi naturalmente la cosa che faccio più frequentemente è quella di respirare, quando esco, ogni giorno a camminare un po’, respiro cercando di trovare il ritmo giusto, cercando di trovare la sintonia, con le cose e la natura che sono intorno a me. Adesso, voglio trovare qualche integratore naturale, (ginseng o altro) che mi possa fare bene e voglio anche raccogliere le cime delle ortiche per una tisana depurativa, anche se ho già cominciato a raccogliere le “sparasine” che anche quelle sono depurative, quello che nasce ora e che viene raccolto e preparato è depurativo.

Riassumendo credo che ognuno di noi deve cercare e sperimentare situazioni, attività, con l’intento di capire qual è il proprio ritmo, deve essere attento ed ascoltare il ritmo della terra e poi cercare una sintonia con la natura che possiamo trovare solamente uscendo di casa.

Il consiglio che vi voglio dare è quindi quello di uscire di casa almeno 30 minuti ogni giorno e camminare nei campi, in collina, osservatevi finché camminate, ascoltatevi, ascoltate il respiro, ascoltate il vostro cuore, aprite le orecchie e ascoltate i rumori della natura, aprite bene gli occhi. Provate a camminare veloci, provate a rallentare e notate cosa cambia, muovete le braccia prima veloce e poi piano e osservate ancora, provate a correre improvvisamente e vedere l’effetto che fa. In questi 30 minuti cercate di guardare la natura attorno a voi, cercate di scoprire cosa vedete di nuovo, che il giorno prima non c’era e giocate con voi.

Concludo inserendo un’altra citazione che ho trovato e che mi piace di Bernardo da Chiaravalle:

“Ci sono più insegnamenti nei boschi di quanti mai potrai trovarne nei libri”.

Inspirare ed espirare

imm029Ogni tanto durante le attività qualcuno se ne esce con questa domanda: “Ma durante questo esercizio, come deve essere fatta la respirazione?”.

Io solitamente di fronte a questo argomento, sono un po’ restio a dare delle risposte esaustive, anzi mi rendo conto che a volte rimango sul vago e quasi preferisco confondere le idee. La cosa che solitamente faccio è dire: “Prova! senti tu come è meglio respirare”. Ma molto probabilmente qualche professionista serio, mi direbbe che non è una risposta adeguata.

Proverò in questo post a dare delle indicazioni su come respirare durante l’esecuzione di esercizi…senza confondere troppo le idee spero.

Intanto nell’affrontare questo argomento bisogna fare una distinzione tra esercizi eseguiti con carichi (quindi con pesi) ed esercizi eseguiti a corpo libero, quindi senza carico. Inoltre è bene precisare che l’oggetto della domanda, riguarda le due fasi della respirazione e cioè l’inspirazione e l’espirazione, in particolare quando è corretto prendere aria e quando e corretto soffiare fuori l’aria (in realtà ci sono altre due fasi nella respirazione la piccola pausa, al termine dell’inspirazione e la grande paus,a al termine dell’espirazione che in genere ricevono più attenzione nelle discipline orientali).

In genere alle persone che frequentano palestre, e quindi lavorano con pesi, le indicazioni che vengono date sono: quando si è in fase attiva dell’esercizio, quindi in fase di contrazione muscolare o fase concentrica, è bene eseguire l’espirazione; quando sei in fase passiva, di ritorno, di decontrazione e quindi in fase eccentrica, è bene eseguire l’inspirazione.

Invece, quando eseguiamo degli esercizi a corpo libero (quindi senza carichi eccessivi), per capire come è bene respirare bisogna dare dei cenni sulla biomeccanica respiratoria.

Durante l’inspirazione il diaframma si contrae, con un conseguente abbassamento dello stesso, che spinge quindi tutti gli intestini verso il basso, che vengono così schiacciati e compressi. Contemporaneamente grazie ai muscoli respiratori intercostali e altri, le costole si sollevano con una corrispondente espansione della gabbia toracica.  Conoscere questo, ci aiuta a capire che durante i movimenti di apertura ed espansione, quindi quando la colonna  vertebrale si estende, le braccia salgono verso l’alto, le gambe si distendono, è bene inspirare. Mentre, nei movimenti di chiusura, quando la colonna vertebrale si flette in avanti, le braccia e le gambe si chiudono, è bene espirare.

È buona norma evitare di trattenere il fiato durante l’esecuzione di esercizi, in modo particolare, durante gli esercizi che richiedono un grande sforzo, bisogna fare attenzione. In genere quando compiamo dei grossi sforzi, viene spontaneo rimanere in apnea, perché in questo modo ci sentiamo più “appoggiati”. In effetti  il nostro diaframma contratto, insieme agli addominali e tutta la muscolatura del tronco creano un corpo solido, sul quale potersi appoggiare, durante lo sforzo. Questo però, se lo sforzo è eccessivo, può creare un’eccessiva pressione intratoracica, che può creare alcuni problemi al nostro apparato cardio-circolatorio. In questi casi quindi, è bene misurare lo sforzo ed essere molto attenti alla respirazione cercando di espirare durante l’esecuzione del movimento.

Sopra abbiamo parlato di tecnica, ma nella respirazione non possiamo considerare solo la tecnica, anche perché le tecniche cambiano con le conoscenze e con le culture. Ad esempio nella pratica dello yoga, durante l’esecuzione delle asanas, che a volte richiedono uno sforzo muscolare importante, non ritroviamo la regola: fase attiva – espirazione; fase passiva – inspirazione. Invece lo yoga pone l’attenzione sul tipo di respirazione, privilegiando quella diaframmatica a quella toracica. Questo perché la diaframmatica é ritenuta più naturale, mentre la respirazione toracica è ritenuta poco adeguata, in quanto generalmente, si manifesta negli stati di tensione o di angoscia.

Sicuramente, come lo yoga, tante altre discipline, che sono nate in oriente, sono molte attente alla  respirazione non solo per un aspetto fisiologico ma soprattutto per gli aspetti di tipo energetico, simbolico, psicologico e spirituale.

La respirazione non ci dona solamente ossigeno, ma energia, e muove altre forze, più sottili che possono donare beneficio alla nostra psiche e al nostro corpo.

L’inspirazione riempie i polmoni di ossigeno, di vigore, è un atto di consapevolezza, siamo più attenti, ci facciamo coraggio prendendo aria. Mentre invece quando espiriamo, ci svuotiamo, ci scarichiamo, ci abbandoniamo ci rilassiamo, siamo più confidenti.

Mi piace pensare che la respirazione debba essere “naturale”, come la ginnastica che facciamo, perché credo che il meccanismo di respirazione del nostro corpo, abbia una sua saggezza, più vera ed accurata di ogni altra cosa che conosciamo.

Quindi mi ritrovo a dirvi che la respirazione dovete provarla, dovete conoscerla e farvi condurre dal vostro corpo verso ciò che sentite opportuno per voi, perché nel respiro prendiamo vita.

Avere tatto

aliDicevo che avrei parlato del tatto ed eccomi qua è un altro argomento complesso e articolato che non sono sicuro di riuscire a trattare in modo completo e adeguato, (anche se chissà se c’è un modo adeguato…però mi veniva da dire così) forse soprattutto non riuscirò ad essere sintetico.

Perché parlare di tatto? Da un po’ in palestra il gruppo vuole fare 10 minuti di massaggio e quindi abbiamo iniziato a parlarne un po’ e abbiamo invitato un amico per farci fare delle esperienze. Il tatto è alla base del massaggio.

Credo che quella del massaggio, sia una conoscenza che il nostro corpo ha dentro di sé e che può essere risvegliata. Questo, sento, è un pensiero che conduce la ginnastica naturale nella sua evoluzione e conduce anche questo blog. In merito a questa filosofia, ho trovato una frase che credo esprima bene il concetto:

“Il cittadino dipende sempre più da prestazioni di servizi che non può influenzare, da esperti che gli consigliano e gli prescrivono come deve vivere. Nella confusione di consigli e suggerimenti, le capacità normali e connaturate soffocano, l’uomo rimane dipendente e subordinato come un bimbo, e tale deve rimanere. Non ha fiducia in se stesso, nel futuro e neanche nella forza di autoregolamentazione della vita.”. Ricarda Winterswyl 1991

Potremmo parlarne un po’ di questa cosa, mi piace e mi sembra anche rivoluzionaria in questa epoca di super specializzazione….voi cosa ne pensate? Io a volte mi trovo nella posizione di consigliare per professione e mi chiedo se creo dipendenza, oppure libero le persone attraverso la promozione della fiducia in se stessi.

Il massaggio oggi è patrimonio di professionisti, che hanno fatto anni di studio frequentando corsi (più o meno riconosciuti), che aumento come numero e specializzazione di anno in anno e che a volte, si contendono la verità e l‘unicità.

Io credo che la capacità di massaggiare il corpo di un’altra persona, sia una qualità e un sapere che possiamo ritrovare dentro di noi, naturalmente con questo non intendo dire che allora siamo tutti massaggiatori, ma che il massaggio è un’esperienza che possiamo fare tutti.

La prima cosa che ho pensato, quando è uscito questo argomento, è il tatto.

Il tatto ci permette di fare esperienza, ci collega al mondo materiale. Una qualsiasi cosa del mondo la possiamo ascoltare, vedere, annusare, pensare, ma è attraverso il tatto, toccando, che questo qualcosa entra a far parte delle nostre esperienze. Questo con-tatto stimola le nostre sensazioni, percepiamo e reagiamo. Il tatto comunica. Se questa azione è rivolta al corpo di una persona, si apre un dialogo e vengono comunicate intenzioni. Possiamo appoggiare la mano sulla spalla di una persona e comunicare, imbarazzo, piacere, determinazione, potenza, superiorità, ecc.

L’altra cosa che mi intriga del tatto, è la frase del titolo: “avere tatto”. Questa frase si dice quando c’è la necessità di porre molta attenzione quando si deve comunicare qualcosa di molto importante, e difficile da accettare, ad una persona. Spesso è una raccomandazione, spesso è una qualità, spesso, credo, possa essere una professione. Credo che uno psicologo che fa terapia, debba avere molto tatto per non compromettere la relazione con il paziente (…però forse stò semplificando troppo. Adesso oltre a massaggiatori, tutti possiamo fare gli psicologi, basta avere un po’ di tatto).

Avere tatto presuppone essere a conoscenza dello stato d’animo che attraversa la persona in quel momento, mettersi in sintonia con quello stato d’animo, per accompagnare quella persona nel miglior modo possibile verso ciò che si intende farle conoscere.

Mi sembrano importanti due cose quando ci approcciamo al massaggio: l’attenzione e l’intenzione. La consapevolezza di quello che vogliamo comunicare o che vogliamo cercare e l’attenzione a quello che percepiamo e a quello che stimola dentro di noi questa percezione.

Massaggiare e farsi massaggiare, è un’esperienza che può essere molto piacevole e molto bella, non necessariamente deve essere impegnativa o finalizzata a qualcosa. Si può partire da questo, dalla ricerca del piacere personale e dell’altra persona, quello che poi prosegue, può essere condotto sulla base della nostra sensibilità e voglia di approfondire e sperimentare.

 In allegato trovate uno scritto di Giampaolo, l’amico che è venuto a farci fare l’esperienza sul massaggio, di cui parlavo sopra. E’ un terapista della riabilitazione e il massaggio è il suo lavoro da più di vent’anni.

Il massaggio

Buona lettura