L’autunno e l’inverno

malga belfioreEro un po’ indeciso se inserire anche le altre due stagioni di seguito, perché era meglio farlo ad agosto, alle porte dell’autunno, però poi mi sembrava di lasciare la cosa a metà (che, vedi “Luna e Corpo”, non sarebbe la prima volta) e quindi proseguo con le altre due stagioni: Autunno e Inverno.

Come per le precedenti, cercherò di descrivere un po’ quello che è il movimento energetico globale di queste due stagioni, nel tentativo di darvi uno strumento di interpretazione, per poter così operare delle scelte consapevoli che riguardano il vostro benessere.

 

L’autunno rappresenta il raccoglimento, la sera, l’età adulta avanzata. In questa stagione l’energia Yang, la luce, va a scomparire e comincia a rendersi evidente l’energia Yin, che avrà il suo massimo nella stagione successiva. Nel nostro corpo se in primavera la direzione dell’energia era verso l’esterno, in apertura, ora la direzione sarà appunto verso l’interno, comincerà a ripiegarsi verso il centro del nostro corpo.

autunno

Piano piano, dalle pratiche di movimento, andremo a  preferire le pratiche che portano alla quiete e quindi il tempo dedicato del tempo alla meditazione, via via aumenterà. Anche in questa stagione, come nella primavera sono indicati esercizi e attività che portano alla purificazione, per abbandonare ciò che non serve

più, l’autunno è il momento in cui si effettuano i tagli sui rami delle piante, si fa la potatura e gli alberi perdono le foglie, quindi anche nel nostro corpo alcune cose vanno eliminate.  Questa necessità di pulizia serve per preparasi alla stagione invernale, all’arrivo del freddo.

Un aspetto importante su cui lavorare in questa stagione, è il respiro. In autunno abbiamo bisogno di ossigenarci proprio per purificarci, ma anche perché il respiro ci porta piano piano dentro di noi, in profondità. Quindi esercizi di respirazione vanno benissimo, così come l’esecuzione di movimenti seguendo il nostro ritmo respiratorio. Può essere indicato fare esercizi di Qi Gong, praticare tai chi, possiamo dire che in genere vanno bene tutti i movimenti, ma però questi non hanno più il dinamismo dell’estate, sono più moderati, più attenti, più precisi nel gesto, più puri. Un’ottima pulizia all’interno del nostro corpo può essere fatto con delle tecniche di automassaggio con delle palline da tennis sotto i piedi, sotto la schiena, sotto il sedere, ecc.

invernoLinverno invece rappresenta la vecchiaia, il termine della giornata e la notte.  In questa stagione l’energia Yin è al massimo e nasce l’energia Yang, con il solstizio d’inverno, la luce infatti riprende ad aumentare. In inverno l’energia va protetta e custodita in profondità.

Gli esercizi di rilassamento, di meditazione e gli stiramenti sono buoni da fare in questa stagione.

Diminuiscono quindi le attività dinamiche, in continuazione con quello che abbiamo iniziato in autunno, e tutto ciò che facciamo deve essere finalizzato a mantenere flessibile e mobile il nostro corpo, per tenere calde, umide e sciolte le articolazioni. L’attività deve essere svolta senza sforzi eccessivi e in questa stagione è bene praticare spesso ma senza forzare.

L’attività quindi deve diventar un rito, un momento dove ritroviamo noi stessi, cercando in questo modo di conservare l’energia, di non sprecarla, con l’obiettivo di trovare la quiete e mantenere elasticità in modo tale da conservare l’energia. La respirazione, già ampiamente iniziata nell’autunno, ancora di più in inverno sarà centrale nel nostro lavoro, il respiro sarà il nostro ritmo e dovrà essere lungo, profondo e sottile. Le attività da svolgere sono sicuramente lo yoga, il Qi Gong, il tai chi, perché comunque alla base di queste vi è una filosofia di lavoro che contempla gli aspetti energetici. La natura poi ci suggerisce altro, le ciaspole, le camminate con gli sci, attività dove la concentrazione e il portare l’attenzione sul proprio respiro, dove il movimento è misurato, non è sprecato. In questo periodo poi trova spazio la meditazione e le pratiche di Zan Zhuan di posture meditative sono molto indicate.

Ecco quindi descritte un po’ il carattere delle stagioni, nella speranza che possa esservi utile a dirigere le vostre intenzioni, la natura, le piante e gli animali sono continuamente da osservare perché saranno i vostri maestri.

La filosofia della ginnastica naturale è tornare a riprendersi quel sapere, fatto anche di istinto ed intuizione perché questi sono qualità e capacità che abbiamo e che poco sappiamo utilizzare, spesso le releghiamo solo agli aspetti creativi, o comunque vengono accolte e valorizzate, solamente se alla base vi sono solide formazioni specifiche. La natura è istinto e intuizione e sintonizzarsi con essa significa riscoprire queste qualità, per imparare così a regolare le nostre abitudini, in sintonia con i ritmi del cosmo.

Ginnastica e Stagioni

valle sfingiCome dicevo nello scorso post, uno dei principi ispiratori della ginnastica naturale sono state le stagioni, quindi i ritmi della natura e i ritmi dell’uomo, la relazione tra i ritmi del nostro corpo (microcosmo) con i ritmi della natura (macrocosmo). Abbiamo bisogno di mangiare, dormire, bere, ecc. e tutte queste, e altre attività, hanno una scadenza temporale, devono rispettare un determinato tempo, per non incorrere in disequilibri o disagi. La ricerca del benessere passa anche da questo, cioè dalla capacità di conoscere e rispettare il nostro ritmo biologico e sintonizzarlo con quello della natura.

Parlare di ritmo significa parlare di tempo. La successione di un fenomeno che si ripete nel tempo, è il significato della parola ritmo, quindi la misurazione del tempo è fondamentale. L’elemento da cui l’uomo è partito in origine per misurar e il tempo, e che ancor oggi è alla base di tutta la nostra vita e di tutti i nostri ritmi, è il sole.

Il primo strumento che l’uomo ha creato per misurare il tempo è il calendario, che serviva anticamente per sapere in anticipo il passaggio da una stagione all’altra, che era di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell’uomo nei tempi passati.

Oggi noi adottiamo un calendario solare, ma esistono calendari lunari e anche calendari lunisolari, quest’ultimo incorpora elementi sia dell’uno che dell’altro. Il calendario cinese, ad esempio, è un calendario lunisolare e quindi le stagioni iniziano in altri periodi dell’anno, di quelli che comunemente conosciamo, e cambiano da un anno all’altro. In questi giorni si è celebrato il capodanno cinese, il 31 gennaio (ed è iniziato l’anno del cavallo) e questo giorno, per i cinesi, coincide con l’inizio della primavera. Quest’anno la primavera cinese termina il 30 di aprile e da quel giorno inizia l’estate. Quindi, per il calendario cinese le stagioni sono un po’ a cavallo degli equinozi e dei solstizi.

Le stagioni che conosciamo sono 4: la primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno. Però   cambiando latitudine, cambiano anche le stagioni, nelle terre vicino ai poli vi sono due stagioni, quella fredda e quella calda e anche nelle zone equatoriali ne troviamo due, quella secca e quella delle piogge. Per la medicina cinese invece sono 5 con la tarda estate (vedi post “La quinta stagione”) che si aggiunge alle 4 che conosciamo. L’Ayurveda invece divide l’anno in 3 stagioni secondo il principio dei doshaKhapa, Vata, Pitta con i segni distintivi di ciascun dosha riferito al periodo dell’anno. I nativi Americani invece, consideravano più stagioni a seconda di quello che osservavano: il germogliare, il fiorire, il cadere delle foglie e il dare frutti della vegetazione; il nascere, crescere e decadere dell’anno; il mutare, le migrazioni e l’accoppiarsi degli animali e degli uccelli…mi piace molto questo modo di misurare il tempo che passa.

Ogni stagione rappresenta, e porta dentro di sé, dei segni distintivi ed unici, che permettono all’uomo di individuare e prevedere ciò che succederà in natura, e quindi la possibilità di armonizzarsi con questo cambiamento.

Il nostro corpo sente e vive questo, sente e vive il passaggio da una stagione all’altra e reagisce a questo sentire, modifica il suo funzionamento in ordine di questo, come del resto fanno tutti gli esseri viventi sulla terra. Non sempre noi ne siamo consapevoli, perché il nostro mondo spesso è fatto di artificialità, viviamo in case riscaldate, illuminate, in ambienti che ci proteggono e ci tengono il più possibile lontano  dalla natura esterna e questo scombina un po’ i nostri ritmi.

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Ogni stagione ha un movimento energetico globale, che è per alcuni aspetti è anche facilmente intuibile, perché basta cogliere i segnali che la natura ci offre, basta saper osservare quello che nella natura succede. Questo movimento energetico globale, diventa la nostra guida, nella ricerca del benessere, ci indica la strada di cosa può essere bene fare e cosa e meglio evitare o limitare.

Nel prossimo post parlerò di questo, cercando di descrivere quali sono le caratteristiche della primavera e dell’estate che sono le prossime stagioni che andremo ad incontrare.

Avere tatto

aliDicevo che avrei parlato del tatto ed eccomi qua è un altro argomento complesso e articolato che non sono sicuro di riuscire a trattare in modo completo e adeguato, (anche se chissà se c’è un modo adeguato…però mi veniva da dire così) forse soprattutto non riuscirò ad essere sintetico.

Perché parlare di tatto? Da un po’ in palestra il gruppo vuole fare 10 minuti di massaggio e quindi abbiamo iniziato a parlarne un po’ e abbiamo invitato un amico per farci fare delle esperienze. Il tatto è alla base del massaggio.

Credo che quella del massaggio, sia una conoscenza che il nostro corpo ha dentro di sé e che può essere risvegliata. Questo, sento, è un pensiero che conduce la ginnastica naturale nella sua evoluzione e conduce anche questo blog. In merito a questa filosofia, ho trovato una frase che credo esprima bene il concetto:

“Il cittadino dipende sempre più da prestazioni di servizi che non può influenzare, da esperti che gli consigliano e gli prescrivono come deve vivere. Nella confusione di consigli e suggerimenti, le capacità normali e connaturate soffocano, l’uomo rimane dipendente e subordinato come un bimbo, e tale deve rimanere. Non ha fiducia in se stesso, nel futuro e neanche nella forza di autoregolamentazione della vita.”. Ricarda Winterswyl 1991

Potremmo parlarne un po’ di questa cosa, mi piace e mi sembra anche rivoluzionaria in questa epoca di super specializzazione….voi cosa ne pensate? Io a volte mi trovo nella posizione di consigliare per professione e mi chiedo se creo dipendenza, oppure libero le persone attraverso la promozione della fiducia in se stessi.

Il massaggio oggi è patrimonio di professionisti, che hanno fatto anni di studio frequentando corsi (più o meno riconosciuti), che aumento come numero e specializzazione di anno in anno e che a volte, si contendono la verità e l‘unicità.

Io credo che la capacità di massaggiare il corpo di un’altra persona, sia una qualità e un sapere che possiamo ritrovare dentro di noi, naturalmente con questo non intendo dire che allora siamo tutti massaggiatori, ma che il massaggio è un’esperienza che possiamo fare tutti.

La prima cosa che ho pensato, quando è uscito questo argomento, è il tatto.

Il tatto ci permette di fare esperienza, ci collega al mondo materiale. Una qualsiasi cosa del mondo la possiamo ascoltare, vedere, annusare, pensare, ma è attraverso il tatto, toccando, che questo qualcosa entra a far parte delle nostre esperienze. Questo con-tatto stimola le nostre sensazioni, percepiamo e reagiamo. Il tatto comunica. Se questa azione è rivolta al corpo di una persona, si apre un dialogo e vengono comunicate intenzioni. Possiamo appoggiare la mano sulla spalla di una persona e comunicare, imbarazzo, piacere, determinazione, potenza, superiorità, ecc.

L’altra cosa che mi intriga del tatto, è la frase del titolo: “avere tatto”. Questa frase si dice quando c’è la necessità di porre molta attenzione quando si deve comunicare qualcosa di molto importante, e difficile da accettare, ad una persona. Spesso è una raccomandazione, spesso è una qualità, spesso, credo, possa essere una professione. Credo che uno psicologo che fa terapia, debba avere molto tatto per non compromettere la relazione con il paziente (…però forse stò semplificando troppo. Adesso oltre a massaggiatori, tutti possiamo fare gli psicologi, basta avere un po’ di tatto).

Avere tatto presuppone essere a conoscenza dello stato d’animo che attraversa la persona in quel momento, mettersi in sintonia con quello stato d’animo, per accompagnare quella persona nel miglior modo possibile verso ciò che si intende farle conoscere.

Mi sembrano importanti due cose quando ci approcciamo al massaggio: l’attenzione e l’intenzione. La consapevolezza di quello che vogliamo comunicare o che vogliamo cercare e l’attenzione a quello che percepiamo e a quello che stimola dentro di noi questa percezione.

Massaggiare e farsi massaggiare, è un’esperienza che può essere molto piacevole e molto bella, non necessariamente deve essere impegnativa o finalizzata a qualcosa. Si può partire da questo, dalla ricerca del piacere personale e dell’altra persona, quello che poi prosegue, può essere condotto sulla base della nostra sensibilità e voglia di approfondire e sperimentare.

 In allegato trovate uno scritto di Giampaolo, l’amico che è venuto a farci fare l’esperienza sul massaggio, di cui parlavo sopra. E’ un terapista della riabilitazione e il massaggio è il suo lavoro da più di vent’anni.

Il massaggio

Buona lettura