Ultima Uscita

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Ultima uscita, la notte, il buio, lo stare con se stessi.

Siamo partiti al pomeriggio, camminando in salita sulla cresta che guardava ogni tanto al lago, scambiandoci sguardi con i camosci confidenti incontrati, siamo entrati al rifugio con l’ultima luce della sera e siamo stati insieme a cenare. Poi nel buio della notte, uno alla volta, a distanza di mezz’ora l’uno dall’altro, siamo tornati ognuno con se stesso, lungo il sentiero.

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L’attesa di questo rientro era carico di tensione, da un lato per l’attenzione che si avrebbe dovuta avere nel restare sulla traccia corretta del sentiero e dall’altro per tutte le paure che ognuno di noi aveva dentro si sé e che con il buio prendono voce.

Così è stato l’ultimo incontro di questo progetto di “Itinerari di Crescita” un percorso di 8 uscite ognuna con un tema da affrontare, ogni tema una tappa verso la conoscenza e la consapevolezza di sé, ogni uscita realizzata in un contesto diverso e pensata in funzione del tema. Un crescente impegno su tutti i piani: fisico, mentale, emotivo e relazionale. Per alcuni è stato un percorso impegnativo, ma senza dubbio ricco per tutti.

Quando ho comunicato ai ragazzi che avrebbero dovuto rientrare da soli, al buio, lungo un sentiero fatto una sola volta, non c’è stato molto entusiasmo, anzi alcuni non hanno gradito la proposta. Poi però la fatica della salita, il sudore, la voglia di arrivare al rifugio ha placato questo sentimento di contrarietà rivolto a quell’immediato futuro ed ha lasciato spazio al presente.

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Il corpo è un onesto amico perché ti riporta sempre al momento presente, ha un effetto spugna sulle preoccupazioni e sulle ansie che sono entrambe del futuro che non esiste. La sforzo che fanno i muscoli, il sudore che cola dalla fronte, il respiro affannoso, appartengono al momento presente e a volte, in modo prepotente questo non lascia spazio ad altro, ed è in questo modo che il corpo riporta al presente e libera la mente.

Anche la natura ha lo stesso effetto, soprattutto quando improvvisamente davanti ai tuoi occhi prende forma una meravigliosa espressione del mondo naturale: un branco di camosci che scende correndo non molto lontano da te, davanti al sole del tramonto, allora ti si blocca il respiro, dentro gli occhi si riversa tutto te stesso come per farti entrare a far parte di questa meraviglia e poi magicamente per un attimo tutto il resto scompare, la fatica, i pensieri, tutto e ti senti così pienamente nel presente e basta.

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Prima di partire, dopo cena ci sono stati momenti di scambio, di confronto, di confidenza, di curiosità sulle storie personali, qualcuno ancora si è raccontato, per me è stata una serata molto delicata e molto tenera…anche se sembra un po’ strano a dirsi.

Poi ognuno con sé.

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Il buio trasforma le distanze, le pendenze, i profili che ti circondano, tutto è diverso da quello che avevi provato alla luce del sole. Ti rimane la traccia del sentiero e devi avere fiducia che è quello giusto. Salgono momenti di dubbio e immediatamente si avviano processi mentali ed emotivi che cercano di dissiparlo per ritrovare la sicurezza. Un dialogo continuo con le parti diverse di te stesso: quella dubbiosa, quella spensierata, quella paurosa, quella sicura, quella serena, quella fiduciosa, quella meravigliata…è stato proprio così, una grande chiacchierata per conoscersi sempre più profondamente, come succede tra amici.

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Si è concluso così questo intenso percorso costellato di momenti e parole.

Vi farò sapere ancora delle cose a riguardo.

Le foto di questo articolo sono di Alessandro Ongaro.

La quinta stagione

500 fiatDopo una seconda pausa estiva del blog riprendo a scrivere.

L’estate del resto rappresenta una pausa, che permette di riprendere fiato, di riposare, di dedicare un po’ di tempo a noi stessi e alle nostre cose e poi arriva anche il momento di riprendere. Si riprende il lavoro, la scuola e ritornano tutti i ritmi a cui siamo abituati e che riteniamo normali, anche se in realtà ci stancano spesso e ci consumano.

Io ho vissuto sempre questo momento di ripresa, con sentimenti a volte anche contrastanti, sono felice da un lato perché riprendo, ma dentro avverto anche della nostalgia a volte anche della tristezza. Oppure sento dell’energia nuova, dovuta proprio al fatto di ricominciare delle cose, però nello stesso tempo sento anche lo stress e la fatica del ricominciarle.

E’ un periodo particolare, non solo per i motivi legati alla ripresa del lavoro o della scuola, ma anche per altri aspetti.

Nella Medicina Tradizionale Cinese si trovano alcuni scritti a riguardo, infatti questo periodo  viene chiamata “quinta stagione” o “tarda estate”. Tale periodo coincide con la fine dell’estate, alcuni testi però identificano la “quinta stagione” con il termine di ogni stagione, anzi precisamente con gli ultimi 18 giorni della stagione.

L’estate termina il 21 di settembre con l’equinozio d’autunno. E’ il momento in cui il sole ritorna sulla linea dell’equatore così come succede nell’equinozio di primavera. Dal quel momento il sole ha cominciato a salire verso l’emisfero nord e raggiuge il punto massimo nel solstizio d’estate, poi cominciare a ridiscendere e arriva all’equatore appunto il 21 di settembre. Quindi siamo a metà anno solare e anche a metà dello zodiaco.

Possiamo dire che se l’equinozio di primavera rappresenta l’alba, il sorgere del sole, quello d’autunno rappresenta il tramonto. Sono due momenti particolari questi, momenti di equilibrio, sono due punti di equilibrio, le ore del giorno, di luce, corrispondo alle ore della notte, di buio, è anche il momento del passaggio tra lo yang e lo yin. Yang che la forza che esprime espansione, dilatazione, “energia” ed è perciò identificabile con il calore, la luce, l’attività. Ying che è la forza che esprime contrazione, concentrazione, “materia”, ed è identificabile con il freddo, il buio, la passività.

Credo quindi che se succede tutto questo a livelli così grandi, il sole che si allinea in modo diverso rispetto alla terra, le ore di luce che cambiano, la temperatura di conseguenza che cambia, sicuramente dei cambiamenti vi sono anche nell’uomo, dentro di me.

Ecco mi piace pensare alla possibilità di fermarmi ad ascoltare questi cambiamenti. Mi piace avere la possibilità di essere consapevole di questo passaggio, di essere nel passaggio, e di viverlo in piena sintonia con il ritmo che ha.

La “quinta stagione” è quindi un momento di equilibrio e anche noi e il nostro corpo sente questo. In genere in questo periodo viene bene riflettere, valutare, si fanno considerazioni su quanto impegnarsi nelle cose, su quali sono le priorità da dare. In genere, (almeno io faccio così), s’imposta un po’ la stagione, che durerà fino all’arrivo di una nuova estate, ci si fa i buoni propositi e tutto questo risponde a una logica, che è quella di trovare un buon equilibrio per ripartire.

Questa è proprio una fase di “centratura” che è bene che rispettiamo, anche il nostro corpo ha bisogno di essere centrato, è un periodo importante di connessione e unificazione con noi stessi. Dobbiamo darci il tempo di riposizionare tutte le cose, anche i nostri ritmi biologici sentono questa necessità.

Allora è importante in questi momenti critici, dove lo stress potrebbe essere maggiore per i continui cambiamenti e le preoccupazioni diventare molte, ritrovare le proprie basi, le proprie radici, trovare il nostro centro.

Riporto una frase scritta da un capo Apache, Diablo, che mi piace molto e credo che sia adatta a quello che sto cercando di scrivere, dice: “Prova ad aspettare un giorno prima di occuparti dei tuoi problemi”, è proprio un invito a trovare il centro di se stessi per prima cosa.

Ecco, un po’ come questa frase ci suggerisce, in questo periodo è importante trovare un equilibrio e allora possiamo praticare la meditazione, che è proprio giusta per la quinta stagione, ci può aiutare molto a rimanere con noi stessi e con la nostra profondità.  Possiamo prenderci cura, con degli esercizi, della nostra respirazione, che è collegata alla capacità di gestire lo stress e della nostra postura, fondamentale per essere centrati e per ritrovare un equilibrio posturale che ci aiuta a stare meglio. Quindi se avete voglia potete andare a rileggere i post che ho scritto sulla meditazione della respirazione, sulla camminata meditativa, sul grounding o il post dal titolo “Stare come un albero”.

Io in questo periodo, provo un gran piacere e beneficio andare a camminare nei campi sulle colline, mi piace il silenzio e mi piace osservare il mutare della natura. Tante cose sono in mutamento in questo periodo nella natura, i colori delle foglie in alcune piante in modo più veloce di altre, le abitudini degli animali che cominciano ad esser più indaffarati, la temperatura comincia a modificarsi così come la luce del sole. Quando trovo un posto tranquillo in mezzo al verde mi fermo, mi metto con le spalle al sole, metto le mani sul ventre, il pollice destro sull’ombelico e poi la mano sinistra sopra la destra, ascolto la mia respirazione. Poi con naturalezza pongo attenzione all’espirazione, cerco di espirare spingendo in dentro il ventre aiutandomi con le mani delicatamente, continuo così per un po’, le mie gambe sono leggermente piegate, il mio corpo tutto allineato. Poi tolgo le mani dal ventre, lascio le braccia lungo il corpo e rimango immobile per alcuni minuti, lo sguardo va oltre ciò che vedono gli occhi, ascolto l’aria, i piccoli rumori della campagna…mi piace e mi fa sentire bene.