Cosa si fa – 1

lessina blogSe stai leggendo questo post è perché hai messo 3 crocette in quello precedente dove scrivo a chi può interessare e quindi vuoi saperne di più su cosa si fa.

Intanto si chiama Ginnastica Naturale, quindi già questo dà qualche indicazione. Cominciamo da “ginnastica” che è una parola ormai in disuso, potremo dire antica e antiquata, però porta con sé degli aspetti che mi piacciono.

Sul dizionario si trova definita come disciplina o attività fisica o tecnica, che mira a rendere il corpo agile e robusto mediante una serie di esercizi; che cura il benessere fisico e il rinvigorimento del corpo attraverso alcuni esercizi fisici; che tende attraverso un complesso di esercizi, a migliorare le condizioni generali dell’organismo dando forza e armonia al corpo. Ecco questa è la spiegazione da dizionario che condivido, però sento dover fare alcune specificazioni.

La prima è che la parola ginnastica richiama alla mia mente una pratica semplice, chiara, adatta a tutti, finalizzata a qualcosa, facilmente praticabile.

L’altra invece è che non amo molto il termine “esercizi” e difficilmente lo uso, preferisco utilizzare “movimento”, perché ha una dimensione più allargata, globale e sicuramente più in sintonia con il mio modo di fare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuindi diciamo che Ginnastica Naturale è una attività fisica fatta all’aperto, camminando e da fermi e a volte correndo, che prevede la pratica e la sperimentazione di diversi movimenti sia individualmente, che in coppia, che a gruppi, con la finalità del benessere della persona, del rinvigorimento fisico e mentale, che porti a migliorare le condizioni generali dell’organismo dando forza e armonia.

Però la cosa che ti interessa di più sapere sarà quali movimenti? Giusto?

I movimenti che vengono proposti sono tutti movimenti naturali e cerco di spiegarti nel modo più semplice possibile cosa intendo con questo.

Noi esseri umani, presenti sulla terra da almeno 200.000 anni ci siamo sviluppati e abbiamo sviluppato le nostre abilità e capacità, per rispondere a tutto ciò che la natura ci pone di fronte. In natura dobbiamo alzare le gambe per scavalcare qualcosa, abbassare la schiena per passare di la, saltare via un ostacolo, probabilmente per quasi 195.000 e più anni abbiamo dovuto anche correre per scappare da qualcosa, arrampicarci per metterci in salvo, e così via, questi sono i nostri movimenti naturali. I nostri arti hanno delle possibilità di movimento nello spazio, cosi come il tronco ed ogni appendice del corpo, quindi ciò che si fa è esplorare tutte queste possibilità di movimento, sperimentarle e allenarle.

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Su questo viene in aiuto lo spazio naturale che offre diverse possibilità di ispirazione, la salita la discesa e tutte le pendenze possibili con i diversi tipi di terreno incontrati erba, sassi, fango che ci impongono di muoverci con presenza a attenzione; poi tutti gli elementi presenti in natura, gli alberi, i torrenti, le pietre e i sassi e tutta la vegetazione con i quali avere a che fare e sui quali arrampicare, saltare, rimanere in equilibrio; infine i compagni di gruppo con i quali confrontarsi, giocare, collaborare…tutte queste variabili diventano uno spunto creativo per il movimento e vi assicuro che in palestra sul vostro tapirulan le cose hanno assolutamente un altro sapore.

Tutti i movimenti proposti sono quindi funzionali, cioè finalizzati ad uno scopo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERADa questa punto di vista posso assicurare che l’esperienza della ginnastica naturale offre sul piano motorio (con il termine motorio intendo riferirmi globalmente a tutto l’organismo, quindi con tutte le componenti coinvolte nel movimento, da quelle sensoriali, muscolari, articolari, neurologiche e psico-emotive) una ricchezza di stimoli molto, ma molto, più alta di qualsiasi attività di fitness e benessere svolta in palestra.

Questo è relativo alla parola ginnastica, nel prossimo post vi dirò qualcosa sulla parola “naturale” ….e poi vi dirò di me e delle mia formazione.

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Cos’è la Ginnastica Naturale

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Già proprio così, dopo un po’ di anni che è iniziata questa esperienza di Ginnastica Naturale sono pronto a riscrivere cos’è. Sì, credo sia giusto perché in questi anni ho sperimentato diverse modalità di lavoro, incuriosito e stimolato sia dalle persone che partecipavano che dal contesto che si creava. Inoltre, in questo lasso di tempo, ho continuato ad apprendere, ho approfondito con testi e nel confronto con altri professionisti, mi sono formato e continuo a farlo, avendo così l’opportunità di conoscere nuove persone che mi aprono a vedute nuove sulle pratiche corporee e mi offrono nuovi strumenti di lavoro.

Quindi ritornando alla domanda iniziale: cos’è la Ginnastica Naturale?

Pensavo di rispondere a questa domanda facendomi un’altra domanda: a chi si rivolge la ginnastica naturale? A chi può interessare?

Proverò a rispondere.

☐    Interessa e si rivolge a tutte quelle persone che si rendono conto di avere la necessità di “riprendere in mano il proprio corpo”. Forse qualcuno potrebbe criticare l’espressione che uso, ma rende l’idea in quanto molte persone si trascurano e trascurano il proprio corpo facendo poco o niente movimento, mangiando male e sostenendo ritmi impossibili. Ecco se sei arrivato a questa consapevolezza, significa che è arrivato il momento di prenderti in mano sul serio e puoi mettere una crocetta su Ginnastica Naturale.

 

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☐    Interessa e si rivolge inoltre a quelle persone che tengono alla propria forma fisica e praticano movimento in modo costante perché lo ritengono un aspetto importante per il proprio benessere e per la propria vita. Però sono stanche delle solite attività che si svolgono in palestra e soprattutto di quelle attività di fitness che tanto vanno di moda e che sono impersonali. Sono stanchi di quei contesti dove non si può parlare con nessuno o perché c’è la musica a tutto volume o perché regna un silenzio assoluto. Quindi se sei stanco delle palestre e credi che la relazione con chi propone l’attività, la conoscenza e il confronto con gli altri partecipanti del gruppo siano importanti, puoi mettere un’altra crocetta alla Ginnastica Naturale.

 

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    Interessa e si rivolge a quelle persone che hanno capito che la natura è uno dei beni più preziosi che abbiamo. Perché lo spazio naturale è il nostro ambiente di vita, siamo strutturati per stare in natura, in natura abbiamo la possibilità di crescere come uomini e donne e di elevare la nostra vita e migliorarla. Non solamente questo, ma aggiungo anche che vivere in natura contribuisce al nostro benessere (naturalmente questo vale per la proposta di ginnastica naturale, se vi proponessi di fare speleo-sub forse questo contribuirebbe ad aumentare il rischio di farvi del male).Quindi se hai il desiderio di riprendere contatto con l’ambiente naturale anche con un atteggiamento di scoperta e novità, metti un’altra crocetta a Ginnastica Naturale.

 

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Ecco direi che per il momento ti ho detto alcune cose e cioè che la ginnastica naturale è una pratica di movimento finalizzata al benessere psico-fisico, che si svolge all’aria aperta con l’obiettivo di risintonizzarsi con il nostro vero mondo di sempre e fatta in gruppo per crescere e divertirsi anche nel confronto e nella relazione con gli altri.

Se hai messo 3 crocette: Ginnastica Naturale fa per te! Nei prossimi post ti dirò cosa si fa e chi la fa…e se hai bisogno di altre informazioni scrivimi pure che ti risponderò.

Di sopra e di sotto

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Foto di A. Ongaro 

Immagina…

….sei su una parete rocciosa, stai arrampicando e ti trovi in un passaggio impegnativo, ti blocchi, non sai bene come fare per proseguire, decidi di provare a cambiare appoggio con il piede, ma niente da fare. Ritorni nella posizione di prima e cerchi un appiglio con la mano, vai in alto cominci a cercare, non vedi niente, vorresti che i tuoi occhi fossero là, al posto delle dita a vedere cosa c’è sopra…ma ancora niente non trovi l’appiglio che ti faccia convinto che ti puoi fidare. Ritorni ancora in posizione, ti prendi un attimo e ascolti il tuo respiro, però passa qualche secondo e così appeso alla parete con mani e piedi, la fatica comincia a farsi sentire. Da sotto il tuo compagno prova a darti qualche indicazione ma tu hai le idee un po’ confuse, provi a ragionare, capisci che non puoi permetterti di restare molto lì a pensare, allora cerchi di prendere un po’ forza, qualche parola dentro di te di incoraggiamento, provi a riprendere la calma e il controllo e ci ritenti. Ripeti i gesti di prima, perché ti sembravano giusti, ma c’è qualcosa che non va, ti sembra di non avere la forza sufficiente, ma ti pare impossibile, niente, non riesci a salire! Nella tua testa cominci a sentire una voce che ti dice “Dai su forza! Prova ancora!”, ma un altra invece “No. Non ce la fai scendi!” e continuano queste voci, ti sbattono in testa di qua e di là, fino a che….prendi una decisione.

Ti è mai capitato? Sei mai arrivato al limite?

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Il limite è quella linea un po’ sfumata che separa uno spazio: sopra e sotto. Sotto ci sono le cose note, che conosci e sopra quelle che non conosci, il mistero. Arrivare al limite vuol dire arrivare a questa linea e permettersi di guardare sopra per vedere cosa c’è di sconosciuto, di misterioso, ma non solo, significa anche scoprire le tue reazioni a questa novità, quali emozioni nasceranno che potrebbero prendere il sopravvento e farti fare delle cose inaspettate, comportamenti assolutamente irriconoscibili per te…un mistero quello che c’è oltre la linea, che nessuno solamente te puoi scoprire.

Mi piace questo aspetto del limite, questa possibilità che offre, perché lascia spazio alla “sorpresa”. Un amico e maestro dice: “Coltiva la sorpresa, coltiva l’inaspettato, perché porta con se una grande energia”.

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E’ su questo che abbiamo lavorato con i ragazzi di “Itinerari di Crescita” nelle uscite centrali del progetto. Siamo andati ad arrampicare, abbiamo fatto dei percorsi di avventura nei vaj, superando gli ostacoli incontrati arrampicando o calandoci con la corda, abbiamo camminato tra le guglie delle Odle con lo zaino a spalle, salito una cima con fatica, pernottato in rifugio guardando il cielo stellato della notte. Abbiamo fatto questo con l’idea di conoscere se stessi un po’ di più, confrontandoci ognuno con i nostri limiti, per capire quali meccanismi adottiamo per compiere delle scelte, come prendiamo le nostre decisioni, per scoprire se di fronte alle difficoltà ci chiudiamo in noi stessi oppure chiediamo aiuto, per capire quanto forza può darci un gruppo, quanto sollievo possiamo avere dal condividere una paura, quanta sorpresa si trova nelle meraviglie della natura e molto altro ancora. Questo abbiamo fatto, nella convinzione che vivere attimi e momenti positivi fa bene a tutti e se questi durano ore o giorni lasciano il segno nella vita delle persone. Quando scopri con gioia che hai superato la noia, il disinteresse, la fatica, la non volontà, la non perseveranza, oppure diventi consapevole che non sei riuscito a superare il tuo limite ma hai la possibilità di condividere con qualcuno lo stesso sentimento e magari progettare insieme un percorso che ti porti piano piano ad andare oltre, questo è positivo e aggiunge dentro di te un altro mattone al tuo divenire.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALe parole dei ragazzi sulle giornate trascorse diventano via via più profonde e il tempo passato a rovistare nella mente alla ricerca della parola, diventa sempre più lungo e intenso. I minuti scorrono nel silenzio e lo spazio attorno si carica d’attesa. Poi prende posto il tono della voce, l’espressione del viso, lo sguardo rivolto ai compagni, la postura e i movimenti, quasi a voler andare oltre la parola per comunicare profondamente il senso…sfumature, gradazioni, dettagli, piccole cose che a volte passano inosservate, ma che sono diventate un arricchimento nei nostri momenti di condivisione.

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Le cose che ho fatto: Piccola Guida dello Jutland del Nord 2

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 Sono in auto con Jan, un norvegese che mi sta accompagnando a Hirtsals (dove lui proseguirà con un traghetto per la Norvegia). Ho trovato questo passaggio grazie a BlaBlaCar, ci siamo incontrati con Jan ad  Amburgo, che ho raggiunto in bus e ci faremo compagnia fino a Hirtsals. Sto freneticamente cercando un B&B consultando Bokking.com e Airbnb.it e altri ancora. Nella mia idea, pensavo di essere scaricato in città e a piedi lungo il mare, di certo avrei trovato da dormire, ma per il mio amico del nord non è una buona idea. Mi sembra uno scontro tra il programmato e perfetto nord con il fatalista e improvvisato sud, io abbastanza tranquillo e rilassato, magari un po’ avventato, lui invece con mente lucida e efficiente a dirigere i lavori di ricerca del B&B.

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Sì, questa è una delle cose che ho scritto nella mia lista delle cose che ho fatto: cercare da dormire. Ho dormito nei B&B e negli shelter lungo il sentiero. Le ore di buio sono poche dalle 23,30 alle 4 del mattino in questa stagione, però trovare dove dormire significa anche potersi rilassare e nei primi giorni del mio viaggio era un bisogno.

L’altra cosa che appare nella mia lista è cercare da mangiare. Io ho sfruttato i supermercati e nei paesi i fisk restaurant dei porti, dove con 13/15€ mangi un piatto di pesce e verdura e con altri 6/7 € bevi una birra, l’unica difficoltà è che scrivono spesso solamente in danese e quindi non capivo niente, mi aiutavo guardando le immagini dei menù.

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Una delle cose che ho fatto maggiormente è camminare. Ho camminato a lungo e soprattutto lungo il North Sea Trail ma non solo. Ho camminato per trovare da dormire e da mangiare, ho camminato per raggiungere luoghi e per lasciarne altri, ho camminato perché in alcuni momenti non sapevo cosa altro fare, ho camminato nella speranza di trovare quello che cercavo, ho camminato perché a volte il tempo era troppo, ho camminato per trovare la pace dentro di me, ho camminato perché ero felice, ho camminato perché ero venuto per fare anche quello, ho camminato perché volevo, ho camminato per cercare di capirmi e per altri molti motivi.

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Poi ho cercato le foche, ho girato i porti, le spiagge i pochi scogli che ho trovato. Ci sono andato alla sera, alla mattina e durante il giorno, ma niente. Di foche neanche l’ombra.

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Ho cercato l’ambra nelle spiagge, ho raccolto centinaia di sassi gialli, arancioni e ocra perché di quel colore è l’ambra e li morsicavo nella speranza di capire, attraverso le sensazioni che avevo sotto i denti, se poteva essere oppure no.

Ho cercato i caprioli, si sembra strano, ma in questa regione le foreste all’interno della costa sono ricche di alberi e ci vivono caprioli, lepri e diversa altra fauna. Si spostano e raggiungono anche la spiaggia, mi sarebbe piaciuto tantissimo vederne uno in riva al mare, ma ho trovato impronte del loro passaggio sulla sabbia e non sono riuscito a vederli.

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Ho raccolto sassi, di ogni tipo, piccoli e medi soprattutto, i grandi devo dire li guardo poco perché sono impegnativi. Ne ho trovati di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le sfumature, lucidi e opachi, pesanti e leggeri, tondi, piatti, lisci, ruvidi, con i buchi, di diversi colori, a strisce, veramente non esiste un sasso uguale ad un altro è incredibile. Me ne sarei portato a casa la maggior parte ma poi, come sempre non posso arrivare a casa con kili di sassi.

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Ho preso in prestito una bici dal governo danese, con una cauzione di 10 corone e ho girato per il paese di Tverted e i suoi dintorni compresa l’area naturalistica nei pressi.

Ho bevuto una birra in ogni nuovo paese, o abitato, in cui sono arrivato.

Ho letto il libro di Macfarlane e mi sono lasciato ispirare.

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Ho scritto il mio diario, per ricordare, per capire, per creare spazio dentro di me, per definire chiaramente le cose, per mettere ordine, per trovare sicurezza, perché quando il tempo era troppo ed ero stanco di camminare o i piedi mi facevano male, scrivere mi aiutava a stare con me.

Ho fatto fotografie, subito per ricordare, ma poi andavo alla ricerca di fermare le sensazioni del momento, lasciando che qualcosa mi colpisse.

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Poi sono andato a vedere Grenen la punta della Danimarca, il posto dove il Mare del Nord si incontra e scontra con il mar Baltico. Due mari diversi. Il mare del Nord, che mi è piaciuto tantissimo, sabbia bianca, acqua chiara, ventosissimo, vivace sorridente, pieno di energia, il Baltico a levante, più scuro, un po’ difficile, ombroso quasi. Litigano un po’ tra di loro in questo posto, sembrano voler dimostrare chi è il più forte e quando uno si ritira apparentemente soddisfatto, ecco che l’altro si riprende e con forza si fa valere. Solamente vicino alla terra sono un po’ più miti, forse la terra è il terzo che media e mitiga.

 Ho fatto il bagno nel Mare del Nord in mutande è mi sono asciugato al vento e al sole e mi è piaciuto tantissimo.

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Ecco questa è la lista delle cose che ho fatto, anche se c’è un’altra cosa che forse è quella che ho fatto di più, che ho continuato a fare da quando sono salito sul Flixbus di Verona fino alla fine del mio viaggio. Non so bene quale azione, perché forse era più di una. Direi che aspettavo, mi osservavo nell’attesa, osservavo intorno a me e me stesso e le mie reazioni. Non prendevo decisioni, aspettavo finché dentro di me non nasceva spontaneo il disegno di quello che avrei dovuto fare. Aspettavo di notare qualcosa, un particolare, un colore, un suono, un dissonanza nel paesaggio, un gesto di una persona, insomma una qualsiasi cosa mi…non saprei dire…mi suggerisse, invitasse, indicasse di proseguire, di prendere una determinata decisione, mi facesse intravvedere una possibilità. Poi una volta compreso, agivo, facevo senza chiedermi se ci fosse da parte mia un interesse, senza chiedermi se avesse un senso per me o se rientrasse tra i miei obiettivi, o potesse soddisfare un mio bisogno qualsiasi, di conoscenza, di realizzare qualcosa, di imparare. Aspettavo cercando con attenzione che dentro di me non ci fosse niente e nessuna cosa che prendesse il sopravvento a definire il momento che avrei dovuto vivere. Si credo che sia questa la cosa che ho fatto maggiormente in questo mio viaggio nello Jutland del Nord….aspettare che il momento accadesse.

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Una Questione di Atteggiamento

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Ormai è estate e per me, come credo per molti, c’è un rallentamento della frenesia del lavoro e degli impegni. Ci si permette qualche pausa, si pensa alla vacanza, si sospendono quasi tutte le attività “collezionate” durante l’autunno e l’inverno: corsi di attività fisica, di lingua, cineforum, ecc. Si torna cosi a gestire il proprio tempo da soli, senza aiuti dall’esterno, a volte con un po’ di dispiacere si terminano queste attività, perché si lasciano anche alcune sicurezze, come quella di soddisfare il bisogno di fare movimento e di mantenere una forma fisica adeguata. Farlo da soli è un po’ più difficile, serve motivazione e tempo per pensare e decidere quando, dove e che cosa fare.

Pensavo così di scrivere qualcosa che potesse essere utile a voi che mi leggete, a non sentirsi soli e continuare a prendersi cura del corpo. Inoltre mi piacerebbe incidere sulle vostre abitudini giornaliere, in modo tale da farvi iniziare, o da rafforzare, o per contribuire ad arricchire le vostre pratiche di cura del corpo e di contatto con la natura.

Per cominciare quindi, riporto uno scritto di Osho perché mi sembra un buon inizio:

Il corpo dev’essere amato, devi essergli intimamente amico. È la tua dimora, lo devi ripulire da ogni pattume, e devi ricordarti che è continuamente al tuo servizio, ogni giorno, ininterrottamente. Perfino mentre dormi, non smette di lavorare per te, digerendo o trasformando il cibo in sangue, asportando le cellule morte, introducendo nell’organismo ossigeno nuovo, aria fresca…”.

Mi piacciono queste parole, non tanto per i consigli che da, ma quanto per l’atteggiamento che vuole trasmettere. Non parla di forma fisica, di prestazione, di dimagrimento e forse non parla neanche di salute, ma invece parla di amore e di consapevolezza e credo che questo debba essere l’inizio. Noi esistiamo nel corpo, ma spesso le cose che facciamo e i ritmi che abbiamo, sono poco rispettose e rischiamo di ritrovarci a fine giornata, doloranti e tesi. Ascoltiamo il corpo solamente quando le tensioni si trasformano in dolori e, anche in questo caso, il nostro atteggiamento rischia di essere superficiale, senza un’assunzione di responsabilità. La massima responsabilità che ci prendiamo è quella di delegare qualcun altro ad occuparsi di noi. Ritengo invece che molti dei problemi fisici con i quali tante persone convivono, dalle problematiche di tipo metabolico, a quelle dei tipo muscolo scheletrico, o cardiocircolatorio, o psicologico come stress ed ansia, potrebbero trovare una via di risoluzione solamente con un atteggiamento diverso nei confronti del corpo.

Non credo sia necessario fare delle scelte che impongano dei cambiamenti totali al nostro modo di vivere. Trovare sintonia con il corpo e con la natura, è sicuramente un modo per stare bene e per godere maggiormente della vita e credo che questo sia possibile migliorando le nostre abitudini quotidiane, cominciando con piccole cose, giorno per giorno, che piano piano, nel tempo, diventeranno grandi momenti di consapevolezza.

Ho pensato di raccontarvi cosa faccio io al mattino, mi sveglio dedico qualche minuto, ancora disteso nel letto, a muovere le articolazioni una per una, comincio dalle dita dei piedi e poi salgo via via, caviglia, ginocchio, anca e passo tutto il corpo in rassegna. Un ceck completo, giusto per tornare a “sentirlo” dopo la notte. Poi mi prendo un momento per ascoltare e vedo che sensazioni e informazioni raccolgo. Poi mi massaggio la pancia, sento le diverse parti del ventre, ascolto se vi sono tensioni e se ne trovo, cerco di scioglierle piano piano, sento anche il petto, le braccia, una sorta di auto-massaggio con l’idea di ascoltare e sentire come và. In questo modo scopro dove il mio corpo accumula tensione, dove invece è rilassato, dove trovo del vuoto e dove trovo del pieno, dove è freddo e dove è caldo. Poi mi stiracchio un po’, piedi, gambe, braccia, tutta la parte destra del corpo, tutta la sinistra, la parte alta, la parte bassa, mi strizzo torcendomi a destra e a sinistra e infine mi metto seduto sul letto. Mi sfrego un po’ le mani, le passo sul viso e sulla testa e poi mi alzo in piedi.

Quando sono in piedi subito sento il peso del corpo, ritorna la gravità e qua con piacere dedico del tempo a questa cosa, a sentire l’appoggio dei piedi sul pavimento, il sostegno delle gambe, cerco di ritrovare i limiti del mio equilibrio. Torno a sentire il contatto con la terra, con il suolo, fino a provare un’unione con la madre terra, poi piano, ascolto il respiro e immagino un’unione con il cielo.

Pochi minuti forse 7/8 in tutto, non è molto, provate! Dopo questo sono già pronto ad affrontare la giornata.

Spesso però dopo essermi lavato e prima di fare colazione, dedico altri 7/8 minuti ad una progressione di Qi Gong che serve a riattivare il flusso di energia nel corpo. Però tempo indietro facevo il “Saluto al Sole” (vedi post di febbraio) oppure per un periodo ho seguito le fasi lunari (vedi i post relativi alla “Luna e il corpo” ). Sono molte le cose che si possono fare e potete prendere spunto dai post “Movimento e Immobilità”, o “Attenzioni Quotidiane” o “Stare come un albero”, potete fare degli esercizi di ginnastica che vi piacciono e che vi fanno sentire bene, fatti con attenzione e consapevolezza. Se avete del tempo potete uscire e fare una sana passeggiata nei campi o una corsetta leggera ad ossigenare l’organismo, non però un camminare per distrarsi o per sudare, ma un camminare “nostro”, fatto solamente per noi.

Credo che 15/20 minuti non sia troppo, però vi assicuro che è sufficiente, non a risolvere i problemi, ma a cambiare l’atteggiamento nei confronti del corpo, che è il primo passo. Proverete il piacere di sentirvi puliti dentro, di sentire che le vostre articolazioni stanno bene, che i vostri muscoli ci sono e funzionano, sentirete dentro di voi l’energia che scorre e questo vi predisporrà bene alla giornata e all’incontro con gli altri. Nello stesso modo avrete la possibilità di capire che il vostro collo o la vostra schiena, per esempio, quel giorno avranno bisogno di maggior attenzione da parte vostra, oppure che la vostra risorsa di energia disponibile, non è al massimo e quindi avrete la necessita di proteggervi un po’. Questo sarà solo l’inizio perché poi potreste addirittura sentire il bisogno nel pomeriggio di avere un ulteriore momento da dedicare a voi, facendo una passeggiata e respirare aria pura, con l’idea di ritrovare e riconoscere il vostro respiro e di ascoltare il vostro cuore, oppure prendendo una stuoia e facendo quei 3 o 5 movimenti che conoscete ed assaporare nuovamente la sensazione di un corpo che vibra. Continuando così, potrebbe venirvi addirittura voglia di fare attività sportiva, di misurarvi con l’ambiente naturale, di prendere la bicicletta o i pattini o infilare le scarpe da running o andare in piscina e sperimentare sensazioni ed emozioni di efficacia nuove Queste sensazioni andranno ad aumentare la fiducia in voi stessi e quindi a poco a poco anche la fiducia nell’esistenza, permettendovi di godere maggiormente di voi stessi e del mondo.

Il corpo ha questo potere di sorprendere ed è solo questione di viverlo, con amore e consapevolezza e se avete bisogno di qualche consiglio su cosa fare, potete rileggere alcuni post o scrivere sul blog ed io proverò a rispondere, le vostre domande potrebbero essere le stesse di molti.

L’arcobaleno

arcobalenoStamattina sono uscito a camminare in collina sotto un’acqua torrenziale. Il lunedi mattina, da poco tempo, ho la fortuna di essere a casa e di non avere nessun impegno fisso potendo così dedicarmi alle “mie cose”. Nonostante questa prospettiva, di primo mattino, al risveglio mi sono balzati in testa una serie di pensieri relativi ai doveri che mi spettano e quindi, come spesso accade, si è fatta avanti in me la consapevolezza di vivere una vita densa di impegni, che a volte stanca e che va compensata con la ricerca di momenti di benessere.

Esco di casa, con l’aspettativa anche di riequilibrare il mio stato d’animo, che di primo mattino si era fatto un po’ cupo, però la pioggia torrenziale non era un certo di buon auspicio.

Poco dopo, in lontananza, un squarcio nel cielo si apre al sole, una luce strana appare nel cielo alle mie spalle carico di nubi. La strada gira, sale, alzo lo sguardo nella valle, dietro le case e vedo un arcobaleno.

Una meraviglia, che potentemente e immediatamente mi ha trasformato, ha spostato con forza la mia attenzione da pensieri fatti di impegni e cose da fare, a pensieri di bellezza, di magia. Nessuna razionalità aveva più spazio di fronte a quella meraviglia.

L’arcobaleno è descritto come “un fenomeno ottico e meteorologico, causato dalla rifrazione dei raggi del sole nelle gocce d’acqua sospese nell’atmosfera”. Devo dire che questa spiegazione non dà la dignità che si merita, questa meraviglia della natura. Trovo che il potere dell’arcobaleno sia molto di più, stamattina perlomeno per me è stato così. Un arco perfetto, grandissimo, imprendibile, inavvicinabile, con una forza attrattiva irresistibile, una bellezza unica. La natura, con le sue meraviglie è sempre sorprendente.

Credo che la natura abbia un potere terapeutico molto forte e non mi sto riferendo all’erboristeria e a tutti gli elementi che ricaviamo dalla natura per la nostra cura e per le medicine, ecc. Ma mi riferisco al potere che può avere sull’animo umano.

Forse dovremmo cercare di capire di più l’effetto che può avere su di noi il colore e il profumo dei fiori,  il rumore dell’acqua di un torrente, il vento sulla pelle, il canto degli uccelli, la vicinanza di un grande albero, la vista di un vulcano.

L’autunno e l’inverno

malga belfioreEro un po’ indeciso se inserire anche le altre due stagioni di seguito, perché era meglio farlo ad agosto, alle porte dell’autunno, però poi mi sembrava di lasciare la cosa a metà (che, vedi “Luna e Corpo”, non sarebbe la prima volta) e quindi proseguo con le altre due stagioni: Autunno e Inverno.

Come per le precedenti, cercherò di descrivere un po’ quello che è il movimento energetico globale di queste due stagioni, nel tentativo di darvi uno strumento di interpretazione, per poter così operare delle scelte consapevoli che riguardano il vostro benessere.

 

L’autunno rappresenta il raccoglimento, la sera, l’età adulta avanzata. In questa stagione l’energia Yang, la luce, va a scomparire e comincia a rendersi evidente l’energia Yin, che avrà il suo massimo nella stagione successiva. Nel nostro corpo se in primavera la direzione dell’energia era verso l’esterno, in apertura, ora la direzione sarà appunto verso l’interno, comincerà a ripiegarsi verso il centro del nostro corpo.

autunno

Piano piano, dalle pratiche di movimento, andremo a  preferire le pratiche che portano alla quiete e quindi il tempo dedicato del tempo alla meditazione, via via aumenterà. Anche in questa stagione, come nella primavera sono indicati esercizi e attività che portano alla purificazione, per abbandonare ciò che non serve

più, l’autunno è il momento in cui si effettuano i tagli sui rami delle piante, si fa la potatura e gli alberi perdono le foglie, quindi anche nel nostro corpo alcune cose vanno eliminate.  Questa necessità di pulizia serve per preparasi alla stagione invernale, all’arrivo del freddo.

Un aspetto importante su cui lavorare in questa stagione, è il respiro. In autunno abbiamo bisogno di ossigenarci proprio per purificarci, ma anche perché il respiro ci porta piano piano dentro di noi, in profondità. Quindi esercizi di respirazione vanno benissimo, così come l’esecuzione di movimenti seguendo il nostro ritmo respiratorio. Può essere indicato fare esercizi di Qi Gong, praticare tai chi, possiamo dire che in genere vanno bene tutti i movimenti, ma però questi non hanno più il dinamismo dell’estate, sono più moderati, più attenti, più precisi nel gesto, più puri. Un’ottima pulizia all’interno del nostro corpo può essere fatto con delle tecniche di automassaggio con delle palline da tennis sotto i piedi, sotto la schiena, sotto il sedere, ecc.

invernoLinverno invece rappresenta la vecchiaia, il termine della giornata e la notte.  In questa stagione l’energia Yin è al massimo e nasce l’energia Yang, con il solstizio d’inverno, la luce infatti riprende ad aumentare. In inverno l’energia va protetta e custodita in profondità.

Gli esercizi di rilassamento, di meditazione e gli stiramenti sono buoni da fare in questa stagione.

Diminuiscono quindi le attività dinamiche, in continuazione con quello che abbiamo iniziato in autunno, e tutto ciò che facciamo deve essere finalizzato a mantenere flessibile e mobile il nostro corpo, per tenere calde, umide e sciolte le articolazioni. L’attività deve essere svolta senza sforzi eccessivi e in questa stagione è bene praticare spesso ma senza forzare.

L’attività quindi deve diventar un rito, un momento dove ritroviamo noi stessi, cercando in questo modo di conservare l’energia, di non sprecarla, con l’obiettivo di trovare la quiete e mantenere elasticità in modo tale da conservare l’energia. La respirazione, già ampiamente iniziata nell’autunno, ancora di più in inverno sarà centrale nel nostro lavoro, il respiro sarà il nostro ritmo e dovrà essere lungo, profondo e sottile. Le attività da svolgere sono sicuramente lo yoga, il Qi Gong, il tai chi, perché comunque alla base di queste vi è una filosofia di lavoro che contempla gli aspetti energetici. La natura poi ci suggerisce altro, le ciaspole, le camminate con gli sci, attività dove la concentrazione e il portare l’attenzione sul proprio respiro, dove il movimento è misurato, non è sprecato. In questo periodo poi trova spazio la meditazione e le pratiche di Zan Zhuan di posture meditative sono molto indicate.

Ecco quindi descritte un po’ il carattere delle stagioni, nella speranza che possa esservi utile a dirigere le vostre intenzioni, la natura, le piante e gli animali sono continuamente da osservare perché saranno i vostri maestri.

La filosofia della ginnastica naturale è tornare a riprendersi quel sapere, fatto anche di istinto ed intuizione perché questi sono qualità e capacità che abbiamo e che poco sappiamo utilizzare, spesso le releghiamo solo agli aspetti creativi, o comunque vengono accolte e valorizzate, solamente se alla base vi sono solide formazioni specifiche. La natura è istinto e intuizione e sintonizzarsi con essa significa riscoprire queste qualità, per imparare così a regolare le nostre abitudini, in sintonia con i ritmi del cosmo.

La primavera e l’estate

chiocciolaDicevo che vi avrei parlato del movimento energetico globale delle singole stagioni. Mi piace questo insieme di tre parole “Movimento-Energetico-Globale”, mi pare che rendano proprio. Dire stagione significa mettere insieme una diversità di aspetti molto ampia, con queste tre parole si intende che è importante cogliere un centro di attenzione, un “cuore”, dal quale poi, grazie anche alle intuizioni, si possono sviluppare tanti aspetti. Provo a spiegarmi meglio, le stagioni possono essere prese in considerazione quando si parla agricoltura, di animali, di malattie, di alimentazione, di vestiti, di lavori casalinghi, ecc. Molti aspetti della nostra vita sono legati a questa parola, con movimento energetico globale, s’intende individuare e cogliere un denominatore comune, che possa fungere da guida e ispirazione, ai diversi aspetti che vogliamo prendere in considerazione. Individuare questo centro, significa quindi sapere quale direzione prendere per creare sintonia, armonia con la stagione del momento.

orimaveraLa Primavera rappresenta il risveglio, la giovinezza, il mattino. In questa stagione compare l’energia Yang che troviamo nel sole, nella luce, che si dirige verso fuori, verso l’apertura. Scompare invece l’energia Yin che è quella pesante, quella della notte e quella delle profondità, quella che porta al ripiegamento su sé stessi. Quindi, nel nostro corpo con la primavera, l’energia comincia a ritornare verso l’esterno, si era rifugiata dentro di noi, nel nostro addome in inverno, ed ora riprende un movimento verso fuori. Noi possiamo facilitare questo movimento energetico globale, con delle attività fisiche che possono magari aiutarci a superare quei fastidi stagionali dovuto al passaggio di stagione, quando accusiamo sintomi fisici come cefalea, stanchezza, sonnolenza mattutina, crampi muscolari e sintomi psichici  di irritabilità, nervosismo, (ne ho già parlato un pò nel post dello scorso marzo “Ritmi e Stagioni”).

Il lavoro con il corpo, che possiamo fare durante la primavera è quello adottare quelle tecniche che promuovono il risveglio, la ripresa del movimento e l’apertura. Un po’ come si fa per la casa, si deve andare un pochino a ripulire per rinnovare. Lo scopo quindi, sarà quello di aprire e sciogliere le nostre articolazioni, per andare a rimuovere le “ruggine” che si è creata in inverno, saranno tecniche che faciliteranno l’allungamento e l’allentamento dei muscoli, proprio per ritornare alla capacità di esprimere quella forza e quello slancio che ci suggerisce la primavera. In questo modo andremo a risvegliare l’energia che abbiamo conservato in profondità, dentro di noi per riportarla in superficie.

Questo lavoro di riattivazione delle energie, permetterà di sostenere il rinnovamento dell’organismo che si avvia con la primavera e che richiede una grande energia.

Le tecniche che vanno bene in questo periodo e che si sintonizzano con questo movimento energetico globale della primavera sono: il saluto al sole, lo stiramento dei meridiani; il do-in, lo stretching.

estateL’estate rappresenta invece la maturità, la pienezza degli anni, il mezzogiorno. In questa stagione l’energia Yang è al suo massimo e proprio qui nasce quella Yin, l’energia della notte. Con il solstizio d’estate infatti, la luce comincia a calare e aumentano le ore di buio. L’energia del corpo, fino a questo momento, continua a spostarsi verso la superficie del corpo, verso l’esterno e dopo quella data torna a ripiegare verso l’interno.

Questo è il momento per esprimere il massimo del dinamismo che però non significa, essere esplosivi, anzi l’esplosività che è una manifestazione di aggressività è caratteristica della primavera, in estate predomina la gioia, lo splendore. Possiamo quindi permetterci di esprimere liberamente il nostro movimento, alla ricerca della gioia e del piacere. Si praticherà attività fisica più volentieri al mattino e alla sera, evitando le ore più calde e gli sforzi eccessivi, si farà meno la meditazione tenendola per l’ora del tramonto o alla tarda sera, in favore appunto del movimento. In questa stagione dobbiamo privilegiare la pratica all’aperto, in mezzo alla natura dedicandoci anche ad attività che possono essere gioiose, di gioco, di piacere estetico come la danza e il ballo, l’arrampicata, il nuoto, lunghe passeggiate nei boschi, giri in bicicletta, nordic walking, jogging al mattino presto, così come anche posture immobili come “stare come un albero” (vedi post di luglio).

Questo permetterà al nostro corpo di ringiovanire, attraverso il lavoro muscolare non troppo intenso, ma comunque che può essere consistente e che offra la possibilità di far uscire l’energia all’esterno. L’estate è il momento di massima apertura, di maggior comunicazione, di maggior disponibilità, l’energia è al massimo livello e ha bisogno di uscire fuori, di essere espressa nella sua totalità. La natura in estate è nel suo massimo splendore, ringiovanita e su questo dobbiamo sintonizzarci.

Queste cose che ho scritto possono naturalmente essere arricchite con il vostro intuito. Dentro di noi, nel nostro profondo, abbiamo una capacità innata nel metterci in sintonia con la natura che ci circonda e i suoi movimenti, dobbiamo solamente andare a risvegliare questa capacità, questa antica conoscenza. La ginnastica naturale, ha questo ultimo intento nella sua filosofia, quello appunto di risvegliare quelle capacità e quelle competenze, che guidano il nostro istinto alla ricerca di equilibrio.

Ginnastica e Stagioni

valle sfingiCome dicevo nello scorso post, uno dei principi ispiratori della ginnastica naturale sono state le stagioni, quindi i ritmi della natura e i ritmi dell’uomo, la relazione tra i ritmi del nostro corpo (microcosmo) con i ritmi della natura (macrocosmo). Abbiamo bisogno di mangiare, dormire, bere, ecc. e tutte queste, e altre attività, hanno una scadenza temporale, devono rispettare un determinato tempo, per non incorrere in disequilibri o disagi. La ricerca del benessere passa anche da questo, cioè dalla capacità di conoscere e rispettare il nostro ritmo biologico e sintonizzarlo con quello della natura.

Parlare di ritmo significa parlare di tempo. La successione di un fenomeno che si ripete nel tempo, è il significato della parola ritmo, quindi la misurazione del tempo è fondamentale. L’elemento da cui l’uomo è partito in origine per misurar e il tempo, e che ancor oggi è alla base di tutta la nostra vita e di tutti i nostri ritmi, è il sole.

Il primo strumento che l’uomo ha creato per misurare il tempo è il calendario, che serviva anticamente per sapere in anticipo il passaggio da una stagione all’altra, che era di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell’uomo nei tempi passati.

Oggi noi adottiamo un calendario solare, ma esistono calendari lunari e anche calendari lunisolari, quest’ultimo incorpora elementi sia dell’uno che dell’altro. Il calendario cinese, ad esempio, è un calendario lunisolare e quindi le stagioni iniziano in altri periodi dell’anno, di quelli che comunemente conosciamo, e cambiano da un anno all’altro. In questi giorni si è celebrato il capodanno cinese, il 31 gennaio (ed è iniziato l’anno del cavallo) e questo giorno, per i cinesi, coincide con l’inizio della primavera. Quest’anno la primavera cinese termina il 30 di aprile e da quel giorno inizia l’estate. Quindi, per il calendario cinese le stagioni sono un po’ a cavallo degli equinozi e dei solstizi.

Le stagioni che conosciamo sono 4: la primavera, l’estate, l’autunno, l’inverno. Però   cambiando latitudine, cambiano anche le stagioni, nelle terre vicino ai poli vi sono due stagioni, quella fredda e quella calda e anche nelle zone equatoriali ne troviamo due, quella secca e quella delle piogge. Per la medicina cinese invece sono 5 con la tarda estate (vedi post “La quinta stagione”) che si aggiunge alle 4 che conosciamo. L’Ayurveda invece divide l’anno in 3 stagioni secondo il principio dei doshaKhapa, Vata, Pitta con i segni distintivi di ciascun dosha riferito al periodo dell’anno. I nativi Americani invece, consideravano più stagioni a seconda di quello che osservavano: il germogliare, il fiorire, il cadere delle foglie e il dare frutti della vegetazione; il nascere, crescere e decadere dell’anno; il mutare, le migrazioni e l’accoppiarsi degli animali e degli uccelli…mi piace molto questo modo di misurare il tempo che passa.

Ogni stagione rappresenta, e porta dentro di sé, dei segni distintivi ed unici, che permettono all’uomo di individuare e prevedere ciò che succederà in natura, e quindi la possibilità di armonizzarsi con questo cambiamento.

Il nostro corpo sente e vive questo, sente e vive il passaggio da una stagione all’altra e reagisce a questo sentire, modifica il suo funzionamento in ordine di questo, come del resto fanno tutti gli esseri viventi sulla terra. Non sempre noi ne siamo consapevoli, perché il nostro mondo spesso è fatto di artificialità, viviamo in case riscaldate, illuminate, in ambienti che ci proteggono e ci tengono il più possibile lontano  dalla natura esterna e questo scombina un po’ i nostri ritmi.

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Ogni stagione ha un movimento energetico globale, che è per alcuni aspetti è anche facilmente intuibile, perché basta cogliere i segnali che la natura ci offre, basta saper osservare quello che nella natura succede. Questo movimento energetico globale, diventa la nostra guida, nella ricerca del benessere, ci indica la strada di cosa può essere bene fare e cosa e meglio evitare o limitare.

Nel prossimo post parlerò di questo, cercando di descrivere quali sono le caratteristiche della primavera e dell’estate che sono le prossime stagioni che andremo ad incontrare.

Osservando il calicanto

IMG_20131213_184601Subito dopo Natale la pianta di calicanto del vicino è fiorita e mi sono chiesto se questo evento, coraggioso e pioniere di questa pianta, coincidesse con il passaggio del solstizio d’inverno, quindi, con l’aumentare delle ore di luce. Credo proprio di sì, anche se in realtà il 21 di dicembre comincia l’inverno e quindi il riposo vegetativo, il letargo…ma forse il calicanto non lo sa!

Nell’emisfero boreale, nel tropico del Cancro, dove siamo noi, durante l’inverno il sole è “spostato” dalla parte opposta, verso il polo sud e nel giorno del solstizio d’inverno, è esattamente allo zenit sulla linea del tropico del Capricorno (dove è estate).Nel nostro emisfero quindi i raggi del sole colpiscono la terra in modo obliquo, perciò il terreno accumula poco calore e questo determina la stagione fredda. Dopo il solstizio d’inverno, il sole comincia a ritornare verso di noi, verso il Polo Nord nell’emisfero Boreale e così le ore di luce aumentano, fino al solstizio d’estate quando sole è allo zenit del tropico del Cancro.stagioni

Forse il calicanto questo sa! Che dal solstizio d’inverno le ore di luce aumentano, è il momento del ritorno della luce, avviene il passaggio da yin a yangcomincia un lento ma continuo e inesorabile risveglio, dal quel giorno in avanti verso la primavera. Quindi forse sono io che solstiziomi meraviglio del calicanto, che vivo le stagioni come un’informazione, una nozione e non come non un’esperienza. Ci sono poche volte che mi soffermo a pensare e a prendere coscienza di questo e di quanto il rapporto tra il sole e la terra determini la vita. E’ straordinaria questa relazione, una fitta rete di cambiamenti dipende da questo, una rete che lega tutta la vita sulla terra, dal più piccolo al più grande essere vivente.

Le stagioni sono state uno dei principi ispiratori della ginnastica naturale. L’idea è fare delle proposte di attività fisica, in sintonia con il carattere delle stagioni, nella convinzione che anche il nostro organismo, essendo vivo, è inserito in questa rete di cambiamenti continui in funzione delle stagioni. Spesso mi domando quale sarebbe la nostra naturale predisposizione, quali sarebbero i nostri ritmi, se potessimo ascoltarli, cosa verrebbe istintivo fare nelle diverse stagioni. Credo che la ricerca del nostro benessere non possa prescindere da questo, sarebbe superficiale non considerare la natura che ci circonda con i suoi cambiamenti.

Quando cambia stagione, noi modifichiamo il modo di alimentarci, il tipo di alimenti il nostro modo di bere, di vestirci, di passare le ore del nostro tempo libero, abbiamo percezioni e sensazioni completamente diverse da una stagione all’altra. Però oggi, l’idea che abbiamo di corpo e di movimento, non è esattamente costruita in relazione a questi concetti, abbiamo perso questo sapere, considerandolo superato, troppo semplice, vago, magico, non scientifico. Nella nostra società corpo e movimento sono spesso dominio della scienza e non dell’esperienza, nonostante il corpo sia il mezzo attraverso il quale tutti noi, facciamo tutte le esperienze della nostra vita.

Le antiche medicine, nate qualche millennio prima di cristo, (la medicina dell’antica Grecia, quella Ayurvedica e quella dell’antica Cina), considerano la malattia come una mancanza di armonia, un disequilibrio. L’armonia che ci deve essere tra il microcosmo del nostro organismo e il macrocosmo. Il nostro benessere, è la ricerca di quest’armonia che è in continua evoluzione, che ha un ritmo, che ha dei cicli, delle stagioni.

L’idea della ginnastica naturale è quella di ricercare il benessere nel modo più sintonico possibile con la natura, che è dominata da stagioni, da ritmi, in modo da risvegliare la nostra capacità interiore, di fare esperienza del corpo e della natura, per riappropriarci di un sapere che abbiamo perso.