Ginnastica Naturale

Cos’è la Ginnastica Naturale

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Già proprio così, dopo un po’ di anni che è iniziata questa esperienza di Ginnastica Naturale sono pronto a riscrivere cos’è. Sì, credo sia giusto perché in questi anni ho sperimentato diverse modalità di lavoro, incuriosito e stimolato sia dalle persone che partecipavano che dal contesto che si creava. Inoltre, in questo lasso di tempo, ho continuato ad apprendere, ho approfondito con testi e nel confronto con altri professionisti, mi sono formato e continuo a farlo, avendo così l’opportunità di conoscere nuove persone che mi aprono a vedute nuove sulle pratiche corporee e mi offrono nuovi strumenti di lavoro.

Quindi ritornando alla domanda iniziale: cos’è la Ginnastica Naturale?

Pensavo di rispondere a questa domanda facendomi un’altra domanda: a chi si rivolge la ginnastica naturale? A chi può interessare?

Proverò a rispondere.

☐    Interessa e si rivolge a tutte quelle persone che si rendono conto di avere la necessità di “riprendere in mano il proprio corpo”. Forse qualcuno potrebbe criticare l’espressione che uso, ma rende l’idea in quanto molte persone si trascurano e trascurano il proprio corpo facendo poco o niente movimento, mangiando male e sostenendo ritmi impossibili. Ecco se sei arrivato a questa consapevolezza, significa che è arrivato il momento di prenderti in mano sul serio e puoi mettere una crocetta su Ginnastica Naturale.

 

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☐    Interessa e si rivolge inoltre a quelle persone che tengono alla propria forma fisica e praticano movimento in modo costante perché lo ritengono un aspetto importante per il proprio benessere e per la propria vita. Però sono stanche delle solite attività che si svolgono in palestra e soprattutto di quelle attività di fitness che tanto vanno di moda e che sono impersonali. Sono stanchi di quei contesti dove non si può parlare con nessuno o perché c’è la musica a tutto volume o perché regna un silenzio assoluto. Quindi se sei stanco delle palestre e credi che la relazione con chi propone l’attività, la conoscenza e il confronto con gli altri partecipanti del gruppo siano importanti, puoi mettere un’altra crocetta alla Ginnastica Naturale.

 

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    Interessa e si rivolge a quelle persone che hanno capito che la natura è uno dei beni più preziosi che abbiamo. Perché lo spazio naturale è il nostro ambiente di vita, siamo strutturati per stare in natura, in natura abbiamo la possibilità di crescere come uomini e donne e di elevare la nostra vita e migliorarla. Non solamente questo, ma aggiungo anche che vivere in natura contribuisce al nostro benessere (naturalmente questo vale per la proposta di ginnastica naturale, se vi proponessi di fare speleo-sub forse questo contribuirebbe ad aumentare il rischio di farvi del male).Quindi se hai il desiderio di riprendere contatto con l’ambiente naturale anche con un atteggiamento di scoperta e novità, metti un’altra crocetta a Ginnastica Naturale.

 

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Ecco direi che per il momento ti ho detto alcune cose e cioè che la ginnastica naturale è una pratica di movimento finalizzata al benessere psico-fisico, che si svolge all’aria aperta con l’obiettivo di risintonizzarsi con il nostro vero mondo di sempre e fatta in gruppo per crescere e divertirsi anche nel confronto e nella relazione con gli altri.

Se hai messo 3 crocette: Ginnastica Naturale fa per te! Nei prossimi post ti dirò cosa si fa e chi la fa…e se hai bisogno di altre informazioni scrivimi pure che ti risponderò.

In Campeggio con papà

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Qualche anno fa ho preso parte ad un progetto che mi vedeva coinvolto come conduttore di un gruppo di soli padri, un percorso di riflessione sull’essere padre, ma soprattutto su come si diventa padri. Inizialmente mi è sembrata una proposta strana, non credevo potesse avere successo ma soprattutto pensavo che non rispondesse ad un bisogno reale. Invece mi sono sorpreso ed è stata un’esperienza molto bella…a volte anche commovente.

Oggi con Alessandro[1] abbiamo pensato di riprendere in mano questo argomento che ci sembra molto attuale.

Il ruolo della donna e dell’uomo sono cambiati all’interno della famiglia. Se un tempo non lontano l’uomo provvedeva al sostentamento e la donna alla cura della famiglia, oggi le cose non vanno più in questo modo. Le responsabilità sono condivise e la coppia trova nuovi equilibri. Le esperienze di cura e di educazione dei figli coinvolgono oggi maggiormente i padri che non un tempo e spesso questo trova gli stessi impreparati perché non c’è una tradizione sulla quale appoggiarsi e non c’è quindi un trasferimento di sapere, di esempi, di strategie da padre in padre.

Io e Alessandro, padri entrambi, abbiamo pensato di creare un’esperienza dove i papà possano, insieme, crescere come tali.

Questa esperienza l’abbiamo chiamata “In campeggio con papà” (il link vi manda alla descrizione del progetto completo).

Sarà un’esperienza di contatto con la natura, perché campeggeremo nella vallata di Arnezzo in mezzo ai boschi e ai prati della Lessinia, di semplicità e divertimento perché giocheremo e lavoreremo insieme, di esclusività perché saremo solo padri con i propri figli e di cambiamento perché dopo queste tre giornate il rapporto con i figli sarà completamente rinnovato.

Qui trovate il volantino dell’iniziativa che potete scaricare e anche condividere con altre persone che potrebbero essere interessate.

Nel volantino trovate anche i nostri riferimenti per eventuali richieste di informazioni, oppure potete anche scrivere in risposta a questo post così magari le domande che fate possono risultare utili anche per altri.

Ciao Nicola

 

[1] Alessandro Ongaro che ha condiviso con me l’esperienza educativa del progetto “Itinerari di crescita”

Grandi Alberi: Palermo 3

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Sono dentro ad una cattedrale, vedo le colonne che sostengono quello che è il tetto, ci sono degli strani scalini che probabilmente portano ai piani superiori, poi vedo delle poltrone sulle quali adagiarsi o delle sedie qua e là dove, come in ogni cattedrale, fermarsi e pregare o meditare. La luce entra dall’alto e gioca con i colori e con le forme, respiro e improvvisamente il luogo cambia, non sono più dentro una cattedrale, ma sopra un veliero. Vedo gli alberi delle vele, vedo le cime che servono ad  issarle, poi scorgo la prua dove ci si può sporgere e guardare oltre l’orizzonte, mi sposto nel blocco centrale della nave, trovo la stiva, la dispensa e la stanza dove dormire con il letto e diverse scalette che salgono in alto … quanto vorrei salire.

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Mi affascina proprio questo ficus, è gigante!

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Se fossi bambino sarebbe tutto ciò che desidero, un albero così come compagno di giochi sarebbe fantastico, potrei giocare per anni con lui. Invece sono a Palermo nel giardino di piazza Garibaldi e sono di fronte a questo monumento che si stima abbia circa 185 anni. Un’altra sorpresa di questa incredibile città. Qualcuno sostiene che sia l’albero più grande d’Europa, sono due in realtà questi grandi alberi, due ficus importati dall’Australia, questo, credo il più grande, ed un altro che si trova invece nell’orto botanico.

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Quando mi trovo di fronte ad un grande albero ultimamente mi dedico qualche minuto o anche di più a meditare. Medito sui suoi anni, questo in realtà non è vecchissimo, i più vecchi raggiungono 5.000 anni!! Se ci pensate è incredibile, nessun altro essere vivente al mondo può raggiungere un’età simile.

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Credo che la maggior parte delle persone non consideri gli alberi propriamente esseri viventi. Per “essere vivente” intendiamo gli animali che si muovono, hanno caratteristiche simili a noi mangiano, digeriscono, espellono, respirano, crescono, muoiono, combattono, figliano ecc. tutte caratteristiche per le quali identifichiamo un essere vivente. Ad esempio le pietre non fanno niente di tutto questo (anche se io avevo una maglietta con riportato il profilo di un vecchio nativo americano con una scritta che diceva: “anche le pietre respirano, noi con le nostre brevi vite non riusciamo a percepirlo”) e quindi noi pensiamo che non siano esseri viventi. Per le piante invece abbiamo la consapevolezza che siano esseri viventi, perché crescono, fanno i fiori, mettono le foglie, riconosciamo loro un ciclo vitale, di trasformazione, cambiamento, però forse non sono proprio essere viventi come noi, o quanto meno non consideriamo loro gli stessi diritti, lo stesso status nostro. Forse perché le piante non danno segni evidenti di sofferenza, non si lamentano, non provano dolore, se noi tagliamo un ramo ad un albero non fa niente di tutto questo. Questo in qualche modo ci autorizza a disporne.

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Se una persona invece maltratta un cane o un cavallo sicuramente altre persone si fanno avanti per fermare il maltrattamento, per evitare di vedere il dolore, di vedere soffrire, ma se uno taglia un albero pochissimi si azzarderebbero a dire qualcosa, perché gli alberi per noi hanno perlopiù una funzione, fare ombra, dare legna per scaldare o costruire, fare frutta, ma altrimenti se “intrigano” o sporcano con le foglie o non producono niente non servono e li tagliamo.

Per molte popolazioni arcaiche gli alberi sono sacri, per i cinesi sono il collegamento tra la terra e il cielo, tantissimi simboli riportano gli alberi perché rappresentano la casa, la sicurezza, la vita e non possiamo dimenticare che grazie a loro possiamo respirare perché producono ossigeno … sono dei “donatori silenziosi” come mi scriveva qualcuno.

Di questo dovremmo essere sempre grati … così la prossima volta che ti troverai di fronte ad un grande albero, in silenzio, ringrazia.

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riproduzione di un’incisione del Ficus di Palermo di Federica Galli

 

“Lisca Bianca”. Palermo 2

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Il gruppo che ci ha raccontato la storia di Lisca bianca, Elio primo a destra e Nadia ultima a sinistra

Stiamo camminando, tranquilli, curiosi e un po’ emozionati. Nadia ci accompagna, ci siamo sentiti più volte al telefono ma è la prima volta che ci incontriamo. Racconta di lei, del suo lavoro, ci parla della città e della gente che ci vive, parla con semplicità e si sente subito la sua determinazione ma anche l’affetto e l’attaccamento per quello che fa e per quello che la circonda.

Arriviamo al porto e raggiungiamo il molo. Vedo i due alberi di “Lisca Bianca” e l’emozione si fa più intensa. La storia di questa barca comincia con Sergio e Licia che all’età della pensione fanno costruire questa imbarcazione per fare il giro del mondo. Una splendida avventura durata tre anni e raccontata da Sergio nel suo libro “Le isole lontane”:

“Prendemmo la decisione di preparare tutto per andare via: via dal freddo, via dalle folle rumorose, via dagli stupidi rituali della civiltà dei consumi. Verso l’estate perenne, verso le isole lontane, verso una vita più semplice e più vera. Verso il mondo”.

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una copia di mappa di navigazione disegnata a mano da Sergio Albeggiani, che si trova nella sede di “Lisca Bianca”

Quando sento parole e storie come queste dentro di me si “inturbina” tutto. Sale qualcosa dal profondo, una forza potente, credo sia la mia natura selvaggia che riprende vita per farmi muovere verso quello che istintivamente identifica come forza vitale. Mi attirano le storie e le persone che sono riuscite a trasformare in realtà un sogno senza ben sapere a cosa andavano incontro. Mi attira questa forza dei sogni che riescono a trasformare le vite delle persone…è un po’ di questo che voglio scrivere.

Saliamo a bordo ed entriamo nel pozzetto. Elio ci accoglie caldamente, ci salutiamo come fossimo amici da sempre. Ci racconta la sua storia, di come, dopo il ritrovamento della barca abbandonata da trent’anni, sono riusciti grazie ad un susseguirsi di persone e intreccio di storie a volte incredibili, a trasformare ormai quello che era un relitto inservibile in una barca nuovamente pronta a solcare il mare. Ora infatti Lisca Bianca è diventata un’organizzazione no profit, “Navigare nell’inclusione” è il suo motto, e si occupa di progetti sociali, per l’inclusione appunto. Tre anni di lavoro, torna a raccontare Elio, l’allestimento di un cantiere navale per la ristrutturazione, il lavoro di restauro con i ragazzi dell’Istituto Penale per minorenni di Palermo e della Comunità di recupero di Sant’Onofrio ma anche molti altri. Dalle parole di Elio e Nadia si capisce che sono stati quasi travolti da questa avventura, assorbiti in pieno dal susseguirsi di eventi. Una storia dove lavoro e passione si sono mescolati, determinazione e fatica si sono confuse, gioie e problemi si sono alternati.

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Ora che Lisca Bianca è in mare, entrambi stanno lasciando spazio ad altri che continueranno a far vivere Lisca Bianca. Noi, grati per la storia che abbiamo ascoltato scendiamo a terra e riprendiamo a camminare sotto il sole di Palermo ancora con Nadia. Siamo diretti verso l’Istituto Penale Minorile “Malaspina”, andiamo a visitare “Cotti in Fragranza” un progetto di un biscottificio che Nadia e Lucia stanno portando avanti da un anno. Due ricette di un grande chef pasticcere, anche qua tanta voglia di fare e un susseguirsi di incontri e intrecci che portano alla realizzazione di “Parrapicca” (che significa “parla poco” in palermitano) e “Buonicuore” che sono i due tipi di biscotti in produzione, ma soprattutto a far diventare Cotti in Fragranza una cooperativa che opera all’interno del carcere e che offre opportunità e possibilità di inclusione sociale.

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Il biscottificio all’interno del carcere minorile “Malaspina”

Mi andava di parlare delle storie di questi sogni, la storia di Sergio e Licia è un sogno realizzato, ma anche quello di Elio e “Lisca Bianca” e cosi anche “Cotti in Fragranza” per Nadia. Mi sono piaciuti, mi è piaciuto incontrare questi sogni in questa città. I sogni portano con sé una grande carica che riemerge ogni volta che ritorna il ricordo nelle parole e nei racconti. Mi andava proprio di farmi raccontare dai protagonisti queste storie di sogni, per vivere in parte questa carica, per farmi coinvolgere, per lasciarmi trasformare e ispirare da questa carica e così è stato.

Un’altra faccia di questa splendida città che è Palermo e per me anche un altro modo di conoscere, visitare e fare turismo.

Naturalmente non sono riuscito a scrivere tutto quello che si potrebbe scrivere però vi invito ad andare a visitare i link dei progetti per approfondire e conoscere meglio.

Lisca Bianca e Cotti in Fragranza sono entrambi progetti sostenuti anche da Fondazione San Zeno che sostiene “Itinerari di Crescita” e che sento vicino come spirito a questi due progetti.

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I miei compagni di viaggio prima di entrare nel biscottificio di Cotti in Fragranza

 

“Addiopizzo”. Palermo 1

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Mercato a Ballarò

Sono seduto al tavolo, visi dipinti sul muro, profumo di cibo, gente che parla, che si guarda negli occhi, che ride.

Al nostro tavolo c’è Giovanni che parla con gentilezza e simpatia, siamo contenti e interessati a ciò che ci sta raccontando, ma si interrompe un attimo perché la ragazza che porta i piatti ai tavoli arriva con un piatto di “falafel” come antipasto.

Ne prendo uno in mano, ha una consistenza morbida, è caldo e ad addentarlo una sottile crosticina resiste un poco, solo quel giusto da farti sentire uno scricchiolio tra i denti per poi affondare in una pasta morbida, calda e saporita.

Quello che sta dicendo Giovanni arriva a stento…”Moltivolti nasce come…”…”Ballarò è un quartiere che…” parole interrotte e solamente a tratti percepite dalle mie orecchie, quasi fossi vittima di una riorganizzazione cerebrale dove l’area deputata all’udito è soverchiata da quella del gusto e del profumo. Completamente rapito dal sapore! E guardando i miei compagni di viaggio capisco che anche per loro è così, Giovanni è sullo sfondo, parla, sorride e sorseggia la sua birra.

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Piazza Ballarò
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Mercato a Ballarò

Ci sta raccontando la storia di “Moltivolti” un ristorante che si trova nel centro storico di Palermo, a Ballarò, il quartiere del mercato. Una zona centrale della città che negli anni è stato abbandonato dai palermitani e ricolonizzato da stranieri, i quali ormai gestiscono il 30% del mercato di Ballarò.

Il commercio sulle bancarelle rimane l’anima del quartiere, venditori urlanti propongono merci di ogni tipo ma prevalentemente vengono venduti generi alimentari: carne, pesce, verdura, frutta e tutto ciò che i palermitani, in modo unico, riescono a preparare, una vera e propria patria dello street-food.

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L’interno del ristorante “Moltivolti

 

Moltivolti” è li a due passi da piazza Ballarò, non è solo un ristorante ma un luogo di incontro, di scambio, di conoscenza, di lavoro insieme, di integrazione, un luogo ricco di relazioni. Giovanni ci dice che l’indomani andrà Don Ciotti di “Libera” e Igor Scalisi, l’artista che dipinge i volti sulle pareti del ristorante, ha già preparto il ritratto di questo prete che ha fondato “Libera“, associazione per la lotta alle mafie.

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Yossouu uno dei fondatori di “Moltivolti” e il suo ritratto vicino a quello di don Ciotti.
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Autoritratto di Igor Scalisi, artista che dipinge i ritratti sulle pareti del ristorante “Moltivolti” a Ballarò (PA)

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Moltivolti” come altri commercianti e uomini e donne aderisce ad “Addiopizzo” un’associazione nata nel 2004 che ha la sua sede in un bene confiscato alla mafia, un ex magazzino dove veniva portata merce di contrabbando del boss della mafia palermitana Massimo Spadaro. Andiamo nella sede dell’associazione, per farci raccontare la loro storia, Giusy che ci apre la porta è una volontaria dell’associazione così come gli tutti altri che la compongono. Ci fa accomodare nella loro sala riunioni, oltre gli uffici e sul muro in alto capeggia una scritta Un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”. E’ la frase con cui è nata questa associazione.

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Sette ragazzi, una notte stanchi dei continui soprusi alla popolazione da parte della mafia, decidono di tappezzare la citta con degli adesivi che riportano questa frase ora dipinta sul muro. Un’offesa per un siciliano. Dignità e onore sono sacri da queste parti e così l’indomani Palermo si risveglia e alla vista degli adesivi la gente comincia a farsi sentire, reagisce. È il primo passo che porterà alla nascita di “Addiopizzo”, una rete di persone, uomini donne e commercianti che hanno deciso di non sostenere la mafia. “U pizzu” significa bagnarsi il becco, da questa parola deriva il termine “pizzo”, la criminalità mafiosa usa questa parola per estorcere attraverso l’intimidazione e la minaccia, Giusy ci dice che “il pizzo è la manifestazione più concreta della mafia, perché con il pizzo la mafia si fa stato”.

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Un adesivo che ricorda Libero Grassi che negli anni ’90 è stato ucciso dalla mafia per aver dichiarato pubblicamente il suo rifiuto a sostenerla con il pizzo
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L’adesivo che dichiara l’appartenenza di questo ristorante alla rete di “Addiopizzo”.

Altre cose ci ha raccontato Giusy e altre persone che non ho nominato, hanno fatto la storia di questa associazione, ma non mi dilungo oltre.

Per questo viaggio ci siamo appoggiati ad “Addiopizzo-travel” che propone la sua città e la sua terra al turismo attraverso una rete di albergatori, aziende agricole, agenzie di trasporto, b&b, ristoranti, ecc. che hanno fatto la scelta coraggiosa di ribellione alla mafia…e noi ci siamo trovati bene.

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E’ nato per caso questo viaggio a Palermo, un susseguirsi di incontri con persone, di intrecci di relazioni, che ci hanno fatto conoscere questa sorprendente città dalla quale non avrei più voluto venire via, forse il cibo, forse le persone, forse il mare, forse la potente spinta di trasformazione, di cambiamento, di rinnovamento che ho sentito camminando per le sue vie…tornerò a raccontare qualcosa.

Piccola Biblioteca del Bosco

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È nata la Piccola Biblioteca del Bosco, un spazio che ha come temi fondamentali la Natura e il Movimento.

Il cuore della biblioteca è costituito dai libri che trovate nel catalogo.

Sono i libri che erano nelle nostre mensole, che abbiamo letto e che per questo hanno costruito la nostra storia. Pensiamo che abbiano ancora molto da dire e che un libro che rimane chiuso su uno scaffale, non svolge completamente la sua funzione.

Per dirla con Umberto Ecoi libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare”.

 Attraverso l’esperienza della biblioteca quindi vorremmo ridare una voce a questi libri, in un’ottica di condivisione di un bene comune di valore, che riguarda essenzialmente i due temi di Natura e Movimento.

Per poter prendere in prestito o consultare un libro della Piccola Biblioteca del Bosco è necessario prendere un appuntamento scrivendo a  info@ginnasticanaturale.it oppure chiamare Elena (3400703008).

I libri possono essere presi in prestito per 30 gg e solo in alcuni casi (libri fuori edizione, edizioni rare,…) il prestito durerà 10 gg.

La Piccola Biblioteca del Bosco raccoglie libri sulla Natura e sul Movimento.

Se anche tu hai dei libri che riguardano questi temi e ai quali vuoi dare una nuova vita, puoi fare una donazione alla biblioteca.

Per facilitare la scelta tramite catalogo, i libri sono stati suddivisi in categorie per argomento:

Alla scoperta del mondo. Educare alla Natura: in questa categoria puoi trovare libri che hanno un valore pedagogico, libri che possono aiutare e facilitare il rapporto con la natura sia in riferimento ai bambini, ma anche in riferimento agli adulti, ormai così lontani dal mondo naturale.

Animali fantastici e dove trovarli: Se cerchi libri che parlino degli animali, del loro mondo, se cerchi una conoscenza maggiore, una maggiore comprensione, sia dal punto di vista scientifico ma anche attraverso la narrativa, puoi soffermarti sui  libri di questa categoria.

Connessioni all’universo pensante: qui puoi trovare quei libri che cercano di indagare il mondo, la natura e l’animo umano, trattati scientifici/filosofici, che pur creando nuove strade di esplorazione mantengono un carattere scientifico.

Esplorazioni: Perdersi e ritrovarsi: se cerchi di soddisfare il tuo desiderio di avventura, di conoscenza del mondo, puoi fermarti qui. Libri di viaggi, dove però il contatto con la natura, la sua esplorazione e il tentativo di superare i propri limiti diventavano un elemento fondamentale. Al momento puoi trovare qui anche un paio di guide.

Gli alberi e il bosco: ti affascinano questi grandi esseri viventi che da molto prima dell’uomo hanno abitato  la terra? Questa categoria comprende libri, narrativa e saggistica, che possono guidarci nell’incontro con gli alberi e con il loro mondo.

L’ABC della natura: hai bisogno di consultare un manuale scientifico per ampliare la tua conoscenza e imparare a riconoscere e dare un nome a quello che ci sta attorno? Qui trovi i manuali di riconoscimento  che possono aiutarti ad approfondire alcuni aspetti della natura.

Meditazioni in movimento: questa categoria è appena nata ma diventerà una super categoria che si suddividerà in altre più specifiche. Qui si parla di movimento, di tutto il movimento, dallo sport alle discipline che lavorano maggiormente su un aumento della consapevolezza.

Vita in natura: cerchi narrazioni incredibili? Vuoi scoprire come il rapporto con la natura abbia maturato in alcune esperienze un cambiamento profondo, modificando la vita di alcune donne e uomini? I racconti straordinari di questa vite potranno appassionarti ed emozionarti.

Se anche tu hai dei libri ai quali vuoi dare una nuova vita…

Itinerari di Crescita

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Abbiamo organizzato un momento di condivisione a conclusione del progetto “Itinerari di Crescita” e se hai voglia se invitato a venire.

Sentiamo la necessità di condividere il lavoro svolto in questo progetto, le esperienze vissute, i momenti passati, le riflessioni fatte  e i risultati che abbiamo raggiunto. Condividere nel tentativo di dare un senso maggiore alle azioni, al nostro fare. Si, perché le azioni non si fermano solamente alle persone a cui sono rivolte, ma coinvolgono e contagiano anche chi è in prossimità di queste, chi si trova vicino, chi passa da li per caso. Un  po’ come quando si butta un sasso in uno stagno, non si muove solamente l’acqua dove è caduto ma tutto lo stagno ne viene coinvolto, anche se con un moto ondoso sempre più sfumato.

Siamo convinti e consapevoli che le azioni di questo nostro progetto hanno provocato dei cambiamenti nei ragazzi che abbiamo accompagnato ma non solo, siamo cambiati anche noi, in qualche modo sono cambiate le persone che compongono le nostre famiglie ma anche le persone a cui abbiamo raccontato e quelle che hanno letto questo blog e certamente quelle a cui altri hanno raccontato…come un’onda appunto sempre più sfumata come è giusto che sia. Ma noi vogliamo guardare fino dove può arrivare l’onda del sasso che abbiamo lanciato.

Quindi se hai voglia di provare un po’ questo moto ondoso vieni mercoledì 15 marzo alle ore 9,30 presso la sala convegni della Banca Popolare di Verona in via San Cosimo 10. Sarà con noi  anche Fausto De Stefani un uomo che ha scalato i 14 ottomila in stile alpino, un uomo che ha trascorso una vita in natura e in montagna e con la gente che vive nella natura e ci parlerà proprio di questo.

Questo è il programma della mattinata

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Ultima Uscita

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Ultima uscita, la notte, il buio, lo stare con se stessi.

Siamo partiti al pomeriggio, camminando in salita sulla cresta che guardava ogni tanto al lago, scambiandoci sguardi con i camosci confidenti incontrati, siamo entrati al rifugio con l’ultima luce della sera e siamo stati insieme a cenare. Poi nel buio della notte, uno alla volta, a distanza di mezz’ora l’uno dall’altro, siamo tornati ognuno con se stesso, lungo il sentiero.

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L’attesa di questo rientro era carico di tensione, da un lato per l’attenzione che si avrebbe dovuta avere nel restare sulla traccia corretta del sentiero e dall’altro per tutte le paure che ognuno di noi aveva dentro si sé e che con il buio prendono voce.

Così è stato l’ultimo incontro di questo progetto di “Itinerari di Crescita” un percorso di 8 uscite ognuna con un tema da affrontare, ogni tema una tappa verso la conoscenza e la consapevolezza di sé, ogni uscita realizzata in un contesto diverso e pensata in funzione del tema. Un crescente impegno su tutti i piani: fisico, mentale, emotivo e relazionale. Per alcuni è stato un percorso impegnativo, ma senza dubbio ricco per tutti.

Quando ho comunicato ai ragazzi che avrebbero dovuto rientrare da soli, al buio, lungo un sentiero fatto una sola volta, non c’è stato molto entusiasmo, anzi alcuni non hanno gradito la proposta. Poi però la fatica della salita, il sudore, la voglia di arrivare al rifugio ha placato questo sentimento di contrarietà rivolto a quell’immediato futuro ed ha lasciato spazio al presente.

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Il corpo è un onesto amico perché ti riporta sempre al momento presente, ha un effetto spugna sulle preoccupazioni e sulle ansie che sono entrambe del futuro che non esiste. La sforzo che fanno i muscoli, il sudore che cola dalla fronte, il respiro affannoso, appartengono al momento presente e a volte, in modo prepotente questo non lascia spazio ad altro, ed è in questo modo che il corpo riporta al presente e libera la mente.

Anche la natura ha lo stesso effetto, soprattutto quando improvvisamente davanti ai tuoi occhi prende forma una meravigliosa espressione del mondo naturale: un branco di camosci che scende correndo non molto lontano da te, davanti al sole del tramonto, allora ti si blocca il respiro, dentro gli occhi si riversa tutto te stesso come per farti entrare a far parte di questa meraviglia e poi magicamente per un attimo tutto il resto scompare, la fatica, i pensieri, tutto e ti senti così pienamente nel presente e basta.

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Prima di partire, dopo cena ci sono stati momenti di scambio, di confronto, di confidenza, di curiosità sulle storie personali, qualcuno ancora si è raccontato, per me è stata una serata molto delicata e molto tenera…anche se sembra un po’ strano a dirsi.

Poi ognuno con sé.

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Il buio trasforma le distanze, le pendenze, i profili che ti circondano, tutto è diverso da quello che avevi provato alla luce del sole. Ti rimane la traccia del sentiero e devi avere fiducia che è quello giusto. Salgono momenti di dubbio e immediatamente si avviano processi mentali ed emotivi che cercano di dissiparlo per ritrovare la sicurezza. Un dialogo continuo con le parti diverse di te stesso: quella dubbiosa, quella spensierata, quella paurosa, quella sicura, quella serena, quella fiduciosa, quella meravigliata…è stato proprio così, una grande chiacchierata per conoscersi sempre più profondamente, come succede tra amici.

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Si è concluso così questo intenso percorso costellato di momenti e parole.

Vi farò sapere ancora delle cose a riguardo.

Le foto di questo articolo sono di Alessandro Ongaro.

Di sopra e di sotto

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Foto di A. Ongaro 

Immagina…

….sei su una parete rocciosa, stai arrampicando e ti trovi in un passaggio impegnativo, ti blocchi, non sai bene come fare per proseguire, decidi di provare a cambiare appoggio con il piede, ma niente da fare. Ritorni nella posizione di prima e cerchi un appiglio con la mano, vai in alto cominci a cercare, non vedi niente, vorresti che i tuoi occhi fossero là, al posto delle dita a vedere cosa c’è sopra…ma ancora niente non trovi l’appiglio che ti faccia convinto che ti puoi fidare. Ritorni ancora in posizione, ti prendi un attimo e ascolti il tuo respiro, però passa qualche secondo e così appeso alla parete con mani e piedi, la fatica comincia a farsi sentire. Da sotto il tuo compagno prova a darti qualche indicazione ma tu hai le idee un po’ confuse, provi a ragionare, capisci che non puoi permetterti di restare molto lì a pensare, allora cerchi di prendere un po’ forza, qualche parola dentro di te di incoraggiamento, provi a riprendere la calma e il controllo e ci ritenti. Ripeti i gesti di prima, perché ti sembravano giusti, ma c’è qualcosa che non va, ti sembra di non avere la forza sufficiente, ma ti pare impossibile, niente, non riesci a salire! Nella tua testa cominci a sentire una voce che ti dice “Dai su forza! Prova ancora!”, ma un altra invece “No. Non ce la fai scendi!” e continuano queste voci, ti sbattono in testa di qua e di là, fino a che….prendi una decisione.

Ti è mai capitato? Sei mai arrivato al limite?

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Il limite è quella linea un po’ sfumata che separa uno spazio: sopra e sotto. Sotto ci sono le cose note, che conosci e sopra quelle che non conosci, il mistero. Arrivare al limite vuol dire arrivare a questa linea e permettersi di guardare sopra per vedere cosa c’è di sconosciuto, di misterioso, ma non solo, significa anche scoprire le tue reazioni a questa novità, quali emozioni nasceranno che potrebbero prendere il sopravvento e farti fare delle cose inaspettate, comportamenti assolutamente irriconoscibili per te…un mistero quello che c’è oltre la linea, che nessuno solamente te puoi scoprire.

Mi piace questo aspetto del limite, questa possibilità che offre, perché lascia spazio alla “sorpresa”. Un amico e maestro dice: “Coltiva la sorpresa, coltiva l’inaspettato, perché porta con se una grande energia”.

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E’ su questo che abbiamo lavorato con i ragazzi di “Itinerari di Crescita” nelle uscite centrali del progetto. Siamo andati ad arrampicare, abbiamo fatto dei percorsi di avventura nei vaj, superando gli ostacoli incontrati arrampicando o calandoci con la corda, abbiamo camminato tra le guglie delle Odle con lo zaino a spalle, salito una cima con fatica, pernottato in rifugio guardando il cielo stellato della notte. Abbiamo fatto questo con l’idea di conoscere se stessi un po’ di più, confrontandoci ognuno con i nostri limiti, per capire quali meccanismi adottiamo per compiere delle scelte, come prendiamo le nostre decisioni, per scoprire se di fronte alle difficoltà ci chiudiamo in noi stessi oppure chiediamo aiuto, per capire quanto forza può darci un gruppo, quanto sollievo possiamo avere dal condividere una paura, quanta sorpresa si trova nelle meraviglie della natura e molto altro ancora. Questo abbiamo fatto, nella convinzione che vivere attimi e momenti positivi fa bene a tutti e se questi durano ore o giorni lasciano il segno nella vita delle persone. Quando scopri con gioia che hai superato la noia, il disinteresse, la fatica, la non volontà, la non perseveranza, oppure diventi consapevole che non sei riuscito a superare il tuo limite ma hai la possibilità di condividere con qualcuno lo stesso sentimento e magari progettare insieme un percorso che ti porti piano piano ad andare oltre, questo è positivo e aggiunge dentro di te un altro mattone al tuo divenire.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALe parole dei ragazzi sulle giornate trascorse diventano via via più profonde e il tempo passato a rovistare nella mente alla ricerca della parola, diventa sempre più lungo e intenso. I minuti scorrono nel silenzio e lo spazio attorno si carica d’attesa. Poi prende posto il tono della voce, l’espressione del viso, lo sguardo rivolto ai compagni, la postura e i movimenti, quasi a voler andare oltre la parola per comunicare profondamente il senso…sfumature, gradazioni, dettagli, piccole cose che a volte passano inosservate, ma che sono diventate un arricchimento nei nostri momenti di condivisione.

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Di ramo in ramo

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Salgo ancora un po’ e vedo un buco, scavato di fresco, chissà forse un roditore? Vado ancora un po’ più su e trovo una sorta di bacinella piena d’acqua, è una cicatrice di un ramo tagliato anni addietro e che molto probabilmente è utilizzata come abbeveratoio da qualche “abitante” di questo ecosistema. Dev’essere proprio come un grande condominio, con gli abitanti dei piani a terra, gli abitanti dei piani di mezzo ed infine quelli dell’ultimo piano…della cima.

“Hei cosa si vede da li? Sei arrivato?”

E’ qualcuno del gruppo da giù che mi chiama.

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Sarò a circa 20 metri di altezza, forse di più, sto salendo uno dei grandi faggi della Lessinia, sicuramente una pianta secolare che, credo, deve aver visto e conosciuto molte vite, sopra di sé e sotto ai suoi piedi.

Mi trovo sopra questo albero perché gli alberi sono i personaggi che abbiamo deciso di incontrare in questa uscita del progetto “Itinerari di crescita”.

Gli alberi sono esseri viventi, immobili e maestosi, semplici e possenti e apparentemente indifferenti e l’idea nostra è di andare ad incontrarli e provare ad avviare un dialogo con loro.

Uno alla volta, con la sicurezza della corda, i ragazzi salgono in alto, chi riesce a salire fino in cima, chi si ferma prima, chi procede con determinazione, chi invece prende tempo, respira, si concentra, pensa ai movimenti da compiere. Ognuno però si prende del tempo per guardare dall’alto le montagne attorno, il paesaggio e scambia parole con i compagni a  terra sulle cose che vede.  Una volta sceso riceve le congratulazioni degli altri, nessun giudizio, non è un’impresa, è un’esperienza fatte di attese, curiosità e paure. Chi è giù e deve ancora salire osserva con attenzione e ascolta il racconto di chi è appena sceso, studia le espressioni del viso del compagno e si prepara ad andare. C’è qualcosa di nuovo in chi scende una sensazione nuova, che non ha parole e non si racconta, ma c’è e si percepisce, dalla pacca sulle spalle, dal “cinque” battuto a due mani.

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Salire in alto su un albero significa osservare il mondo da un’angolatura nuova, acquisire una nuova prospettiva che permette di aggiungere particolari e sfumature altrimenti nascosti, però a volte determinanti per avere un’idea un po’ più completa di ciò che ci sta intorno. Salire su un albero è un po’ questo e mi viene in mente un detto dei nativi americani che dice “Ogni volta che devi giudicare un uomo cammina prima per tre lune con i suoi mocassini”, anche in questo caso, per acquisire particolari, notare sfumature che potrebbero essere determinanti.

Da adulti non ci permettiamo di salire sugli alberi, solo i bambini lo fanno, dovremmo tornare ogni tanto ad arrampicarci, così, solamente per il gusto di guardare il mondo dall’alto e scoprirne la meraviglia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAI ragazzi sono partiti ognuno per la sua direzione, hanno il compito di trovare ognuno il “proprio” albero e passarci del tempo insieme. E’ un po’ difficile immaginare di comunicare con una pianta, però quando ci troviamo soli, di fronte ad un albero, se siamo capaci di metterci in ascolto ed osservare dentro di noi cosa succede, scopriamo che emergono delle emozioni. Un senso di sicurezza, un pensiero di dolcezza, una inaspettata saggezza, una forza determinata, una fiducia infinita nella vita, questo è quello che possiamo sentire quando siamo vicino ad un albero ed ognuno ha il suo messaggio, una betulla diversa da un faggio, da un abete o da un carpino.

P1050012Prendo aria nei polmoni e faccio un lungo fischio per avvisarli che il tempo è scaduto, è ora di tornare. Se ne tornano piano piano tutti e si riforma così il gruppo. Si parla, ci si confronta, si condivide quello che si ha voglia di questa esperienza, chi ha “dormicchiato”, chi ha riflettuto, chi si è messo in attesa di qualcosa  ma un senso di gruppo pervade tutti  e si condividono parole come… fiducia … sintonia … avventura … sfida … difficoltà.