Ri…cominciare a correre

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Si, proprio cosi, questo post l’ho scritto per quelle persone che hanno voglia di riprendere, o di cominciare, a correre. Per quelli che più volte hanno pensato tra sé e sé “potrei andare a correre” ma poi non l’hanno fatto per paura o per mancanza di slancio.

Correre è un gesto naturale, che appartiene a tutti e con questo intendo dire proprio tutti.

Credo che un uomo e una donna devono sempre cercare di mantenere allenati tutti i gesti naturali come la corsa, tralasciando risultati, tempi, velocità, distanze, queste sono tutte cose che limitano e impediscono, la cosa importante è fare quanto ci è consentito, con i nostri limiti e potenzialità.

Cercherò di darti in questo post alcune indicazioni se hai voglia di riprendere a correre.

La prima indicazione e secondo me la più importante la trovi da me spiegata in questo breve video che ti consiglio di vedere.

Visualizza il video

Le altre indicazioni sono queste che seguono.

Non tenere le cuffiette: questa seconda indicazione è strettamente legata alla prima, che hai sentito nel video, ma non solo, infatti soprattutto all’inizio è importante lavorare sulle sensazioni e sulle emozioni che ti può dare la corsa, prenderne consapevolezza. Devi prendere coscienza di ciò che prova il tuo organismo e di come reagisce alla corsa, della tensione muscolare, della reazione all’impatto a terra, del respiro che aumenta, della fatica dei muscoli, della stanchezza, ecc.. E’ importante che tu registri tutte queste informazioni che le integri a modo tuo in modo da aumentare la tua consapevolezza nella corsa.

Non gasarti: Datti un obiettivo minimo, solo pochi minuti, non partire dicendo ”beh almeno mezz’ora di corsa la devo fare!”. Accontentati per le prime volte, parti con 10 minuti magari facendo una pausa in mezzo e poi basta, fai così 3,4 volte e poi aumenta gradualmente però ricordati non ti gasare, mantieni un pò di umiltà perché altrimenti rischi di andare oltre.

Scegli con cura quando andare a correre: Decidi con attenzione quale momento dedicare alla corsa, sono importanti anche i momenti di pre e post corsa. Spesso siamo dominati dal tempo e facciamo le cose di fretta e questo ci impedisce a volte di provare piacere, allora è importante che anche tutte le operazioni di vestizione, di scelta del luogo, del momento di attivazione prima di iniziare a correre, abbiamo il giusto spazio, allora arriverai pronto/a a goderti quel momento. Così come anche il dopo corsa, dedica un momento a liberare qualche tensione accumulata e ad eseguire qualche posizione di allungamento, fai attenzione a non raffreddarti troppo, portati una maglietta di ricambio, idratati correttamente e fai una doccia ristoratrice. Dedica del tempo a tutti questi aspetti, altrimenti diventa un affanno fare tutto di fretta e sicuramente questo non ti faciliterà le cose.

Corri in natura: scegli dei percorsi immersi nella natura anche se solo per 10 minuti, dove poterti guardare intorno, lasciati ispirare dal paesaggio e dal panorama, goditi lo stare in natura, vedrai che questo ti aiuta, ti conforta e ti dona forza.

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Inoltre stare in natura ti permette di correre su terreni naturali, prato, strade sterrate e non sull’asfalto. Come già saprai la corsa è abbastanza traumatica e quindi cerca di andare su terreni morbidi e prosegui su quelli fino a quando non hai raggiunto un livello di allenamento soddisfacente che ti permette di avvicinarti all’asfalto.

Fai un investimento: La scelta delle scarpe è molto importante. Ti consiglio di andare in un negozio specializzato, dove fanno l’analisi del passo e fatti consigliare da chi ne sa più di te. Non voglio dilungarmi su quali scarpe perché si trovano in rete altri siti che ne parlano ampiamente. Mi sento solamente di dirti che ci sono parecchie diversità di appoggio tra le persone, le più importanti da considerare sono la pronazione e la supinazione che in alcuni possono essere eccessive e quindi vanno scelte delle scarpe da running adeguate. Per questo ti invito veramente ad andare in un centro specializzato e investire i tuoi soldi per le scarpe, è l’unica spesa importante, poi il resto, lo spazio e il tempo per correre è tutto gratis.

Quale tecnica e quale velocità?: La tecnica se devi ricominciare a correre non c’è. Non devi arrovellarti su quale tecnica migliore per correre. Certo la biomeccanica dice appoggio sull’avampiede, sui due terzi anteriore del piede, però questo ti consiglio di ricercarlo più avanti, quando hai trovato il tuo modo di correre e hai raggiunto un livello di allenamento adeguato. Inoltre se corri su terreni naturali capirai che i tuoi piedi e le tue caviglie avranno la necessità di trovare sempre un nuovo appoggio per adeguarsi al tipo di terreno incontrato. Non solo ma tutte queste variazioni la discesa, la salita e l’irregolarità del terreno saranno un ottimo allenamento che miglioreranno notevolmente la stabilità delle tue caviglie.

Anche in merito alla velocità il mio consiglio è quello di fare delle variazioni di velocità e per questo lasciati ispirare dal territorio, una leggera salita o discesa ti impongono un cambio di velocità, inventati delle cose che ti divertono, se vedi un sasso, fai un balzo per superarlo, oppure fai un cambio di direzione e così via, tutto questo oltre ad essere divertente è anche molto allenante.

Ecco queste sono alcune delle indicazioni che mi sento di darti se vuoi ricominciare a correre. Se questo post ti ha interessato e sei intenzionato/a a correre prova ad organizzarti per una prima volta con molta cura, seguendo le mie indicazioni e poi scrivimi pure per dirmi come è andata oppure se hai domande o dubbi ti risponderò di certo!

Ciao buone corse.

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Perché Naturale?..cosa si fa – 2

tuffatoreApro un poco gli occhi, non vedo nessuna luce eppure è ora! Non me l’aspettavo, ero abituato a svegliarmi con il chiaro, invece solo un leggero bagliore trafila dalla porta. Mi muovo un po’ nel letto sento qualche doloretto ai piedi e alle articolazioni, mi tocco le braccia e mi sento la pelle fredda ed improvvisamente sento un brivido e cerco così di coprirmi il più possibile. Fino a qualche giorno fa stavo senza lenzuola magari mi svegliavo accaldato ora invece sento un po’ di fresco e il mio corpo, mi pare, ha bisogno di qualche attenzione in più e di qualche minuto per attivarsi e per fare in modo che tutto riprenda a scorrere dentro di me.

Sento sempre più che sono molto influenzato dai ritmi della natura, dal ciclo delle stagioni, dal ciclo del giorno. Questi cambiamenti mi chiedono un continuo adattamento, una costante attenzione. Influiscono sul mio modo di affrontare le cose, sul mio stato di benessere, sul funzionamento del mio organismo, sulle sensazioni che provo, sulle emozioni che emergono. Si proprio così, in autunno ho uno stato d’animo completamente diverso da quello di inizio estate e così se appena alzato apro la finestra e vedo il sole piuttosto che la nebbia dentro di me si muovono una serie di trasformazioni. Non ho mai approfondito tanto il ciclo degli astri ma è una conoscenza millenaria e posso pensare che, anche se non rientra nella mia consapevolezza quotidiana, sicuramente la disposizione degli astri nel cielo possa avere qualche influenza su di me. La luna la conosco un po’ di più e per molti secoli e molte culture il ciclo della luna ha determinato l’inizio e la fine dei cicli dell’uomo, per l’approvvigionamento del cibo, per la sistemazione delle nuove dimore e molto altro.

Tutto questo mi ha sempre affascinato.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASono altrettanto affascinato e incuriosito da come anche alcuni luoghi e alcuni elementi della natura influenzino il mio stato d’animo. Io non riesco a rimanere indifferente quando mi trovo di fronte ad un paesaggio naturale o al cospetto di un albero secolare o di una cascata o quando cammino su di una cresta in montagna, piuttosto che in una stretta e buia valle o sono a nuotare in un fiume o nel mare. Dentro di me qualcosa si trasforma, cambia e non c’è solo questo, se presto attenzione sento che riesco a distinguere se questa trasformazione mi porta qualche beneficio o mi fa scoprire qualche parte nuova di me o del mondo che mi circonda e magari mi ritrovo ad invertire l’ordine di importanza che do’ alle cose.

Tutto questo mi piace molto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAEcco, questo è il perché a fianco della parola ginnastica trovate naturale, perché quando ci muoviamo lo facciamo con la consapevolezza che la natura attorno a noi non è indifferente, che tutto ciò che incontriamo può rappresentare un’occasione per conoscere, interpretare e agire in funzione di un miglioramento di noi stessi.

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Cosa si fa – 1

lessina blogSe stai leggendo questo post è perché hai messo 3 crocette in quello precedente dove scrivo a chi può interessare e quindi vuoi saperne di più su cosa si fa.

Intanto si chiama Ginnastica Naturale, quindi già questo dà qualche indicazione. Cominciamo da “ginnastica” che è una parola ormai in disuso, potremo dire antica e antiquata, però porta con sé degli aspetti che mi piacciono.

Sul dizionario si trova definita come disciplina o attività fisica o tecnica, che mira a rendere il corpo agile e robusto mediante una serie di esercizi; che cura il benessere fisico e il rinvigorimento del corpo attraverso alcuni esercizi fisici; che tende attraverso un complesso di esercizi, a migliorare le condizioni generali dell’organismo dando forza e armonia al corpo. Ecco questa è la spiegazione da dizionario che condivido, però sento dover fare alcune specificazioni.

La prima è che la parola ginnastica richiama alla mia mente una pratica semplice, chiara, adatta a tutti, finalizzata a qualcosa, facilmente praticabile.

L’altra invece è che non amo molto il termine “esercizi” e difficilmente lo uso, preferisco utilizzare “movimento”, perché ha una dimensione più allargata, globale e sicuramente più in sintonia con il mio modo di fare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuindi diciamo che Ginnastica Naturale è una attività fisica fatta all’aperto, camminando e da fermi e a volte correndo, che prevede la pratica e la sperimentazione di diversi movimenti sia individualmente, che in coppia, che a gruppi, con la finalità del benessere della persona, del rinvigorimento fisico e mentale, che porti a migliorare le condizioni generali dell’organismo dando forza e armonia.

Però la cosa che ti interessa di più sapere sarà quali movimenti? Giusto?

I movimenti che vengono proposti sono tutti movimenti naturali e cerco di spiegarti nel modo più semplice possibile cosa intendo con questo.

Noi esseri umani, presenti sulla terra da almeno 200.000 anni ci siamo sviluppati e abbiamo sviluppato le nostre abilità e capacità, per rispondere a tutto ciò che la natura ci pone di fronte. In natura dobbiamo alzare le gambe per scavalcare qualcosa, abbassare la schiena per passare di la, saltare via un ostacolo, probabilmente per quasi 195.000 e più anni abbiamo dovuto anche correre per scappare da qualcosa, arrampicarci per metterci in salvo, e così via, questi sono i nostri movimenti naturali. I nostri arti hanno delle possibilità di movimento nello spazio, cosi come il tronco ed ogni appendice del corpo, quindi ciò che si fa è esplorare tutte queste possibilità di movimento, sperimentarle e allenarle.

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Su questo viene in aiuto lo spazio naturale che offre diverse possibilità di ispirazione, la salita la discesa e tutte le pendenze possibili con i diversi tipi di terreno incontrati erba, sassi, fango che ci impongono di muoverci con presenza a attenzione; poi tutti gli elementi presenti in natura, gli alberi, i torrenti, le pietre e i sassi e tutta la vegetazione con i quali avere a che fare e sui quali arrampicare, saltare, rimanere in equilibrio; infine i compagni di gruppo con i quali confrontarsi, giocare, collaborare…tutte queste variabili diventano uno spunto creativo per il movimento e vi assicuro che in palestra sul vostro tapirulan le cose hanno assolutamente un altro sapore.

Tutti i movimenti proposti sono quindi funzionali, cioè finalizzati ad uno scopo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERADa questa punto di vista posso assicurare che l’esperienza della ginnastica naturale offre sul piano motorio (con il termine motorio intendo riferirmi globalmente a tutto l’organismo, quindi con tutte le componenti coinvolte nel movimento, da quelle sensoriali, muscolari, articolari, neurologiche e psico-emotive) una ricchezza di stimoli molto, ma molto, più alta di qualsiasi attività di fitness e benessere svolta in palestra.

Questo è relativo alla parola ginnastica, nel prossimo post vi dirò qualcosa sulla parola “naturale” ….e poi vi dirò di me e delle mia formazione.

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Cos’è la Ginnastica Naturale

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Già proprio così, dopo un po’ di anni che è iniziata questa esperienza di Ginnastica Naturale sono pronto a riscrivere cos’è. Sì, credo sia giusto perché in questi anni ho sperimentato diverse modalità di lavoro, incuriosito e stimolato sia dalle persone che partecipavano che dal contesto che si creava. Inoltre, in questo lasso di tempo, ho continuato ad apprendere, ho approfondito con testi e nel confronto con altri professionisti, mi sono formato e continuo a farlo, avendo così l’opportunità di conoscere nuove persone che mi aprono a vedute nuove sulle pratiche corporee e mi offrono nuovi strumenti di lavoro.

Quindi ritornando alla domanda iniziale: cos’è la Ginnastica Naturale?

Pensavo di rispondere a questa domanda facendomi un’altra domanda: a chi si rivolge la ginnastica naturale? A chi può interessare?

Proverò a rispondere.

☐    Interessa e si rivolge a tutte quelle persone che si rendono conto di avere la necessità di “riprendere in mano il proprio corpo”. Forse qualcuno potrebbe criticare l’espressione che uso, ma rende l’idea in quanto molte persone si trascurano e trascurano il proprio corpo facendo poco o niente movimento, mangiando male e sostenendo ritmi impossibili. Ecco se sei arrivato a questa consapevolezza, significa che è arrivato il momento di prenderti in mano sul serio e puoi mettere una crocetta su Ginnastica Naturale.

 

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☐    Interessa e si rivolge inoltre a quelle persone che tengono alla propria forma fisica e praticano movimento in modo costante perché lo ritengono un aspetto importante per il proprio benessere e per la propria vita. Però sono stanche delle solite attività che si svolgono in palestra e soprattutto di quelle attività di fitness che tanto vanno di moda e che sono impersonali. Sono stanchi di quei contesti dove non si può parlare con nessuno o perché c’è la musica a tutto volume o perché regna un silenzio assoluto. Quindi se sei stanco delle palestre e credi che la relazione con chi propone l’attività, la conoscenza e il confronto con gli altri partecipanti del gruppo siano importanti, puoi mettere un’altra crocetta alla Ginnastica Naturale.

 

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    Interessa e si rivolge a quelle persone che hanno capito che la natura è uno dei beni più preziosi che abbiamo. Perché lo spazio naturale è il nostro ambiente di vita, siamo strutturati per stare in natura, in natura abbiamo la possibilità di crescere come uomini e donne e di elevare la nostra vita e migliorarla. Non solamente questo, ma aggiungo anche che vivere in natura contribuisce al nostro benessere (naturalmente questo vale per la proposta di ginnastica naturale, se vi proponessi di fare speleo-sub forse questo contribuirebbe ad aumentare il rischio di farvi del male).Quindi se hai il desiderio di riprendere contatto con l’ambiente naturale anche con un atteggiamento di scoperta e novità, metti un’altra crocetta a Ginnastica Naturale.

 

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Ecco direi che per il momento ti ho detto alcune cose e cioè che la ginnastica naturale è una pratica di movimento finalizzata al benessere psico-fisico, che si svolge all’aria aperta con l’obiettivo di risintonizzarsi con il nostro vero mondo di sempre e fatta in gruppo per crescere e divertirsi anche nel confronto e nella relazione con gli altri.

Se hai messo 3 crocette: Ginnastica Naturale fa per te! Nei prossimi post ti dirò cosa si fa e chi la fa…e se hai bisogno di altre informazioni scrivimi pure che ti risponderò.

Piccola Biblioteca del Bosco

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È nata la Piccola Biblioteca del Bosco, un spazio che ha come temi fondamentali la Natura e il Movimento.

Il cuore della biblioteca è costituito dai libri che trovate nel catalogo.

Sono i libri che erano nelle nostre mensole, che abbiamo letto e che per questo hanno costruito la nostra storia. Pensiamo che abbiano ancora molto da dire e che un libro che rimane chiuso su uno scaffale, non svolge completamente la sua funzione.

Per dirla con Umberto Ecoi libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare”.

 Attraverso l’esperienza della biblioteca quindi vorremmo ridare una voce a questi libri, in un’ottica di condivisione di un bene comune di valore, che riguarda essenzialmente i due temi di Natura e Movimento.

Per poter prendere in prestito o consultare un libro della Piccola Biblioteca del Bosco è necessario prendere un appuntamento scrivendo a  info@ginnasticanaturale.it oppure chiamare Elena (3400703008).

I libri possono essere presi in prestito per 30 gg e solo in alcuni casi (libri fuori edizione, edizioni rare,…) il prestito durerà 10 gg.

La Piccola Biblioteca del Bosco raccoglie libri sulla Natura e sul Movimento.

Se anche tu hai dei libri che riguardano questi temi e ai quali vuoi dare una nuova vita, puoi fare una donazione alla biblioteca.

Per facilitare la scelta tramite catalogo, i libri sono stati suddivisi in categorie per argomento:

Alla scoperta del mondo. Educare alla Natura: in questa categoria puoi trovare libri che hanno un valore pedagogico, libri che possono aiutare e facilitare il rapporto con la natura sia in riferimento ai bambini, ma anche in riferimento agli adulti, ormai così lontani dal mondo naturale.

Animali fantastici e dove trovarli: Se cerchi libri che parlino degli animali, del loro mondo, se cerchi una conoscenza maggiore, una maggiore comprensione, sia dal punto di vista scientifico ma anche attraverso la narrativa, puoi soffermarti sui  libri di questa categoria.

Connessioni all’universo pensante: qui puoi trovare quei libri che cercano di indagare il mondo, la natura e l’animo umano, trattati scientifici/filosofici, che pur creando nuove strade di esplorazione mantengono un carattere scientifico.

Esplorazioni: Perdersi e ritrovarsi: se cerchi di soddisfare il tuo desiderio di avventura, di conoscenza del mondo, puoi fermarti qui. Libri di viaggi, dove però il contatto con la natura, la sua esplorazione e il tentativo di superare i propri limiti diventavano un elemento fondamentale. Al momento puoi trovare qui anche un paio di guide.

Gli alberi e il bosco: ti affascinano questi grandi esseri viventi che da molto prima dell’uomo hanno abitato  la terra? Questa categoria comprende libri, narrativa e saggistica, che possono guidarci nell’incontro con gli alberi e con il loro mondo.

L’ABC della natura: hai bisogno di consultare un manuale scientifico per ampliare la tua conoscenza e imparare a riconoscere e dare un nome a quello che ci sta attorno? Qui trovi i manuali di riconoscimento  che possono aiutarti ad approfondire alcuni aspetti della natura.

Meditazioni in movimento: questa categoria è appena nata ma diventerà una super categoria che si suddividerà in altre più specifiche. Qui si parla di movimento, di tutto il movimento, dallo sport alle discipline che lavorano maggiormente su un aumento della consapevolezza.

Vita in natura: cerchi narrazioni incredibili? Vuoi scoprire come il rapporto con la natura abbia maturato in alcune esperienze un cambiamento profondo, modificando la vita di alcune donne e uomini? I racconti straordinari di questa vite potranno appassionarti ed emozionarti.

Se anche tu hai dei libri ai quali vuoi dare una nuova vita…

Itinerari di Crescita

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Abbiamo organizzato un momento di condivisione a conclusione del progetto “Itinerari di Crescita” e se hai voglia se invitato a venire.

Sentiamo la necessità di condividere il lavoro svolto in questo progetto, le esperienze vissute, i momenti passati, le riflessioni fatte  e i risultati che abbiamo raggiunto. Condividere nel tentativo di dare un senso maggiore alle azioni, al nostro fare. Si, perché le azioni non si fermano solamente alle persone a cui sono rivolte, ma coinvolgono e contagiano anche chi è in prossimità di queste, chi si trova vicino, chi passa da li per caso. Un  po’ come quando si butta un sasso in uno stagno, non si muove solamente l’acqua dove è caduto ma tutto lo stagno ne viene coinvolto, anche se con un moto ondoso sempre più sfumato.

Siamo convinti e consapevoli che le azioni di questo nostro progetto hanno provocato dei cambiamenti nei ragazzi che abbiamo accompagnato ma non solo, siamo cambiati anche noi, in qualche modo sono cambiate le persone che compongono le nostre famiglie ma anche le persone a cui abbiamo raccontato e quelle che hanno letto questo blog e certamente quelle a cui altri hanno raccontato…come un’onda appunto sempre più sfumata come è giusto che sia. Ma noi vogliamo guardare fino dove può arrivare l’onda del sasso che abbiamo lanciato.

Quindi se hai voglia di provare un po’ questo moto ondoso vieni mercoledì 15 marzo alle ore 9,30 presso la sala convegni della Banca Popolare di Verona in via San Cosimo 10. Sarà con noi  anche Fausto De Stefani un uomo che ha scalato i 14 ottomila in stile alpino, un uomo che ha trascorso una vita in natura e in montagna e con la gente che vive nella natura e ci parlerà proprio di questo.

Questo è il programma della mattinata

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Di sopra e di sotto

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Foto di A. Ongaro 

Immagina…

….sei su una parete rocciosa, stai arrampicando e ti trovi in un passaggio impegnativo, ti blocchi, non sai bene come fare per proseguire, decidi di provare a cambiare appoggio con il piede, ma niente da fare. Ritorni nella posizione di prima e cerchi un appiglio con la mano, vai in alto cominci a cercare, non vedi niente, vorresti che i tuoi occhi fossero là, al posto delle dita a vedere cosa c’è sopra…ma ancora niente non trovi l’appiglio che ti faccia convinto che ti puoi fidare. Ritorni ancora in posizione, ti prendi un attimo e ascolti il tuo respiro, però passa qualche secondo e così appeso alla parete con mani e piedi, la fatica comincia a farsi sentire. Da sotto il tuo compagno prova a darti qualche indicazione ma tu hai le idee un po’ confuse, provi a ragionare, capisci che non puoi permetterti di restare molto lì a pensare, allora cerchi di prendere un po’ forza, qualche parola dentro di te di incoraggiamento, provi a riprendere la calma e il controllo e ci ritenti. Ripeti i gesti di prima, perché ti sembravano giusti, ma c’è qualcosa che non va, ti sembra di non avere la forza sufficiente, ma ti pare impossibile, niente, non riesci a salire! Nella tua testa cominci a sentire una voce che ti dice “Dai su forza! Prova ancora!”, ma un altra invece “No. Non ce la fai scendi!” e continuano queste voci, ti sbattono in testa di qua e di là, fino a che….prendi una decisione.

Ti è mai capitato? Sei mai arrivato al limite?

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Il limite è quella linea un po’ sfumata che separa uno spazio: sopra e sotto. Sotto ci sono le cose note, che conosci e sopra quelle che non conosci, il mistero. Arrivare al limite vuol dire arrivare a questa linea e permettersi di guardare sopra per vedere cosa c’è di sconosciuto, di misterioso, ma non solo, significa anche scoprire le tue reazioni a questa novità, quali emozioni nasceranno che potrebbero prendere il sopravvento e farti fare delle cose inaspettate, comportamenti assolutamente irriconoscibili per te…un mistero quello che c’è oltre la linea, che nessuno solamente te puoi scoprire.

Mi piace questo aspetto del limite, questa possibilità che offre, perché lascia spazio alla “sorpresa”. Un amico e maestro dice: “Coltiva la sorpresa, coltiva l’inaspettato, perché porta con se una grande energia”.

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E’ su questo che abbiamo lavorato con i ragazzi di “Itinerari di Crescita” nelle uscite centrali del progetto. Siamo andati ad arrampicare, abbiamo fatto dei percorsi di avventura nei vaj, superando gli ostacoli incontrati arrampicando o calandoci con la corda, abbiamo camminato tra le guglie delle Odle con lo zaino a spalle, salito una cima con fatica, pernottato in rifugio guardando il cielo stellato della notte. Abbiamo fatto questo con l’idea di conoscere se stessi un po’ di più, confrontandoci ognuno con i nostri limiti, per capire quali meccanismi adottiamo per compiere delle scelte, come prendiamo le nostre decisioni, per scoprire se di fronte alle difficoltà ci chiudiamo in noi stessi oppure chiediamo aiuto, per capire quanto forza può darci un gruppo, quanto sollievo possiamo avere dal condividere una paura, quanta sorpresa si trova nelle meraviglie della natura e molto altro ancora. Questo abbiamo fatto, nella convinzione che vivere attimi e momenti positivi fa bene a tutti e se questi durano ore o giorni lasciano il segno nella vita delle persone. Quando scopri con gioia che hai superato la noia, il disinteresse, la fatica, la non volontà, la non perseveranza, oppure diventi consapevole che non sei riuscito a superare il tuo limite ma hai la possibilità di condividere con qualcuno lo stesso sentimento e magari progettare insieme un percorso che ti porti piano piano ad andare oltre, questo è positivo e aggiunge dentro di te un altro mattone al tuo divenire.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALe parole dei ragazzi sulle giornate trascorse diventano via via più profonde e il tempo passato a rovistare nella mente alla ricerca della parola, diventa sempre più lungo e intenso. I minuti scorrono nel silenzio e lo spazio attorno si carica d’attesa. Poi prende posto il tono della voce, l’espressione del viso, lo sguardo rivolto ai compagni, la postura e i movimenti, quasi a voler andare oltre la parola per comunicare profondamente il senso…sfumature, gradazioni, dettagli, piccole cose che a volte passano inosservate, ma che sono diventate un arricchimento nei nostri momenti di condivisione.

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Di ramo in ramo

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Salgo ancora un po’ e vedo un buco, scavato di fresco, chissà forse un roditore? Vado ancora un po’ più su e trovo una sorta di bacinella piena d’acqua, è una cicatrice di un ramo tagliato anni addietro e che molto probabilmente è utilizzata come abbeveratoio da qualche “abitante” di questo ecosistema. Dev’essere proprio come un grande condominio, con gli abitanti dei piani a terra, gli abitanti dei piani di mezzo ed infine quelli dell’ultimo piano…della cima.

“Hei cosa si vede da li? Sei arrivato?”

E’ qualcuno del gruppo da giù che mi chiama.

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Sarò a circa 20 metri di altezza, forse di più, sto salendo uno dei grandi faggi della Lessinia, sicuramente una pianta secolare che, credo, deve aver visto e conosciuto molte vite, sopra di sé e sotto ai suoi piedi.

Mi trovo sopra questo albero perché gli alberi sono i personaggi che abbiamo deciso di incontrare in questa uscita del progetto “Itinerari di crescita”.

Gli alberi sono esseri viventi, immobili e maestosi, semplici e possenti e apparentemente indifferenti e l’idea nostra è di andare ad incontrarli e provare ad avviare un dialogo con loro.

Uno alla volta, con la sicurezza della corda, i ragazzi salgono in alto, chi riesce a salire fino in cima, chi si ferma prima, chi procede con determinazione, chi invece prende tempo, respira, si concentra, pensa ai movimenti da compiere. Ognuno però si prende del tempo per guardare dall’alto le montagne attorno, il paesaggio e scambia parole con i compagni a  terra sulle cose che vede.  Una volta sceso riceve le congratulazioni degli altri, nessun giudizio, non è un’impresa, è un’esperienza fatte di attese, curiosità e paure. Chi è giù e deve ancora salire osserva con attenzione e ascolta il racconto di chi è appena sceso, studia le espressioni del viso del compagno e si prepara ad andare. C’è qualcosa di nuovo in chi scende una sensazione nuova, che non ha parole e non si racconta, ma c’è e si percepisce, dalla pacca sulle spalle, dal “cinque” battuto a due mani.

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Salire in alto su un albero significa osservare il mondo da un’angolatura nuova, acquisire una nuova prospettiva che permette di aggiungere particolari e sfumature altrimenti nascosti, però a volte determinanti per avere un’idea un po’ più completa di ciò che ci sta intorno. Salire su un albero è un po’ questo e mi viene in mente un detto dei nativi americani che dice “Ogni volta che devi giudicare un uomo cammina prima per tre lune con i suoi mocassini”, anche in questo caso, per acquisire particolari, notare sfumature che potrebbero essere determinanti.

Da adulti non ci permettiamo di salire sugli alberi, solo i bambini lo fanno, dovremmo tornare ogni tanto ad arrampicarci, così, solamente per il gusto di guardare il mondo dall’alto e scoprirne la meraviglia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAI ragazzi sono partiti ognuno per la sua direzione, hanno il compito di trovare ognuno il “proprio” albero e passarci del tempo insieme. E’ un po’ difficile immaginare di comunicare con una pianta, però quando ci troviamo soli, di fronte ad un albero, se siamo capaci di metterci in ascolto ed osservare dentro di noi cosa succede, scopriamo che emergono delle emozioni. Un senso di sicurezza, un pensiero di dolcezza, una inaspettata saggezza, una forza determinata, una fiducia infinita nella vita, questo è quello che possiamo sentire quando siamo vicino ad un albero ed ognuno ha il suo messaggio, una betulla diversa da un faggio, da un abete o da un carpino.

P1050012Prendo aria nei polmoni e faccio un lungo fischio per avvisarli che il tempo è scaduto, è ora di tornare. Se ne tornano piano piano tutti e si riforma così il gruppo. Si parla, ci si confronta, si condivide quello che si ha voglia di questa esperienza, chi ha “dormicchiato”, chi ha riflettuto, chi si è messo in attesa di qualcosa  ma un senso di gruppo pervade tutti  e si condividono parole come… fiducia … sintonia … avventura … sfida … difficoltà.

Di nuvole e sole

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I ragazzi vanno, stanno camminando, hanno seguito le indicazioni mie e di chi conduce con me questa esperienza. Qualcuno ha compreso ma non sa cosa aspettarsi, qualcuno ha confusione in testa, qualcuno altro non riesce ad ascoltare…però vanno e proseguono. A momenti con affanno, a momenti con la testa piena di domande sul senso di quello che stanno facendo. Ma si trovano li, su un sentiero di montagna che continua a salire. E’ passata l’euforia dell’inizio ed è cominciata la fatica del salire. Si rendono conto che non ci sono molte alternative, l’unica possibilità è quella di procedere, anche se nella testa si fa strada il dubbio, il dubbio di non farcela, il dubbio che il corpo non resista a tutta questa fatica, il dubbio di non essere in grado di sostenere una prova simile.

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E’ iniziato così questo progetto dal nome Itinerari di Crescita, un programma che ha l’intento di offrire un’occasione di crescita a questi ragazzi e nello stesso tempo permettere loro di assolvere, in parte, alla prescrizione della pena inflitta per i reati che hanno commesso. Si, una parte di loro sono sono qui per questo, hanno commesso reato e prendere parte a questo progetto rientra nel loro programma rieducativo, altri sono ragazzi che per le loro condizioni di vita sono considerati a rischio di devianza. La natura e il movimento sono il centro di questo progetto. Nel pensarlo si voleva trovare onestà, sincerità e pace, al di la delle parole dette o che si possono dire, per questo è stato scelto il corpo e la natura come strumenti, mezzi, contesti, in piena sintonia con quello che è la filosofia di ginnastica naturale.

Le nuvole si abbassano, coprono tutto il sentiero, non si vede niente, solo la traccia per qualche metro davanti che sale verso l’alto, che sembra infinito. Non c’è molto da fare capiscono che devono andare avanti e proseguire con fiducia, nella speranza che più avanti le cose si chiariscano, diventino limpide, anche nella loro testa.

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La montagna è ricca di storie, sono le storie degli uomini e delle donne che l’hanno vissuta, molte sono storie intense che a volte sembrano improbabili, folte di eventi, articolate, straordinarie da far venire la pelle d’oca. Anche le storie dei ragazzi che prendono parte al programma sono intense e articolate e a volte tali da sembrare improbabili. Le storie ritornano nel tempo e anche nella salita di questa prima uscita tornano e si incrociano nei ricordi e nelle sensazioni, perché forse a volte le sensazioni delle storie sono simili, anche se i contesti entro cui si svolgono sono completamente diversi. Le sensazioni fatte di emozioni e sentimenti, muovono l’uomo e sono quelle che restano, che fanno parte della propria persona e a volte sono così difficili da comprendere che si fa perfino fatica a comunicarle e condividerle.

Ognuno in questo progetto si porta via quello che può, quello che riesce a raggiungere spingendo poco a poco il proprio limite sempre più in la. Non ci sono esami, test o prove che alla fine dicono: si sei stato bravo! Ma semplicemente rimane una consapevolezza di quello che sei, di quello che sei riuscito a fare, di quello che la tua mente ha attraversato, dei momenti di nuvolo e di sole che hai vissuto. Questa consapevolezza, che solo nella natura riesci a trovare e che ti accompagna poi nel tempo.

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Poi basta poco, un colpo di vento che libera il cielo per un attimo, riesci così a scorgere l’azzurro intenso, il verde dei prati e la cima. Un attimo e le cose nella tua testa cambiano, un respiro profondo libera tutte le tensioni, ed una sorta di felicità percorre il tuo corpo a ridarti energia.

È così che è andata questa prima uscita, fatica, nuvole, sole, salita, discesa, silenzio, storie raccontate…e poi rimangono alcune parole dette dai ragazzi: …riscatto …orgoglio …meravigliato …vittoria …scoperta…bella.

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Le cose che ho fatto: Piccola Guida dello Jutland del Nord 2

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 Sono in auto con Jan, un norvegese che mi sta accompagnando a Hirtsals (dove lui proseguirà con un traghetto per la Norvegia). Ho trovato questo passaggio grazie a BlaBlaCar, ci siamo incontrati con Jan ad  Amburgo, che ho raggiunto in bus e ci faremo compagnia fino a Hirtsals. Sto freneticamente cercando un B&B consultando Bokking.com e Airbnb.it e altri ancora. Nella mia idea, pensavo di essere scaricato in città e a piedi lungo il mare, di certo avrei trovato da dormire, ma per il mio amico del nord non è una buona idea. Mi sembra uno scontro tra il programmato e perfetto nord con il fatalista e improvvisato sud, io abbastanza tranquillo e rilassato, magari un po’ avventato, lui invece con mente lucida e efficiente a dirigere i lavori di ricerca del B&B.

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Sì, questa è una delle cose che ho scritto nella mia lista delle cose che ho fatto: cercare da dormire. Ho dormito nei B&B e negli shelter lungo il sentiero. Le ore di buio sono poche dalle 23,30 alle 4 del mattino in questa stagione, però trovare dove dormire significa anche potersi rilassare e nei primi giorni del mio viaggio era un bisogno.

L’altra cosa che appare nella mia lista è cercare da mangiare. Io ho sfruttato i supermercati e nei paesi i fisk restaurant dei porti, dove con 13/15€ mangi un piatto di pesce e verdura e con altri 6/7 € bevi una birra, l’unica difficoltà è che scrivono spesso solamente in danese e quindi non capivo niente, mi aiutavo guardando le immagini dei menù.

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Una delle cose che ho fatto maggiormente è camminare. Ho camminato a lungo e soprattutto lungo il North Sea Trail ma non solo. Ho camminato per trovare da dormire e da mangiare, ho camminato per raggiungere luoghi e per lasciarne altri, ho camminato perché in alcuni momenti non sapevo cosa altro fare, ho camminato nella speranza di trovare quello che cercavo, ho camminato perché a volte il tempo era troppo, ho camminato per trovare la pace dentro di me, ho camminato perché ero felice, ho camminato perché ero venuto per fare anche quello, ho camminato perché volevo, ho camminato per cercare di capirmi e per altri molti motivi.

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Poi ho cercato le foche, ho girato i porti, le spiagge i pochi scogli che ho trovato. Ci sono andato alla sera, alla mattina e durante il giorno, ma niente. Di foche neanche l’ombra.

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Ho cercato l’ambra nelle spiagge, ho raccolto centinaia di sassi gialli, arancioni e ocra perché di quel colore è l’ambra e li morsicavo nella speranza di capire, attraverso le sensazioni che avevo sotto i denti, se poteva essere oppure no.

Ho cercato i caprioli, si sembra strano, ma in questa regione le foreste all’interno della costa sono ricche di alberi e ci vivono caprioli, lepri e diversa altra fauna. Si spostano e raggiungono anche la spiaggia, mi sarebbe piaciuto tantissimo vederne uno in riva al mare, ma ho trovato impronte del loro passaggio sulla sabbia e non sono riuscito a vederli.

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Ho raccolto sassi, di ogni tipo, piccoli e medi soprattutto, i grandi devo dire li guardo poco perché sono impegnativi. Ne ho trovati di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutte le sfumature, lucidi e opachi, pesanti e leggeri, tondi, piatti, lisci, ruvidi, con i buchi, di diversi colori, a strisce, veramente non esiste un sasso uguale ad un altro è incredibile. Me ne sarei portato a casa la maggior parte ma poi, come sempre non posso arrivare a casa con kili di sassi.

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Ho preso in prestito una bici dal governo danese, con una cauzione di 10 corone e ho girato per il paese di Tverted e i suoi dintorni compresa l’area naturalistica nei pressi.

Ho bevuto una birra in ogni nuovo paese, o abitato, in cui sono arrivato.

Ho letto il libro di Macfarlane e mi sono lasciato ispirare.

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Ho scritto il mio diario, per ricordare, per capire, per creare spazio dentro di me, per definire chiaramente le cose, per mettere ordine, per trovare sicurezza, perché quando il tempo era troppo ed ero stanco di camminare o i piedi mi facevano male, scrivere mi aiutava a stare con me.

Ho fatto fotografie, subito per ricordare, ma poi andavo alla ricerca di fermare le sensazioni del momento, lasciando che qualcosa mi colpisse.

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Poi sono andato a vedere Grenen la punta della Danimarca, il posto dove il Mare del Nord si incontra e scontra con il mar Baltico. Due mari diversi. Il mare del Nord, che mi è piaciuto tantissimo, sabbia bianca, acqua chiara, ventosissimo, vivace sorridente, pieno di energia, il Baltico a levante, più scuro, un po’ difficile, ombroso quasi. Litigano un po’ tra di loro in questo posto, sembrano voler dimostrare chi è il più forte e quando uno si ritira apparentemente soddisfatto, ecco che l’altro si riprende e con forza si fa valere. Solamente vicino alla terra sono un po’ più miti, forse la terra è il terzo che media e mitiga.

 Ho fatto il bagno nel Mare del Nord in mutande è mi sono asciugato al vento e al sole e mi è piaciuto tantissimo.

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Ecco questa è la lista delle cose che ho fatto, anche se c’è un’altra cosa che forse è quella che ho fatto di più, che ho continuato a fare da quando sono salito sul Flixbus di Verona fino alla fine del mio viaggio. Non so bene quale azione, perché forse era più di una. Direi che aspettavo, mi osservavo nell’attesa, osservavo intorno a me e me stesso e le mie reazioni. Non prendevo decisioni, aspettavo finché dentro di me non nasceva spontaneo il disegno di quello che avrei dovuto fare. Aspettavo di notare qualcosa, un particolare, un colore, un suono, un dissonanza nel paesaggio, un gesto di una persona, insomma una qualsiasi cosa mi…non saprei dire…mi suggerisse, invitasse, indicasse di proseguire, di prendere una determinata decisione, mi facesse intravvedere una possibilità. Poi una volta compreso, agivo, facevo senza chiedermi se ci fosse da parte mia un interesse, senza chiedermi se avesse un senso per me o se rientrasse tra i miei obiettivi, o potesse soddisfare un mio bisogno qualsiasi, di conoscenza, di realizzare qualcosa, di imparare. Aspettavo cercando con attenzione che dentro di me non ci fosse niente e nessuna cosa che prendesse il sopravvento a definire il momento che avrei dovuto vivere. Si credo che sia questa la cosa che ho fatto maggiormente in questo mio viaggio nello Jutland del Nord….aspettare che il momento accadesse.

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