Perché Naturale?..cosa si fa – 2

tuffatoreApro un poco gli occhi, non vedo nessuna luce eppure è ora! Non me l’aspettavo, ero abituato a svegliarmi con il chiaro, invece solo un leggero bagliore trafila dalla porta. Mi muovo un po’ nel letto sento qualche doloretto ai piedi e alle articolazioni, mi tocco le braccia e mi sento la pelle fredda ed improvvisamente sento un brivido e cerco così di coprirmi il più possibile. Fino a qualche giorno fa stavo senza lenzuola magari mi svegliavo accaldato ora invece sento un po’ di fresco e il mio corpo, mi pare, ha bisogno di qualche attenzione in più e di qualche minuto per attivarsi e per fare in modo che tutto riprenda a scorrere dentro di me.

Sento sempre più che sono molto influenzato dai ritmi della natura, dal ciclo delle stagioni, dal ciclo del giorno. Questi cambiamenti mi chiedono un continuo adattamento, una costante attenzione. Influiscono sul mio modo di affrontare le cose, sul mio stato di benessere, sul funzionamento del mio organismo, sulle sensazioni che provo, sulle emozioni che emergono. Si proprio così, in autunno ho uno stato d’animo completamente diverso da quello di inizio estate e così se appena alzato apro la finestra e vedo il sole piuttosto che la nebbia dentro di me si muovono una serie di trasformazioni. Non ho mai approfondito tanto il ciclo degli astri ma è una conoscenza millenaria e posso pensare che, anche se non rientra nella mia consapevolezza quotidiana, sicuramente la disposizione degli astri nel cielo possa avere qualche influenza su di me. La luna la conosco un po’ di più e per molti secoli e molte culture il ciclo della luna ha determinato l’inizio e la fine dei cicli dell’uomo, per l’approvvigionamento del cibo, per la sistemazione delle nuove dimore e molto altro.

Tutto questo mi ha sempre affascinato.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASono altrettanto affascinato e incuriosito da come anche alcuni luoghi e alcuni elementi della natura influenzino il mio stato d’animo. Io non riesco a rimanere indifferente quando mi trovo di fronte ad un paesaggio naturale o al cospetto di un albero secolare o di una cascata o quando cammino su di una cresta in montagna, piuttosto che in una stretta e buia valle o sono a nuotare in un fiume o nel mare. Dentro di me qualcosa si trasforma, cambia e non c’è solo questo, se presto attenzione sento che riesco a distinguere se questa trasformazione mi porta qualche beneficio o mi fa scoprire qualche parte nuova di me o del mondo che mi circonda e magari mi ritrovo ad invertire l’ordine di importanza che do’ alle cose.

Tutto questo mi piace molto.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAEcco, questo è il perché a fianco della parola ginnastica trovate naturale, perché quando ci muoviamo lo facciamo con la consapevolezza che la natura attorno a noi non è indifferente, che tutto ciò che incontriamo può rappresentare un’occasione per conoscere, interpretare e agire in funzione di un miglioramento di noi stessi.

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Essere forti per essere utili

IMG_1596Esco fuori vado nel campo, l’erba è ancora umida, cammino e respiro, poi comincio a correre, faccio uno scatto per superare una balza, corro ancora, passo in mezzo al vigneto, mi abbasso per superare i cavi di sostegno delle viti, faccio un salto in basso da un argine e riprendo a correre. E’ così, credo che capiti anche a voi a volte, adesso che è primavera, sento un’innata energia dentro di me, che ha un moto di apertura e mi porta a voler uscire e a muovermi. Un po’ come la linfa delle piante che, ritiratasi in inverno, riprende a scorrere verso l’esterno, verso l’alto e riporta la vita fino alle estremità della pianta con foglie nuove e fiori. Credo che sia questa energia che fa nascere dentro di me la voglia di uscire di sentirsi più efficaci con il corpo e nel movimento.

A questo riguardo volevo parlarvi dell’Hebertismo, del quale avevo scritto un articolo di apertura nella newsletter n°0, che poi però ho tolto dal blog…credo invece di dover onorare maggiormente Georges Hébert, il fondatore del Méthode Naturelle, perché è stato un fondamentale sfondo ispiratore nel nome ma soprattutto nella filosofia di ginnastica naturale e quindi anche di questo blog e delle attività che propongo.

Lo slogan dell’Hebertismo è “essere forti per essere utili”, che ne racchiude l’intera filosofia.

Mi piace molto questo slogan, perché lo sento chiaro, comprensibile, mi pare che non ci sia apparenza, al contrario trovo sostanza e senso. Per questi motivi lo sento molto attuale, in questo mondo dove la forma e l’apparenza spesso prevalgono sulla sostanza, dove, come scrivevo nel post precedente, c’è un mercato di attività motorie dai nomi incomprensibili, che propongono movimenti senza senso, che hanno l’unico scopo di far consumare calorie, di bruciare grassi, di sviluppare massa muscolare, ma niente di più.

L’Hebertismo si fa all’aria aperta, a contatto con la natura, svolgendo esercizi naturali, che sviluppano schemi motori di base e abilità fondamentali: la marcia, la corsa, i salti, l’arrampicarsi, le andature in quadrupedia, i lanci, il sollevamento e il trasporto, la lotta e la difesa, l’equilibrio, il nuoto…tutte cose che servono. Servono nella nostra vita, per svolgere le nostre attività quotidiane, quando dobbiamo fare le scale, quando dobbiamo coprire una determinata distanza, quando dobbiamo svolgere dei lavori, oppure in caso di emergenza, o per aiutare qualcuno che ne ha bisogno. Questo ha senso!

L’Hebertismo fin dall’inizio non ha avuto finalità sportiva, ma una profonda vocazione educativa. Lo sport spesso è fine a se stesso, oppure è solamente l’occasione di sviluppare se stessi, in una logica di performance senza limite, che spesso va oltre il consentito, in nome di un risultato, a tal punto da farsi male; oppure prevale l’idea che la cosa più importante è vincere, vincere sugli altri. Il Méthode Naturelle, a differenza dello sport, possiede tre caratteristiche essenziali: l’utilità, la misura e l’altruismo. Hebert concepisce l’attività fisica come un mezzo per preparare l’individuo ed affrontare eventuali prove che si può trovare di fronte nel corso della vita. La misura, proprio in opposizione allo sport senza risparmi, dando senso invece alla moderazione e progressione. L’altruismo come elemento essenziale per lo sviluppo armonioso di una società.

“Essere forti per essere utili”, Hebert dice “La vera forza, nel suo concetto più ampio, è una sintesi fisica e morale. Risiede non solamente nei muscoli, nella potenza cardiaca, nella destrezza…, ma prima di tutto nell’energia che l’utilizza, nella volontà che la dirige, nel sentimento che la guida”

 All’interno di questa filosofia di movimento ritroviamo anche il concetto di salute, perché, è in questa logica di senso di efficacia e di presenza nella vita, che un corpo sano è un corpo in grado di compiere delle azioni per sé e per gli altri. Ancora in questa prospettiva troviamo inscritto anche uno sviluppo di crescita personale, di scoperta di se stessi e di promozione di un equilibrio tra mente, corpo e spirito. Svolgere le attività in natura, come propone Hebert è oggi assolutamente attuale, in un epoca in cui la nostra società vive cosi distante dagli elementi naturali, l’occasione di fare del movimento immersi nella natura ha un effetto rigenerante molto potente, di cui siamo poco consapevoli.

Muoversi e allenarsi deve avere senso, deve incontrare un disegno credibile nella nostra vita, ed essere utili a se stessi e agli altri, come propone il moto dell’Hebertismo, è credibile.

A volte bisognerebbe mettersi un po’ alla prova, fare una corsa per prendere l’autobus, scendere le scale il più velocemente possibile, saltare una sbarra e vedere come siamo in grado di rispondere e chiedersi se saremmo pronti nel momento in cui qualcuno può servire veramente, perché qualcuno ci chiede aiuto o nel momento in cui dobbiamo aiutare noi stessi, allora forse potremmo renderci conto di quanto siamo in sintonia con il nostro corpo e le nostre possibilità e capire così quanto potremmo essere utili a noi e al mondo.

E’ sempre difficile allenarsi da soli e per me l’allenamento deve avere senso, altrimenti dura poco. Questa energia di primavera che sento dentro è finalizzata a destare il mio corpo, a risvegliarlo dal sonno invernale. Non è voglia di allenarsi, ma sono i miei sensi che ritornano curiosi a voler vedere e odorare e sentire il mondo fuori e la natura che si sta risvegliando. Sono i miei muscoli e le mie articolazioni che riprendono forte il desiderio di movimento e di azioni, con le quali esprimersi ed andare incontro al mondo e al risveglio della natura. Tutto il mio essere è coinvolto in questa tensione, che è la ripresa della vita e vita è movimento, è tornare a respirare profondamente.

Tutto questo ha senso, trova uno spazio di significato dentro di me molto più che pensare di dover riprendere un tono muscolare, piuttosto che consumare qualche caloria. Uscire in natura è un’esperienza ogni volta, un’occasione per ascoltare il mio corpo, i piedi che appoggiano al suolo, i muscoli che si tendono, le articolazioni che si muovono e assorbono i contraccolpi, il cuore che pompa il sangue che scorre nelle vene ingrossate, questo è Ginnastica Naturale uscire ed andare in natura e muoversi, perché è nella nostra natura, nella natura umana, muoversi all’aria aperta.

Il corpo e la natura sono dei grandi maestri

lessinia morbida 2 Sto tornando verso la macchina con gli sci ai piedi, la neve è alta e leggera, vedo una valle fitta di abeti sulla destra che scende ripida e decido di andare. La Lessinia è generalmente “morbida” e non incute timore però, ad un certo punto, mi sono ritrovato di fronte ad una salita impegnativa. Mi sorge il dubbio che forse era meglio se proseguivo dritto, anche perché volevo tornare presto, avevo in mente di fare delle cose, il tempo che avevo a disposizione non era poi molto. Così, finché inizio a salire di fretta il ripido pendio, mille pensieri si fanno avanti nella mia mente, comincio a fare scaletta con gli sci, ma in quelle condizioni di neve e per il tipo di pendio, mi rendo conto che ci vorrà del tempo e forse sarà impegnativo. Però nella mia testa il pensiero del ritardo, della fretta, della difficoltà, continua a rimbalzare. Decido di fare passi più lunghi e di aumentare la velocità, comincio a sudare, ma insisto, il ritmo respiratorio aumenta, salgo un passo e in alcuni momenti ne scendo due, poi incespico, cado, faccio fatica a rialzarmi e nel farlo cado ancora, riprovo, mi alzo ma sono sceso di un paio di metri. Scoordinato e accaldato riparto, ma i pensieri ritornano come frecce nella mia mente, “sono in ritardo”, “ma perché sono salito da qua”, “cavolo che fatica!”, “devo fare in fretta”, “arriverò in ritardo”, “e se non riesco a salire? Devo tornare indietro”, “no non posso” e così via…credo che il panico cominci in questo modo.

Il corpo e la natura sono dei grandi maestri e credo che questa sia la motivazione che mi ha spinto a proporre un’attività come la Ginnastica Naturale. Non è stata un’intuizione di business la mia, ma il rendermi conto che vi sono persone interessate ad un percorso di movimento consapevole. Ci sono decine e decine di corsi di fitness e di proposte di attività motoria oggi, con nomi non sempre comprensibili e musica a tutto volume e con istruttori ai quali non sempre è richiesto di essere esperti di movimento ma piuttosto di essere bravi animatori, che però portano in sé un’idea di corpo distorta. Più il ritmo è serrato e sfrenato e meglio è, così si evita di pensare e ci si distrae dal “sentire”.

Credo che tutto questo sia lo specchio dell’idea di “corpo” che comunemente viviamo nella nostra società. E’ necessario che ci chiediamo qual è il nostro pensiero sul corpo, perché spesso si pensa al corpo solamente quando c’è qualcosa che non va, oppure quando stiamo male. Sottovalutiamo i segnali che arrivano dal corpo, ormai siamo abituati al sovrappeso, ai dolori articolari, all’incapacità di fare degli sforzi fisici, al ritrovarsi senza fiato nel fare le scale, all’insonnia, ai piccoli problemi cardiaci, ai problemi digestivi, agli attacchi di panico. Non è straordinario soffrire di uno di questi disturbi. Cerchiamo di trovare una risposta con i farmaci, pensando che non è colpa nostra se ci succede tutto ciò, non è una responsabilità che abbiamo, dobbiamo solo trovare qualcuno che sappia individuare il problema e “aggiustare” ciò che non va… e così intraprendiamo una strada che purtroppo ci porta al distacco dal corpo.

A volte riconosco nei percorsi delle persone che ho incontrato, una logica di vita e capisco che molte storie di cambiamento partono dal corpo, però più frequentemente incontro persone che convivono con situazioni problematiche per anni, senza apportare nella propria vita cambiamenti significativi.

scaletta 2Il corpo e la natura sono dei grandi maestri. Ho dovuto fermarmi e riprendere fiato, accettare il fatto che sarei arrivato in ritardo e che non era poi un grosso problema, che la neve alta richiedeva attenzione e calma così da coordinare bene i movimenti su quel pendio, per un passo sicuro ed efficace. Ho capito che i miei pensieri mi distraevano rischiando di farmi cadere, perdendo così buona parte della strada fatta e questo non era conveniente. Ho dovuto tornare a comprendere che il tempo e le cose che sono nella mia testa non esistono, ma esiste solo il momento presente, io che salgo, a scaletta, con gli sci ai piedi, prima una gamba, poi l’altra e sento il respiro…il corpo insegna, la natura insegna.

Pensiamo sempre di avere bisogno di fare delle cose grandi per cambiare, invece credo che proprio in questa epoca siano fondamentali le cose piccole, un passo alla volta, il cambiamento arriva dalle piccole cose che ogni giorno riusciamo a fare. Se aspettiamo il grande giorno in cui cominceremo a fare sport, a fare la dieta, a calare di peso, credo che aspetteremo tanto, forse a volte troppo. Il corpo e la natura sono dei grandi maestri…tempo, cose piccole, cambiamenti di poco, esperienze una dopo l’altra che si sommano e che insieme diventano tesoro. Il percorso di consapevolezza è di ogni giorno e di ogni momento. Credo che sia questo che dobbiamo fare. 5 minuti al mattino, prima di alzarsi dal letto da dedicare al nostro corpo e al suo risveglio, 3 minuti dopo essersi alzati davanti alla finestra a guardare il cielo, 2 minuti quando siamo stanchi, per rilassarsi e tornare alla consapevolezza del respiro del momento presente, 30 minuti di camminata al giorno quando possiamo, eccetera, eccetera…si può fare questo, basta volerlo.

Cose piccole per cambiare la vita… questo sento quando penso a Ginnastica Naturale

La ginnastica naturale

MPE Movimento Psico Espressivo, questo sito che vi consiglio, mi ha intervistato in merito al blog Ginnastica Naturale. Un onore e un piacere, anche per la vicinanza di alcuni argomenti e per l’approccio alle questioni del corpo e della vita…vi ribloggo l’intervista così potete leggerla.
Nicola

MOVIMENTO PSICOESPRESSIVO

A spasso per la rete sono capitata nel blog di Nicola Rovetti sulla ginnastica naturale. Curiosa come sono non potevo non intervistarlo per scoprire di più sull’argomento ^_^

Qual è la tua formazione?

Nicola:
sono un insegnante di educazione fisica, lavoro nel campo della disabilità e non solo da 25 anni.

Ho sviluppato nel tempo

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Che impegno

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Lo scorso anno ho lavorato molto perché sentivo che era una stagione importante, nella quale dovevo impiegare bene le mie forze e utilizzare le mie risorse e le mie capacità al massimo, questo per il desiderio di crearmi una situazione lavorativa e di vita più adeguata e più felice. Mi sono ritrovato però a fine stagione un po’ stanco, mi sentivo troppo “pieno” e con un forte bisogno di staccarmi dal fare.

Così, da un po’ di tempo mi sto confrontando con questo, sia nei termini di quanto mi impegnano le cose che faccio però anche in termini di quanto mi impegno nelle cose che faccio, perché mi sono reso conto che ci sono entrambi questi aspetti.

L’autunno è il momento della riflessione e della pianificazione, il momento in cui le cose ricominciano, iniziano nuovamente e quindi viene bene e spontaneo fare una riflessione sul passato, classificare gli avvenimenti, i processi, le tappe e trarre da questo lo spunto per ripensare e pianificare quello che intendiamo fare o gli obiettivi che intendiamo perseguire nel futuro prossimo. Quindi mi ritrovo in questo periodo a riflettere e pianificare il mio fare, la mia nuova stagione lavorativa per ridurre questo “troppo” che ho sentito alla fine della scorsa stagione, in modo tale da avere più tempo per me stesso, da dedicare al mio stare bene, allo stare in natura, e quindi forse avere più tempo per essere e non per fare.

Due sono le cose che ho pensato per riuscire in questo:

  •  uno è ridurre le cose che faccio (quindi ridurre le cose che mi impegnano)
  • l’altro di non dare mai il 100% di me stesso nelle cose che faccio (quindi ridurre il mio impegno)

Subito quando mi sono trovato di fronte a questi due principi sono rimasto un po’ perplesso ma poi ho cercato di comprenderne il significato e mi sono piaciuti.

“Ridurre le cose che faccio” è un principio diverso da quello che ho sempre adottato e che mi ha guidato per molto tempo nell’organizzazione del mio fare che era “Darmi delle priorità”. Un principio sicuramente valido che però in questo momento non soddisfa più le mie esigenze il mio modo di essere. Darsi delle priorità significava fare una scaletta delle cose più urgenti o più importanti, lasciando da parte le altre. Però ultimamente definire cos’era più urgenti e importante era un po’ difficile, non identificavo chiaramente il parametro adeguato, la mia vita professionale e la mia vita privata; il piano reale e il piano dell’aspirazione, del desiderio; il piano dei valori personali e quello di valori di funzionamento della società di oggi…ecco un po’ da questo punto di vista cominciava a diventare difficile identificare le priorità. Ma soprattutto l’altro aspetto che non mi soddisfaceva era il fatto che seguendo questo principio mi sentivo autorizzato a lasciare indietro qualcosa, a dire “la lista è lunga, troppo lunga e non riesco a fare tutto, però le cose prioritarie le ho fatte” ….alla lunga poi è diventato frustrante. Le cose in fondo alla lista si assomigliavano sempre e spesso riguardavano i miei bisogni di avere del tempo per fare un po’ di sport, per dedicare un po’ di tempo alla lettura o a scrivere, per andare a fare foto, per fare meditazione, e altro ancora, cose sempre un po’ a rischio, perché mai in cima alla scala delle priorità.

Non dare tutto il 100% di me stesso è l’altro principio che vorrei diventasse ancora più parte del mio modo di fare. Forse questo è più difficile da comprendere e forse anche non sempre interpretabile nel modo corretto, sembra un atteggiamento di pigrizia e, se lo pensiamo riferito al lavoro viene da giudicare un atteggiamento come questo come di poca sincerità, di scarsa serietà professionale, sembra quasi un atteggiamento di chi vuole starne un po’ alla larga dalle cose, di chi non vuole affrontare la realtà, preferisce di tirarsi indietro. Al contrario chi mette il 100% di sé stesso nelle cose è apprezzato, è ritenuto affidabile, onesto, chiaro, giusto.

Che dire!!

A me piace, questa ricerca di non andare al massimo, mi piace perché introduce delle buone idee.

C’è l’idea di risparmio, intenso non tanto come “tirchieria”, ma quanto come possibilità di avere sempre una riserva. Vuol dire che quando mi trovo ad affrontare nuove attività, devo cercare di non utilizzare il massimo le mie risorse. Questo mi concede la possibilità di sentirmi maggiormente sicuro, proprio per la consapevolezza che ho ancora qualcosa da dare, che è li in riserva, ancora disponibile.

L’altra idea che introduce, è il fatto di relativizzare le cose che stiamo facendo. Questo è un atteggiamento molto meditativo. Vuol dire non essere assorbiti totalmente da ciò che stiamo facendo, consapevoli del fatto che non dobbiamo dare troppa importanza al fare, ma invece cercare di valorizzare l’essere. Le cose, il fare, le situazioni, le relazioni, sono transitorie passano, iniziano e finiscono, si creano e scompaiono, ma noi invece ci siamo, il nostro modo di essere nei confronti delle cose è l’unica realtà che ci accompagna perché l’essere è sempre nel presente.

Credo che questo, accompagni un’altra idea, quella del rispetto di sé. Tenere qualcosa per noi stessi, non esaurire le nostre risorse, ci permette di essere sempre un po’ attenti a noi. Quando siamo totalmente dentro le cose, rischiamo di perderci dentro queste, proprio perché abbiamo dato tutto di noi e questo ci svuota e non sappiamo più da che parte siamo.

Tenere questo atteggiamento ci permette di essere un po’ osservatori di noi stessi, potendo così misurare le nostre aspettative con un senso di realtà maggiore e abbassando di conseguenza il rischio di rimanere delusi di sé. Quante volte capita di sentir dire “non sono soddisfatto di me, di quello che ho raggiunto, nonostante abbia dato il massimo di me stesso”, non ci fa bene questo, la delusione è un vissuto, un sentimento che è dato dal rapporto tra aspettativa e giudizio. Mettersi in una situazione di risparmiare energie, abbassa le aspettative. Questo ci fa diventare tolleranti nei confronti di noi stessi e credo che, cercando di creare un collegamento con lo stile di Ginnastica Naturale, che anche nel lavoro con il corpo bisogna essere tolleranti. Chi affronta delle prestazioni sportive e intende misurare la propria abilità e performance, spesso tende a dare il massimo, però altrettanto spesso sentiamo di atleti o persone sportive che vanno incontro a delle “rotture”. Quando una persona si “rompe” facendo sport o attività fisica nonostante la preparazione, credo di poter dire che spesso succede perché hanno superato un limite, il limite delle proprie possibilità fisiche o piscologiche o emotive, di certo qualcuna di queste. Allora tenersi un po’ di sé dentro di noi, senza utilizzarlo, come un tesoro, forse ci aiuta ad essere più forti, più tenaci, più rilassati, più in pace con le sfide che dobbiamo affrontare e quindi magari non andiamo incontro a rotture…e forse godiamo anche maggiormente di noi stessi.

Una Questione di Atteggiamento

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Ormai è estate e per me, come credo per molti, c’è un rallentamento della frenesia del lavoro e degli impegni. Ci si permette qualche pausa, si pensa alla vacanza, si sospendono quasi tutte le attività “collezionate” durante l’autunno e l’inverno: corsi di attività fisica, di lingua, cineforum, ecc. Si torna cosi a gestire il proprio tempo da soli, senza aiuti dall’esterno, a volte con un po’ di dispiacere si terminano queste attività, perché si lasciano anche alcune sicurezze, come quella di soddisfare il bisogno di fare movimento e di mantenere una forma fisica adeguata. Farlo da soli è un po’ più difficile, serve motivazione e tempo per pensare e decidere quando, dove e che cosa fare.

Pensavo così di scrivere qualcosa che potesse essere utile a voi che mi leggete, a non sentirsi soli e continuare a prendersi cura del corpo. Inoltre mi piacerebbe incidere sulle vostre abitudini giornaliere, in modo tale da farvi iniziare, o da rafforzare, o per contribuire ad arricchire le vostre pratiche di cura del corpo e di contatto con la natura.

Per cominciare quindi, riporto uno scritto di Osho perché mi sembra un buon inizio:

Il corpo dev’essere amato, devi essergli intimamente amico. È la tua dimora, lo devi ripulire da ogni pattume, e devi ricordarti che è continuamente al tuo servizio, ogni giorno, ininterrottamente. Perfino mentre dormi, non smette di lavorare per te, digerendo o trasformando il cibo in sangue, asportando le cellule morte, introducendo nell’organismo ossigeno nuovo, aria fresca…”.

Mi piacciono queste parole, non tanto per i consigli che da, ma quanto per l’atteggiamento che vuole trasmettere. Non parla di forma fisica, di prestazione, di dimagrimento e forse non parla neanche di salute, ma invece parla di amore e di consapevolezza e credo che questo debba essere l’inizio. Noi esistiamo nel corpo, ma spesso le cose che facciamo e i ritmi che abbiamo, sono poco rispettose e rischiamo di ritrovarci a fine giornata, doloranti e tesi. Ascoltiamo il corpo solamente quando le tensioni si trasformano in dolori e, anche in questo caso, il nostro atteggiamento rischia di essere superficiale, senza un’assunzione di responsabilità. La massima responsabilità che ci prendiamo è quella di delegare qualcun altro ad occuparsi di noi. Ritengo invece che molti dei problemi fisici con i quali tante persone convivono, dalle problematiche di tipo metabolico, a quelle dei tipo muscolo scheletrico, o cardiocircolatorio, o psicologico come stress ed ansia, potrebbero trovare una via di risoluzione solamente con un atteggiamento diverso nei confronti del corpo.

Non credo sia necessario fare delle scelte che impongano dei cambiamenti totali al nostro modo di vivere. Trovare sintonia con il corpo e con la natura, è sicuramente un modo per stare bene e per godere maggiormente della vita e credo che questo sia possibile migliorando le nostre abitudini quotidiane, cominciando con piccole cose, giorno per giorno, che piano piano, nel tempo, diventeranno grandi momenti di consapevolezza.

Ho pensato di raccontarvi cosa faccio io al mattino, mi sveglio dedico qualche minuto, ancora disteso nel letto, a muovere le articolazioni una per una, comincio dalle dita dei piedi e poi salgo via via, caviglia, ginocchio, anca e passo tutto il corpo in rassegna. Un ceck completo, giusto per tornare a “sentirlo” dopo la notte. Poi mi prendo un momento per ascoltare e vedo che sensazioni e informazioni raccolgo. Poi mi massaggio la pancia, sento le diverse parti del ventre, ascolto se vi sono tensioni e se ne trovo, cerco di scioglierle piano piano, sento anche il petto, le braccia, una sorta di auto-massaggio con l’idea di ascoltare e sentire come và. In questo modo scopro dove il mio corpo accumula tensione, dove invece è rilassato, dove trovo del vuoto e dove trovo del pieno, dove è freddo e dove è caldo. Poi mi stiracchio un po’, piedi, gambe, braccia, tutta la parte destra del corpo, tutta la sinistra, la parte alta, la parte bassa, mi strizzo torcendomi a destra e a sinistra e infine mi metto seduto sul letto. Mi sfrego un po’ le mani, le passo sul viso e sulla testa e poi mi alzo in piedi.

Quando sono in piedi subito sento il peso del corpo, ritorna la gravità e qua con piacere dedico del tempo a questa cosa, a sentire l’appoggio dei piedi sul pavimento, il sostegno delle gambe, cerco di ritrovare i limiti del mio equilibrio. Torno a sentire il contatto con la terra, con il suolo, fino a provare un’unione con la madre terra, poi piano, ascolto il respiro e immagino un’unione con il cielo.

Pochi minuti forse 7/8 in tutto, non è molto, provate! Dopo questo sono già pronto ad affrontare la giornata.

Spesso però dopo essermi lavato e prima di fare colazione, dedico altri 7/8 minuti ad una progressione di Qi Gong che serve a riattivare il flusso di energia nel corpo. Però tempo indietro facevo il “Saluto al Sole” (vedi post di febbraio) oppure per un periodo ho seguito le fasi lunari (vedi i post relativi alla “Luna e il corpo” ). Sono molte le cose che si possono fare e potete prendere spunto dai post “Movimento e Immobilità”, o “Attenzioni Quotidiane” o “Stare come un albero”, potete fare degli esercizi di ginnastica che vi piacciono e che vi fanno sentire bene, fatti con attenzione e consapevolezza. Se avete del tempo potete uscire e fare una sana passeggiata nei campi o una corsetta leggera ad ossigenare l’organismo, non però un camminare per distrarsi o per sudare, ma un camminare “nostro”, fatto solamente per noi.

Credo che 15/20 minuti non sia troppo, però vi assicuro che è sufficiente, non a risolvere i problemi, ma a cambiare l’atteggiamento nei confronti del corpo, che è il primo passo. Proverete il piacere di sentirvi puliti dentro, di sentire che le vostre articolazioni stanno bene, che i vostri muscoli ci sono e funzionano, sentirete dentro di voi l’energia che scorre e questo vi predisporrà bene alla giornata e all’incontro con gli altri. Nello stesso modo avrete la possibilità di capire che il vostro collo o la vostra schiena, per esempio, quel giorno avranno bisogno di maggior attenzione da parte vostra, oppure che la vostra risorsa di energia disponibile, non è al massimo e quindi avrete la necessita di proteggervi un po’. Questo sarà solo l’inizio perché poi potreste addirittura sentire il bisogno nel pomeriggio di avere un ulteriore momento da dedicare a voi, facendo una passeggiata e respirare aria pura, con l’idea di ritrovare e riconoscere il vostro respiro e di ascoltare il vostro cuore, oppure prendendo una stuoia e facendo quei 3 o 5 movimenti che conoscete ed assaporare nuovamente la sensazione di un corpo che vibra. Continuando così, potrebbe venirvi addirittura voglia di fare attività sportiva, di misurarvi con l’ambiente naturale, di prendere la bicicletta o i pattini o infilare le scarpe da running o andare in piscina e sperimentare sensazioni ed emozioni di efficacia nuove Queste sensazioni andranno ad aumentare la fiducia in voi stessi e quindi a poco a poco anche la fiducia nell’esistenza, permettendovi di godere maggiormente di voi stessi e del mondo.

Il corpo ha questo potere di sorprendere ed è solo questione di viverlo, con amore e consapevolezza e se avete bisogno di qualche consiglio su cosa fare, potete rileggere alcuni post o scrivere sul blog ed io proverò a rispondere, le vostre domande potrebbero essere le stesse di molti.

Saluto al Sole

tramontoNegli scorsi post abbiamo parlato di stagioni quindi di ritmi e al centro di tutti i ritmi biologici sulla terra troviamo il sole. Il sole è il centro del sistema solare, è l’origine della materia, rappresenta la vita, è il centro in termini assoluti. Il sole sorge ogni giorno e nel sorgere rinnova la vita, noi torniamo in vita con il sole, riprendiamo la nostra attività, assorbiamo vitalità dal sole, abbiamo bisogno della sua luce per vivere.

Si potrebbe continuare per molto a parlare del sole, ma quello che intendo fare in questo post è descrivere una sequenza di movimenti dello yoga, molto famosa: ”Il saluto al sole” che in sanscrito è Surya Namaskara.

Stiamo per entrare nella primavera, quest’anno, come non mai, i segni primaverili si stanno mostrando, per il calendario cinese già dal 31 di gennaio siamo entrati nella primavera e le ore di luce solare sono via via sempre ad aumentare. In questo momento quindi, questa sequenza è molto indicata, perché Il saluto al sole è innanzitutto una pratica efficace ed interessante per entrare in sintonia con il sole, rappresenta il risveglio, la primavera, la mattina.

La prima posizione è in piedi, con il corpo bene allineato, rivolti nella direzione del sole, i piedi alla larghezza delle spalle, portiamo le mani giunte all’altezza del cuore e ad occhi chiusi dedichiamo un minuto alla presa di consapevolezza del nostro corpo e del nostro respiro, allentando le tensioni del corpo. Questo è l’inizio del saluto al sole. Le mani giunte nelle diverse culture hanno molti significati, un gesto di raccoglimento, di preghiera, di ringraziamento, di saluto, di rispetto, rappresenta inoltre simbolicamente l’unione degli opposti, lo yin e lo yang, la creatività e la razionalità, la conoscenza e la contemplazione. Nell’iniziare questa sequenza con questo gesto, portiamo la consapevolezza al centro del nostro cuore. 1° e 12° posizione Pranamasana (posizione della preghiera).

Inspiriamo e portiamo le mani in alto-indietro, incurvando la schiena e seguendo con lo sguardo. Eseguiamo un movimento fluido e cosciente. 2° e 11° posizione: Hasta Uttanasana  (posizione delle braccia levate).

Espiriamo ed facciamo una flessione in avanti del tronco, cercando di andare a toccare con le mani a terra o comunque si arriva fino a dove si può. L’espirazione deve essere profonda. 3° e 10° posizione: Padahastasana (posizione del piegamento in avanti).

Poi inspirando iniziamo a scaricare il peso sulle mani e portiamo la gamba destra verso dietro mentre contemporaneamente la sinistra si piega. Dita e ginocchio della gamba destra sono a contatto con il suolo, la testa va piegata all’indietro inarcando la spina dorsale ma senza forzature Inspirando poi si piega una gamba e si stende l’altra all’indietro. 4° e 9° posizione : Ashwa Sanchalanasana (posizione equestre).

 Portiamo poi il piede sinistro allineato al destro, abbassiamo la testa verso il pavimento e portiamo il bacino verso l’alto a braccia distese, la testa in linea con il tronco, pianta dei piedi a contatto con il suolo. Durante l’esecuzione del movimento facciamo un’espirazione profonda ma non forzata. 5° e 8° posizione: Parvatasana (posizione della montagna).

Poi si piegano le gambe appoggiamo le ginocchia per terra, si avvicina tutto il corpo al pavimento, si piegano le braccia e si porta anche la testa e il tronco in basso. Al termine di questa fase in corpo tocca con otto punti a terra: il mento, il torace, i palmi delle mani, le ginocchia e le dita dei piedi. Rimaniamo in questa posizione per qualche secondo, a polmoni vuoti, ma senza forzare. 6° posizione Ashtanga Namasdara (adorazione con gli otto punti).

Successivamente abbassiamo le anche a terra, distendiamo braccia e gambe e spingendo le mani al suolo inarchiamo la schiena e la testa verso alto-dietro. Durante questo movimento inspiriamo profondamente. 7° posizione : Bhujangasana (posizione del cobra).

Da qua inizia il ciclo di ritorno con l’8° posizione per poi passare alla 9° fino alla 12°. Nel passaggio dall’8° alla 9° è importante che la gamba che sale in avanti e si allinea con le mani in appoggio al suolo, sia la destra ( nella 4° posizione la destra si distendeva indietro).

Possiamo ripetere la sequenza almeno due volte e quando riteniamo di avere abbastanza pratica aumentare fino a 6 volte e poi 12, facendo attenzione ad alternare, ad ogni esecuzione completa dei 12 movimenti, la gamba che va verso dietro nella 4° posizione e che ritorna nella 9° posizione. Nella prima esecuzione sarà la destra come descritto sopra, nella seconda sarà la sinistra e così via.

saluto al sole

Concentratevi le prime volte sulla fluidità sull’armonia del movimento e sul respiro. Se vi risulta difficile inizialmente potete evitare i momenti di apnea ed inserirli appena vi sentite pronti.

Eseguite il “saluto al sole” al mattino prima della colazione, (oppure se non riuscite potete farlo alla sera o comunque in qualsiasi momento della giornata) in questo modo l’energia del sole diventerà la nostra energia vitale e saremo pronti per la giornata. I benefici al corpo di questa pratica sono innumerevoli e percepibili sin da subito.

Siamo abituati alla potenza del sole, a tal punto che ci risulta normale e la dimentichiamo. Come l’arcobaleno, anche il sole ha grande un potere terapeutico sia per il corpo che per l’anima…però forse di questo parlerò in futuro.

Muoversi con attenzione

IMG_20131027_141046Il titolo di questo post potrebbe suonare un po’ come un monito: “muoversi con attenzione!” Qualcuno, sentendo questa affermazione, potrebbe quasi esserne scoraggiato e quindi…pensare bene di stare fermo (argomento che tratterò prima o poi).

Invece in realtà io voglio sviluppare le attenzioni che dovremmo avere quando svolgiamo dell’attività fisica, in modo particolare quando facciamo degli esercizi, o del movimento, finalizzati al nostro benessere.

Nella filosofia della ginnastica naturale, questo aspetto riveste una grossa importanza. Come dicevo, in alcuni casi, l’attenzione che poniamo nell’eseguire dei movimenti è più importante del movimento stesso.  Anzi credo che sia più giusto dire che lavorando con il corpo, si debba parlare di attenzione e di intenzione. Questo significa che tutto il nostro sistema corpo-mente, tutto il nostro “essere” è in una situazione di presenza, di vigilanza.

Partiamo quindi dalla postura. La nostra postura, durante l’esecuzione di movimenti, deve essere tenuta sempre sotto controllo, dovete avere sempre consapevolezza della posizione del corpo. Inizialmente sarà uno sforzo intenzionale, per chi non è abituato, ma poi diventerà automatico. La testa, prima di tutto, è in qualche modo il volante del corpo, se la testa si inclina o si piega è facile che di conseguenza altre parti del nostro corpo la seguano, come ad esempio potrebbero fare facilmente le spalle. Utilizzate lo sguardo per aiutarvi a controllare la testa, se camminate cercate di guardare dritto avanti a voi, se muovete gli arti superiori o inferiori, prendete un punto fisso davanti a voi e cosi via.

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Un’altra parte del corpo, alla quale porre attenzione è la schiena, che deve essere sempre bene diritta, in quanto tutte le curve fisiologiche della spina dorsale, devono essere evidenti questo per poter beneficiare degli esercizi senza conseguenze.  Cercate quindi di “allinearvi” puntando la testa verso l’alto, come per allungarvi in su, cercate di sentirvi bene in appoggio su entrambi i piedi e di controllare il bacino perché sono la base che sostiene il nostro corpo in allineamento.

Un altro aspetto che dovete tenere sotto la vostra attenzione è il tono muscolare, che naturalmente è collegato alla postura. Nell’esecuzione di esercizi ginnici, dovete sentirvi “tonici”, dovete “richiamare” dentro di voi l’energia del vostro corpo, che sarà quella che vi darà sostegno durante l’attività. Attenzione però che questo non deve essere confuso con rigidità, perché essere tonici non vuol dire essere rigidi o contratti, anzi dobbiamo comunque ricercare il rilassamento nell’eseguire il movimento.

Essere tonico significa anche affrontare l’attività con un atteggiamento mentale corretto. Quindi non mi riferisco solo ad una condizione del corpo, ma anche ad una condizione della mente. Dentro di voi deve farsi spazio un atteggiamento del tipo “mi sento in grado di…”, “mi sento capace di….”. Non è una sopravalutazione di voi stessi, ma una richiesta che fate a voi, al vostro corpo, alla vostra mente, ai vostri sensi, alle vostre percezioni e alle vostre emozioni, di dare il massimo in quel momento, quindi in qualche modo come se doveste superare, o comunque, ricercare i vostri limiti.

L’altro aspetto importantissimo su cui essere attenti è la respirazione. Ogni movimento ha un suo ritmo una sua particolarità e a questo è necessario accompagnare la respirazione. Le cose più importanti sono coordinare il ritmo respiratorio e capire quando è meglio inspirare ed espirare. I movimenti che eseguiamo, possono essere movimenti di apertura e di chiusura, possono avere un momento attivo e uno passivo, , possono avere la forza di gravità a favore o a sfavore, i muscoli, che sono i motori del movimento si contraggono in modo concentrico (si sviluppa tensione e il muscolo di accorcia) o in modo eccentrico (si sviluppa tensione ma il muscolo si allunga) e così via. Noi dobbiamo capire quando è bene inserire l’inspirazione e l’espirazione, dobbiamo trovarne il ritmo e seguirlo, di certo la regola di base e che niente va fatto in apnea.

Quando svolgiamo degli esercizi con gli arti superiori e/o inferiori, l’attenzione vostra dovrà essere rivolta a parametri quali la simmetria, la coordinazione e il ritmo. In questo caso ci vuole un po’ di pratica, ma sicuramente eseguire movimenti inizialmente in modo lento, vi può aiutare a tenere sotto controllo il movimento.

Due parole vanno fatte anche sulla frequenza cardiaca. Un esercizio troppo faticoso potrebbe essere pericoloso, uno troppo leggero invece potrebbe risultare inutile o non rispondere all’obiettivo che abbiamo. Per questo è importante mantenere la giusta frequenza cardiaca e controllare, o quantomeno cercare di diventare consapevoli, dei battiti sotto sforzo. La frequenza cardiaca, solitamente si esprime in termini percentuali sulla frequenza cardiaca massima (FC max), questa viene calcolata in attraverso una semplice formula: 220 – l’età del soggetto.

Qui di lato vi riporto una tabella che indica: nella prima colonna le diverse frequenze cardiache; l’obiettivo che queste permettono di raggiungere nella seconda; nella successiva troviamo il tipo di sforzo corrispondente; il tipo di effetto corporeo percepibile in funzione appunto dell’intensità dello sforzo e della FC.

FC

Obiettivo

Intensità dello sforzo

Parametro corporeo

50%-60%

 Mantenersi in forma

            Molto leggero

Posso cantare canzone completa

60-70%

 Perdere peso-bruciare grassi

Sforzo leggero

Posso cantare versi parziali

70-80%

 Incrementare la resistenza

Un po’ duro/moderato

Posso parlare in frasi complete

80-90%

 Prepararsi ad una gara

Duro

Posso parlare con frasi molto brevi

90-100%

Migliorare la prestazione anaerobica

Duro/elevato

Sto ansimando

Un’ultima attenzione, non meno importante delle altre, anzi la ritengo fondamentale e riguarda l’estetica.

L’estetica è un concetto che deve accompagnare il movimento, è quello che ogni tanto dico di “sentirsi belli” e fare di tutto per esserlo. Significa che finché eseguite un movimento, dovete ascoltarvi e capire quali sono le percezioni che avete. Se ad esempio finché camminate vi sentite goffi o impacciati, dovete assolutamente aggiustare il vostro movimento cambiando la postura o la velocità di esecuzione, in modo tale che la percezione di voi stessi passi da: “mi sento impacciato” a “non vado veloce, però mi sento bello, rilassato, lineare, scorrevole, leggero, agile, ecc.”

Questo deve diventare la vostra misura, se vi sentite belli significa anche che il movimento e quasi sicuramente corretto e vi farà sicuramente bene.

Inspirare ed espirare

imm029Ogni tanto durante le attività qualcuno se ne esce con questa domanda: “Ma durante questo esercizio, come deve essere fatta la respirazione?”.

Io solitamente di fronte a questo argomento, sono un po’ restio a dare delle risposte esaustive, anzi mi rendo conto che a volte rimango sul vago e quasi preferisco confondere le idee. La cosa che solitamente faccio è dire: “Prova! senti tu come è meglio respirare”. Ma molto probabilmente qualche professionista serio, mi direbbe che non è una risposta adeguata.

Proverò in questo post a dare delle indicazioni su come respirare durante l’esecuzione di esercizi…senza confondere troppo le idee spero.

Intanto nell’affrontare questo argomento bisogna fare una distinzione tra esercizi eseguiti con carichi (quindi con pesi) ed esercizi eseguiti a corpo libero, quindi senza carico. Inoltre è bene precisare che l’oggetto della domanda, riguarda le due fasi della respirazione e cioè l’inspirazione e l’espirazione, in particolare quando è corretto prendere aria e quando e corretto soffiare fuori l’aria (in realtà ci sono altre due fasi nella respirazione la piccola pausa, al termine dell’inspirazione e la grande paus,a al termine dell’espirazione che in genere ricevono più attenzione nelle discipline orientali).

In genere alle persone che frequentano palestre, e quindi lavorano con pesi, le indicazioni che vengono date sono: quando si è in fase attiva dell’esercizio, quindi in fase di contrazione muscolare o fase concentrica, è bene eseguire l’espirazione; quando sei in fase passiva, di ritorno, di decontrazione e quindi in fase eccentrica, è bene eseguire l’inspirazione.

Invece, quando eseguiamo degli esercizi a corpo libero (quindi senza carichi eccessivi), per capire come è bene respirare bisogna dare dei cenni sulla biomeccanica respiratoria.

Durante l’inspirazione il diaframma si contrae, con un conseguente abbassamento dello stesso, che spinge quindi tutti gli intestini verso il basso, che vengono così schiacciati e compressi. Contemporaneamente grazie ai muscoli respiratori intercostali e altri, le costole si sollevano con una corrispondente espansione della gabbia toracica.  Conoscere questo, ci aiuta a capire che durante i movimenti di apertura ed espansione, quindi quando la colonna  vertebrale si estende, le braccia salgono verso l’alto, le gambe si distendono, è bene inspirare. Mentre, nei movimenti di chiusura, quando la colonna vertebrale si flette in avanti, le braccia e le gambe si chiudono, è bene espirare.

È buona norma evitare di trattenere il fiato durante l’esecuzione di esercizi, in modo particolare, durante gli esercizi che richiedono un grande sforzo, bisogna fare attenzione. In genere quando compiamo dei grossi sforzi, viene spontaneo rimanere in apnea, perché in questo modo ci sentiamo più “appoggiati”. In effetti  il nostro diaframma contratto, insieme agli addominali e tutta la muscolatura del tronco creano un corpo solido, sul quale potersi appoggiare, durante lo sforzo. Questo però, se lo sforzo è eccessivo, può creare un’eccessiva pressione intratoracica, che può creare alcuni problemi al nostro apparato cardio-circolatorio. In questi casi quindi, è bene misurare lo sforzo ed essere molto attenti alla respirazione cercando di espirare durante l’esecuzione del movimento.

Sopra abbiamo parlato di tecnica, ma nella respirazione non possiamo considerare solo la tecnica, anche perché le tecniche cambiano con le conoscenze e con le culture. Ad esempio nella pratica dello yoga, durante l’esecuzione delle asanas, che a volte richiedono uno sforzo muscolare importante, non ritroviamo la regola: fase attiva – espirazione; fase passiva – inspirazione. Invece lo yoga pone l’attenzione sul tipo di respirazione, privilegiando quella diaframmatica a quella toracica. Questo perché la diaframmatica é ritenuta più naturale, mentre la respirazione toracica è ritenuta poco adeguata, in quanto generalmente, si manifesta negli stati di tensione o di angoscia.

Sicuramente, come lo yoga, tante altre discipline, che sono nate in oriente, sono molte attente alla  respirazione non solo per un aspetto fisiologico ma soprattutto per gli aspetti di tipo energetico, simbolico, psicologico e spirituale.

La respirazione non ci dona solamente ossigeno, ma energia, e muove altre forze, più sottili che possono donare beneficio alla nostra psiche e al nostro corpo.

L’inspirazione riempie i polmoni di ossigeno, di vigore, è un atto di consapevolezza, siamo più attenti, ci facciamo coraggio prendendo aria. Mentre invece quando espiriamo, ci svuotiamo, ci scarichiamo, ci abbandoniamo ci rilassiamo, siamo più confidenti.

Mi piace pensare che la respirazione debba essere “naturale”, come la ginnastica che facciamo, perché credo che il meccanismo di respirazione del nostro corpo, abbia una sua saggezza, più vera ed accurata di ogni altra cosa che conosciamo.

Quindi mi ritrovo a dirvi che la respirazione dovete provarla, dovete conoscerla e farvi condurre dal vostro corpo verso ciò che sentite opportuno per voi, perché nel respiro prendiamo vita.

Darsi un tono

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Una delle ultime volte in palestra è uscita questa espressione “darsi un tono”.

Espressioni come questa oppure “sono giù di tono”, sono abbastanza comuni nel nostro linguaggio. Nel primo caso spesso viene utilizzato per specificare che la persona vuole  “darsi una certa importanza”, magari nascondendo invece una debolezza, ma viene utilizzata anche quando si invita una persona a reagire di fronte ad una situazione; nel secondo caso invece l’espressione si riferisce al sentirsi poco in forma, stanchi o addirittura un po’ depressi.

In queste espressioni si ritrova una dimensione fisica, strettamente legata alla postura, tutti, credo, abbiamo un’immagine della postura che può avere una persona che si “dà un tono” oppure di una persona “giù di tono”.

Quando una persona vuole “darsi un tono” si nota che può: assumere una posizione più eretta, raddrizzare la schiena, respirare più profondamente, contrarre gli addominali,  spingere in fuori il petto,  aprire maggiormente gli occhi, ecc. Aspetti fisici questi, che riguardano il nostro corpo.

Nello stesso tempo però, oltre a modificare la postura sentiamo cambiare anche l’atteggiamento che assumiamo nei confronti delle cose, delle situazioni. Quasi che la posizione che assumiamo, o che intendiamo mostrare, vada ad influire anche con il nostro stato d’animo. Credo, infatti, che si possa dire che “darsi un tono” può anche significare essere maggiormente nel corpo, essere più presenti nel mondo, nelle cose di adesso, di questo momento.

C’è una connessione molto forte tra la postura, tono muscolare ed emozioni.

Il tono muscolare è definito come un’attività primitiva e continua dei nostri muscoli (sia durante lo stato di veglia che di riposo), che si modifica in funzione della nostra postura e ci mantiene in equilibrio, contrastando la forza di gravità. Nello steso tempo ci permette di reagire agli stimoli esterni organizzando e adeguando i nostri movimenti.

Il tono muscolare dipende dalle strutture sottocorticali, quindi è meno soggetto al controllo volontario… potremmo dire che il tono muscolare è autentico, perché sfugge al controllo della mente.

Il tono trasmette informazioni circa lo stato emotivo della persona. Un ipertono o un tono elevato ad esempio possono esprimere un’importante attività motoria, tensione, forte partecipazione emotiva, ma anche potrebbe essere ansia, insicurezza ed iperviglianza. L’ipotono al contrario, da un senso  di passività, di indifferenza, ma potrebbe essere anche sicurezza, abbandono, relax ( ad esempio il sonno), benessere.

Già nel neonato è presente il tono muscolare che è il mezzo attraverso il quale comunica i suoi stati emotivi e i suoi bisogni. E’ definito dialogo-tonico l’interazione tra madre e bambino, lo scambio di messaggi e di informazioni che avviene proprio a questo livello e che contiene tutto il valore affettivo ed emozionale della relazione. Queste esperienze diventeranno poi la base sulla quale il bambino discriminerà ciò che succede attorno a lui e quindi imparerà ad attribuire significati positivi o negativi al vissuto.

Non voglio dilungarmi troppo in aspetti neurofisiologici che forse andrebbero sviluppati in modo scientifico e preciso, però forse mi piacerebbe che coglieste l’importanza di questa funzione che ci accompagna fin dalla nascita. Il fatto che il tono muscolare sia regolato da un sistema che sfugge al controllo volontario, non vuol dire che non può essere controllato. Le pratiche di rilassamento, il training autogeno, la meditazione permettono di influire e controllare il nostro tono muscolare, tutte le tecniche di presa di consapevolezza del corpo permettono un controllo del tono muscolare e quindi di conseguenza dello stato emotivo.

Vorrei arrivare alla conclusione dicendo due cose la prima è proprio che ogni volta che prendiamo consapevolezza del nostro corpo, andiamo ad influire sul nostro tono muscolare favorendo una autoregolazione dello stesso e questo potremmo dire che è terapeutico per il nostro corpo.

L’altra cosa è riferita alla frase “darsi un tono” con cui ho iniziato questo post. Credo che durante i nostri incontri di ginnastica naturale, e comunque in ogni occasione che abbiamo di fare movimento e lavorare con il corpo, si avverte l’importanza di entrare in uno stato di maggior tonicità (inteso come dicevo sopra). Personalmente questo mi aiuta a sentirmi più vivo, con più energia, come un brivido, una scossa che corre lungo tutto il corpo.

Ogni tanto, durante le nostre giornate intense di lavoro,possiamo fermarci, prendere un po’ d’aria, gonfiare i nostri polmoni, aprire di più gli occhi, raddrizzarci un pochino…darci un po’ di tono. Questo ci aiuta a prendere le decisioni, ad essere più consapevoli, ad essere più presenti  nel mondo.