Amo camminare

…già è proprio così, camminare mi piace, mi fa stare bene.

Spesso, mentre cammino, soprattutto se sono solo, sto ad ascoltare il mio corpo che si muove. 

Porto attenzione all’appoggio del piede e a tutta la gamba che mi sostiene e che mi porta in avanti e mi permette di procedere. E poi passo all’altro piede e all’altra gamba. E questo portare attenzione al movimento, ha un effetto immediato sul mio stato d’animo.

Mi calmo, mi connetto al respiro, mi si aprono gli occhi ed entro in una dimensione di quiete.

Dopo pochi passi sposto l’attenzione alla parte superiore del corpo, alle braccia che oscillano libere, alla schiena che immediatamente si riallinea, il petto si apre, il capo si posizione bene sul collo, lo sguardo, che fino a prima era a terra, si alza avanti a me e così riesco a vedere lo spazio che mi sta attorno. Ed è a questo punto che mi sento parte dell’ambiente circostante e mi rendo conto di tutto ciò che mi circonda, degli alberi, degli uccelli, del cielo, delle nuvole, del sole, dell’aria.

Poi la mia attenzione torna al respiro, al ventre che si muove, che si gonfia e si sgonfia.  Subito mi nasce un sospiro e qualcosa si libera dentro di me. Qualche tensione che si allenta, qualche peso che se n’è andato, tutto il corpo lo sente e si riaggiusta, in un attimo, cambia impostazione e il mio stato d’animo con lui. 

Sento emergere una sorta di piacere dentro di me, per la forza che sento nelle gambe, per la libertà e la leggerezza che sento nella schiena e nelle braccia e per l’energia del mio respiro. 

E’ per questo che amo camminare, mi trasforma, mi rinnova e mi rigenera ogni volta.

Mi fermo, ringrazio e ritorno. 

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3 pensieri riguardo “Amo camminare

  1. Ciao Nicola, ci siamo conosciuti in un centro riabilitativo qualche anno fa. Mi avevano prescritto una decina di incontri (?), sedute (?) beh, non so come chiamarle… diciamo “ore” di un tapis roulant molto particolare. In pratica le gambe venivano inglobate all’interno di un grande pallone che si gonfiava e che toglieva gran parte del peso, permettendo di camminare sul nastro che mi scorreva sotto ai piedi a gravità ridotta. Non che l’amassi tanto. Sentivo che non faceva per me e che amplificasse i miei problemi derivanti da un’ischemia che, qualche anno prima aveva in pratica interrotto i comandi neurologici che dal cervello comandavano alle gambe di compiere i gesti che permettono di camminare.
    Durante quell’ora di trattamento antigravitazionale si parlava. Io sempre disposto a parlare di me, della mia vita precedente, di quello che sono, che sono stato e che voglio diventare e tu… pure. Si parlava di esperienze passate e di progetti.
    Un giorno, che non ne potevo più della maledetta macchina, sono arrivato in palestra e ti ho detto:
    “Siamo vicini a Natale. Vuoi che cominciamo con una nuova avventura? Oggi niente macchina da astronauti. Vorrei andare sul tapis roulant normale!”
    “Ma sei matto?” Mi hai risposto, “Non c’è alcuna protezione su quello.”
    “Mi sono già iscritto in palestra quindi ho l’assicurazione e poi… basta che non molli le mani e mi tenga ben saldo, non dovrei ammazzarmi. Lo facciamo andare al minimo della velocità.”
    Non mi sono ammazzato. Piano, piano ma riuscivo ad andarci su. Le prime volte mi seguivi a vista e ti tenevi pronto se avessi dovuto trovarmi in difficoltà, poi abbiamo capito che ce la facevo e ci siamo rilassati. Abbiamo finito il ciclo di macchina infernale e poi ho continuato a frequentare la palestra come “esterno”.
    Nel frattempo siamo diventati amici e abbiamo pensato di fare delle cose insieme che mescolassero il camminare con la meditazione, l’ascolto del proprio movimento e l’ascolto dell’ambiente che ci circonda fino ad arrivare alla musica (che la mia vita è sempre stata ed è tuttora quella: la musica).
    Col tempo sono passato dal bastone al deambulatore e alla sedia a ruote. Ho attaccato alla carrozzina un propulsore manuale e pedalo con le mani. Ogni tanto andiamo a farci qualche giretto e, quando siamo in mezzo alla natura, in riva al fiume o sotto a degli alberi non mi importa se sotto ho delle scarpe o delle ruote; se cammino o pedalo con le mani: lascio entrare dentro di me tutto il silenzio che posso, tutto il cielo che c’è e finalmente mi sento parte del tutto. Muovendomi con le mie forze.
    Amo camminare. Ho sempre amato mettere un passo dopo l’altro, come fosse una danza e arrivare dove volessi con la forza delle mie gambe. Non è cambiato molto, in realtà: adesso sono le braccia a portare la mia testa e il mio cuore nei posti che amo.
    Buona camminata.

  2. Grazie Nicola, un articolo veramente interessante… leggendolo e camminando mi vengono alla mente Novare e Sezano… Spero stiate tutti bene, noi per ora sì. Buon pomeriggio Alberta

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