Mangiare, nutrirsi, cibarsi, alimentarsi, sfamarsi, rifocillarsi…

tavola
Capo Corso

…sono tutti sinonimi e ce ne sono molti altri a riguardo, ma non potevo fare un titolo lunghissimo. Però nonostante questi parole sinonimi intendo riferirsi ad una stessa cosa, ognuno di loro contiene una sfumature diversa, amplifica un aspetto particolare oppure si addice ad una situazione particolare. Allora adesso vi propongo un giochetto, quello di prendere consapevolezza del vostro sinonimo. Semplicemente basta dare una letta a tutte queste parole e trovare la particolare sfumatura che intendono amplificare e poi chiedervi quale di queste parole vi appartiene? Quale di queste parole rappresenta voi stessi? Quale delle situazioni rappresentate vi appartiene maggiormente.

Moltissimo tempo fa l’uomo doveva procurarsi il cibo in natura e a seconda che vivesse in montagna, piuttosto che sulla costa marina, ai tropici oppure nelle regioni antartiche, trovava cibo molto diverso, quindi la dieta variava moltissimo in funzione della posizione geografica e della conformazione fisica del territorio.

Oggi invece si va a fare la spesa e si può scegliere ciò che si vuole, si può far finta di abitare sulla costa adriatica a Chioggia piuttosto che sentirsi pescatori di mare aperto dei Mari del Nord, oppure abitanti limitrofi alla foresta tropicale con ogni sorta di frutta, o cacciatori delle foreste boreali. Diciamo che oggi più o meno si riesce a procurarsi qualsiasi tipo di alimento, quindi il detto “sei quello che mangi” non è più molto vero, ma oggi sarebbe meglio dire “sei quello che scegli di mangiare”.

Questo verbo “scegli” fa la differenza e trasforma (almeno per noi occidentali) la questione cibo in una questione estremamente complessa.

Qualche mese fa è stato pubblicato uno studio della IARC, un’agenzia dell’Organismo Mondiale della Sanità che ha classificato la potenzialità cancerogena della carne rossa. Da questo studio emerge una classificazione che vede appartenere al gruppo 1 (cancerogeni certi) le carni rosse processate (lavorate e insaccate) mentre nel gruppo 2 (probabilmente cancerogene) le carni rosse. Le carni processate sono carni che hanno subito un processo di lavorazione che ne prolunga la conservazione o ne altera il gusto, come affumicatura, salatura, stagionatura, aggiunta di conservanti. Sono questi procedimenti, così come alcuni tipi di cottura, come quella alla brace, ad aumentarne il rischio cancerogeno.

Ho sentito giornalisti di telegiornali televisivi e persone banalizzare questa studio giocando con frasi del tipo: “mio nonno mangiava salame ogni giorno ed è scampato 90 anni”. Il consumo di carne è aumentato rispetto all’epoca dei nostri nonni, in Francia si è triplicato rispetto a quello dei bisnonni e quindi forse il nonno che mangiava il salame ogni giorno poi non mangiava altra carne e magari non aveva a disposizione tutti le proteine che abbiamo a disposizione noi e forse faceva 12 ore di lavoro fisico nei campi quindi uno stile di vita completamente diverso dal nostro.

Però sul cibo si è studiato e scritto tanto ma la verità non c’è. o quantomeno non ce ne una sola. Sulla salute e l’alimentazione le indicazioni di tipo generale sono molte, i pro e i contro un determinato tipo di alimentazione sono tante, i modelli alimentari sono molti e quindi è difficile capire la giusta via.

aocg in cucina
R.D. Congo si prepara da mangiare all’aperto

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata alla salute .

La nostra salute è in stretta relazione con il cibo che assumiamo. L’Italia è la patria della ”dieta mediterranea” noi (ma anche i giapponesi) abbiamo inventato l’alimentazione sana! Però bisogna che fare un po’ di attenzione perché dieta mediterranea non è sinonimo di cucina italiana. Il dott. Ancel Keys, negli anni 60, coniò questo termine “dieta mediterranea” riferendosi ad una serie di principi e regole alimentari condivise da popolazioni ed etnie diverse che si affacciavano sul Mar Mediterraneo: abbondanti prodotti di origine vegetale, frutta, pane, pasta, pesce e poca carne, alimenti consumati freschi, al naturale, di stagione, di produzione locale. In quegli anni i popoli che si alimentavano in questo modo avevano un’aspettativa di vita tra le più alte al mondo.

La cosa che mi colpisce in questo, è la sottolineatura di prodotti freschi, di stagione, di produzione locale. Oggi con le pratiche di coltivazione forzata, di conservazione e l’esportazione, possiamo trovare qualsiasi ortaggio o frutto in qualsiasi momento.

Credo che oggi dovremmo, ogni volta che scegliamo un alimento, farci delle domande su come e dove è stato prodotto, su come è stato conservato e quali tecniche di coltivazione o allevamento sono state utilizzate. Ed ecco quindi che emergono altri aspetti legati al cibo, oltre alla salute.

cacao
Ecuador, Foresta Amazzonica, Fausto mi offre dei semi di cacao da succhiare.

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata anche all’etica.

Oggi l’accordo commerciale che l’UE sta negoziando con gli Stati Uniti, il Ttip, riguarda anche il cibo. In questo accordo vengono definite le norme per rendere più agevole esportare ed importare prodotti, con la conseguente riduzione degli oneri amministrativi. Però i consumatori sono preoccupati e anche alcuni commercianti, perché gli standard di qualità utilizzati in Unione Europea sono molto diversi da quelli utilizzati negli USA. Questa cosa riguarda in modo particolare la produzione e la conservazione degli alimenti.

Dall’etica con cui si produce e si conserva un cibo, ne deriva anche la qualità del cibo stesso.

Nel 2012 una direttiva Europea abolisce gli allevamenti delle galline ovaiole in batteria, che significa che hanno a disposizione (per tutta la loro vita) una gabbia grande all’incirca quanto un foglio A4. Non credo che le uova di quelle galline siano paragonabili a quelle dei nostri nonni, inoltre mi fa molta pena pensare alla vita di quelle galline costrette in gabbia. stavano meglio le galline ai tempi dei nostri nonni.

La questione del cibo è intricata e complessa, perché è legata alla salute, è legata all’etica di come viene prodotto il cibo ed è legata alla considerazione della vita sulla terra.

Ci sono altre cose che vorrei dire ma per il momento mi fermo qua, perché devo fare uno spot pubblicitario :).

Ginnastica Naturale ha avviato una collaborazione con Naturalmente Cuoca e propone un percorso di 5 incontri sull’alimentazione e l’attività fisica. Questi 5 incontri hanno l’obiettivo di promuovere un equilibrio consapevole che aiuti a migliorare le abitudini di vita, dall’alimentazione al movimento, in sintonia con i ritmi delle stagioni. Per avere informazioni su questa serie di incontri cliccate qui: In Armonia con la Natura …e siete interessati fatevi avanti e scrivetemi.

In Armonia con la Natura

Prima di concludere vorrei aggiungere un altro pensiero, oggi vanno di moda modelli alimentari diversi e si creano lotte tra chi vuole abolire un determinato alimento e chi invece ne porta alta la bandiera. Io non sono molto per le bandiere, preferisco la consapevolezza e l’equilibrio, entrambe queste parole partono da una prospettiva individuale e così è il cibo deve partire da ognuno di noi, da quello che sentiamo, dalle domande e dalle risposte che ci diamo.

Quindi rifate il giochetto dell’inizio e poi provate a pensare al cibo che mettete sulla vostra tavola e vedete se è proprio quello che volete e se è quello che il vostro equilibrio e la vostra consapevolezza vi suggerisce.

Vi lascio con queste parole del professor Franco Berrino, oncologo dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano per 25 anni.

Quando andate al supermercato andateci sempre accompagnati dalla vostra bisnonna (se non l’avete più immaginatela) e tutto quello che la vostra bisnonna non riconosce come cibo… non compratelo.

Leggendo l’etichetta se ci sono sostanze che lei non capisce cosa sono… non compratelo.

Se ci sono più di 5 ingredienti… non compratelo.

Se c’è scritto che fa bene alla salute… non compratelo!!!

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